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Capitolo III

October 22 2003 at 1:09 PM
Alkja  (Login Alkja)


Response to LA RIUNIONE - completata

 

Non erano esattamente due vampiri al massimo della forma quelli che si svegliarono qualche ora dopo, e nemmeno due fratelli traboccanti di affetto e solidarietà: uno era reduce da un sonno agitato e frammentato a causa delle scariche dell’amorevole sorellina, l’altra aveva passato ore d’inferno per colpa dell’inquietudine e confusione dell’adorabile fratellone.
Si può facilmente immaginare quale fosse l’atmosfera di quella casa al momento in cui Wesley, Cordelia e Gunn fecero il loro ingresso insieme a Drusilla, annunciando che aveva già provveduto lei ad informarli di tutto e guadagnandosi tutti una duplice occhiata torva che li indusse a chiedersi se non avrebbero fatto meglio a tenersi alla larga.
Drusilla, in quanto quella che poteva meglio sopportare un’eventuale sfuriata, si arrischiò a chiedere se ci fosse qualche problema.
“No, perché?”
“Perché in genere non vi guardate come se steste chiedendovi quale sarebbe il metodo migliore per far fuori l’altro, Angel.”
Seguì il tipico silenzio di chi ha la coscienza sporca.
- Non ha mica tutti i torti…-
- In effetti…forse stiamo esagerando…Neanche non avessimo mai litigato…-
- Appunto. Che si fa? –
- Direi di piantarla. In fondo ognuno aveva le sue ragioni. –
- Stai proponendo una riconciliazione? –
- Prima o poi dovremo pur farlo. Fra poco avremo altri problemi per continuare a fare i bambini. -
- Ok, affare fatto. Tornerai con Buffy? –
- Ripensandoci, è meglio continuare così. –
- Sei il solito testone!…Va bene, fa come ti pare…contento tu…Basta che non ti metti a fare il depresso quando se ne andrà. –
- E che tu la smetta di farmi la predica. –
- Questo mai! Facciamo finta di niente e mettiamoci una pietra sopra, ma da qui in poi si fa ognuno come vuole. Prendere o lasciare. -
- D’accordo. Si ricomincia. -
Gli altri avvertirono la fine delle ostilità e si permisero di respirare liberamente: chissà perché, ma non piaceva a nessuno che quei due fossero in rotta.
“Se voi potete di nuovo accettare l’esistenza dell’altro, io vorrei fare una domanda: ho capito male o davvero non si ha la minima idea di quel che è il problema questa volta?”
“Hai capito bene, Cordy, l’unica cosa che si sa, oltre che il botto ci sarà qui, è che il divo della situazione sarà Angel. Nient’altro.”
“E Buffy che c’entra, allora?”
“Beh, è pur sempre la cacciatrice. E’ il suo dovere. Ma a quanto sembra stavolta serve anche il mio caro fratellino.”
“Quindi dovranno lavorare insieme??” Cordelia appariva decisamente preoccupata all’idea.
“Esattamente, Cordy, proprio così…”
“Questa Buffy sarebbe quella con cui si è giocato l’anima?” interruppe Gunn. L’espressione di Angel gli fece dubitare di aver fatto una buona domanda.
“Sì, è lei.” Tutto un mondo era racchiuso in quelle tre parole, ma Gunn non se ne accorse.
“Ah. Tanto per sapere…come vanno le cose tra voi, al momento?”
“Siamo amici, Gunn. Amici e basta.”
“Sì, certo. Nessun problema a lavorarci insieme?”
“No. Nessun problema. Altre domande? Bene. Wes, ti spiace darmi una mano con qualche ricerca? Voglio cercare di saperne di più su questa storia.”
I due scomparvero per andare a tuffarsi in mezzo ai loro adorati libri e Gunn, intuendo di essere di troppo, se la filò con un pretesto qualunque. Rimaste sole e dopo un vivace dibattito, le tre ragazze giunsero alla conclusione che, qualunque cosa risultasse essere il nuovo pericolo, sarebbe stato ancora niente paragonato all’uragano Buffy, almeno per Angel.
Ad un tratto, però, Drusilla si piegò in avanti con un gemito e i suoi occhi sembrarono farsi vitrei e al contempo più profondi, il respiro di cui non aveva bisogno si tramutò in un rantolo di dolore e le altre non tardarono a capire che stava avendo una delle sue visioni, meno dolorose di quelle di Cordelia ma al tempo stesso più catastrofiche ed enigmatiche.
“Lo specchio…lo specchio riflette…ma il riflesso è un altro specchio…e a sua volta riflette uno specchio…ma è rovesciato, il riflesso è confuso…lo specchio dietro lo specchio…specchi opposti che si riflettono…e il riflesso non può riflettere altro che sé stesso…gli specchi non possono non riflettere nulla, si rompono…”
“Specchi, riflessi opposti a riflessi…è quello di cui parlava anche Willow ieri sera! Dru, Dru ascoltami: dimmi quello che vedi…Cosa significano quegli specchi? Da dove viene il pericolo?”
“Uno specchio senza riflesso e qualcuno che non vedo…ma c’è e sento il suo odio…è una grande onda nera che cresce e copre la luce…la luce non vuole spegnersi…lotterà…”
“Chi vince, Dru? Riesci a capire come finirà?”
“Lo specchio…si romperà…e il riflesso morirà….”


Dopo qualche tempo, Drusilla riemerse faticosamente dagli abissi del suo potere, con le idee alquanto confuse: prima, la follia le permetteva misteriosamente di ricordare e comprendere le visioni più oscure, ma da quando aveva recuperato la ragione faticava a ricordarle e solitamente a interpretarle. Quando Marianne e Cordelia le ripeterono quanto aveva detto in un primo momento le sembrò completamente privo di senso
“Avanti, Dru. Parla.”
“Come? Non lo so che voglia dire questa visione, non capisco. Ne hai parlato con tuo fratello?”
“Sì, ha detto che lui e Wesley avrebbero cercato qualcosa in proposito, ma non cambiare argomento. E non cercare di fregarmi! Tu hai qualche idea sul significato di quello che hai visto, vero? E non ti piace affatto. Tira fuori.”
“Io non…e va bene. Senti, non ne sono sicura, anzi spero proprio che non sia così e credo che non lo sarà… è solo che mi è venuta in mente quella definizione che ha riferito Willow ieri sera, quella che secondo lei indicherebbe te…”
“Il ‘riflesso rovesciato’…‘il riflesso morirà’…Dru, non avrai pensato…Oddio, la paranoia di Angel è contagiosa!” Marianne scoppiò a ridere di cuore. “Sta tranquilla, Dru. Hai parlato di non so quanti riflessi, nella tua visione, come fai a dire che si riferisce proprio a me? E in ogni caso ti assicuro che non ho la minima intenzione di rimetterci le penne, in questa storia, sono del parere che morire una volta è più che sufficiente. Inoltre, pensaci un po’: se andassi all’altro mondo chi lo terrebbe d’occhio, Angel?”
“Guarda che è stato per oltre due secoli senza di te, cara balia”
“E infatti, Cordy, hai visto in che razza di guai si è cacciato? E’ stato solo perché non c’ero io, cosa credi?”
Erano scoppiate a ridere fragorosamente, venendo interrotte solo dopo un po’ da un bussare alla porta.
Andarono a vedere, e si ritrovarono davanti Gunn.
“Ciao, rieccomi qua. E non sono solo: c’è anche una lettera, è per Angel. Chi gli scrive da un carcere?”
“Una lettera da un carcere? Fa’ vedere!” Marianne tese una mano con fare imperioso.
“Glielo dici tu a tuo fratello che hai aperto la sua posta?” mise le mani avanti Gunn.
“Capirai che paura! Ho fatto ben di peggio, anche a lui. Dai, dammela.”
Marianne diede un’occhiata alla busta, osservando che effettivamente veniva proprio da un carcere, quello femminile, trovando conferma alle proprie supposizioni. “Ok, Gunn, grazie di avercela portata. Puoi andare, ti richiamiamo noi in caso di bisogno. Ciao.”
“Mi raccomando non siate tanto ansiose di trattenermi…va bene ho capito, ciao.”
“Bene, adesso che si è tolto dai piedi vediamo questa lettera.”

_Ciao Angel
non so bene come iniziare, non ho mai scritto una lettera in vita mia, anche perché non avevo nessuno a cui scriverle, quindi non fare il professore, ok?
Qui va tutto come al solito, una noia tremenda, ma non preoccuparti, faccio la brava e non ho ucciso nessuno, dall’ ultima volta che ci siamo visti.
E ti assicuro che non ho intenzione di farlo adesso.
Ti ho scritto perché ho da darti una grande notizia.
Tienti forte: ESCO!!!
Hai capito bene. Esco, e per buona condotta!
Ma ci pensi? Io che esco per buona condotta!
Io che ho una buona condotta! A pensarci mi viene da ridere!
Chi l’ avrebbe mai detto?
Quando sono entrata qui dentro ero sicura che non sarei mai più uscita, che avrei passato tutto il resto della mia vita in questo posto e adesso…adesso potrò riprendere in mano la mia vita.
Andare in giro, fare ciò che voglio, vedere quello che voglio.
Ho tappezzato ogni angolo di muro con le cartoline che mi hai mandato e tutte le volte che le guardavo mi veniva una gran voglia di vedere quei posti dal vero. E adesso potrò farlo.
Potrò andare dovunque io voglia.
Devo essere onesta, non credevo che ce l’avrei mai fatta.
Non ce l’avrei mai fatta, senza di te.
Non ce l’avrei mai fatta, se tu non mi avessi detto di non mollare, se non mi avessi sostenuta, ascoltata, aiutata, se non mi avessi detto che potevo farcela.
Hai avuto fiducia in me anche quando io stessa non ne avevo ed è solo merito tuo se sono riuscita a cambiare, almeno un po’. Non sono ancora perfetta, ma nemmeno la pazza che hai conosciuto.
Ed è grazie a te che posso uscire.
Non sai quanto sia felice. Ma ho anche paura.
Non so se riuscirò ad essere all’ altezza delle tue speranze su di me.
Non so se riuscirò ad affrontare il mondo nel modo giusto.
Ho paura di ricadere indietro, come una drogata.
Mi aiuterai, non è vero?
Ne sono sicura, non sei uno che molla le cose a metà. E nemmeno io.
Ci riuscirò, voglio riuscirci.
A presto (non immagini come sia contenta di scriverlo!!)

Faith


P.S. In mezzo a tutto quanto non ti ho detto quando esco, la solita casinista! -_-
Mi liberano fra tre giorni, verso le nove di sera. Non ti disturbo se vengo da te, vero?
E’ da tanto che non faccio la rompiscatole che sono fuori allenamento, ma vedrò di
fare del mio meglio. °__- !!
Salutami tua sorella e prepara lei e Drusilla, e magari il resto della squadra, a
rivedermi, se pensi sia il caso, altrimenti avvertimi di stare alla larga. Non so come
la prenderanno gli altri…
Ci pensi? I ruoli si sono invertiti, sono io che vengo a trovare te.
Bella novità, vero?
Ancora ciao, ci vediamo fra tre giorni (^_^) !!

F.
_


La lettera portava la data di tre giorni prima.



“Va bene, manteniamo la calma. Faith esce, e questa è una buona notizia, almeno per me, visto anche il motivo per cui esce, e lo fa stasera alle nove.”
“Questa è già una notizia meno buona.” osservò Cordelia.
“Ti riferisci al pericolo sconosciuto?”
“Veramente pensavo piuttosto a Buffy, proprio come te, Mari.”
“Hai ragione, Cordy, da quanto ho visto direi che non la prenderà affatto bene.”
“Dì piuttosto che è probabile che ci farà fuori lei prima di qualunque cosa si avvicini.”
“E il fatto che Faith sia tanto affezionata al mio caro fratellino non migliorerà la situazione, vero?”
“No, direi proprio di no, casomai il contrario.”
“Perché, Mari? Tu pensi…”
“Non ne sono certa, Dru, ma sono andata un paio di volte con Angel a trovare Faith e, a meno che in quasi duecentocinquant’anni io non abbia imparato niente sul mio sesso, ci sono discrete possibilità che il fratellone abbia fatto colpo su un’altra cacciatrice.”
“Faith innamorata di Angel??? Oh santo cielo!!”
“Con Buffy in circolazione sarà divertente vedere come andrà a finire…”
“Calma, non ho detto di esserne sicura: Faith è un tipo chiuso e non si è certo sbottonata. E chiedere informazioni ad Angel sarebbe inutile, anche se fosse persa di lui non se ne accorgerebbe. Però da quel che ho visto delle varie visite di Angel al carcere direi che la possibilità c’è, e non troppo remota. Tenuto conto che lui è stato l’unico a starle vicino, a preoccuparsi per lei, a fidarsi di lei, non sarebbe poi tanto folle…”
“Vero, ma qualcosa mi dice che Buffy non la vedrà allo stesso modo…”
“Guardate il lato positivo.” intervenne Cordelia. “Potrebbe essere quello che ci vuole per sbloccare quei due e farli tornare insieme. In fin dei conti finché non stanno insieme in ‘tutti’ i sensi non ci sono problemi, no?”
“Secondo me quello è solo un problema nel problema. Il punto è un altro e lo sappiamo tutte.” sospirò Marianne esasperata. “Angel non pensa di poterle stare accanto, in modo da farle avere una vita migliore: è una solenne idiozia, ma lui ne è convinto e non cederà, non facilmente almeno.”
“A proposito, glielo diciamo di Faith?”
Le labbra di Marianne si stirarono in un sorriso malizioso. “Perché rovinargli la sorpresa? Stasera verranno tutti qui e passerà anche Faith: quale modo migliore di farli ritrovare?”
“Quale modo migliore di farli sgozzare l’un l’altro, vorrai dire!”
“Perché, Cordy, tu non sei curiosa di vedere come andrà a finire?”
“E poi Faith è pur sempre una cacciatrice, potrebbe esserci utile avere rinforzi in vista del pericolo, non credi?” ragionò Drusilla.
Di comune accordo, la lettera finì in un cassetto di cianfrusaglie e Marianne chiuse la mente su quel che riguardava gli eventi dell’ultima ora, mentre Cordelia si occupava di imporre a Gunn il silenzio sulla lettera spedita dal carcere.


Immaginate il Plaza Hotel: luminoso, arioso, pulito…
Ci siete?
Bene, ora immaginate il suo contrario: un sotterraneo buio, non precisamente impeccabile, tetro, con poche candele che si ostinano tenacemente a contrastare le ombre che strisciano lungo i muri…lo scenario ideale.
Almeno per certe faccende.
In un angolo, imponente nella sua cornice elaborata, svettava un grande specchio illuminato da due candelabri che esibivano come gemme le loro fiammelle tremolanti.
Davanti, apparentemente intenta a rimirarsi, stava ritta una donna bionda. Vestita di rosso, i capelli mossi e sciolti, sembrava anch’essa un fiamma, la sorella delle altre, o forse la madre. In effetti si stava preparando a far scoppiare un incendio di proporzioni spaventose. Un incendio che, nelle sue intenzioni, avrebbe travolto ogni cosa sul suo cammino. Specialmente alcune di sua conoscenza.
Un flebile rumore di passi interruppe le sue meditazioni e una giovane vampira avanzò con in mano un involto, senza dubbio assai fragile e prezioso.
“Ho il cristallo di Rendjor che avevi richiesto.”
Darla si staccò dallo specchio che non la rifletteva e si avvicinò a studiare l’oggetto che le veniva porto. Sembrò soddisfatta e lo posò su un tavolo lì accanto, su cui erano già disposti altri strumenti analoghi.
“Ottimo. Quand’è così l’unica cosa che ancora ci manca è il loro sangue. Ma anche per quello non dovremo attendere molto, non è vero?”
Un gigantesco demone Kuhdron si fece avanti, uscendo dalle tenebre in cui era rimasto nascosto: “Non ho mai fallito un incarico. Stasera avrai il loro sangue come hai ordinato.” affermò con sicurezza, fendendo l’aria con le lame che sporgevano dalle sue braccia.
Darla non parve eccessivamente colpita da quella dichiarazione.“Sarà meglio per te, mio caro. Adesso chiariamo un punto fondamentale: tu non puoi batterli. Forse separatamente potresti riuscirci, con molta fortuna, ma insieme non hai nessuna possibilità di sconfiggerli. Perciò niente sciocchezze. Tutto quello che devi fare è ferirli in modo da poter avere il loro sangue e portarmelo. Andrai insieme agli altri, ma ti mostrerai solo quando lo scontro sarà già iniziato, difficilmente useranno la pirocinesi a rischio di colpire i loro amici. Feriscili, prendi il loro sangue e portamelo, sono stata chiara?”
“Non temere, non ti deluderò.” rispose il demone prima di ritirarsi, imitando la vampira che se n’era già andata.
Darla tornò a fissare lo specchio alle sue spalle, perdendosi nel riflesso delle candele: “Molto bene. Non è saggio deludermi. E tu lo imparerai presto, Angel.”


“Insomma, non è possibile che, tra tutti quanti, non abbiano trovato niente! Centinaia di libri e scartoffie di ogni genere e ancora non sappiamo cosa dovremo combattere!”
“Lo so, lo so…ma decifrare un testo così antico ed ermetico non è facile, specie senza indicazioni.” Si difese Willow. “Adesso mi dici che ci facciamo in giro a quest’ora? Fra poco dobbiamo andare da Angel.”
“Va bene, ci andremo…per dirgli cosa poi non lo so. E’ solo che prima voglio fare due passi.”
“In un cimitero? Non sarebbe più appropriato dire che vuoi andare a caccia?”
“E anche se fosse? Dopotutto è il mio compito.” Adesso era Buffy ad essere sulla difensiva.
“Non prendermi in giro. E non nasconderti dietro il tuo ruolo. Ti sei dimenticata che faccio anch’io psicologia? Su, andiamo: chi identifichi nei vampiri che vuoi uccidere? Angel? Marianne? Drusilla? Spike? Il pericolo misterioso? La tua inquietudine?”
“Finirò con l’identificarci te, se continui di questo passo! Non identifico niente con nessuno, voglio solo far qualcosa. E poi devo tenermi in allenamento.”
“Serve uno sparring-partner, bimba? Sarebbe un piacere!”
Un ragazzo, o almeno qualcosa che ne aveva l’apparenza, era sbucato da dietro un albero e la fissava.
“Che c’è? Hai già cambiato idea?”
“Guarda che io parlavo di vampiri adulti, non di poppanti come te! Mi spiace, ho dimenticato a casa i sonaglini, quindi fuori dai piedi, pivello!”
“Vedrai quanto sono un pivello…”
“Che diavolo stai facendo, Greg?!”
La domanda risuonò come una fucilata nella quiete del camposanto. Chi l’aveva posta, con un tono di indiscussa autorità, si rivelò essere una ragazza dall’apparente età di ventiquattro - venticinque anni, di ceppo ispanico, evidentemente votata all’estetica punk, almeno a giudicare dai pantaloni mimetici, gli anfibi e la maglietta con gli strappi tenuti chiusi da spille da balia. Nei suoi capelli corvini spiccavano ciocche di vari colori e un anellino d’argento le bucava una narice. Dalle scintille che sprizzavano i suoi occhi era chiaro che fosse in collera.
“Ripeto la domanda, Greg: che – diavolo – stai – facendo?”
“Niente. Solo cenare e divertirmi. Anche se non in quest’ordine.”
La vampira rimase impassibile. “Simpatico. Sai chi è la ragazza che volevi includere in questo bel programmino?”
“Certo che lo so, sta lì il divertimento.”
“Ripeto, e comincio a stancarmi: sai chi è?”
“E’ la cacciatrice. Contenta?”
“Neanche un po’. Hai sbagliato risposta. Non me ne frega niente se è la cacciatrice, non è questo il problema. Quello che conta è che questa signorina è l’ex ragazza di Angel, ti è chiaro il concetto?”
“E allora? Motivo di più per farle la pelle.”
La ragazza scosse la testa, sospirando. “Lo sapevo, non hai capito niente…”
Con uno scatto fulmineo si era avventata su di lui, afferrandolo per la gola e sollevandolo in aria: “Apri bene le orecchie, razza di demente! Se hai intenzione di suicidarti sono solo fatti tuoi, ma visto che disgraziatamente fai parte del mio gruppo se fai un’idiozia è probabile che ci finisca di mezzo anch’io, perciò datti una regolata! Scherza pure su quello che ti pare, ma ti avverto che Angel non ha un gran senso dell’umorismo, specie su certi argomenti!”
“Hai paura di lui, Manuela?”
“L’avresti anche tu, se l’avessi visto all’opera come ho fatto io, sia quando era Angelus che negli ultimi tempi! Chi credi che abbia sterminato le coorti di Radu e Jargo due settimane fa? E’ stato lui, insieme a quella belva della sorella, e io non ho la minima intenzione di fare una fine come quella a causa della tua stupidità!”
“Non ho paura di lui, come non ne ho della cacciatrice.” digrignò fra i denti Greg.
“Lui è peggio di una cacciatrice: al massimo quella ti può solo ammazzare, lui è capace di farti rimpiangere che non l’abbia fatto. E io non ho per niente voglia di ritrovarmelo alle calcagna assetato di vendetta perché ho creato uno stupido come te, è chiaro?!” Sulle ultime parole, Greg si ritrovò scaraventato violentemente a qualche metro di distanza. “E adesso vedi di muoverti! Potrai giocare con la cacciatrice quando Darla avrà finito di giocare col suo angelo custode, se non sarà lei a lasciarci le penne…”
Solo quando i due scomparvero nella nebbia notturna Buffy e Willow recuperarono la parola.
“Però! A quanto sembra, Angel si è fatto una bella reputazione…”
“Già…Ho le allucinazioni o quella tipa ha parlato di Darla?”
“Sì, e non mi piace neanche un po’…e se fosse lei il pericolo in questione?”
“Non lo so…senti, andiamo subito da Angel, gli spieghiamo che è successo e vediamo se insieme riusciamo a capirci qualcosa, ok? E poi così potrai anche mantenere la promessa che hai fatto a Dawn.”
“Willow…”
“Buffy…”
La cacciatrice sospirò. “A proposito di promesse, posso farne un’altra? Ti prometto che manterrò quella sciocca promessa, ma solo dopo che sarà tutto finito. E che riusciamo a sopravvivere.”
“Andata! Basta solo che non cambi barricata per evitare di rispettarla…”


Quando giunsero all’Hyperion si scontrarono quasi con Xander e Spike, in arrivo da direzioni opposte ma con la stessa espressione cupa di fronte alla serata che gli si prospettava.
Ad aprire la porta fu Drusilla: “Dalle vostre facce direi che non ne sapete più di ieri, su questa storia….”
“Perché, voi siete più informati?”
“In un certo senso…Ho avuto una visione, specchi e riflessi come dicevate voi, ma non siamo riusciti a capire cosa significhi.”
“Noi abbiamo avuto un incontro con un paio di tuoi simili chiacchieroni. E’ possibile che Darla c’entri qualcosa?”
“Non saprei, certo non è impossibile. Sarà meglio parlarne a Angel. Venite, lui e Mari si stanno allenando.”
In quel momento si sentì un colpo violento che fece rimbombare i muri, come se qualcosa vi fosse stato scaraventato contro. Drusilla, senza farci minimamente caso, li guidò fino ad una porta dietro la quale si trovava una rampa di scale. Mentre scendevano i colpi continuarono a ripetersi, finché una volta arrivati in fondo trovarono chi stavano cercando, anche se non come si erano aspettati di trovarli: Angel e Marianne, ciascuno mostrando il proprio volto demoniaco, stavano lottando senza un attimo di tregua, con forza e violenza inaudite. I colpi si susseguivano ai colpi, il minimo punto debole veniva attaccato senza alcuna esitazione , ogni vantaggio era presto perduto, poiché i contendenti avevano pressoché la stessa forza e abilità. Ad un certo punto Marianne sferrò un calcio al petto del fratello che, bloccandolo, cercò di colpirla a sua volta con un pugno, che la ragazza però riuscì ad afferrare prima che andasse a segno. Per qualche istante rimasero così, allacciati, perfettamente alla pari, poi i lineamenti da belve si stemperarono nei loro perfetti visi umani e, ridendo, si liberarono reciprocamente.
“Complimenti, sorellina, niente male davvero.”
“Grazie, anche se avrei preferito batterti…”
“Dovresti saperlo che non riusciremo mai ad avere un vincitore, tra di noi. Prevediamo troppo bene le mosse dell’altro.”
Buffy si intromise furibonda: “Ma dico, siete ammattiti?! Vi sembra questo il momento di litigare? E in ogni caso, che bisogno c’era di ricorrere alle mani? Dovreste vergognarvi!”
I due la guardarono come se fosse uscita di senno. “Litigare?? Veramente noi ci stavamo solo allenando, Buffy! Dru non ve l’ ha detto?”
“E tu questo lo chiami allenarsi, Angel? Allora quando litigate cosa fate, usate direttamente croci e paletti?”
Vedendo la mala parata, Marianne decise di intervenire per distogliere l’attenzione dal fratello: “A dire la verità, a volte i paletti li usiamo anche. E’ bene tenersi pronti, sai? Se cerchi degli allenamenti da signorine farai meglio a rivolgerti a qualcun altro, qui si fa sul serio. E poi credo che Dru abbia dimostrato ieri sera che ho ragione: non è stata brava?”
Venne interrotta da un asciugamano che le piombò in testa, lanciatole da Angel: “Sembri una madre al saggio di pianoforte della figlia!” le disse ridendo mentre si avvicinava. Poi, rivolto a Buffy: “Drusilla vi ha detto della sua visione? Wesley sta cercando di capirci qualcosa, ma per ora non siamo approdati a niente. Voi?”
“Noi forse abbiamo una traccia: Darla. Tu che ne dici?”
“Conoscendola, e sapendo che ci sono di mezzo io, non mi sento di escluderlo. Andiamo di sopra, magari a Wes potrebbe essere utile saperlo.”
“Ok…ah, senti, conosci una vampira di nome Manuela?”
“Manuela…credo di sì. Dovrebbe aver circa una decina d’anni meno di me, l’ ho incontrata qualche volta quando ero ancora Angelus. Dovrebbe essere qui a Los Angeles, almeno da quel che si dice in giro. Sempre che parliamo della stessa persona. Perché?”
“No, niente…l’ ho incontrata stasera, in un certo senso è stata lei a passarmi l’informazione su Darla.”
“Non faccio fatica a crederci, quelle due non si possono vedere.”
“Ah sì? E come mai?”
“Te lo spiego io, è tutta da ridere!” si intromise Spike col suo miglior sorriso strafottente. “A quanto ne so io, un po’ più di un secolo fa Manuela cercò di infilarsi nel letto del tuo ex sotto il naso di Darla, che non gradì affatto la cosa e lo dimostrò facendole fuori i suoi schiavetti. A sua volta Manuela ricambiò la cortesia incendiando il suo rifugio. A quanto pare col tempo sono rinsavite entrambe per quanto riguarda Angel, ma l’odio rimane dov’era. Probabilmente Manuela spera di chiudere i conti una volta per tutte facendo levare a te le castagne dal fuoco.”
Il silenzio che si era creato grazie al tatto di Spike venne presto interrotto da Marianne: “Avete appena ascoltato la migliore interpretazione di Spike sul tema ‘Brutta cosa, l’invidia’!”
L’imbarazzo si spense nella risata generale.


Ridere, ridere…un accidente, ridere!
Sul momento si era lasciata trascinare dall’allegria generale, e poi in effetti la faccia che aveva fatto Spike una ghignata la poteva anche meritare…solo che in quel momento, passata l’euforia, ecco, non trovava proprio che cosa c’era da ridere.
Più quella storia andava avanti e più vedeva Angel circondato da donne.
Donne del passato e del presente.
Donne buone o cattive.
Donne assenti o presenti.
Donne pericolose o innocue.
Donne diverse, ma con qualcosa in comune.
Gli erano state vicine.
E alcune di loro lo erano ancora.
Mentre lei doveva stargli lontana.
Perché lei doveva essere l’unica a farlo?
Lei che lo aveva amato…
Lei che lo amava ancora, forse?
Non lo sapeva, non lo voleva sapere.
Sarebbe servito solo a farla soffrire di più, e lei lo aveva fatto abbastanza.
Marianne, Drusilla, Cordelia…gli stavano accanto.
Manuela gli era stata accanto.
Darla gli era stata accanto. E avrebbe voluto riprenderselo o vendicarsi.
E lei, lei che cos’era, in mezzo a loro?
Un ricordo, un’insignificante briciola del passato?
Una delle tante?
Non lo pensava veramente, lo sapeva.
Voleva solo compatirsi un po’, crogiolarsi nella sua gelosia mai ammessa.
Perché, qualunque cosa rappresentasse Angel per lei adesso, in passato lo aveva amato.
Follemente.
Totalmente.
Appassionatamente.
Col corpo e con l’anima.
In modo irrazionale e possessivo.
E voleva che fosse solo suo.
Che lo fosse sempre stato.
Che non ci fosse mai stata nessun’altra.
Solo lei, lei e ancora lei.
E invece il castello di vetro della ragazzina che era stata sembrava sgretolarlesi fra le mani sempre di più, ad ogni momento che passava, sotto le mazzate della realtà.
E lei si sentiva sempre più sola.
Piccola e sperduta.
Con una gran voglia di correre via a rifugiarsi in camera, a piangere e pensare al suo Angel, che le sorrideva dolcemente, stringendola con tenerezza, quasi come se lei fosse stata una bambola di porcellana che si sarebbe rotta se l’avesse stretta troppo.
Che la baciava in punta di labbra, lievemente, o a fondo e con passione, ma sempre con struggimento e adorazione.
Come se fosse una continua dichiarazione d’amore, come se fosse una continua preghiera.
Angel, che viveva per lei.
Angel, che sarebbe morto per lei.
E che era suo, solo e soltanto suo.
E lei avrebbe voluto chiuderlo in uno scrigno come un gioiello prezioso, perché nessun altro lo vedesse, per non spartire con nessuno nemmeno la sua vista.
Sciocchezze da bambina.
Sciocchezze da innamorata.
Sciocchezze che erano state belle e consolanti, e che ora le facevano male al cuore.
Perché erano in rovina da quando lui se n’era andato, e adesso lei doveva distruggerle del tutto.
Guardando in faccia la realtà
Guardando i visi delle donne intorno ad Angel.
E sapendo che nessuno di quei visi era il suo.
E mentre il castello di vetro crollava del tutto, si costruiva una baracca di piume.
Un’altra illusione.
L’illusione che forse il suo viso fosse dentro Angel.


L’attacco fu improvviso.
Veloce, violento.
Nessuno se lo aspettava.
Tutti erano presi da qualcos’altro.
Libri, pensieri, parole…
All’improvviso la porta d’ingresso era caduta con uno schianto, abbattuta dalle due dozzine di vampiri che si erano subitaneamente riversati dentro, attaccandoli.
Una buona metà di loro polverizzandosi all’istante, consumati da fiamme apparse dal nulla su di loro, combusti dalla pirocinesi dei vampiri fratelli.
Tuttavia l’altra metà, anche se sorpresa in un primo tempo dalla fine improvvisa dei compagni, si era ricomposta velocemente per far fronte all’attacco della cacciatrice e degli altri due vampiri, che si erano slanciati contro di loro.
La mischia era troppo serrata ed Angel e Marianne non avrebbero potuto usare ancora il loro potere senza rischiare di colpire i propri amici, così stavano per gettarsi a loro volta nel corpo a corpo, quando dall’ombra sbucò fuori una massa enorme e irta di lame, che aveva tutta l’apparenza di avercela con loro: più rapidamente di quanto la sua stazza non avrebbe fatto supporre, il Kuhdron gli si avventò addosso, esibendo un armamentario di armi da taglio naturale che avrebbe fatto la gioia di qualsiasi serial killer da film di serie B.
Con un colpo di reni Marianne saltò di lato, riuscendo ad evitarlo per un soffio, anche se riportandone una ferita al braccio, mentre il fratello, meno fortunato, si ritrovò a terra, con una lama a trapassargli la spalla.
A quella vista la vampira era più che pronta a far esplodere il bastardo in mille disgustosi pezzettini, con una sapiente combinazione pirocinesi-telecinesi, ma prima che potesse farlo, il bastardo in questione mollò la presa su Angel e se la svignò dalla porta divelta, senza che nessuno, nel mezzo del combattimento, provasse a fermarlo.
Poco dopo, arrancando nella sua scia, i vampiri superstiti sparirono a loro volta.
“Scusa tanto, fratellino, ma questa non l’ ho capita. Quel coso, che a tutta vista aveva intenzione di farci la pelle, ha una lama nella tua spalla e l’opportunità di usarne un’altra per mozzarti la testa, prima di essere ridotto in briciole, e che fa? Scappa?! Mi hai contagiata col tuo vizio di rimuginare o qui c’è davvero qualcosa che non torna?”
“A dire il vero questo attacco non convince molto neanche me: teoricamente quel demone sembrava essere l’arma segreta per farci fuori, e invece non ci ha fatto praticamente niente, ad eccezione di due ferite che nel giro di tre minuti si saranno già rimarginate!”
“E non è tutto.” disse Drusilla “Sapete spiegare perché dei vampiri che attaccano qualcuno apparentemente con lo scopo di ammazzarlo, quando vengono attaccati a loro volta si limitano a schivare i colpi o a pararli, facendo solo lo stretto necessario per non farsi ridurre in cenere?”
A giudicare dal silenzio nessuno sembrava avere una buona risposta sottomano, almeno finché qualcuno propose: “Scusate, ma…e se lo chiedeste a lui?”
Voltandosi dove una volta c’era stata la porta tutti poterono ammirare una scena decisamente notevole: un vampiro, che forse avrebbero potuto riconoscere per uno dei loro assalitori se non avesse avuto l’aria di essere appena passato in un tritacarne, era abbattuto sul pavimento e, dietro di lui, con l’espressione di un gatto che ha leccato la panna, stava quella che lo aveva ridotto in quello stato.
La cacciatrice.
L’assassina.
La rinnegata.
La redenta.
Faith.


“Ciao, Angel, sono felice di…” Le parole le morirono in gola alla vista di Buffy.
Non si era accorta di lei.
Non immaginava di trovarla lì.
E non aveva la più pallida idea di come affrontarla, dopo tutto quello che le aveva fatto.
Anche se al momento la sua più grande paura era che la cacciasse via.
E che Angel glielo permettesse.
“Buffy…i-io non..” balbettò a fatica.
“Cosa ci fai qui?”
“Io…volevo solo…”
L’altra cacciatrice non le lasciò nemmeno terminare la frase. “Sparisci. Vattene da qui. Adesso.”
Doveva aspettarselo.
Non c’era spazio per lei.
Mai. In nessun posto.
“Faith, fermati.”
Quella voce…gentile, calda…
Non l’aveva abbandonata.
L’avrebbe aiutata.
Buffy, dal canto suo, era molto meno estasiata dall’intervento di Angel. “E come no! Figurarsi se non stavi dalla sua parte! Perché dovrebbe andarsene, dopotutto è solo un’assassina, no? Dopotutto ha solo cercato di rendere la mia vita un inferno, ma tanto a te cosa vuoi che importi, vero? Guarda, quasi mi chiedevo come mai non si fosse ancora vista, con tutte le tue amichette in circolazione! Cos’è, la tenevi in serbo per il gran finale? Figuriamoci se poteva mancare al campionario, Faith!”
“Veramente ci sarebbe anche Kate…” Marianne cominciava a perdere le staffe. Nel controllatissimo modo tipico di famiglia, ma cominciava a perderle. Poteva quasi sentirle crescere le unghie, mentre parlava con quel suo tono ronzante e fin troppo pacato.
“Kate??”
“Una poliziotta. A quanto ne so, dovresti averla già incontrata: bionda, occhi chiari, apparentemente glaciale ma probabilmente con un fuoco nascosto, di recente un po’ meno nascosto, a chi sa vedere. Ci si sente abbastanza spesso, specie da quando siamo riusciti a farla tornare in servizio, dopo che era stata congedata.”
“Ah, davvero? Ma che carini!” esclamò Buffy con un sorriso al cianuro.
“In realtà carine.” la corresse Marianne. “Io, Dru e Cordy siamo riuscite ad avvicinare i suoi capi in un contesto diverso e, come dire…a presentare la situazione da un altro punto di vista, con le parole giuste, le dovute maniere…insomma, è stata reinserita nel suo grado e con più respiro di prima. Collaboriamo piuttosto di frequente, negli ultimi tempi.”
“Ma bene! Pure la poliziotta! Certo che per essere uno in cerca dell’espiazione ti dai da fare!E non si può dire che tu non sia di larghe vedute…vampira e cacciatrice…poliziotta e delinquente…chi sono le prossime? Demonessa e angelo femminile, magari?”
Stavolta aveva esagerato. Angel era abituato ai suoi insulti e recriminazioni, e poteva sopportarli. Ma che venissero coinvolte altre persone nei loro problemi, persone a lui care, questo no, non era disposto ad accettarlo: “E anche se fosse? Non vedo come la cosa possa riguardarti. Anche tu hai fatto la tua parte. Io non posso nemmeno avere delle amiche? Tu ti sei fatta le tue storie, ti sei divertita. E si può dire che anche tu sia di larghe vedute: vediamo un po’…prima ci sono stato io…poi il soldatino ‘bravo ragazzo - ammazzademoni’…adesso di chi è il turno? Spike? Anche se nel tuo caso più che di larghe vedute si può parlare di oscillazioni, non ti pare?”
Buffy rimase senza fiato, abituata com’era a sputare veleno senza riceverne indietro la giusta dose, mentre Angel le girava la schiena, riprendendo il suo solito tono calmo e rassicurante: “Lasciando perdere queste cose, Faith, vorrei sapere anch’io come mai sei qui. Non che non sia contento di vederti, ma…”
“Ehi, non sono evasa!” si affrettò a dichiarare Faith, alzando le mani. “Mi hanno liberata! Scarcerata! Sono fuori per buona condotta! Ma non ti è arrivata la lettera?”
“Quale lettera?”
“Quella che ti ho spedito tre giorni fa…lo sapevo, la mia solita sfiga! Sarà tra quelle che sono rimaste ferme e sono partite dopo…” brontolò la cacciatrice.
“Vuoi dire che…sei libera?” Angel sembrava ancora confuso.
“Libera come l’aria! Posso andare dove voglio, fare ciò che voglio e vedere ciò che voglio. Sono uscita più o meno un’ora fa e sono venuta qui, te l’avevo anche scritto, ma se non ti è arrivato niente…beh, insomma, quando arrivo vedo l’amico lì e i suoi compagni che se la svignano alla grande. Sono riuscita a beccare lui e ho pensato che avresti gradito il pensiero, così, a titolo di ringraziamento per quello che hai fatto.”
“Ah sì? E che avrebbe fatto?”
“Niente che ti riguardi, Buffy. E’ in grado di parlare?”
“Credo di sì. Volevo andarci piano, ma sai com’è…dopo così tanto riposo forzato mi sono un po’ fatta prendere la mano. Succede.” Scrollò le spalle.
“Hai detto che li hai visti fuggire, giusto? C’era anche un Kuhdron con loro?”
“Un cosa? Ehi, tradurre. Io i demoni posso ammazzarli, ma da qui a riconoscerli…”
“Davvero li ammazzi? E da quando? A quel che ricordavo dovreste essere amiconi.”
“Buffy…I Kuhdron sono grandi, grossi e pieni di lame. Hai visto qualcosa di simile?”
“Altroché se l’ ho visto! Non passa certo inosservato! Si è infilato nel retro di un camion, i vampiri dietro e sono partiti sgommando.”
“Bene. Il resto ce lo dirà il nostro amico, se non l’ hai conciato troppo male.”


Se anche il prigioniero non fosse stato in grado di parlare sicuramente avrebbe trovato il modo di farlo in ogni caso, pur di evitare di essere ridotto peggio di quanto già non fosse, e vedere un pezzo di legno incenerirsi di colpo sotto una semplice occhiata di Marianne lo illuminò sulla sua sorte qualora avesse creato complicazioni.
Quindi Dru, Wesley ed Angel si trovarono a raccogliere le sue “confidenze” mentre Faith, recuperato lo zaino con i suoi effetti personali, veniva sistemata provvisoriamente nella stanza di Marianne.
“Sei sicura? Guarda che io sto anche su un divano.”
“Ma nemmeno per sogno! Esci di galera e ti metti su un divano? Fidati, non ci sono problemi. Vorrà dire che mi farò cedere metà del letto di mio fratello: se giuro di non tirare calci come quando eravamo piccoli può anche darsi che riesca a convincerlo.”
Faith si ritrovò a sorridere prima ancora di rendersene conto.
Aveva sempre considerato Angel, pensando anche alla sua natura di vampiro, come ad una delle persone più forti che avesse conosciuto.
E lui era forte, non solo fisicamente, com’era ovvio che fosse, ma anche e soprattutto dentro.
Forte perché da un secolo viveva nei rimorsi e nel dolore senza impazzire o ricadere indietro; forte perché in ogni situazione cercava di dare tutto sé stesso per il bene altrui; forte perché non si era arreso davanti alle sue dichiarazioni d’odio e aveva continuato a darle altre opportunità a discapito di tutto, finché lei non si era decisa a coglierle; forte perché non si era limitato ad indicarle un cammino, ma l’aveva percorso con lei, sorreggendola passo dopo passo e facendosi carico anche delle sue paure, incertezze e incubi.
Sì, lui era forte. Le era sempre apparso come la persona che più potesse farle capire ogni significato della parola “forza”.
E adesso pensava a lui come ad un bambino umano, con una sorellina più piccola che, magari spaventata da un incubo, chiedeva di dormire con lui, scalciando poi nel sonno fino ad impedirgli di addormentarsi. Poteva quasi sentirli bisticciare come certamente dovevano aver fatto dopo.
Sorrise di nuovo, mentre metteva a posto le sue cose.
Le era simpatica, Marianne.
Anche se non le era ben chiaro il perché.
Anche se la prima volta che l’aveva vista, in carcere, sorridente al fianco di Angel, il primo impulso che aveva avuto, senza saperne la ragione, era stato di rompere il vetro che le separava e saltarle alla gola.
Evidentemente la ragazza era alquanto perspicace, visto che si era avvicinata al telefono, sempre fissandola, e quando Faith aveva meccanicamente sollevato a sua volta la cornetta, si era limitata a dirle: “Ciao, Faith. Io sono Marianne, la sorella di Angel. Felice di conoscerti.” prima di tornare ad allontanarsi, sedendosi qualche metro più in là in totale calma e sorridente compostezza, mentre lei cercava di riprendersi da un attacco di cuore.
Angel le aveva poi spiegato a grandi linee la situazione, ma il solo risultato che aveva ottenuto era stato di farla assalire da un’ondata di panico assolutamente enorme e irrazionale. Il suo cervello andava a tutta birra, ma, come un criceto che continuasse a correre inutilmente a rotta di collo dentro la sua ruota, non riusciva a formulare che un unico pensiero: “Ha una sorella…ha una sorella…ha una sorella…”
Lui aveva una sorella.
E per di più una sorella che gli voleva bene e a cui lui voleva bene.
Lei sarebbe rimasta sola.
Ora non ci sarebbe più stato tempo per lei.
Ancora una volta aveva perso.
Faith continuava a pensare, lasciando montare lentamente la marea del suo sconforto, lasciandosi sommergere da quel dolore sordo che si espandeva dal cuore fino a insinuarsi in ogni fibra del suo essere.
E in quel momento la ragazza si era avvicinata di nuovo. Si era rivolta al fratello inarcando lievemente le sopracciglia e non appena lui le aveva lasciate sole: “So a cosa stai pensando, Faith, ma ti assicuro che non hai motivo di preoccuparti. Non ho intenzione di togliertelo e tenermelo tutto per me. Primo, perché non ci riuscirei. Secondo, perché non voglio. Terzo, ho anch’io i miei limiti e Angel è talmente complicato che basta e avanza per tutt’e due, non credi?” aveva concluso, strizzandole l’occhio.
Faith era rimasta di stucco.
Come aveva fatto quella ragazza a capire?
E, soprattutto, quanto aveva realmente capito?
“Io e te non ci conosciamo, lo so, ma mio fratello mi ha parlato di te. E’ molto orgoglioso di quello che stai facendo.”
Una nuova ondata, stavolta di gioia, l’aveva travolta.
Non c’era niente che desiderasse, niente che volesse più disperatamente che rendere Angel orgoglioso di lei, fiero di lei.
Se ci fosse riuscita, se fosse riuscita a diventare ciò che lui sperava, allora…
Non importava.
Ciò che contava era che lui era orgoglioso di lei e lo era al punto di parlarne con la sorella appena ritrovata.
La sorella a cui voleva bene e che era la sua famiglia.
E lui le aveva parlato di lei, come se anche lei ne facesse parte.
Le aveva riconosciuto un posto nella sua vita.
Aveva alzato le spalle: “E’ solo merito suo.”
“No, affatto. Non è lui che si è costituito e ora è in galera. Non è lui che tutti i giorni fa i conti col tuo passato, le tue paure, i tuoi incubi e i tuoi impulsi. Sei tu a farlo.”
“Solo perché mi ha convinta lui.”
“Ma sei tu che ti sei lasciata convincere. Tu che ti sei fidata. E ancora tu che gli hai chiesto aiuto, prima.”
“Volevo che mi uccidesse.”
“Sapevi benissimo che non l’avrebbe fatto.”
“Non lo so…Non capisco ancora perché non l’ ha fatto. Di sicuro non perché non avesse dei buoni motivi per farlo.”
“Perché ti conosceva. E ti capiva. Sapeva ciò che volevi davvero e aveva deciso di aiutarti, come aveva già cercato di fare. E poi perché ti vuole bene.”
Di nuovo il cuore di Faith aveva perso un battito, per poi lanciarsi in una corsa folle.
Le orecchie erano coperte da un rombo insistente e il suo cervello, come prima, si era fissato su quell’ultima frase, come in corto circuito.
Le voleva bene…
Lui le voleva bene.
Lui le voleva bene!
No no no no no!
Non doveva, non doveva, non doveva fare così!
Non poteva essere così dannatamente cretina!
Era una pazzia, non aveva nessuna speranza, come le era saltata in mente una cosa simile, come era potuto succedere?
E quella che, calma calma, le spiattellava lì una frase simile…che diavolo pensava?
“Tutto ok, Faith?”
“Sì. Sì, certo. Come fai a dire una cosa simile?”
“Perché lo conosco. E perché se non fosse così non mi avrebbe chiesto di venire con lui a trovarti.”
“Capisco. E allora?”
“Allora penso che abbia ragione quando dice che sei una ragazza in gamba, che ha scelto una strada e ha ottime possibilità di arrivare fino in fondo. Specie se qualcuno le darà una mano.”
“Angel?”
“Angel ed io.” aveva replicato prima di andarsene.
Pensando a quel giorno, Faith ricordò l’euforia che le era rimasta in circolo a lungo, dopo quel colloquio, talmente tanto da sorprendere anche le secondine, pur abituate al suo umore radioso dopo le visite.
Marianne era tornata altre volte, in genere dopo Angel, e a poco a poco era riuscita, come il fratello, ad incrinare la corazza che Faith si era creata attorno.
E adesso l’aveva accolta fra di loro amichevolmente, arrivando a cederle provvisoriamente la propria stanza.
Era felice di essere lì, nonostante tutto.
Soprattutto nonostante Buffy.
Aveva una bella sensazione, come di calore al cuore.
Era diverso da quello che provava ogni volta che vedeva Angel.
Allora il cuore sembrava prendere fuoco, come le sue guance rifiutavano di fare, e picchiava con tanta forza e tanto velocemente che sembrava volesse sfondarle il petto, tanto da spaventarla quasi.
La confondeva.
Le faceva male.
Quello…quello era un calore tiepido, rassicurante.
E se l’altro un nome, per quanto terribile e negato a lungo, l’aveva, questo era ancora ignoto.
La voce di Marianne la riscosse dalle sue meditazioni.
“Eh, scusa?”
“Dicevo: tutto a posto?”
“Sì, tutto ok.”
“Se vuoi fare una doccia il bagno è qui fuori, puoi usare il mio accappatoio. Io vado a vedere come procedono le cose.”
“Ok, grazie.”
La vampira si diresse alla porta.
Un attimo prima di chiudersela alle spalle si voltò a sorriderle: “Non preoccuparti, Faith. Adesso sei a casa.”
L’attimo dopo la ragazza era sola.
Forse adesso sapeva di cosa si trattava.

 
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