NOTA: Q.Travers qui ha l'aspetto della puntata Checkpoint della quinta serie.Buona lettura!
-A-ah,scusa,io ero sicuro che...
Jane si avvolse con noncuranza in un asciugamano depositato lì accanto.
-La prossima volta BUSSA.- gli consigliò lei,diplomatica.
Xander era imbarazzatissimo, e la bellezza di quella ragazza lo aveva fatto rimanere di stucco. Rimuginandoci su, gli ricordava qualcuno ma non sarebbe stato capace di affermare chi con esattezza. Eppure quella precisa smorfia non gli era nuova.
Jane rise.
-Sono tre ore che stai impalato. Devo passare,non vorrei buscarmi un raffreddore.
-Oh,sì,sì...scusa.
Dawn sfrecciò simile a un fulmine verso Xander.
-Xander!Ciao!- e rivolta alla sua amica- C'è qualche problema?
-A parte aver avuto l'idea carina di entrare proprio quando ero senza veli...nessuno!- le ammiccò.
Dawn si mise una mano sulla bocca, stupita.
-Oh.- fu il suo commento,dando una rapida sbirciata a Xander che era rosso come un peperone.
-Uhm.. .io riparo questa benedetta finestra.- balbettò in un tentativo disperato di conferirsi un'aria professionale.
Dawn e Jane ridacchiarono di gusto.
Buffy quasi non andò a scontrarsi con un palo della luce per la sorpresa.
-P- puoi ripetere?!-gli occhi spalancati fino all'inverosimile.
Angel si era fermato sotto una tettoia in lamina d'acciaio,lo sguardo provato.
Buffy non attese la sua risposta.
-Jane sarebbe tua figlia?! La compagna di scuola di Dawn?! Ma l'hai avuta con i metodi tradizionali?-al momento sembrava questa la faccenda che più premeva alla cacciatrice.
Buffy,Buffy,Buffy... quando sarebbe arrivato il giorno in cui sarebbe finalmente cresciuta?, si interrogò Angel, allarmato.
L'ammazzavampiri non sapeva se dover ridere, piangere o , in definitiva, fargli una bella sfuriata sull'infinità di cose che lui non le aveva confidato sulla sua vita passata. Si rese conto, però, che non ne aveva il diritto. Angel per lei era ormai diventato un estraneo e non poteva forzarlo a raccontargli ogni particolare della vicenda. Sicuramente le avrebbe comunicato lo stretto indispensabile per essere in grado di far fronte alla minaccia che incombeva su Sunnydale.
Lui, come se le avesse letto nel pensiero,la smentì. Ah,giusto,l'aveva morsa... qualcosa lo doveva aver captato grazie a ciò.
-Teoricamente gli abitanti di Sunnydale non corrono alcun pericolo. E' Jane che vogliono, unicamente lei. Non sono stupidi, non gli interessa infastidire gli umani per puro divertimento. Se infieriscono su di loro, c'è sempre una ragione.
-Li ho già incontrati questi tizi?
-Poco fa.
-Ah. Pareva una pagliacciata da ballo in maschera!
Angel aggrottò la fronte, come al solito non aveva uno sviluppato senso dell'humor.
Buffy roteò gli occhi.
-Niente. Sdrammatizzavo.
Angel abbozzò un sorriso nervoso.
-Jane è... insomma,da che parte sta?
Il vampiro rise amaramente.
-Oh, Buffy, non è questione di parti,andiamo!- era piuttosto scioccato.
-Almeno devo essere al corrente di in che modo la pensa.- affermò con fermezza la donna.
-Non uccide da qualche mese, se è questo che intendi.- ribattè secco- Per non attirare eccessivamente l'attenzione,ovvio.
Buffy restava dubbiosa.
-Vuoi che si redima per soccorrerla?!- si era spazientito.
La bionda alzò gli occhi di botto,scossa dalla maniera in cui Angel le si era rivolto.
-Io...
-Te lo chiedo per favore,l'aiuti si o no?
-Perchè dovrei...
Voleva temporeggiare? Non rimaneva abbastanza tempo.
-Si tratterebbe di una mano in più, nulla di meno, francamente.- l'avvisò brutale.
Non la guardava, aveva voltato la testa e il suo corpo fremeva.
-Ok, ok ,Angel, se ti sta così a cuore.- si affrettò ad acconsentire Buffy.
-Devo farmi perdonare.- mormorò.
Buffy non colse quest'ultima frase,che prese come un borbottio indistinto.
Quentin Travers sedeva sul divano verde bottiglia della casa di Giles con le gambe accavallate. Era tranquillo e rilassato,sembrava avere un tempo illimitato a sua disposizione.
-Giles,amico mio,non ci offri un po' di tè?
-Ho soltanto caffè.- lo informò apparentemente in tono asciutto.
-Quella brodaglia gli americani la chiamano caffè?Bah.
Stava glissando alla grande sull'argomento cruciale.
-Non credo che tu ti sia sorbito un'intera traversata per discorrere sul caffè americano,o mi sbaglio?-chiese l'osservatore di Buffy con leggero sarcasmo.
-Uh,uh. Dritto al sodo,eh? E anche spavaldo,se permetti. Ti avverto: non ti ridaremo il lavoro per una seconda volta,chiaro?
Giles lo fissò,il mento sollevato, tipo volesse intimargli : provaci.
-Suvvia, Giles!Era una battuta,non potremo assolutamente licenziare un "dipendente" zelante,quale ti sei dimostrato. Mmm,mi sa che zelante non è il termine adatto. Curioso?Ficcanaso?Egoista? Comunque,complimenti! Ora abbiamo compiuto un considerevole passo avanti.
Giles stava per replicare,ma Quentin lo zittì con un gesto pacato della mano.
-Hai fatto il tuo dovere,ora dicci dov'è la ragazza.
Giles si appoggiò a uno scaffale della biblioteca,sospettoso.
-Tutto qui? Dovete davvero sapere ogni cosa per non pretendere mie ulteriori delucidazioni.
-Rupert, risparmia il veleno. Sai benissimo che ci resta poco.
-Ma...
-Ne va della salvezza della ragazza,amico mio.
L'osservatore sogghignò.
-Salvezza?La utilizzerete per i vostri scopi,ci scommetto.
Quentin si rizzò in piedi e sorrise.
-E tu scommettici.
Giles guardò attonito i suoi colleghi: avevano sfoderato delle calibro 48 e delle balestre. Un quadro pittoresco,sul serio. E macabro, pensò velocemente l'alto uomo con gli occhiali. Puntò gli occhi furenti su Quentin. L'altro non potè nascondergli un sorrisetto beffardo.
-Dovevo immaginarlo che te li saresti portati dietro quelli della squadra speciale!
Travers si infilò le mani in tasca,scuotendo il capo.
-Bè,questa volta non c'è nessun esame da superare, nessun baratto. Si tratta di prelevare con la forza e basta,no?
Giles sentì la punta affilata della freccia di una balestra che gli punzecchiava la schiena. Degludì impercettibilmente.
-Allora: cosa decidi?-domandò impaziente di sottecchi.
-Non ho altra scelta a ben vedere.
Quentin si esibì in una smorfia di compiacimento.
Giles aveva una strana luce nelle pupille.
Mark sbattè la portiera della limousine,e con passo lesto si avviò verso Elettra che si trovava nell'atrio della villa. La sua resistenza al sole era ancora minima.
-Come procede?
-Ehm, Mark, tesoro,io non sono la tua domestica.- sbuffò Elettra e gli diede una lieve pacca sulla fronte- Vedi di tenertelo a mente.
Mark sorrise.
-Certo.
L'arpia iniziò a passeggiare.
-Lei si sta godendo il suo ultimo giorno di vacanza.
-Pensavo che IERI lo fosse.- fece inquisitorio.
Elettra stava per rispondere,il vampiro la prevenne.
-Frasi di cicostanza. Scherzavo.Sapevo che sarebbe stato arduo per te ucciderla. La mia Jane è una ragazza assai sfuggente.
-Aha.
Elettra aveva ben impressa la conversazione che aveva avuto quella notte con Jane.
-Tienilo lontano da questa casa e avrai la tua ricompensa.
-Non potrò tenerlo a bada in eterno.
-E io non ho detto che mi celerò qui dentro in ETERNO.
Le aveva riservato uno sguardo profondo e risoluto.
Affari suoi,aveva valutato Elettra.
-Farò il possibile per distrarlo.- ed era scomparsa in un turbine di scintille infuocate.
Esaminò di nascosto la faccia di Mark. Gli occhi le svelarono ciò per cui provava maggior timore. Quell'uomo non aveva alcun intento di scovare di sua iniziativa la sua semivampira,lui percepiva che sarebbe tornata di sua spontanea volontà. D'altronde erano collegati dal morso sul collo che le aveva provocato lui. Mark l'avrebbe potuta richiamare a sé quante...un attimo!
Qualcosa non tornava. Lui, a causa del bel regalino che le aveva donato,sarebbe stato capace di attirarla da lui in qualsiasi momento. Perchè quindi non aveva ancora fatto niente del genere?Da questo doveva dedurre che Mark non aveva sufficiente influenza e controllo di ferro su un'impura ,quale era Jane. Ecco perché era alla sua ricerca,perché la bramava così tanto: doveva completare ciò che aveva incominciato. Possedeva l'enorme potere del semivampiro a metà,doveva impadronirsene totalmente.
Rise tra sé. Che gran bastardo!E per una questione di tale importanza aveva avuto il coraggio di sganciargli una miseria!
Le formicolarono le mani. L'avrebbe massacrato se avesse potuto,però era cosciente che quell'onore non spettava a lei.
Assunse un'espressione indifferente. La vendetta è un piatto che va consumato freddo,si disse.
Udì un frastuono e il rumore di qualcuno che si stava azzuffando.
Mise le braccia conserte e dichiarò scocciata:
-Vado a verificare cosa stanno combinando quegli scoppiati.
Mark non fece caso alle sue parole,era assorto in differenti pensieri.
- Willow?
Jane sbucò nella cucina.
La strega sobbalzò.
-In continua tensione,eh?- osservò la ragazza, perspicace.
Willow si deterse con uno straccio colorato il sudore provocato dal vapore del forno. Sul tavolo troneggiava un arrosto di vitello.
Jane era impressionata.
-Xander ha detto che ha terminato di aggiustare la finestra e se vuoi darle un'occhiata.- inclinò la testa verso le scale.
-Ehm,s- sì. Un secondo solo che trovo il piatto dove sistemare questo...coso e lo raggiungo.
-Sei sicura che sia il modo migliore per occupare le tue mani?- le chiese Jane di punto in bianco.
Willow la scrutò,stralunata. Le sue gote si erano tinte di rosso.
Jane sorrise maliziosa.
-Non volevo intendere in quel senso.
La rossa esitò:
-Mi piace.
-Non si può rinnegare quello che si è.
Willow ci rimase di sasso. Come faceva quella ragazza a sapere chi era se l'aveva incontrata solamente la sera prima?Soprattutto: era a conoscenza della magia?!
- E' solo questione di scegliere un cammino diverso.
- T- tu pratichi la magia?
Jane si atteggiò a ingenua: - Qualcosina.
Willow parve riflettere.
-Te ne ha parlato Dawn?
-Siamo amiche intime e io sono una persona di larghe vedute.- le strizzò un occhio,affabile.
Willow si sedette su uno sgabello di legno.
Soffiò piano.
-La magia mi ha corroso.
-Noo, hai sperimentato. Dare la morte con la magia è comodo,ma ti può causare delle emicranie pazzesche. Fallo in casi di grave necessità ,stop. Non risolvi niente se ti lasci prendere dalle emozioni e stermini tutti,credimi.
Willow trattenne il fiato.
-Non può, Dawn non può averti riferito pure i dettagli!
-Infatti no. Ho un po’ di Vista.- le rivelò Jane,sbrigativa.
La donna era sbalordita.
-E c- come…?
-…funziona?Semplice:ho dei flash. Però succede quando io lo desidero.
-Ooh.-fece ammirata.
Jane smorzò un sorriso.
-Senti,non dubito che tu sia abile tra i fornelli,-indicò l’arrosto fumante- solo che non devi smettere di fare una cosa che adori.
Diede una scorsa alla quantità di libri di ricette sparsi sul tavolo con le piastrelle candide.
-Sennò diventerai pazza.La magia non è un male,dipende da come la si usa. Prova a praticarla anche per gli altri,oltre che per te stessa.
Willow la ascoltava affascinata.
Di colpo suonarono il campanello.
Dawn gridò:-Vado io!
Jane fece per andarsene, Willow si alzò e la bloccò con una mano sulla spalla.
-Aspetta. E’ impossibile che una della tua età sia già matura sotto questo aspetto. Da chi l’hai imparato?
-Avevo un maestro molto tempo fa…Mi insegnò quello che so oggi sulle arti magiche. Quella che definirei una brava persona. Un sognatore.
Si scostò e si diresse verso l’ingresso.
-Ma chi sei?-sussurrò Willow, confusa.
Dawn sussultò.
Osservatori. E quanti!
Tremò. Erano tornati per lei,la Chiave?
Riconobbe un signore di media altezza,con i baffetti e la barba biancastra,il suo nome le sfuggiva.
-S- si?-balbettò- Posso esserle utile?
L’uomo sorrise mellifluo.
-Dawn,mi fa piacere rivederti.
La castana lo squadrò,velatamente innervosita. Cosa voleva?
Jane fece un passo indietro. Era distante dalla soglia d’ingresso,nonostante ciò riusciva ad intravedere le persone che avevano suonato. Dawn sembrava conoscerli. Aveva un brutto presentimento.
Willow la superò e allontanò Dawn dalla porta.
-Signor Travers.
Il volto della strega aveva un cipiglio combattivo.
-Oh,come sta,signorina Rosenberg?
-Bene.- lo informò piatta- Buffy non c’è.
-Non è per la signorina Summers che sono qui. Se mi fa accomodare, glielo spiego con calma. E’ così fastidioso stare davanti alla porta a discutere.- fece cordiale.
-Io non…-tentennò la donna.
Erano venuti per lei,realizzò Jane.
-Chi sono?-bisbigliò a Dawn.
-Sono del Consiglio degli Osservatori.
I nervi della semivampira si tesero.
E adesso?
Era in trappola e se li avesse affrontati si sarebbe ritrovata in netto svantaggio ,dato il numero elevato.
Dawn,che aveva intuito qualcosa,le diede un colpetto sul braccio e l’assicurò:- Sta tranquilla. Will non permetterà che varchino quella soglia.
-MI dispiace,signor Travers.Se lei non mi dice il motivo della sua vista,non posso farla entrare.-ribadì la rossa,energica.
Un uomo si fece largo.
-Aspetta!Aspetta!
Willow boccheggiò meravigliata.
-Signor Giles?!
-Willow,te lo chiedo per favore: falli entrare.
-E perché mai dovrebbe?- domandò una voce.
Willow, Giles e gli osservatori si girarono.
La cacciatrice li guardava acida e vagamente imbestialita per la piccola folla che si era creata di fronte alla porta di casa sua. Angel osservava la situazione ai piedi della gigantesca quercia che era posizionata sul lato destro della facciata dell’abitazione. Era seccato e in procinto di infuriarsi.
Jane si recò insieme alla sua amica in salotto per vedere meglio. Uh,Wonder Woman,ergo l’ammazzavampiri, stava a gambe divaricate, con quel broncio da bambina capricciosa che la contraddistingueva e più in là…di male in peggio!Il suo prototipo di padre fissava con i suoi intensi occhi neri la scena,non accennando a muovere un singolo dito.
Tipico.