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9a PARTE

September 20 2002 at 2:50 PM
Dona86  (Login Aradia86)


Response to 8a PARTE

 







Nota: Darla nn è morta in questa ff e di conseguenza Connor nn esiste(anke se mi sarebbe piaciuto mettercelo...).Detto questo,BUONA LETTURA!







Rose rosse. Le odorò. Aaaah ...erano fresche. Chissà chi era? Erano alcune settimane che a Buffy arrivavano scatole di rose rosse e lei ogni giorno, sempre con maggior interesse, si domandava chi fosse il suo misterioso ammiratore segreto.
Era ormai notte fonda ma lei non andò a dormire. Non ce la faceva da molto tempo. Era convinta che se si sarebbe sdraiata su quel grande letto, avrebbe automaticamente pensato a lui, a quanto lo amava. Erano passati più di tre mesi dalla sua partenza e lei non si era scoraggiata, non si era rassegnata all'evidenza. Lui non sarebbe tornato.
Una lacrima le rigò la guancia e stava per mettersi a piangere quando bussarono alla porta. Si asciugò in fretta il viso col dorso della mano e nella confusione del momento credette che si trattasse di lui. Le si contraè lo stomaco e il cuore iniziò a batterle furiosamente. Aprì la porta e ...cavolo era Xander! Che voleva a quell'ora?!
-Mi fai entrare?- chiese in un tono che pareva una supplica.
Era bianco cadaverico.
-Ehi, ehi, ehi! Calma un minuto,mica lo so se è una saggia idea farti entrare!- esclamò sospettosa.
-Eh? Buffy sei impazzita?- domandò lui incredulo.
-Mmmh ...forse ...mi sembri troppo pallido.
-Buffy, Willow sta male e ...come sono troppo pallido?-chiese, sentendo che non ci stava capendo niente.
L' espressione dubbiosa di Buffy si tramutò in preoccupazione.
-Will?! Oh, santo cielo...
Xander fece per entrare.
-Aspetta,aspetta,aspetta!
Toccò il suo braccio.
-Waaah! Sei caldo! Ok, adesso accomodati pure.- sorrise.
-Grazie.- disse scocciato.
La bionda chiuse la porta.
-Scusa, credevo fossi un vampiro! Però, a pensarci bene, se lo fossi stato veramente mi avresti guardato tipo un predatore e in maniera sensuale! -sorrise di nuovo.
-Io dico che tu ti stai esaurendo!- esclamò Xander ancora più sconvolto di come era entrato.





Xander finì di raccontare gli avvenimenti di qualche ora prima nel salotto. Buffy era pensierosa.
-La ragazza non l'ha vista bene, hai detto, vero?
-Si.
-Allora non c'è proprio niente da fare. -affermò rassegnata.
-Eh?!
-Bè, se quel "disgraziato" è in coma e questa ragazza si è volatilizzata , per modo di dire, ...non possiamo agire. Tra l'altro non sappiamo nemmeno se è umana o una sorta di demone vendicatore che ...
-Non è una donna, è una ragazza. -disse Xander con un velo di tristezza di cui Buffy non si accorse.
-Questo è quanto ha dichiarato Will, ma lei stessa non l'ha identificata bene ...-
-Non è una donna! Lei non farebbe ...no, no, -buttò indietro la testa, sospirando- o almeno credo.
Buffy ,che stava per ribattere, capì e si bloccò. Fu inorridita da se stessa per quello che aveva osato obiettare davanti a Xander.
-Ehm, scusa, io non volevo. Dai, sicuramente sarà un'altra ...cosa ...- fece dispiaciuta.
-No, non importa, Buffy, davvero.- la rassicurò Xander, sconsolato.
-Stai bene?
-Abbastanza. Sto cercando di dimenticarla ...non è facile.- poi, serio- Ti ringrazio.
La donna annuì.
-Telefonerò a Giles, magari ne sa qualcosa di più.- aprì nuovamente la porta.
-Va bene.- uscì- Sai, Will era scioccata. Peccato che i brutti ricordi non si possano cancellare mai del tutto.- disse tristemente.
-Lo so.- fece Buffy comprensiva.
-Mi chiami quando scopri qualcosa?
-Certo.
Xander se ne andò.
-Ah ...Xander?
Lui si fermò a metà del vialetto che portava alla casa della sua amica.
-Si?
-Se possibile, stalle vicino.
Xander sorrise.
-Puoi contarci!




Luci nella notte. Luci colorate. Cavallucci e piccole carrozze finte che giravano. Una giostra.
Una bambina la guardava rapita, seduta su una panchina a mangiare una nuvola bianca di zucchero filato. Le luccicavano gli occhi. Ci sarebbe voluta tanto salire.
Incontrò lo sguardo freddo di un uomo alto e imponente, capelli castano scuro sciolti sulle spalle. Abbassò gli occhi, impaurita. Non voleva la sua collera.
-Ciao, bella bambina! Vorresti fare un giro?- le domandò una splendida donna dai capelli bruni raccolti in una crocchia, indicando la giostra. Era la moglie del giostraio, l'aveva riconosciuta. La bambina scosse la testa con decisione perchè sentiva che l'uomo la stava fissando, attento alla scena.
-Su, sono diverse sere che vieni qui, l'ho notato, quindi devi compiere assolutamente un giro, signorina!- sorrise dolcemente- Un giro soltanto! Se è per il denaro, sta tranquilla, non ti costerà nulla.
La prese per mano e la bimba sembrava felice. Nel suo ottimismo di ingenua creatura pensò per un istante che lui non sarebbe intervenuto. Guardò dalla sua parte. Non c'era più. Le era di fronte, gli occhi pieni d'ira. Lanciò un'occhiata feroce alla donna.
-Tu! Vieni via con me!- ringhiò e strattonò la piccola via dalla giostraia che si era intimorita al suono di quelle parole, pronunciate con una durezza senza pari.
La bambina era paonazza.
Arrabbiata e delusa come non mai, in mezzo alla gente che affollava le vie della città, gridò:
-Io sono una bambina! E voglio andare sulla giostra!!!Tutti i genitori portano i figli lì! Perchè tu no? Perchè io non ci posso andare? Cosa ho di diverso dagli altri???
Il giovane uomo, percependo su di sè l'attenzione delle persone che gli stavano attorno, che si erano fermate, attirate dalle grida della bambina,si imbarazzò.
Si inginocchiò per terra e chiese perdono alla bimba.
-Scusami, bel gelsomino, ma tua madre sta molto male, devo accudirla e non posso spendere i soldi per una semplice giostra, sapendola a letto ammalata. Mi capisci?
La gente si commosse e lei sentiva , con il suo finissimo udito, queste frasi:
-Pover'uomo, così giovane e già con una moglie malata!-fece una signora.
-E una bambina ingrata che fa i capricci!- commentò un signore che le stava accanto.
Nessuna aveva capito che stava recitando, anzi no, mentendo spudoratamente. Che attore!
Solo lei riusciva a vedere l'espressione beffarda e di vittoria che le rivolse. Aveva vinto ancora lui. E quella notte, lei, una bambina così piccola che avrà avuto appena quattro anni, fu capace di provare un odio smisurato per la persona che le stava di fronte.





Drusilla era stesa sul tetto di un auto. Si trovava vicino alla spiaggia.
Osservava le stelle. Aggrottò la fronte. Quella sera le sue amichette non erano chiare ...perchè si mostravano talmente vaghe?
Sussurravano, sussurravano e sussurravano.
Non la rendevano partecipe e lei era profondamente irritata.
-Siete cattive, molto cattive.- mormorò, stizzita.
-Girate, girate, vorticate insieme ...Siete agitate- balzò a terra- e avete il coraggio di non rivelarmi niente?!?!-urlò infuriata.
Si portò le mani alle tempie e iniziò a dondolarsi violentemente.
-Mmmmmh....
Stava cantando, ora, una melodia che solo lei conosceva.
-Cara, vuoi farci scoprire? Non si urla a quest'ora della notte!- sorrise malignamente- Lascia questa incombenza alle tue vittime.
Un gemito. La figura snella che aveva parlato era chinata su un ragazzo. Succhiava avida il suo sangue fresco e ricolmo di vita. Le entrava prepotente nelle sue vene vuote e la riscaldava. Staccò i canini dalla gola della vittima.
-Ne vuoi un po', Dru?-chiese in pieno volto demoniaco a una Drusilla persa nel suo mondo, che a quanto pare non l'aveva neanche udita.
Era Darla.









    
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Responses

  • 10a PARTE - Dona86 on Sep 20, 2002
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