L’autista, un tipo magro e rossiccio stava aspettando in garage e appena vide Angel aprì gi sportelli per farci sedere.Era una limousine enorme, mi sedetti a lato in fondo, a fianco Cordelia e mia nonna, di fronte a me si sedette Angel, mio padre e Doyle. L’autista guardò Angel che fece un cenno con la testa ; vidi un pannello salire a dividere noi e il guidatore. Angel mi guardava sorridendo:- A Roberto piace il sole, così io posso stare al sicuro dai raggi del sole e lui può goderseli liberamente. Non ti ho neanche chiesto come stanno i ragazzi! Mi stavi dicendo di Tara poco fa! Angel in questo non era cambiato e io ero contenta di dover parlare d’altro :- Già, Tara! Come ti ho detto è la compagna di Willow ed è una strega molto potente. Inoltre ha un carattere molto gentile e altruista, anche se a volte è molto taciturna, qualche volta mi ricorda te! Angel stava per dire qualcosa ma Cordelia lo interruppe:- E Xander e Anya? Stanno sempre insieme? Dimmi un po’ di lei, non la conosco! Non mi ero resa conto di quanto Cordelia fosse cambiata sino a poco tempo prima. Ormai era diventata una persona responsabile e molto diversa dalla Cordelia del liceo che tutti detestavamo:- Si, Cordy, Stanno insieme e stanno anche pensando al matrimonio, anche se non hanno avuto ancora il coraggio per dircelo apertamente. Anya è…Non mi veniva una parola giusta per definirla, non era facile definire Anya. Un demone di circa duemila anni che si ritrova nei panni di una diciottenne è un po’ difficile da spiegare…: - la devi solo conoscere , è diversa!Il tempo nella macchina sembrava essersi fermato. Guardavo il panorama scorrere lentamente per non dover guardare Angel negli occhi, e a rendere tutto più pesante era calato un tale silenzio da diventare imbarazzante. Sentivo lo sguardo di Angel su di me e degli altri che ci fissavano in silenzio.Non sopportavo più quella situazione, c’erano tante cose che avrei voluto dire ad Angel: che ora ero più forte, più serena con Jack accanto, ma che non avevo mai smesso di amarlo e che niente poteva dividerci, ma loro non avrebbero capito, l unica cosa che a loro interessava era tenerci lontani dai nostri istinti. Questo diceva quanto poco ci conoscevano. Pensavano che avessimo rinunciato l uno all’altra, ma non era così. Continuavamo ad amarci, anche se in modo diverso, a volte doloroso. Era molto tempo che io ed Angel non ci vedevamo o sentivamo per telefono, ma era come se le nostre anime avessero continuato a comunicare. Mi girai a prendere dalla borsetta il cellulare che aveva squillato distogliendomi dai miei pensieri e incontrai lo sguardo di Angel che sorrise:- Pronto? Ciao, si, si,no,va bene.
Angel mi guardò con aria interrogativa e mio padre lo precedette nel formulare la domanda a cui io non volevo rispondere:- Chi era? Era Jack? Sembravi così strana al telefono. Mi girai verso il finestrino e risposi con un filo di voce:- Si, era Jack, vuoi che ti faccia anche la radiocronaca di quello che mi ha detto? Guardai Angel negli occhi, e credetti di affogare, I suoi occhi scuri e profondi non erano cambiati, sempre pieni di tristezza e dolcissimi; mi venne voglia di accarezzargli il viso per far sparire tutta l’angoscia che potevi leggerci dentro, ma non potevo farlo, loro avrebbero compreso solo quello che volevano comprendere. Feci invece qualcosa che nessuno di loro, incluso Angel,non si aspettava, aprii lo sportello e saltai dall’auto in corsa! Non riuscivo più a sopportare il loro sguardo accusatore, e dato che era ormai il tramonto non avrei ucciso Angel, così, tolta la polvere dai vestiti mi incamminai a piedi verso Sunnydale.
La macchina frenò bruscamente alcune centinaia di metri dopo ed Angel corse fuori seguito dagli altri, mi strinse le spalle sino a farmi male:- Sei pazza? Che cosa volevi fare, ammazzarti? Le lacrime bruciavano nel tentativo di uscire ma le ricacciai violentemente indietro:- Mi hanno già ucciso loro, mi hai già ucciso tu! Un piccolo salto dalla macchina cosa vuoi che sia, non sopporto più le loro accuse! Almeno avessero il coraggio di parlare! E invece continuano a parlare sottovoce o a fissarci in silenzio pensando se sarò io a saltarti addosso o tu. Ho tentato di non farci caso, ma loro me lo fanno pesare come un macigno, un dolore così grande da offuscare tutto il resto! Per loro ho rivangato un passato difficile da rivangare, ho pianto lacrime che pensavo non dover più piangere, e loro non fanno altro che accusarci! Angel non parlò ma mi fissò un istante, mi accarezzò una guancia e mi sfiorò i capelli:- Si, hai ragione. Non muoverti, aspetta solo un secondo. Così dicendo tornò indietro e fece risedere gli altri in macchina dicendo all’ autista di andare a Sunnydale, loro avrebbero continuato a piedi, in fondo era solo un miglio. Guardai Angel tornare verso di me mentre la macchina ripartiva con a bordo gli altri, mi strinse a se e mi sorrise:- Andiamo, una bella passeggiata è ciò che ci vuole! E così avremo anche il tempo per parlare, finalmente!
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