Los Angeles.
Angel distese le dita della mano destra sul bracciolo della poltrona e le osservò per un istante. Affusolate, quasi longilinee, alcuni avrebbero detto perfette, dalla carnagione appena troppo pallida per essere umana. Il punto, dove prima il demone lo aveva artigliato, ora era perfettamente rimarginato, come se lì non ci fosse mai stata una profonda ferita che aveva lacerato i tendini di indice e medio, rendendoli inutilizzabili per lunghe ore.
-Per ricapitolare. Tu sei un’ex osservatrice, anche se tu stessa hai detto che gli immortali non possono esserlo, ed in questo modo hai appreso molto sul concilio, su quali sono i suoi meccanismi ed i suoi scopi. Quindi sei venuta qui, da dovunque tu abiti, che per quanto ne so io può essere anche la Finlandia, e mi hai dettagliatamente informato che il concilio, in un vicino futuro, potrebbe volere la mia pelle perchè il vero scopo degli osservatori è il potere. Detenere il potere sul mondo “paranormale”, e che questo loro scopo è un segreto ben custodito. E tutto questo per quale motivo? Ti sei data al volontariato? Hai fondato un’organizzazione umanitaria?
La sua voce era gelida ed ironica quanto quella che gli rispose calma e rilassata.
-No, Angel. Non ho intenzione di diventare la paladina degli oppressi al momento. Sono qui, (e per chiarezza non vengo dalla Finlandia, lì fa troppo freddo per i miei gusti), per offrirti un’alleanza. Niente di più. Ti ho informato ed ora, a tua discrezione, puoi accettare o rifiutare. Non credere che io e te siamo gli unici qui fuori che non desiderano uccidere esseri umani giusto per scacciare la noia o anelano la distruzione del mondo. Ce ne sono altri, molti altri. Alcuni che vivono da millenni, indisturbati o quasi, ma soprattutto ignorati dal concilio. Io sto semplicemente cercando di creare una rete di contatti in modo che ci possiamo aiutare a vicenda in caso di bisogno. So che sei forte, ma non credo che tu ti ritenga onnipotente.
-E perché io dovrei credere che tutto questo funziona?
Angel muoveva leggermente indice e medio godendosi la ritrovata mobilità e cercando un po’ di sfogo fisico all’accumulo di idee e pensieri. La sua mente lavorava a tutta forza, ripercorrendo tutto quello che gli era stato detto, cercando sia conferme dalla sua memoria e dalla sua intuizione, sia pecche al quadro che gli era stato dipinto davanti.
-Forse perché mantiene in vita me ed i miei alleati da almeno cinquecento anni.
Eliza sorrise divertita dall’istantaneo sguardo di sorpresa che attraversò gli occhi scuri di Angel, un lampo che sarebbe sfuggito ai più. Gli occhi tornarono in una frazione di secondo quelle pozze scure immobili che erano prima.
-Allora perché non mi hai contattato prima?
-Credi forse che il tuo numero si trovasse su un elenco telefonico? Sei sparito per più di un secolo e prima, lasciatelo dire, non avevi esattamente la reputazione della persona di cui ci si potesse fidare. Sei stato creduto morto dalla tua stessa famiglia ed io non avevo motivo per cercarti e sapere esattamente se tu lo fossi veramente o no. Poi sei “risorto” e mi sono tenuta informata, tutto qui. –Dal comportamento sarebbe sembrata irritata, ma Angel non credeva lo fosse davvero. La donna si muoveva quasi a scatti, mostrava atteggiamenti più aggressivi e sicuri di sé, la voce era un’ottava più alta di prima, ma qualcosa diceva al vampiro che era questa la vera Eliza. Chiunque fosse in realtà. La osservò alzarsi e allontanarsi a passi misurati e rapidi verso la porta. –Quello che avevo da dirti te lo ho detto, sono venuta qui per parlare, nulla di più, perciò ora me ne vado.
Alzò il bavero del cappotto nero e posò un biglietto da visita sul mobile che le era al fianco, poi si girò per parlargli ancora.
-Questo è il mio numero, se vuoi chiamarmi. Altrimenti, addio.
Le linee del volto, la carnagione chiara e gli occhi di una dolce tonalità di verde, le parole che ricalcavano quelle dette molti anni prima permisero finalmente ad Angel di riconoscerla. Una sala da ballo alla metà dell’ottocento, note di Strauss nell’aria, un valzer ballato con grazie ed eleganza, vestiti ricchi e multicolori, gioielli che brillavano come stelle, qualcosa di inafferrabile che lo aveva attratto.
-Arrivederci Alexandra.
Fu tutto quello che le rispose parlando in ucraino mentre lei usciva dalla stanza.
Cornovaglia, Inghilterra.
Jason si trovava nella palestra del concilio, nella parte dedicata alle arti marziali, nel seminterrato del palazzo. Con lui, divisi in diversi gruppi di allenamento, c’erano una ventina di persone che si stava addestrando ai combattimenti corpo a corpo nel silenzio generale, interrotto solo dalla voce dei vari istruttori. Tutti facevano parte delle squadre operative del consiglio, quell’esercito privato che veniva mantenuto ed addestrato a livelli di massima efficienza e che rappresentava una delle voci più costose del bilancio del Concilio degli osservatori.
Tutti questi militari erano pagati profumatamente e forniti delle migliori attrezzature. In genere erano ex combattenti delle forze speciali degli eserciti dei paesi di origine, che per caso erano venuti a conoscenza dell’esistenza dei demoni, o che erano reclutati in base alle elevate capacità dimostrate nel proprio corpo. Per questo nel gruppo si potevano trovare gente delle più svariate nazionalità.
Jason, maestro indiscusso nei combattimenti ravvicinati, esperto in diverse forme di arti marziali, si occupava personalmente della preparazione dei comandanti delle squadre. Quella sera stava lavorando con tre dei migliori.
Improvvisamente uno degli inservienti lo raggiunse, fermandosi rispettosamente a qualche metro, attendendo che potesse interrompere la lezione in corso. Seppure un po’ contrariato dall’interruzione, come si poteva notare dal sopracciglio destro leggermente alzato, Jason si avvicinò rapidamente al messaggero, il quale gli comunicò che era atteso al telefono. Si trattava di un codice con priorità assoluta. Scusandosi con gli altri si allontanò per andare a rispondere.
-Jason.
-Massima urgenza, livello di sicurezza cinque, interno ed esterno. Prepari tre squadre. Le migliori tre squadre che ha. Armamento pesante, si tratta di una missione ad alto rischio. Tra un’ora la voglio sulla pista di decollo. L’attende una missione negli Stati Uniti. Ulteriori informazioni le saranno fornite in seguito, durante il volo o subito dopo.
-Come desidera signore.
Jason appese il ricevitore e si diresse in palestra, dove diede l’ordine ai suoi uomini.
Sunnydale.
Erano immagini confuse. Si sovrapponevano per poi dividersi sfocate, fluttuanti. Ombre nere che si aggiravano davanti ai suoi occhi semi aperti. Sagome umanoidi che non riconosceva, ma che risaltavano sullo sfondo lampanti, come se fossero l’unica cosa importante che lo circondava, eppure gli odori acri che a zaffate gli arrivavano dalla sua destra erano forti, quasi fastidiosi.
La mente ottenebrata di Spike cominciò a farsi domande cercando risposte che non arrivavano, “perché quelle figure risaltano? Perché sento tanto forte il calore proveniente da loro?” Non capiva, ma nel suo stato non se ne fece un problema.
Le sagome si avvicinarono e lo circondarono. A Spike sembrò che dovesse ricordare qualcosa circa uomini, “ma sono uomini?”, che vestiti di nero si avvicinavano a lui. Ma ancora una volta le risposte non arrivarono. C’era qualcosa da sapere…
Ai suoi sensi, che rispondevano in modo strano, “Allucinazioni causate dalla sbronza?”, arrivarono voci. Le parole erano confuse ma gli sembrava inglese anche se non afferrava il senso delle frasi. Parole separate, nomi improbabili. Riconobbe però che uno di loro parlava con accento inglese. La cosa lo tranquillizzò. Il pericolo non gli sembrava provenisse dalla sua madre patria…
“Pericolo? Quale pericolo?”
Lui non era in pericolo… però… non ricordava…
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