NOTA:La canzone è di Brandy,per intenderci.Magari la melodia non è un granchè ma il testo si adatta bene e quindi ho detto: -Via,infiliamocela!
Per il personaggio che vedrete più avanti,posso dirvi solo che ce l'ho inserito perchè amo fare casini!!!...va bè,sono proprio stupida!!!Vi lascio.BUONA LETTURA!
Ballava al ritmo frenetico di una musica che dopo tutto non le piaceva neanche tanto. Era sudata. Danzava per scaricarsi, per non pensare a niente. A quanto si sentiva stanca di ogni cosa. Continuava a vivere quella monotona routine con da una parte il suo lavoro da cacciatrice e quello di consigliere studentesco alla scuola.
Cercava di distrarsi. Usciva il più possibile con Willow, Xander o Dawn accompagnandola a fare shopping, si allenava nei cimiteri al riparo da sguardi indiscreti. Intraprendeva qualsiasi attività pur di non rimanere sola e ...pensare. Sarebbe scoppiata in lacrime, lo sapeva.
Non doveva essere così. Lei era quella dura, forte, in gamba, autonoma. Il fatto era che lei si sentiva persa in quella giungla zeppa di insidie della sua vita. Forse aveva incominciato a provare quella sensazione da quando, un anno prima, era tornata bruscamente in vita. Era passato del tempo da quell'avvenimento. Troppo.
Era a disagio nel mondo reale per quel motivo o ... c'era dell'altro?
La musica finì e iniziò una canzone lenta. Adesso sul palco del Bronze era salita una donna con una voce dolcissima.
Nobody knows the pain I feel
Nobody knows but it's for real
I can feel it,I do
Nobody knows that I miss you
Nobody knows but it's the truth
I can feel it,I do
Si recò al tavolo dove c'era anche Willow che tentava di mostrarsi allegra raccontando un episodio buffo capitato a lei e Xander quel pomeriggio. Buffy era sprofondata su una poltrona, sembrava attenta a ciò che la sua amica le stava dicendo.
You cannot pretend that I don't even matter
You and I know better
You've been away from me for too long
It's time for you to come on home
No one can say what it is right for me
I need for you to come on over
I'll be waiting
In verità, l'ascoltava con finto interesse: la sua mente era altrove. Ormai le era diventato automatico scrutare la gente del Bronze nella speranza di scorgere una testa biondo platino e, successivamente, i caratteri spigolosi e decisi del suo volto che conosceva talmente bene.
I am nothing without you baby
Nothing it's driving me crazy
Nothing,no one,I'm so alone
Nothing without you baby
Ogni sera andava a poco a poco affievolendosi in lei la speranza di vederlo lì o in qualsiasi altro luogo di Sunnydale. Ogni notte e giorno percepiva il vuoto, la voragine che si era creata nella sua anima allargarsi e la cosa frustrante era che non poteva colmarla in alcun modo.
No one can see inside of me
No one can see how much I care
I need you,I do
Nobody sees the tears I cry
No one is there to dry my eyes
I need you,I do
Abbassò per un attimo lo sguardo focalizzandolo su Willow, nel tentativo di concentrarsi finalmente sui suoi futili discorsi annuendo e sorridendo.
Ad un tratto il sorriso le morì sulle labbra.
Le mancò il respiro.
L'aveva visto.
Non si rese conto che Willow ora la stava guardando sorpresa e che aveva smesso di parlare. Spike non l'aveva notata e quando si accorse di avere degli occhi puntati su di lui, alzò i suoi e i loro sguardi si incontrarono. In quel momento fu come se il tempo si fosse fermato e ci fossero stati solamente lui e Buffy nel Bronze.
Le iridi di Spike, però, cambiarono colore passando dal blu al ghiaccio, e con fatica immane riuscì a distogliere lo sguardo da lei e ad abbandonare il locale.
Buffy scese violentemente dalle nuvole gettandosi al suo inseguimento mentre una Willow allibita la vedeva andarsene senza riuscire a spiccicare parola.
I don't care what they say about you
They don't know how I feel for you
I don't care what they say about me
They don't know and they can't see
Non gli avrebbe permesso di lasciarla di nuovo da sola!
Il cielo notturno di Londra era offuscato dalle miriadi di luci che provenivano dalla città e producevano un massiccio inquinamento luminoso.
Quentin Travers stava sorseggiando del tè, assorto nei suoi pensieri.
Si trovava nel quartiere generale degli osservatori che era chiassoso come una centrale di polizia.
Neanche nel suo studio si poteva stare in pace in quel periodo! Tutti i "dipendenti" in quegli ultimi giorni erano agitati e preoccupati perchè una nota setta composta da demoni e affini e addirittura umani aveva abbandonato all'improvviso le sedi in Inghilterra e si era dileguata nel nulla. Tracce cancellate ad opera d'arte, come soltanto i membri erano in grado di fare. Questo lo innervosiva, più del frastuono di voci e di telefoni che squillavano di continuo fuori dal suo ufficio.
Non avevano piste da seguire, di nessun genere.
Si lisciò l'esigua barba che aveva. Doveva trovare un modo per ...
Di colpo la porta si aprì e entrò Giles trafelato. Senza dire -A- appoggiò l'enorme catasta di libri, che reggeva con entrambe le mani, sul tavolo di Quentin con un tonfo.
-Giles- fece Quentin con superiorità- nessuno ti ha detto che si bussa prima di entrare?
-Dubito che mi avresti sentito con tutto quel baccano.
Quentin rimase in silenzio. Odiava dover dare ragione a Giles che era una delle tante persone che non poteva soffrire.
-Cosa sono?- chiese indicando i libri.
-Informazioni vitali.- affermò Giles, serio.
-Ah,sì?- alzò un sopracciglio Quentin, non molto convinto.
-Non ti fidi perchè la maggior parte dei libri non è ammuffita e polverosa tipo quelli che possiede un normale osservatore che si rispetti?- domandò con una nota di sarcasmo.
-Giles, non essere sempre sul piede di guerra ...sono sulla setta?
-Sì, la setta di Marcus, precisamente.
-Vedi di non nominare il nome intero, non si sa mai.-lo rimproverò.
Quentin li sfogliò velocemente.
-Cosa stanno cercando esattamente?
-Interessante, ottimo lavoro Giles.- chiuse l'ultimo libro- Niente di particolare a quanto mi risulta...
-Ti risulta male, allora. Per quello che ne so io stanno cercando una ragazza.- rivelò Giles, sospettoso. Quentin non gli stava dicendo il vero ed era profondamente irritante.
-Non credo.- disse atono, tornando a bere il tè.
-Quentin.
Lui voltò la sua sedia girevole di pelle nocciola verso la grande finestra che dava sulla strada.
-E' tutto qui, Giles. Puoi andare a casa per stasera. Terrò io il materiale.
Giles lo squadrò con vivo odio. L'avrebbe strozzato se avesse potuto. Invece uscì dalla stanza sbattendo rumorosamente la porta dell'ufficio.
Quentin levò gli occhi al cielo, scuotendo la testa.
Una villa bianco neve si stagliava su un pendio scosceso.
Un giardino enorme pieno di gelsomini, belli di notte e altri fiori notturni.
Una donna e una ragazzina sedevano su delle sedie da giardino all'ombra, al riparo dai tenui raggi del sole primaverile.
La ragazzina osservava curiosa la donna mora che stava mischiando dei pezzi di carta ingialliti e consumati dal tempo. Erano dei tarocchi.
-Che cosa sono?- chiese la ragazzina.
-Shhh... questo non ha importanza.- rivelò misteriosa, disponendo le carte sul tavolino davanti a lei con le sue mani di candido marmo e le dita affusolate.
La ragazzina non fece più domande, sapeva che non avrebbe ottenuto risposta. Si limitò a sbattere i suoi occhi blu oceano con dipinta sul viso un'espressione interrogativa.
La mora mugolò qualcosa tra sè e sè che lei non riusì a comprendere.
La donna alzò gli occhi color malva verso di lei. Poggiò i gomiti sul tavolino e intrecciò le mani. La fissava attentamente. Sembrava che stesse guardando fino in fondo alla sua anima.
-Scegli tre carte.
La ragazzina ne scoprì lentamente tre.
La donna le stava analizzando. All'inizio sorrideva soddisfatta ma di botto la sua faccia si contrasse in una smorfia di disgusto orribile.
Cadde dalla sedia. Camminando carponi andò ad appoggiarsi al tronco della quercia che incombeva su di loro, come se per lei avesse costituito un'ancora a cui aggrapparsi.
-Ti senti bene, mamma?
La ragazzina le si avvicinò e le toccò un braccio. Drusilla, colta da un moto di rabbia, la respinse graffiandogli una mano.
-Sorella, sorella, SORELLA!- gridò- Vattene!Allontanati da me!
Cominciò a piangere sommessamente.
La ragazzina dai capelli castano scuro la guardava sbalordita.
Intanto Drusilla si era rannicchiata ai piedi della quercia, mormorando parole sconnesse:
-Non dovevi esistere... tu sei nostra non sua... chi è?CHI?... o COSA? Angelus dove sei? Dove? ...perchè?
Si alzò di scattò e scuotè in modo violento la ragazzina.
-Chi è? Dimmelo, ti prego, io devo saperlo.- si lagnò.
-Wi... William!!!- chiamò con quanto fiato aveva in gola la castana, disperata.- Williaaaaaaam!!!!!
Drusilla inarcò di lato la testa con uno sguardo indecifrabile.
-Perchè non me lo vuoi dire?
Le tre carte erano ancora sul tavolino, scoperte.
Il diavolo, la morte e la luna.
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