“Avanti, Buffy, smettila di fare quella faccia…Rivederlo non sarà la fine del mondo.”
“Ma non sarà neanche facile, e lo sapete benissimo. Quindi smettetela voi di tormentarmi, Willow! E poi ancora non capisco perché siate voluti venire anche voi.”
“Secondo te?” La voce più irritante che avesse mai sentito. Non sopportava quell’ironia che aveva sempre. Il proprietario della suddetta voce continuò, accendendosi una sigaretta: “Lo sai bene che la prudenza non è mai troppa, quando si tratta di voi due, cacciatrice. Insieme, siete peggio di una bomba a orologeria e nessuno di noi ha voglia di saltare in aria. Anche se Angelus potrebbe fare ben di peggio…”
Aveva a malapena finito che un pugno ben assestato lo prese dritto in faccia.
“Dacci un taglio, Spike! Se sei qui è solo per rompermi le scatole, e lo sai. Quindi piantala all’istante di atteggiarti a nobile paladino: è un ruolo che non ti si addice.” Lasciò perdere Spike e si rivolse a Willow. “Ma sei almeno sicura che sia proprio l’aiuto di Angel, quello che ci occorre?”
“Beh,” si intromise Xander “tu quanti vampiri conosci che abbiano l’anima, abbiano amato una cacciatrice, siano andati e tornati dall’Inferno e siano dalla parte delle forze del bene come dice quel testo? Ok, forse l’ultima affermazione è un po’ azzardata, ma le altre non lasciano molto spazio ai voli di fantasia, non credi? Ehi, lo sai come la penso su Angel, però pare non ci sia scelta. Che vuoi che ti dica? Sopporta.”
Prima che Buffy potesse replicare, e mandare Xander a quel paese, Willow intervenne: “Ok, ragazzi, siamo arrivati: l’Hyperion è quello. Non male, non vi pare?”
“Humpf, da quello c’era da aspettarselo…”
Suo malgrado, Buffy dovette dare ragione a Spike: quell’enorme albergo di inizio secolo era perfettamente consono ai gusti di Angel in fatto di abitazioni. Ricordava l’immenso palazzo in cui aveva abitato a Sunnydale, in cui avevano trascorso insieme tanti momenti, pervasi da quella struggente e malinconica dolcezza che li aveva sempre accompagnati lungo tutta la loro storia. Ricordava come, dopo che lui l’aveva lasciata, andandosene dalla città, aveva sempre accuratamente evitato di avvicinarsi a quel luogo, forse volendo convincersi di essersene dimenticata, forse per non essere costretta a ricordare…
O forse solo per cercare di eliminare il ricordo di Angel. Del loro amore.
Per non dover sentire il suo cuore accelerare, come impazzito.
“Bene, ci siamo. Voi che dite: sarà in casa?” chiese, per riuscire a smettere di pensare, e agire. Anche se questo significava avvicinare il momento di vederlo.
“Adesso ancora no, ma se gli dai un paio di minuti…” rispose Spike, accennando con la testa a una figura che si avvicinava all’entrata.
Angel.
Sempre uguale a sé stesso. Sempre vestito di scuro, con le mani in tasca, il passo ritmico e calmo che faceva ondeggiare il lungo cappotto che indossava. Sempre con quell’espressione pensosa e malinconica che gli aveva costantemente visto sul viso, che le provocava sempre una stretta al cuore.
Rimasero a guardarlo mentre camminava, indecisi se chiamarlo o meno, quando d’un tratto si fermò, voltandosi poi lentamente dietro di sé, anche se non si era udito alcun rumore.
Tuttavia, poco dopo, un ticchettio rapido di passi annunciò che era in arrivo qualcuno e improvvisamente, dal buio della notte, emerse una figura che lasciò tutti stupefatti.
Era una ragazza alta e snella, con una folta massa di lunghi capelli scuri sciolti nella brezza e dagli occhi ugualmente scuri, che risaltavano, profondi, in un viso pallido dagli zigomi pronunciati. Corpo e gambe perfetti, vestiti di una corta gonna in pelle nera, camicia in raso rosso scuro e di una giacca anch’essa corta, nera e in pelle come la gonna.
Si avvicinò correndo sulle sue lunghe gambe, i tacchi degli stivaletti che indossava che picchiettavano veloci.
Era verso Angel che si stava manifestamente dirigendo, con quel sorriso leggero sulle labbra, ed era lei che Angel stava altrettanto manifestamente aspettando, con un sorriso simile in volto.
Arrivata vicino a lui, la ragazza gli afferrò allegramente il braccio sinistro e, appoggiandogli la testa sulla spalla, lo fece voltare di nuovo verso l’entrata, ridendo di una risata così argentina e contagiosa da trasformare anche il sorriso indulgente di Angel in un’autentica, profonda risata che si unì alla sua, mentre sempre insieme varcavano la soglia dell’Hyperion.
Senza parole. Sbalorditi. Increduli.
Ecco com’erano.
Tutto potevano aspettarsi, demoni, vampiri e quant’altro, potevano concepire l’idea che Angel si rifiutasse di aiutarli, per quanto apparisse assai improbabile, potevano calcolare l’eventualità che fosse ferito o nei guai, certo.
Potevano pensare qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa tranne quella.
Angel e una ragazza….
Sembrava incredibile. Assurdo. Impossibile.
Eppure l’avevano visto coi loro occhi.
Istintivamente si voltarono tutti verso Buffy.
Vuota. Agghiacciata. Sconvolta al punto di non avere assolutamente nessuna espressione sul viso. Se avessero voluto paragonarla a qualcosa, l’unico oggetto che sarebbe venuto loro in mente sarebbe stato uno specchio infranto.
La videro deglutire. Riprendere lentamente un po’ di colore in volto.
“Andiamocene…” mormorò appena distintamente, prima di voltarsi e incamminarsi con una sicurezza che non poteva realmente avere.
Non era possibile. Non poteva essere vero. Non voleva che fosse vero.
Eppure non c’erano dubbi. Non potevano esserci dubbi.
L’aveva perso.
E si stupiva per quanto male le facesse quest’idea, visto che in fondo l’aveva perso già da tempo, da tanto tempo, e poi si dava della bugiarda, della stupida, dicendosi che non era vero, non lo era mai stato, che in qualche modo lui aveva sempre abitato le profondità più remote del suo cuore, quelle che solo lui era riuscito a spalancare, e lei aveva sempre saputo, no, creduto di sapere, che per lui era lo stesso, che nel suo cuore ci sarebbe sempre stato un posto solo per lei.
E invece….Che stupida era stata!
Che cosa pretendeva, maledizione? Prima o poi doveva succedere.
Angel era bello, dolce, forte…e indubbiamente affascinante: credeva che solo lei potesse accorgersene?
No, certo che no: ricordava come, a volte, quando uscivano insieme, le rare volte che vampiri e simili davano loro tregua, avesse notato gli sguardi di altre ragazze posarsi su di lui, evidentemente attirati dalla sua aria da bel tenebroso, ma ricordava anche che Angel non dava minimamente segno di accorgersene, come se tutte quelle ragazze non esistessero nemmeno.
Idiota! Credeva davvero che avrebbe pensato sempre a lei?
Dopo che era finita…Dopo che lei aveva trovato un altro, anche se poi si erano lasciati…Dopo che aveva evitato ogni contatto con lui…Dopo le parole che gli aveva detto, arrabbiata e ingiusta…
Sì, l’aveva creduto, in fondo.
Molto in fondo. Nel più profondo del suo cuore.
E adesso tutto era andato in pezzi.
E anche se sapeva che era giusto, che prima o poi sarebbe comunque accaduto, non poteva fare a meno di sentirsi distrutta.
“Hey, che fai? Scappi?” Spike. Spike, che aveva deciso di parlare per tutti.
“Non sono affari tuoi.” rispose, sapendo di mentire e neanche tanto bene.
“Lo sono eccome, visto che, disgraziatamente, abbiamo bisogno di quel tipo se vogliamo sopravvivere.” ribatté duramente il vampiro. “E questo lo sai anche tu, quindi i tuoi dolori mettili da parte. Che credevi, alla fine? Ti ha lasciata, non si è fatto frate! E non mi pare che tu abbia esattamente fatto voto di castità, no?”
“Spike, non credo che dovresti…cioè, Buffy, lo so che cosa provi, o almeno l’immagino, credo…però, ecco, in fondo voi due non state più…e, insomma, dopotutto…Lo so che sarà difficile ma…cerca di non pensarci, perlomeno adesso. Abbiamo bisogno del suo aiuto, non abbiamo scelta, lo capisci, vero? E, per quanto ti faccia soffrire, tu ti sei rifatta una vita, o ci hai provato: ne ha il diritto anche lui, non credi?” provò a intervenire Willow, come al solito cercando di smorzare i toni.
Tuttavia il suo intervento non migliorò l’umore di Buffy.
“Grazie, grazie mille! Come sempre il torto è mio, vero? E va bene, andiamo! Così possiamo dargli anche la nostra benedizione, visto come siamo tutti contenti per lui, povero piccolo!”
Passò in mezzo a loro come una scheggia, oltrepassando a grandi falcate lo spazio che la separava dall’entrata, e a loro non restò che seguirla.
Xander, rimasto indietro con Spike, ne approfittò per parlare un po’, evitando di esplodere: “Però! E bravo Angel! Noi ci preoccupiamo che sia nei guai e lo peschiamo in dolce compagnia…Comunque il ragazzo non ha cattivo gusto, quella tipa era uno schianto: meno male che non c’è Anya!”
“Altroché se era una favola!” confermò Spike di tutto cuore. “Due gambe che non finivano più! Ma che ci trova una così, in quello? Valle a capire, le donne…”
“Non avevo mai sentito ridere Angel, prima di oggi, credevo che neanche sapesse come si fa. Quella ragazza ha fatto un miracolo!”
Sarebbero andati avanti ancora per un pezzo se Buffy non avesse estratto dalla borsa uno dei soliti paletti per passarlo nella tasca della giacca.
“Hey, non vorrai mica impalettare Angel?? Sei ammattita?!”
“No, Will, non del tutto o non ancora. Ma voglio poter evitare scherzetti da parte della sua vampira, non si sa mai…”
“La sua cosa???” Xander spalancò gli occhi, mentre a Spike andava di traverso il fumo della sigaretta.
“Avete notato le sue gambe e non che è una vampira? Complimenti a tutti e due, specialmente a te, Spike: non riconosci neanche una collega?” sbuffò, prima di liquidarli definitivamente.
“Oh cavolo. Adesso sì che sono preoccupato!”
“Beh, non sei l’unico. A parte il fatto che non vorrei di nuovo avere a che fare con Angelus, specie dopo quello che gli ho combinato, non sarà facile tenere a bada la tua amica: è un bel po’ su di giri e non vorrei che facesse un’idiozia. Potrebbe costarci la testa.”
“Dici che Angel potrebbe…” Perfino Xander doveva riconoscere che era un’ipotesi azzardata.
“Ha fatto fuori Darla, no?” ribatté il vampiro. “E tra alti e bassi quei due erano stati insieme per oltre un secolo, mica tre anni. Chi ci dice che, se Buffy attaccherà la sua nuova ragazza, lui non le riservi lo stesso trattamento?”
“Non credo che Angel…”
“Oh, Angel magari no, lo ammetto…ma Angelus?” Spike fece una smorfia in risposta alla sua stessa domanda. “Io dico proprio di sì e poi, in ogni caso, ti ricordo che Darla l’ ha ammazzata Angel, non Angelus.”
Che razza di amici aveva?
Ok, passi per Spike che stava al mondo solo per essere il suo tormento personale, lui e le sue battute idiote, ma da Xander e Willow un po’ di appoggio se lo sarebbe aspettato, specie dalla seconda.
E invece no, anche su di loro si era sbagliata.
Così, eccoli lì che andavano a fare gli auguri a Angel e alla sua…non riusciva nemmeno a pensare ad un insulto abbastanza feroce e pesante per quella maledetta che si era presa Angel, il “suo” Angel, come lei aveva sempre continuato a considerarlo.
La odiava. E la odiava ancora di più perché, nonostante tutto, non riusciva ad odiare lui. E odiava anche sé stessa per quest’odio che non riusciva a provare. Che, si rendeva conto, non sarebbe mai riuscita a provare.
D’accordo, erano arrivati.
Davanti a loro c’era la porta dietro alla quale avrebbero trovato Angel.
Anzi, Angel e la sua ragazza.
Chissà che sarebbe successo.
Spike se lo chiedeva, non senza malignità.
A vederlo con un’altra, Buffy c’era rimasta di sasso e del resto anche lui stesso non se lo aspettava di sicuro di vedere Mister Tenebroso con una tizia che non fosse la cacciatrice, anche se a suo favore c’era il fatto che la tizia in questione era una vera fuoriclasse.
Strana, però, quella sensazione….come se non gli fosse del tutto estranea, come se gli ricordasse qualcuno…il che era assurdo: se avesse incontrato una bellezza simile non se ne sarebbe sicuramente dimenticato!
Intanto Buffy continuava a indugiare senza far niente, e con lei gli altri: non avevano per caso in mente di far giorno fermi come dei cretini davanti ad una porta chiusa?!
Come al solito sarebbe toccato a lui fare qualcosa.
Dopotutto era per quello che lo tenevano attorno: perché facesse quello che loro non avevano il fegato o lo stomaco di fare…
“Ok, vediamo di sbrigarci.” disse, e, prima che Buffy finisse di voltarsi verso di lui, bussò deciso alla porta di Angel.
Troppo tardi.
Ma perché Spike aveva bussato? Perché?
Lei non era ancora pronta. Non sapeva cosa fare, cosa dirgli…
Come reagire a quella ragazza…
Che cosa gli avrebbe detto? Che cosa lui le avrebbe detto?
Adesso che era davvero finita, che non era più suo…
E se l’avesse mandata via?…
E se fosse stata lei ad aprire? Cosa poteva dirle?
Sentì dei passi alla volta della porta.
Passi grevi e sicuri.
I passi di Angel.
Sempre più vicini.
Non c’era più tempo.
La porta si aprì.
“Cordelia, Wesley, non dovevate…Buffy? …Ti credevo a Sunnydale…come mai qui?”
Per un momento a Buffy sembrò di sprofondare nei suoi occhi scuri e sorpresi di vederla lì, alla sua porta. Dimenticò ogni cosa: quella ragazza, il perché erano lì…Esistevano solo il suo viso…la sua voce…L’autocontrollo che faticosamente era riuscita ad imporsi non poté impedire al suo cuore di accelerare di colpo, come ogni volta che lo vedeva o anche solo pensava.
“Possiamo…Possiamo entrare?” chiese, e immediatamente pensò a tutte le volte in cui lui le aveva rivolto la stessa domanda, con lo stesso tono sommesso e in imbarazzo, quasi intimidito, che aveva usato lei in quel momento.
Seppe di non essere stata l’unica a pensarci quando lui le rispose, accorgendosi solo allora degli altri: “Una volta ero io a fare questa domanda…” Sorrise, facendosi da parte. “Certo, entrate.”
Lentamente, a disagio, Willow con un sorriso tirato, Spike che non vedeva l’ora di fare qualche battuta delle sue e visibilmente deluso dell’indifferenza di Angel per la sua presenza accanto alla cacciatrice, Buffy con lo sguardo a terra, come peraltro il suo morale, lo seguirono in una grande stanza arredata in art déco con le pareti ricoperte di librerie stracolme di volumi.
“Però, ti sei sistemato bene, eh? Decisamente meglio della vecchia fabbrica.”
Angel fece un sorriso tirato. “O di una cripta. Non è un po’ antiquata, Spike?”
“E tu come lo sai…che io sto in una cripta? Mi spii? Credevo avessi di meglio da fare.”
“Infatti. Ma sono sempre disposto ad ascoltare chi ha qualcosa da dirmi. A proposito, come mai siete qui? C’è qualche problema?”
Le ultime parole erano rivolte a Buffy, ma lei non riuscì a rispondere: nello stesso istante in cui Angel finì di parlare, si sentì una voce chiara e calda provenire da dietro una porta che si stava aprendo.
“Che succede, Angel? Ci sono visite?”
Lei. Perfettamente calma e sicura di sé, appoggiata alla maniglia della porta che aveva richiuso alle proprie spalle. Il suo sguardo limpido e ironico scivolò su di loro, affatto turbato da quella intrusione improvvisa.
“Ma guarda…” continuò sorridendo. “La Bocca dell’Inferno è esplosa e noi non ce ne siamo accorti?”
“Credo di no .” le rispose Angel. “Non è il genere di evento che passa inosservato, non ti pare? Se non altro perché a quest’ora saremmo morti.”
Lei rise, scrollando i capelli come una puledra. “Perché, adesso cosa siamo, secondo te?”
Mentre parlava aveva attraversato la stanza, fino a raggiungere Angel e sedersi sulla scrivania accanto a lui, accavallando le gambe. Tutti quei movimenti erano stati compiuti con una grazia straordinaria, ma senza alcuna affettazione, naturalmente, quasi senza badarci, con la tranquillità che denota il possesso e la sicurezza.
A quella vista, Buffy sentì il sangue andarle alla testa e il gelo invaderle il resto del corpo: come si permetteva di comportarsi così? Come se tutto fosse suo, come se fosse in casa propria? Come osava ignorarli, come denunciava chiaramente la noncuranza implicita in ogni suo atteggiamento?
E perché Angel non le diceva niente? O meglio, perché aveva la sensazione che quei due comunicassero in ogni momento, ma ad un livello diverso e irraggiungibile? Perché le accadeva questo? Non era stato abbastanza il passato? Doveva ancora soffrire per lui?
Doveva andarsene. Doveva uscire di lì prima di esplodere.
O peggio, di scoppiare a piangere come una bambina.
Il suo viso si irrigidì, diventando una maschera di gesso: “Scusa. Non sapevamo avessi compagnia.Vuol dire che torneremo un’altra volta.”
“Sarebbe inutile, Buffy.” Come faceva, quella, a sapere il suo nome? “Probabilmente mi troveresti ancora qui.”
“Come, scusa?”
“Beh, sai com’è….io abito qui.”
Tombola!
La pupa era andata sul pesante….e a colpo sicuro, ci avrebbe scommesso. Che fosse vero o no, Buffy aveva ricevuto la botta in pieno, anzi: colpita e affondata.
Ricordò la conversazione avuta con lei a proposito di come avesse fatto fuori due sue predecessore e quello che le aveva detto sulla ricerca della morte da parte delle cacciatrici, di come fosse la sua voglia di vivere a permetterle di andare avanti….Fosse stato ancora William il Sanguinario, adesso avrebbe potuto far salire a tre il numero di cacciatrici mandate al Creatore con una facilità estrema, visto che, al momento, quella attuale non aveva voglia di vivere bastante nemmeno a farla respirare, dubitava persino che il suo cuore, ammesso che funzionasse ancora, riuscisse a mantenere il ritmo.
Certo che Angel era proprio un bastardo!
Come se non l’avesse già fatta soffrire abbastanza!
Doveva proprio darle il colpo di grazia con quella tizia?!
Eppure, più ci pensava e più si convinceva che quella signorina non la vedesse per la prima volta….persino il suo modo di fare, qualcuno glielo ricordava…
Il problema era: chi?
- Dici che ho esagerato? -
- Secondo te? Guarda che faccia…non mi stupisce, visto il tatto che hai usato. Se volevi divertirti, direi che hai abbondantemente passato il segno, non credi? –
- Ok, ok, calmati! Scusa, non sei contento? Vuol dire che è ancora innamorata di te, no? Dovrebbe farti piacere e invece ti incavoli! L’amore, puah! Ma come ti riduce, questa ragazzina? Vabbé che dopo quello che ho visto non dovrei più stupirmi di niente, perlomeno su questo, ma… -
- Ma si dà il caso che siano affari miei, chiaro? E adesso vediamo di rimediare a quello che hai combinato. -
Dopo la dichiarazione di quella ragazza, il silenzio era rimbombato nella stanza, senza che nessuno provasse nemmeno ad interromperlo. Niente di che meravigliarsi, considerato quello che avevano appena sentito.
Dal canto suo, Willow si sentiva un verme, e provava quasi la tentazione di trasformarcisi per l’eternità come la povera Amy-topo che non era mai riuscita a far tornare normale.
Povera Buffy…Poteva dire quanto voleva che quella con Angel era una storia chiusa, ma era evidente che non era affatto così, né lo sarebbe mai stato: lo aveva amato troppo, questo era il punto. Troppo per dimenticarlo definitivamente. Aveva sempre pensato che quel discorso fosse valido anche per Angel, forse ancora di più, ci avrebbe messo la mano sul fuoco, conoscendolo.
E invece, a quel che sembrava, si era sbagliata.
Dio, quanto avrebbe voluto che Tara fosse lì con lei! Non aveva mai avuto tanto bisogno di lei, della sua forza, come in quel momento: Buffy stava male, e lei non sapeva che fare….
Istintivamente, volse lo sguardo da Buffy ad Angel: aveva visto, almeno, in che stato era la sua povera amica?? Probabilmente sì, a giudicare da come guardava la sua nuova fiamma.
Sembrava decisamente seccato, e fin lì andava bene.
Però non capiva perché, anche se non si erano detti nemmeno una parola, lei avesse la sensazione che stessero dialogando fra loro, senza che gli altri li sentissero. C’era qualcosa, nell’aria….
E non era la sola cosa strana.
Perché più guardava quella vampira e più aveva l’impressione di scorgere qualcosa di conosciuto, in lei? Quei lineamenti…soprattutto quegli occhi…dove li aveva già visti? A chi potevano essere ricondotti?
Mentalmente, staccò ogni dettaglio di quel volto dal contesto e, dopo qualche momento, la risposta le balzò davanti. E per quanto assurda e impossibile potesse sembrare, era l’unica che potesse dar loro qualche genere di spiegazione.
“Buffy, aspetta….lo so cosa pensi, ma…”
“No, Angel. Tu non sai che cosa penso, non puoi saperlo….” Un sussurro che solitamente sarebbe stato impossibile da udire, ma simile a un urlo nel silenzio glaciale della stanza. Il mormorio incredulo di chi ha appena sentito la propria condanna a morte. “E sai perché? Perché non lo so nemmeno io. Forse perché non sto pensando a niente…Perché non riesco a pensare a niente….” Stava lottando per ricacciare indietro le lacrime, che iniziavano a premere. “A parte, ovviamente, che non capisco perché non ci riesco…”
“Se accetti suggerimenti,” intervenne la vampira ancora sconosciuta con un sorriso smagliante. “ io un’idea ce l’avrei…Che ne dici di: gelosia a livelli fuori scala?”
Ingoiando di colpo tutte le lacrime che stava per liberare, Buffy si voltò di scatto verso di lei, gli occhi che mandavano lampi. “Tu stanne fuori! Casomai non l’avessi notato, questa è una conversazione privata, nella quale non sei inclusa! Quindi vedi di non impicciarti, se non vuoi che il tuo bel faccino si trasformi in un mucchietto di cenere, è chiaro?!” ringhiò minacciosa.
Onore al merito: bisognava ammettere che, chiunque fosse, la ragazza aveva del fegato, dal momento che non fece una piega. Si limitò ad alzare le spalle e a considerare, senza la minima emozione: “Veramente, sulla conversazione ‘privata’ ci sarebbe da ridire, visto il pubblico che avete e che non si perde una parola, a quanto credo…E per quanto riguarda il resto, certo, ci puoi provare, se ci tieni. Però non credo che sarà facile…”
“Adesso basta, Marianne!”
L’ordine era schioccato brusco in bocca ad Angel, cosa strana per uno che, come lui, si era sempre rivolto ad ogni ragazza, persino Faith, in modo pacato e sommesso. Doveva proprio esserci qualcosa di importante, fra loro, perché le parlasse in quella maniera. Intanto stava continuando: “Direi che per oggi ti sei divertita abbastanza. Vedi di piantarla, e subito: non ho voglia di discutere con degli amici solo per i tuoi giochetti.”
“Ok, ok, ho capito, messaggio ricevuto!” Con un salto scese dalla scrivania e si avvicinò a Buffy, tendendole la mano. “D’accordo, basta con gli scherzi, a quanto pare è ora che faccia la brava bambina.” Il sorriso adesso era aperto e calmo, innocente, senza alcuna traccia d’ironia o sarcasmo, come del resto la sua voce. “Che ne dici, sotterriamo l’ascia di guerra e ci sediamo a parlare da persone civili?”
“Tu non sei una persona. Sei una vampira. E l’unico metodo di conversazione con quelle come te è un paletto nel cuore, sono stata chiara?”
L’altra fece una smorfia, incrociando le mani dietro la schiena. “Chiarissima, piccola. Ma sfortunatamente è una minaccia che non mi fa alcuna paura.” Si rivolse nuovamente ad Angel, fermo al suo fianco: “Beh, non guardarmi così, io ci ho provato! E’ colpa mia se la tua ex, anziché parlare, vuole impalettarmi?”
La risposta le venne data con uno sguardo e un tono talmente affettuosi e indulgenti da smentirne le parole. “Confesso che in certi momenti sarei tentato di darle ragione…..Adesso, per esempio.”
La ragazza sgranò gli occhioni scuri. “Oh, ti prego, non dire queste cose….Così mi spezzi il cuore, fratellone!”
A quella parola Buffy si riscosse di colpo. “Come, scusa? Come… lo hai… chiamato?….”
Aveva un’espressione talmente buffa, un misto di incredulità, sorpresa e voglia di essere convinta, che quando Angel le rispose non riuscì a trattenere un sorriso. “Ti chiedo scusa a nome suo, visto che so che lei non lo farà mai. Mi dispiace per quello che ti ha detto: non voleva realmente ferirti, credimi.” Mentre parlava, aveva passato un braccio attorno alle spalle della ragazza, che gli stava vicina con l’aria di divertirsi un mondo.
“Lei…Lei ti ha chiamato….”
“Lo so. E aveva ragione a farlo. Buffy, ti presento Marianne, mia sorella minore.”
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