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III

April 18 2003 at 6:09 PM
  (Login Silea)


Response to Di sogni e di segreti: Prologo

 



Sunnydale.



Spike stava facendo quello che faceva ogni sera da quando quelli dell’Iniziativa gli avevano piantato un chip nel cervello. Beveva.
E oggi aveva abbastanza soldi in tasca da potersi prendere una sbornia colossale. Ne sentiva davvero il bisogno. Sentiva la necessità di staccare per qualche ora dai suoi problemi. E ne aveva la possibilità, avendo per cosi dire “trovato” un centone nella tasca di un altro vampiro che era diventato, Spike era affranto per questo, molto affranto, cenere.
Investì il suo capitale in bourbon, non certo di annata, né tanto meno buono, solamente accettabile da mandare giù ed abbastanza alcolico da stenderlo con poche bottiglie. Prima di mezzanotte era così sbronzo da non ricordarsi neanche più che era un vampiro.
Girovagava per le strade senza fare attenzione a nulla, barcollando e canticchiando vecchie canzoni tra sé. Non si sentiva bene, no, non bene. Ma non sentiva ed era abbastanza.
Infine arrivò ad un punto tale di stanchezza mista sempre allo stordimento dell’alcool per cui anche lui, come tutti gli ubriachi, perse l’equilibrio cadde rovinosamente tra i bidoni di un vicolo dimenticato, scivolando in uno stato di dormi veglia.





Sunnydale, campus universitario.



Tra i singhiozzi Buffy le aveva raccontato chi era Janet. Willow era scioccata. Le sembrava così assurdo… Eppure era vero, l’età di Buffy e della bambina più grande coincidevano, i documenti di adozione erano veri. Mentre la rossa controllava i documenti Buffy si era un po’ calmata.
La bionda le aveva chiesto di trovare tutto il possibile sulla madre e magari di rintracciare la sorella più piccola. Non sarebbe stato facile, Willow glielo aveva detto, le aveva anche parlato di apposite agenzie che cercavano di riunire queste famiglie separate.
Ma Buffy era troppo confusa per cercare davvero di trovare una soluzione efficace. Quella mattina non sapeva ancora perché la madre l’avesse data in adozione. Poteva credere quello che voleva, che fosse stata costretta, che fosse stata una libera scelta per darle una vita migliore.
Ora sapeva la verità. Era morta. E tutta la rabbia che Buffy aveva provato era scomparsa e con essa anche la speranza di ritrovarla.
Non era stata abbandonata. Le sembrava così importante anche se in realtà non cambiava nulla. Ad un tratto le venne voglia di ridere. Di ridere dell’assurdità della situazione. Sua madre era morta quando lei aveva tre anni. Aveva una sorella minore che non aveva mai visto, che per quello che sapeva lei poteva essere già morta, oppure una ricchissima pop-star. Lei Buffy Summers o Tisred era inglese.
Avrebbe riso volentieri, ma si sarebbe trattato di un riso convulso ed isterico.





Delaware, casa di Miss Parker.




Ci fu un secondo bicchiere di gin ed altri dieci minuti di silenzio. Poi Miss Parker fece l’ultima domanda a Faith.
-Perché sei qui?
La cacciatrice giocherellava con il bicchiere in mano mentre osservava i riflessi della luce sul cristallo lavorato. Parve non aver sentito la domanda, ma dopo pochi secondi cominciò a parlare.
-Spesso i suoi occhi. –cominciò a bassa voce Faith, come parlando di qualcosa che non sarebbe dovuto essere ascoltato. – diventavano lontani, come se Catherine stesse guardando qualcosa di lontano, di irraggiungibile. Accadeva spesso sai? –La cacciatrice alzò il volto per guardare negli occhi lo specchio della persona di cui stava parlando, le labbra per la prima volta illuminate da un vero sorriso dall’inizio di quella conversazione.- Per qualche attimo, pochi secondi od un minuto, lei semplicemente non era più lì con me. Andava in una qualche posto lontano, che evidentemente rimpiangeva, un posto che la faceva sentire triste e felice insieme. Io non chiedevo mai di quello sguardo. Era la sua vita. Apparteneva solo a lei, io non ne facevo parte. Se avesse voluto me ne avrebbe raccontato lei. Erano ricordi talmente vivi che la attraevano irresistibilmente, ma quando ne riusciva, lo vedevo, ne soffriva. –Faith fece un attimo di pausa e smise di giocare con il bicchiere che posò sul tavolino. Rialzò lo sguardo sul volto di Miss Parker e continuò il suo ultimo racconto. -Un giorno come tanti altri per qualche istante fissò quel qualcosa che poteva vedere solo lei, quel suo mondo, poi si riprese, mi guardò e sorrise. Aveva un bel sorriso. Mi raccontò di te. Per la prima e l’ultima volta ti menzionò. Ma tu eri sempre nei suoi pensieri, lo vedevo, lo potevo sentire. Mi rivolse poche frasi, ma le ricordo ancora a memoria, come se mi avesse parlato pochi minuti fa. “Sai Faith io ho una figlia. E’ una ragazza bellissima, forte, capace, sensibile. Mi manca molto, ma so di non poterla più incontrare. Sai, vorrei che voi due, un giorno, vi conosceste. Vi somigliate molto. Scommetto che andreste d’accordo.
Ci fu un altro lungo silenzio che nessuna delle due aveva il coraggio di riempire.
-Kakistos è morto. E’ stato ucciso davanti ai miei occhi. – “Come Catherine.”-Ma ho motivo di credere che si sia trattato di un omicidio su commissione. Quel vampiro non era lì per caso, sapeva chi cercare e come arrivarci. –Si tolse dalla tasca un bigliettino e lo posò sotto al bicchiere, sul tavolino. –Questo è il mio numero di cellulare.
Detto questo si alzò dal divano ed uscì senza alcun gesto di saluto.




Los Angeles.




Anche Angel si sedé su una poltrona, quella di fronte alla sua inattesa ospite. Si fissarono per qualche altro istante in silenzio prima di cominciare a parlare. Si stavano studiando apertamente aspettando.
-Dunque “Eliza”, - stressò la parola ad evidenziare l’ironia, non credeva che quello fosse il suo vero nome. -posso dire che tu non sei un umana, che non sei un demone. Quindi mi potresti illuminare sulla tua natura?
Il suo tono era cordiale e sinceramente interessato, amava la cultura, adorava imparare. Quella che gli stava davanti poteva essere o meno un’avversaria, ma certamente lui avrebbe cercato di imparare qualcosa da lei. Forse era questo quello che più gli piaceva dell’immortalità, infinite possibilità di conoscere.
-Sono un’immortale.
Angel la guardò un attimo stupito, il suo sguardo si fece lontano e poi, come se recitasse qualcosa a memoria, appreso tanto tempo prima ma mai dimenticato:
-“Gli immortali sono umani che, in seguito ad una morte violenta, tornano a vivere una vita eterna che può essere spezzata solo con il taglio della testa.” Non ne avevo mai incontrato uno.
-O forse non te ne sei reso mai conto.
Angel non era una persona ottusa e ammetteva con sincerità che non aveva conosciuto ancora tutto quello che c’era nel mondo, anche dopo più di duecento anni di vita. “Ci sono più cose in cielo ed in terra di quante ne dica la tua filosofia, Orazio”. Shakespeare, Amleto.
-E’ possibile. –fece una breve pausa.- Quando ti ho incontrato per la prima volta tu eri già immortale ed io vampiro non è vero? –Gli sembrava di riconoscere qualcosa nella figura davanti a lui.
-Esatto.
-Riconosco il tuo viso ed il tuo odore. Deve essere stato molto tempo fa, quando ero giovane. –Quando era giovane non faceva veramente attenzione a tutto quello che lo circondava, non l’attenzione che avrebbe prestato dopo, era ancora inebriato e ottenebrato dalle nuove possibilità percettive che aveva acquistato. Ricordava vagamente, molto vagamente i tratti di quel volto, ma non significava molto, si incontrano persone molto somiglianti tra loro in decenni di viaggi e spesso si scambiano.
La cosa che lo rendeva quasi certo di averla già incontrata era una specie di “assenza” che provava, come se non la vedesse chiaramente. Per riconoscerla come umana mancava qualcosa e lui non riusciva a capire cosa. Non era come quegli uomini, o donne, che hanno un qualche potere, e tu lo senti, lo avverti. Era l’esatto contrario. Tutto questo era frustrante. Lei sembrava, appariva come… meno evidente. Aveva capito. Era questa la differenza, lei era come un’ombra ai suoi sensi, era per questo che non si era accorto subito della sua presenza nella stanza.
-“Quando ero giovane”…Perché? A soli duecentocinquanta anni ti consideri già vecchio Angel?
La sua voce era ironica nel suo tono basso. Il vampiro sorrise chiedendosi quanti anni avesse davvero quella donna che non ne dimostrava più di trentacinque.
-No, non mi considero vecchio, diciamo maturo. Non credo di essere il più anziano in questa stanza.
Eliza sorrise.
-Probabilmente hai ragione.
-Di cosa vuoi parlare?
-Sai che cosa è il concilio degli osservatori, Angel?
Lui rispose senza veramente capire a cosa volesse arrivare l’altra.
-Certo che lo so. E’ un’organizzazione che ha il compito di trovare ed addestrare la cacciatrice a compiere il suo sacro dovere di dare la caccia ai vampiri e sterminarli per proteggere l’umanità.
-Non hai risposto alla mia domanda Angel. Non ti ho chiesto chi sia o cosa faccia la cacciatrice. –Lui la osservò un po’ risentito e confuso. –Credi davvero che il concilio si accontenti di guidare una “prescelta” nel suo “sacro dovere”?
-So che il concilio usa anche altri agenti, ma lo fa principalmente per tenere d’occhio la popolazione di demoni in zone lontane dalla cacciatrice.
-Diciamo così Angel. Conosci la verità, frammenti della verità, ma non li hai mai messi insieme. Segui un attimo il mio ragionamento. Quale è il vero scopo del concilio? Spero che non crederai alla favoletta di salvare e proteggere l’umanità.
-Una volta era così.
Lei sorrise triste e divertita.
-Una volta si credeva fosse così. Gli osservatori, o meglio, i loro capi, cercano la sola cosa che accomuna tutti, il potere. Il fatto che non permettano la distruzione del mondo è una conseguenza di questa ricerca. E’ lo stesso motivo per cui le così dette superpotenze non usano le armi più potenti in loro possesso. Si ritroverebbero vittoriose sul nulla.
Angel non era stupito, lo aveva sospettato in un certo senso. Non ne aveva mai avuto la certezza ma non era un’idea così aliena. Questo spiegava molti altri comportamenti del concilio che aveva osservato nella sua vita ma a cui non aveva trovato una ragione valida.
-Non vedo questo cosa abbia a che fare con me. Se c’è qualcuno a cui può interessare ciò, è la cacciatrice, non sono io.
-Se mi fai arrivare al punto… Il potere che cercano al consiglio è il potere sul mondo sotterraneo, quel mondo non pubblicizzato di cui noi facciamo parte. Quello che tu non sai, quello contro cui non ti sei ancora scontrato, è che il concilio non vuole nessun possibile leader che possa, in un futuro, essergli dannoso, sopravviva e prosperi. Vogliono evitare il sorgere di altre organizzazioni che possano detenere il controllo su qualcosa.
-Ed io sarei uno dei possibili capi.
-Esatto, lo sei già stato. E non credere che per il fatto che tu non uccida più esseri umani loro ti appoggeranno o sosterranno. Quando si accorgeranno di te, del fatto che sei vivo e che “lavori” in una città importante come Los Angeles, questo non li fermerà per più di un secondo. Il concilio è un club molto esclusivo, un club in cui solo gli umani possono entrare. Vampiri con l’anima, ed immortali, non vi possono accedere, per loro, noi siamo semplici pedine od ostacoli.
Angel non era stupito, disgustato dal fatto che il concilio si nascondesse sotto il velo del protettore della Luce, ma anche incuriosito.
-E tu come faresti a sapere tutto questo?
-Sono stata un’osservatrice.






 
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