La stava baciando.
Era un bacio inesperto, impacciato, diverso rispetto a... No, non doveva pensarci.
Come avrebbe voluto essere una ragazza alle prime esperienze e invece lei le tappe le aveva bruciate tutte. Le sue mani iniziavano a insinuarsi dentro la maglia e col corpo la spinse verso la porta di una camera del piano di sopra. Non si sentiva bruciare, andare a fuoco, non erano le sue le mani al cui contatto la sua pelle reagiva. Brevi flash;un volto; occhi verde smeraldo,freddi; dita affusolate... Ci aveva messo tanto per guarire quella ferita, che , in realtà, questo lei non lo sapeva, non era nemmeno rimarginata.
Lo fermò quasi dolcemente, mormorando:
-No.
-Cosa?- fece Patrick -Ma...
Lei alzò gli occhi su di lui. Patrick ne fu impaurito. Da quando erano così neri? Lui se li ricordava di un magnifico blu.
-No.- ripetè asciutta.
-O-ok, io... mi dispiace di ... bè,insomma...
-Di essere andato oltre?
Lui annuì, imbarazzato.
Jane sorrise in modo strano. Chissà, può darsi che da quella situazione ne avrebbe tratto qualcosa di buono. Patrick non notò i canini sviluppati, era troppo impegnato a giustificare il perchè del suo comportamento.
-Sai, i miei amici mi hanno detto che le ragazze se non le fai divertire un po'...Non credo però che tu sia quel tipo di ...se non vuoi, io ti rispetto, anzi hai tutta la mia ammirazione.
-Aha, i soliti discorsi.- sussurrò al suo orecchio.
Gli era dietro. Lei appoggiò la testa sulla sua spalla, rilassata. Gli sorrise, se la stava prendendo comoda. Che fretta c'era?
Patrick si accorse che il sorriso aveva scoperto i bianchi canini. Cercò di dire qualcosa, che peccato non le sembrava molto sorpreso. D'altra parte abitava a Sunnydale,no?
Lei gli mise un dito sulla bocca:
-Shh...
Dawn stava uscendo dal bagno.
Perfetto, nessun ragazzo alla festa l'aveva degnata di uno sguardo, ognuno era stato attorno alla sua amica Jane per la maggior parte della serata. E lei che credeva di essere carina! Con Jane non reggeva neanche il confronto. Naturalmente c'erano i soliti maiali che guardavano sia Jane che lei,però per fortuna non avevano dato fastidio: Jane gli riservava certe occhiate che avrebbero ucciso, se capaci!
Uff, lei e Patrick se la stavano sicuramente spassando: a metà della festa erano spariti dal piano di sotto. Non potè fare a meno di esclamare nella sua mente un : -Beati loro!
Era meglio scendere. Non voleva lasciare sola Kit, una sua compagna di classe, in mezzo ai lupi...
Chiuse la porta del bagno e si avviò nel lungo corridoio.
Insomma, non lo potevano fare in camera?! Cavoli che succhiotto! Eh?! Jane?!?!?!
E quello non era nella maniera più assoluta un succhiotto!!! PATRICK!!!
Jane si ritrovò sul pavimento, il sangue succhiato che le colava ancora dalla bocca.
Dawn l'aveva scaraventata per terra.
Era china su Patrick.
-Stai bene?- chiese apprensiva.
-Mi gira la testa.- rispose il ragazzo, intontito. Non aveva perso conoscenza.
Dawn la squadrò.
-Tu!
Estrasse un crocifisso per tenerla lontano.
Jane rise. Una risata nervosa.
-Non mi fermerai con quello, briciola!
Dawn era sconvolta, mai avrebbe creduto che la sua amica fosse diventata un ...un vampiro.
-Jane chi ti ha ...quando è successo?
Aveva abbassato l'oggetto sacro. Si sarebbe difesa se l'avesse attaccata, anche se, a dire la verità, nel combattimento non era tanto esperta.
Patrick si limitava a passare lo sguardo dall'una all'altra, indeciso se fuggire o scovare un paletto o, addirittura, chiamare la polizia.
-Non mi sembra il posto adatto per dirlo.- disse sprezzante e accennò con il capo a Patrick.
-Perchè? Cos'è un affare di stato?
Dawn era sarcastica.
Jane si stava irritando.
-I-io credo che sia opportuno prendere un paletto e...
-Non ti conviene. Non sapresti centrare il cuore.-sibilò, con gli occhi concentrati su Dawn, pronta a qualunque sua mossa.
-Io lo so fare.-affermò Dawn.
Tentò di colpirla con un calcio. Jane lo bloccò, afferrandole la caviglia.
-Ehi, chi ti insegna arti marziali?!Sei scarsa!-scherzò.
-Ti sembra il momento di scherzare?!
Lei ringhiò:
-No, hai ragione.
Mollò la caviglia, prese Dawn e si scaraventarono insieme fuori dalla finestra.
Dawn aveva resistito all'urto. Non se ne stupì,era al corrente che lei fosse una COSA come lei, pure se la sua essenza, la sua potente energia era racchiusa in un involucro umano.
-Quando?- insistè, rialzandosi e togliendosi di dosso i vetri.
-Arrivano! Arrivano!
-Scappiamo!!!
Un villaggio sperduto nella campagna inglese.
Persone che correvano di qua e di là, in preda alla paura. Alcuni si strappavano i capelli per quanto erano spaventati, altri facevano fagotto e poi, via, sui carri per non tornare più.
-Arrivano i demoni!
-Fratelli, preghiamo affinchè Dio...
Una risata terribile.
-Quale Dio?
Era alle spalle del prete. Quello lo fissò attonito.
-L'angelo maledetto ...il Demonio!- gli puntò contro l'indice tremante.
Sul viso dell'uomo si disegnò un'espressione annoiata.
Spezzò il collo al prete.
La gente gridò ma non si mosse, era come pietrificata.
-Gli amici mi chiamano Angelus.- confidò al cadavere dell'uomo di chiesa.
Gli abitanti del villaggio erano circondati dai vampiri. Le persone indietreggiarono, stringendosi, ormai non c'era niente da sperare... erano in trappola.
-Fatene quello che volete.- ordinò Angelus con disprezzo.
Ora la sua attenzione era stata attirata da una grande casa signorile che era posta sulla collina.
-Darla, tesoro, che ne dici se la visitiamo?
La donna lo guardò incuriosita, cosa aveva in mente il suo compagno?
-Non sei soddisfatto del cibo che è qui?
-Non ho molta fame stasera.
Imboccò la stradina che si dirigeva verso la casa.
Darla sospirò. Lanciò un'occhiata d'intesa a Drusilla e William che stavano osservando in disparte quella carneficina, indifferenti. La seguirono.
Le urla degli abitanti riecheggiavano nella notte.
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