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Capitolo II

March 30 2003 at 4:19 PM
  (Login Silea)


Response to Di sogni e di segreti: Prologo

 




“Se non ti fidi di nessuno, nessuno potrà deluderti”




Parla Faith:



“Cosa stai cercando di ottenere con questi rozzi, così evidenti, trabocchetti, B? Questi giochi mentali che hai imparato da riviste di infimo ordine o per sentito dire? Speri che io mi metta a spiegare come sono fatta? Che mi metta a raccontare la mia vita? Che risponda alle tue ottuse domande, esponendo così la mia anima?
Solo per farti capire le mie scelte? Solo per farti capire cosa ho passato e perché ho agito come ho fatto, senza che tu voglia comprendere? Così che, se ne avrai voglia, potrai lacerare la mia anima e ridurla a brandelli?”





U.S.A. Da qualche parte lungo la costa occidentale.





Faith, con la sua Glock nera, teneva sotto mira la donna che era apparsa quasi dal nulla dalla fitta boscaglia. Aveva appena sentito, quasi percepito, il rumore che l’altra aveva fatto per avvicinarsi, aveva estratto la pistola più per un riflesso condizionato che pensando ad un vero pericolo. Era mancato veramente poco che la sorprendesse disarmata.
La cacciatrice si rimproverò per essersi lasciata trasportare lontano dai pensieri e non aver prestato la dovuta attenzione a ciò che la circondava. Erano quasi tre ore che guardava quella casa chiedendosi cosa fare, quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Avrebbe voluto avvicinarsi, bussare, aspettare la risposta, parlare, vedere, vivere, ma una strana forza la respingeva da quell’abitazione, la stessa forza che le aveva fatto attraversare gli Stati Uniti per un solo ricordo, solo per poche frasi.
Decise di tralasciare quei pensieri e concentrarsi sul presente. Lasciò che un sorriso ironico le si affacciasse sul volto, ma non raggiunse gli occhi, serie pozze marroni. Parlò con una nota di divertimento nella voce.
-Hai qualche idea per uscire da questa situazione di stallo, entrambe ancora con la loro pelle?
La donna che la teneva sotto tiro la guardava con rabbia, inesplicabile rabbia, rifletté Faith, lei non le aveva fatto niente, e un po’ di sorpresa, ma la Smith&Wesson rimaneva immobile, non accennava ad abbassarsi.
Faith fece silenzio ed osservò meglio la donna sulla trentina che le stava davanti, senza mai allontanare l’indice dal grilletto. Il corpo alto ed atletico era teso, pronto a scattare, le linee del volto decise, incorniciate da capelli neri lunghi sulle spalle.
Il sorriso divertito si gelò sulle labbra quando Faith capì chi le stava di fronte. Parlare divenne incredibilmente difficile, quella che uscì dalle sue labbra sarebbe stata difficilmente potuta credere la sua voce.
-Tu… sei la figlia di Catherine Parker?
La donna non accennò ad abbassare l’arma, né mostrò altre visibili reazioni alla domanda, si limitò a fissarla ancora più duramente per alcuni attimi prima di rispondere.
-Si, sono io. E tu chi saresti?
Era davvero difficile questo per Faith. Davvero molto difficile. Ad ogni istante sembrava che la somiglianza aumentasse. Non c’erano le rughe, i capelli erano neri, ma era identica a lei. La cacciatrice riuscì ritrovare abbastanza controllo di sé per parlare con voce ferma.
-Diciamo che ho conosciuto tua madre.





Sunnydale, campus universitario.




Willow rientrò in camera, fu sorpresa di trovarci Buffy che l’aspettava ansiosa passeggiando avanti ed indietro. L’amica sarebbe dovuta tornare solo il giorno successivo, era partita per andare a trovare una zia di Chigaco, la rossa credeva che fosse una scusa campata in aria ma non aveva obiettato. Forse Buffy aveva semplicemente bisogno di stare lontano dalla caccia per un paio di giorni.
Appena Willow entrò la cacciatrice le si precipitò incontro con in mano un foglietto di carta sgualcito con sopra annotato qualcosa. Gli occhi erano duri, ansiosi e nervosi, non si fermavano un momento correndo dalla mano agli occhi della strega.
-Willow ho bisogno di un favore. Devo trovare una persona.
La rossa guardò l’amica stupita, la cacciatrice non le aveva mai chiesto di usare il computer per problemi personali, non era da lei.
-A cosa ti serve Buffy?
L’altra, per lunghi istanti, rimase in silenzio, come a chiedersi quanto volesse dire. Questo fece male a Willow, sapere che Buffy aveva dei segreti nei suoi confronti, poi pensò che anche lei ne aveva avuti. Erano amiche.
-E’ una cosa personale, molto importante. Non sono ancora pronta per dirtelo, ma ho disperato bisogno di trovare quella persona. E’ importante Wil, ti prego, fidati di me.
Willow non aveva visto Buffy così agitata neanche in caso di un’apocalisse. Annuì alla richiesta dell’amica e si sedé al computer accendendolo. Si collegò ad internet per poi girarsi.
-Cosa sai?
-Solo il nome.
-D’accordo, farò del mio meglio…




Cornovaglia, Inghilterra.




Travers stava esaminando alcuni documenti ma non prestava veramente attenzione al suo lavoro, continuava ad osservare il vasto atrio dove decine di persone si muovevano, più o meno silenziose, badando ai fatti propri. Non era costume del concilio fermarsi a parlare durante il lavoro né mostrarsi espansivi oltre la rigida etichetta che regolava i rapporti interpersonali.
Quentin stava aspettando di vedere Magdalene, doveva parlarle e l’ingresso era il terreno più adatto per farlo essendo completamente neutrale.
Come tutte le mattine alle otto e mezza Marlin varcò la doppia porta di vetro che dava sul maestoso atrio del terzo piano e lo attraversò senza salutare nessuno, non la si poteva esattamente definire una persona affettuosa, dirigendosi direttamente nel proprio ufficio.
Si fermò solo quando una figura le ostruì la strada. Era un fatto insolito, in genere le persone cercavano di evitarla. La mise a fuoco, uscendo dai propri pensieri, e riconobbe Travers. Lo guardò un attimo stupita prima di chiedergli cosa volesse, ma solo dopo averlo salutato con educate parole e gelida voce. Il fatto che si odiassero non avrebbe influito sul comportamento che entrambi avrebbero tenuto nei confronti di un altro dirigente del consiglio. Si trattavano in maniera fredda ma educata, in questo senso perfettamente inglesi.
-Buongiorno anche a lei. Miss Marlin dobbiamo parlare.
Era serio, ma lei non ricordava l’ultima volta in cui non lo fosse stato. Lo guardò un attimo ancora prima di rispondere.
-Perché?
-Qualcosa che riguarda entrambi, le cacciatrici ed il passato.
Magdalene non sapeva a cosa si riferisse esattamente ma tutto quello che riguardava quegli argomenti meritava di essere discusso. Lui aveva fatto la prima mossa, venendole a proporre questo incontro, e lei sapeva che non lo avrebbe fatto per cose poco importanti. Accettare era ovvio, il solo problema era nel trovare un luogo adatto, fare quel genere di conversazione in un atrio non era consigliabile.
-Possiamo incontrarci alla biblioteca alle sette di questa sera se per lei va bene Mister Travers.
-Sarò lì.
Detto questo, senza una parola di saluto, si girò per tornare nel proprio ufficio. I pochi che avevano osato fermarsi a guardare i due parlare finsero indifferenza e tornarono al loro lavoro evitando accuratamente di incontrare lo sguardo con altri, ricordandosi improvvisamente di appuntamenti dimenticati e scordandosi anche quello che avevano visto.





 
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