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Capitolo IV

October 22 2003 at 1:11 PM
Alkja  (Login Alkja)


Response to LA RIUNIONE - completata

 

“Ripeto: secondo me ci ha presi per i fondelli.”
“Nessuno ti ha obbligato a venire, Spike, anzi. Se vuoi andartene sei ancora in tempo.” E dal tono di Marianne si capiva che personalmente sarebbe stata deliziata di vederlo sparire.
“Non contarci, bella. Qui sono e qui intendo restare.”
“E ci resterai senza denti, andando avanti di questo passo.”
Questa interessante conversazione aveva luogo lungo la strada, se così poteva essere chiamato quel dedalo di budelli che correva sotto la città, che portava a quel che doveva essere il covo di Darla, almeno stando alle informazioni biascicate dal prigioniero.
“Angel, è una mia impressione o tua sorella e Spike non vanno molto d’accordo?”
“Diciamo che non si conoscono ancora bene, Faith.”
“Nel senso che poi sarà peggio?” chiese sorridendo.
“Probabilmente.” le rispose il vampiro, restituendole il sorriso.
Discussioni, indagini, pensieri capziosi e passi furono però bruscamente arrestati da una massiccia porta in ferro. A quel che pareva, Darla si era preoccupata di non rendere il suo territorio accessibile a chiunque.
“E adesso?”
“Mari, Angel...direi che fa per voi.”
“Giusto, Dru. Sei pronto, fratello?”
“Quando vuoi.” rispose Angel, afferrando la mano che la sorella gli tendeva. Entrambi si rivolsero a quella porta, fissandola. L’attimo dopo l’aria sembrò vibrare e, come abbattuta da un ariete invisibile, la pesante massa di ferro volò via dai cardini con uno schianto, aprendo loro la via.
“Complimenti, bel lavoro. Silenzioso, soprattutto.”
“Ok, Spike, la prossima volta lasceremo fare a te.”
Il sotterraneo, da cui si dipartivano varie vie per altre zone, sembrava deserto. Tuttavia nessuno poteva trattenersi dal provare un sottile brivido di inquietudine al pensiero tutt’altro che improbabile di una trappola. Pensiero che si rivelò straordinariamente esatto quando, sbucando da ogni dove, un discreto numero di vampiri, maggiore del precedente e molto più agguerrito, si gettò su di loro. Il secondo successivo la mischia era ormai furibonda, specie intorno a Drusilla, riconosciuta come traditrice, che però grazie all’aiuto di Faith e alle sue nuove abilità riusciva a cavarsela piuttosto bene.
“Ehi, angioletto! Che ne direste tu e la tua sorellina di riscaldare un po’ l’ambiente?!”
“Rischieremmo di mandare a fuoco tutto e così non capiremmo mai cosa volesse fare Darla!”
In quell’istante entrambi i vampiri alzarono lo sguardo, cogliendo il bagliore di due occhi gialli, un ghigno malefico e beffardo…e il luccichio di una balestra puntata verso Buffy.
“Buffy! NO!!”
Come un’unica persona i due si slanciarono verso la cacciatrice ignara, travolgendo gli uomini di Darla nella loro frenesia. E in quel momento il vampiro tirò.
Il grilletto scattò seccamente, la corda si rilasciò con un suono roco e profondo e la freccia attraversò l’aria con un sibilo ferino…finché con uno schiocco non si infisse nel bersaglio.
Passato lo stupore, dalle gole di quattro donne eruppe un urlo di dolore e rabbia, destinata presto a mutarsi in furia cieca: “Angel!!”


Angel…
No, non era vero, non era possibile..
Ero io il bersaglio di quella freccia…io che avrei dovuto riceverla in mezzo alla schiena…
Ed era lui che si era messo in mezzo, salvandomi la vita…
Istintivamente…senza pensarci…nonostante non fossi più la sua ragazza…
Mi aveva salvato la vita…rischiando la sua…
La sua preziosa vita, con la pace che si era conquistato brano a brano…lui l’avrebbe sacrificata per me, come se non fosse cambiato nulla rispetto al passato, come se fosse la cosa più naturale del mondo…
Lui sarebbe ancora morto per me…
E mentre stavo lì ferma, quasi schiacciata dal suo peso, fissando come ipnotizzata la freccia che per poco non lo aveva incenerito, non riuscivo a pensare ad altro che alle parole cattive e malevole che gli avevo detto neanche un’ora prima.
E a dispetto delle quali lui mi aveva salvato la vita, a rischio della propria.
Come aveva potuto?
E soprattutto come avevo potuto io?

Se anche non avessi creduto alla fortuna avrei cambiato idea su due piedi.
Angel era vivo per miracolo, un solo centimetro e la freccia gli avrebbe trapassato il cuore, polverizzandolo.
Non avevo bisogno della veggenza per sapere che lui non ci aveva nemmeno pensato, a quello.
Tutto ciò che sapeva era che Buffy non doveva morire, a nessun costo.
Nessun costo…ma non quello!
Non aveva visto che anche Spike era lì?
Non poteva lasciare che fosse lui a stramazzare a terra vivo per puro caso?
Non avrebbe potuto essere egoista e pensare che era un occasione d’oro per sbarazzarsi di un rivale?
No, con ogni probabilità non si era accorto di niente, tranne del pericolo che correva Buffy.
Per l’ennesima volta capii quello che doveva provare Angel quando pensava alle atrocità commesse in passato: qualcosa di simile a ciò che provavo io al pensiero delle torture che avevo inflitto, oltre tre anni prima, a qualcuno capace di rischiare la propria vita per amore di una ragazza che poco tempo avanti l’aveva coperto di veleno.
Qualcuno che meritava di vivere.

No!
Non lui! Non lui!
Chiunque ma non lui!
Non poteva averlo fatto davvero, non poteva essere davvero a terra che boccheggiava dal dolore…
Era un incubo…solo un incubo…
Adesso mi sarei svegliata nel mio letto, in cella, da sola e avrei capito che avevo fatto solo un brutto sogno, che lui stava bene, che non era quasi morto per amore di Buffy, che non ero libera ma non faceva niente perché voleva dire che lui stava bene…
E invece era tutto vero.
Angel stava male, era ferito, il cuore salvo per un soffio. Ed era tutto vero.
Ma perché? Perché doveva succedere?
Come aveva potuto colpirlo quel bastardo?
Come aveva osato?!
Sentii l’istinto della caccia svegliarsi prepotente, il ruggito del furore crescere fino a coprire ogni cosa e il battito del mio cuore risuonare come un tamburo da guerra.
Non vedevo, non sentivo più niente.
L’unica cosa che avevo in testa erano le ceneri di quel figlio di puttana-vampira.


Il dolore mi aveva squassato il petto, trapassandomi da parte a parte come aveva fatto la freccia con mio fratello.
Era già successo, quando Buffy gli aveva piantato una spada in corpo scaraventandolo all’inferno. Ero in Malaysia, allora, ed essendo giorno stavo ancora riposando. All’improvviso mi sentii come se qualcuno mi stesse aprendo in due, tutto il mio corpo sembrava gridare e la mia mente era come trascinata in una spirale di agonia e disperazione. Poi tutto si placò, lasciando solo il più terribile senso di…vuoto che avessi mai sperimentato.
Angel era morto.
Non apparteneva più a questo mondo.
Lo sapevo.
Era la stessa sensazione che avevo sentito oltre duecento anni fa, nel cuore di quella notte, quando Darla uccise mio fratello per poterlo poi far rinascere col suo sangue.
Anche quella volta avevo capito che gli era accaduto qualcosa. Lo avevo capito molto prima che venissero a riportare a casa il corpo.
Non sapevo nulla di Darla, ma sapevo di chi era colpa se mio fratello aveva potuto essere ucciso. Gridai a mio padre che era un assassino, gli urlai contro e lo maledissi. Avrei voluto ucciderlo, ma da sola non avevo poteri con cui vincere la sua forza.
Stavolta Angel era vivo e io avevo il potere.
E lo avrei usato per uccidere chi gli aveva fatto quello.


Angel era accasciato a terra, fiaccato dal dolore, ancora parzialmente addosso a Buffy, su cui si era gettato appena in tempo per evitarle di essere trafitta.
Stranamente, a quella vista il vampiro che lo aveva colpito sembrò confuso, come se non riuscisse a capire qualcosa, e poi, apparentemente dopo che l’ebbe compresa, spaventato al punto da darsi alla fuga, imitato da alcuni dei suoi compagni.
“Dove credete di andare?”
Era stata Marianne a porre quella domanda, la calma nella sua voce fredda più pericolosa dell’ira, perché vibrava d’odio puro e semplice, sul punto d’esplodere e consumarsi senza pietà.
E insieme al gelo nella sua voce, venne il fuoco, improvviso e devastante, lanciato senza esitare in direzione dei fuggitivi, mentre quelli che erano rimasti venivano attaccati in un lampo da Faith e Drusilla.
Erano uno spettacolo terribile e affascinante, quelle tre ragazze dalle bocche serrate e gli occhi sfavillanti di rabbia, tese con tutto il loro essere a uccidere e distruggere, alla vendetta per quanto era accaduto a qualcuno cui tenevano.
Dopo il primo attacco anche Marianne era passata allo scontro fisico, il suo viso mutato in quello del demone, le zanne in mostra e un ruggito basso da belva ferita che le usciva dal petto. Procedeva al massacro metodicamente, spaccando colli, incenerendo a distanza ravvicinata e facendo letteralmente saltare teste.
Per qualche minuto tutto fu grida, tonfi ed esplosioni di corpi ridotti in cenere, poi d’improvviso si fece il silenzio.
Un silenzio che sembrava voler sottolineare e amplificare la strage che era appena avvenuta, come un terribile monito per l’avvenire.
Nessuno parlò subito, temendo di urtare ulteriormente le ragazze che restavano immobili, ansanti. Poi fu la stessa Marianne a rompere quella quiete innaturale, tornando verso il gruppo e chinandosi sul fratello, accanto a Buffy.
“Come ti senti?”
“Sono stato meglio ma tutto sommato non mi lamento, sorellina. Tu però hai rischiato di fare un disastro, qui dentro, usando il fuoco.”
“Per quel che me ne frega…Se proprio devo essere onesta non ci ho nemmeno pensato..e se solo ti azzardi a dire qualcosa del tipo che io non penso mai, quello che non ha fatto la freccia lo faccio io, chiaro?” dichiarò truce.
“Chiarissimo, non ho detto una parola…”
“Bene, allora vediamo di andare a casa, è meglio se la freccia te la togliamo lì, così possiamo curarti subito la ferita. Pensi di resistere?” Ad un cenno affermativo proseguì: “Wes, tu e Drusilla restate qui e vedete se trovate qualcosa che ci aiuti a capire le intenzioni di Darla, ok? Non credo che arriveranno altri di quei simpaticoni, ma nel caso direi che sapete come cavarvela. Ci vediamo a casa.”
Così dicendo aveva preso Angel fra le braccia, sollevandolo come fosse un bambino. “Se stai per fare storie è meglio che cambi idea! Non devi sforzarti, e lo sai!”
“Ehi! Ma come fai? Vabbé essere forti, ma lui è almeno il doppio di te!”
“Sì, il triplo…Xander, guarda che non è mica un lottatore di sumo, e io sono molto più forte di quanto credi, com’è giusto che sia per un vampiro, specie della mia età. E poi posso sempre aiutarmi con la telecinesi, no?”
Wesley e Drusilla li sentirono procedere su questo tono per un pezzo, finché le loro voci non si spensero in lontananza. Si sorrisero e si misero al lavoro.


“Non credo di aver capito bene. Ti spiace ripetere? Perché vedi, non posso credere che tu abbia veramente colpito Angel con quella balestra. Non sapendo quanto mi sarebbe dispiaciuto.”
Il vampiro ai piedi di Darla stava tremando come in preda a un attacco di febbri. “Mia signora, ascoltami…non l’ ho fatto di proposito, era la cacciatrice il bersaglio, ma lui si è messo di mezzo e così è stato colpito. Credevo che sarebbe stato l’altro a farlo e…”
“E così, per colpa della tua stupidità il mio piano rischia di andare a monte. O vuoi forse dire che non dovrebbe importarmene?”
Gli occhi di Darla non si staccavano un istante dal suo servo scampato al massacro, la sua espressione la stessa del pitone in procinto di soffocare la preda.
“Ma mia signora…dopotutto ciò che tu vuoi è ucciderlo, no? Che differenza fa?”
“La minuscola, fondamentale differenza che così potrebbe tornare come è accaduto a me, e non so le possibili conseguenze di una simile situazione. Mentre nel mio modo ciò non potrà verificarsi. Ti sembra forse poco?” chiese la vampira con voce di seta.
“No, affatto…ma…io non sapevo, è stato solo un errore…”
“Sei stato un idiota. E io non ho bisogno di idioti.”
“Ma mia signora, aspetta…riparerò, vedrai, io…”
Il resto della frase si spense nel fischio di una lama attraverso l’aria e il fruscio della cenere che ricadeva a terra. Con un sol colpo il Kuhdron aveva mozzato la testa allo sfortunato vampiro.
“Che intendi fare adesso?”
“Niente.” sbuffò Darla. “Per la semplice e ottima ragione che non posso fare niente. Posso solo sperare che se la cavi e procedere in ogni caso. Dopotutto sarebbe un peccato sprecare tutti i preparativi che abbiamo fatto e il mio angelo ha dimostrato di essere alquanto resistente, oltre che fortunato. Ho tutto quello che mi occorre, per il rito, devo soltanto aspettare finché gli astri non saranno nella giusta posizione…e poi rischierò il tutto per tutto.” A dispetto delle sue parole l’inquietudine le serpeggiava in corpo. Cercò di calmarsi traendo un profondo quanto inutile respiro. “Adesso vattene, non voglio essere disturbata.”
Quando il demone fu uscito Darla si alzò, avvicinandosi all’angolo del suo nuovo covo in cui era stato sistemato lo specchio. Vi si appoggiò contro, come sul petto di un amante.
“Non osare morire.” sussurrò. “Non adesso. Ho bisogno di te, Angelus.”


All’Hyperion, intanto, si giocava all’allegro chirurgo.
“Ok, Angel, pronto?”
“Pronto. Strappa.”
Marianne eseguì, strappando al fratello, assieme alla freccia, un lieve mugolio.
“Fatto. Adesso vediamo di rattopparti. Meno male che ci abbiamo fatto l’abitudine.” Il sorriso le si spense all’istante, osservandolo. “Angel, cos’ hai?”
“Non lo so. Mi sento…” Angel barcollò paurosamente, e lei e Faith si affrettarono a sorreggerlo.
“Lo sapevo, sei debole. E’ meglio che ti stenda e…”
“No. Non è la freccia, mi è successo di peggio che quello. Non capisco, mi sento…come se bruciassi…”
“D’accordo, stiamo calmi. Ti portiamo a letto, poi cercheremo di capire di che si tratta.”
Qualche minuto dopo, con Angel a letto, assistito da Cordelia, Willow avanzò l’ipotesi che nessuno osava esprimere.
“E se fosse…veleno?”
“Assassino dei Morti, dici? Ma la freccia era diretta a Buffy, è stato un caso se lui è stato colpito.”
“E’ vero, ma in quella lotta erano coinvolti anche dei vampiri. Avrebbero potuto usare il veleno tanto per cautelarsi, nel caso avessero mancato un colpo. E non sappiamo che effetti potrebbe avere quella sostanza sugli umani.”
“Angel ha detto che si sente bruciare…è la stessa cosa che ha detto quella volta…”
“Willow ha ragione.” intervenne Faith, che stava osservando la freccia “E’ l’Assassino dei Morti. Riconosco il suo odore.”
“Chissà come mai…” Buffy sembrava volerla trafiggere con lo sguardo, poi si alzò e si diresse decisa verso la camera di Angel.
Il vampiro era madido di sudore e Cordelia stava per appoggiargli nuovamente sulla fronte una pezzuola bagnata, quando la cacciatrice fece il suo ingresso seguita dagli altri.
“Angel, si tratta di veleno. Lo stesso con cui hai già avuto a che fare, e sai qual è la cura.” Arrivata al capezzale si scostò la maglietta dal collo. “Bevi.”
Nella stanza si fece il gelo. Tutti aspettavano la mossa successiva.
Che fu l’esplosione incredula di Spike: “Cosa, bevi? Ma ti sei ammattita?? Vuoi suicidarti, è questo che vuoi?!”
“Occorre il mio sangue, Spike, quindi sta’ zitto e bada ai fatti tuoi!”
“Sono fatti miei, biondina! Se credi che…”
“No.”
Dimentichi della discussione, tutti fissarono Angel.
“Non berrò da te, Buffy. Non di nuovo.”
Il silenzio che seguì era diverso dal precedente. Più…denso.
E stavolta fu Buffy a insorgere.
“Ma sei impazzito? Che significa ‘no’? Ti sembra il momento di fare l’idiota, vuoi di nuovo suicidarti o devo prenderti a pugni un’altra volta? Bevi!!”
“No, Buffy, è troppo rischioso. Non ho idea di come sia riuscito a fermarmi appena in tempo, allora, e non so come potrebbe finire stavolta.”
“Chi se ne importa, correremo il rischio! Non sarà né il primo né l’ultimo che…”
“Non è necessario.”
Evidentemente era destino che quella sera i silenzi la facessero da padrone. L’annuncio di Faith ne determinò uno incuriosito, del quale la ragazza approfittò per spiegarsi meglio: “Quello che occorre è il sangue di una cacciatrice, no? Beh, anch’io lo sono, e il mio sangue è buono quanto quello di Buffy. Se Angel lo beve guarirà lo stesso. Così non ci sono problemi.”
“Che trucco sarebbe, questo, Faith?”
“Nessun trucco, Buffy. Non sei l’unica a volere che Angel resti in vita. E se non sbaglio due anni fa non eri contraria a dargli il mio sangue: bene, adesso sono d’accordo anch’io.” la sfidò Faith. “Qual è il punto?”
“Che potrei ucciderti. Questo rischio rimane, di chiunque si tratti.”
“E invece no, fratellino. Forse ho un piano per evitarlo. Faith, tu sei sempre dell’idea?”
“Certo.”
“Allora vieni con me. Cordelia, dì a Gunn di andare all’ospedale e seguici, ti spiegherò quello che dovrete fare.”


“Si può sapere perché non posso farlo io?”
“Perché Faith ha detto che lo farà lei, è in condizioni fisiche migliori delle tue e non c’è nessuno che faccia storie come nel tuo caso. E poi dannazione, cosa importa? Non è una gara a chi si svena di più per mio fratello. Qui bisogna salvargli la pelle, chi se ne frega di chi lo farà!” esclamò Marianne esasperata.
“Hai ragione, scusa.”
“Ma sei sicura che andrà bene lo stesso?”
“Direi proprio di sì. L’antidoto al veleno è il sangue di una cacciatrice, ho controllato, ma non ho trovato scritto da nessuna parte che la cacciatrice debba per forza essere morsa. Penso che la cura sarà altrettanto efficace se preleveremo il sangue di Faith in un altro modo e in un secondo tempo lo faremo bere ad Angel per via, per così dire, ‘indiretta’.”
“E perché hai mandato Cordelia e l’altro all’ospedale?”
“Si dà il caso che l’altro abbia un nome, che potresti anche degnarti di usare, Xander. Comunque li ho mandati là a rubare qualche sacca di sangue e le attrezzature necessarie per una trasfusione. Quasi certamente Faith ne avrà bisogno, e non mi sembra il caso di farla ricoverare appena uscita di prigione.”
“Scusa, hai detto proprio…rubare?”
“Devo sillabartelo o preferisci un bel vocabolario?” si stizzì la vampira. “E non fare quella faccia, Gunn non è un idiota. Non se ne accorgerà nessuno, di loro. E penso che non sia poi così sorprendente se, con tutto il sangue che ho preso direttamente dal collo di non so neanche quanta gente, non perdo il sonno per pochi litri rubati a un ospedale.”
“E come pensi di…estrarre il sangue a Faith?”
“Ha detto che provvederà da sola. Adesso è in cucina. Buffy, potresti andare da lei? So che non ti piacerà, ma dopotutto tu, a parte Angel, sei l’unica a sapere più o meno quanto sangue occorre. Se vedi che inizia a perdere conoscenza, fermala e chiamami. Io vado a tenere d’occhio mio fratello.”
Appena fu uscita, Spike si stiracchiò ostentatamente: “Non possiamo lamentarci, la ragazza ha pensato a tutto. Peccato, Buffy, dovrai aspettare un’altra occasione per vendicarti: ho idea che non le piacerebbe se Faith dovesse tirare le cuoia. Questo nel caso che, per coincidenza, dovesse sfuggirti se sta esagerando…sai com’è, le disgrazie possono sempre succedere…”
“Non a me. Quindi chiudi il becco e fai qualcosa di diverso dal rompere le scatole…così, tanto per cambiare, una volta tanto.”
Nell’andarsene Buffy voltava loro le spalle, ma tutti potevano immaginare la sua espressione, e Faith non ebbe bisogno di alzare lo sguardo dal rivolo di sangue che scorreva dal proprio polso fin dentro una caraffa per controllare se avesse indovinato, quando sentì i suoi passi in cucina, alle proprie spalle.
“Pensi che così s’innamorerà di te?” La durezza del tono la rese più un’affermazione che una domanda.
Una domanda cui fece eco il nulla.
“Fammi il piacere di rispondermi! Oh sì, l’ ho capito. E’ così evidente che è come se ce lo avessi scritto in faccia. Sei innamorata di lui, è vero? E’ solo per questo che fai la santarellina. Bell’idea, complimenti. Come psicopatica hai fallito, ci riprovi facendo la brava bambina. Ripeto: bell’idea. Ma me non mi freghi. Tu non sei cambiata, sei sempre la stessa: vedi, vuoi e prendi, non è così che dicevi? Hai cambiato il sistema di prendere, te ne do atto, ma nient’altro.”
“Non è vero, Buffy. Sono cambiata, almeno un po’. E non è stato facile. Dammi ancora un po’ di tempo.”
“Mi spiace, Faith, ma io non ti credo. Neanche un po’. L’ ho fatto in passato e non è finita bene: non mi piace ripetere gli errori. E direi che sono già a sufficienza, a crederti, forse anche troppi. Intanto non hai ancora risposto alla mia domanda: credi che così s’innamorerà di te? Pensi che basti questo?”
“No. E non mi interessa, non lo faccio per quello. Lo faccio perché voglio che viva. Lo faccio perché lo amo, non perché mi ami lui.”


Lo aveva ammesso.
Oddio, lo aveva detto.
Dopo tutto il tempo passato a raccontarsi bugie, aveva ammesso di amare Angel…e a chi le era venuto in mente di fare la sua confessione, tra tutte le persone al mondo?
A Buffy.
Forse era vero che non era cambiata.
Doveva per forza essere ancora una pazza, per fare una cosa simile.
Eppure che altro avrebbe potuto fare?
Lasciare che continuasse a pensarla come un’ipocrita, che continuasse a sputare sul lavoro che Angel era riuscito a fare con lei?
Non le importava granché l’opinione che Buffy aveva di lei, in fondo se l’odiava aveva le sue buone ragioni, ma per una volta che faceva qualcosa col cuore, qualcosa che non fosse solo uccidere e fare del male, qualcosa per qualcuno a cui teneva…non voleva che venisse scambiata per una delle sue passate macchinazioni dettate dall’egoismo.
Non quando l’egoismo finalmente l’aveva lasciato da parte per un po’.
Ma forse voleva solo reagire alle sue provocazioni, abbattere tutta quella sicurezza.
Forse non lo sapeva neanche lei perché lo aveva fatto.
Non ci aveva nemmeno pensato, prima di farlo.
Le era sfuggito senza che il suo cervello registrasse quello che aveva detto, se non quando ormai era troppo tardi.
Però, dopotutto, aveva semplicemente detto la verità.
Amava Angel, e voleva che vivesse.
Se per quello doveva dare il suo sangue, allora lo avrebbe dato.
Quello era tutto ciò che sapeva.
Quello era tutto ciò che sentiva.
Quello era tutto ciò che aveva detto.
E non se ne pentiva.


“Smettila.”
“Cosa?” Non era esattamente la reazione che si aspettava.
“Ho detto smettila, basta così. Circa mezza caraffa basterà, penso.”
“Oh, sì.” Parlava del suo sangue. In effetti cominciava a sentire una certa sonnolenza.
“Resta qui, chiamo Marianne.”
“Buffy, aspetta…”
Non si voltò. “Sì?”
“Quello che ho detto…ecco io…”
“Non mi riguarda, Faith. Sono solo fatti tuoi.” Ma chi voleva prendere in giro?
Passò davanti ai suoi amici senza realmente vederli e informò Marianne delle condizioni di Faith automaticamente.
Quando la vampira lasciò la stanza di Angel, la seguì, infilandosi in una stanza deserta cosparsa di libri. Le tracce delle ricerche di Angel e Wesley.
Si diresse alla finestra, perdendosi nelle mille luci che rendevano la Los Angeles notturna una città da fiaba, finché qualcuno non la richiamò alla realtà: “Hey.”
Si voltò ad osservare l’artefice dell’interruzione. Willow.
“Hey.” Tornò al panorama.
“Tutto bene?” Willow le si avvicinò.
“Certo, tutto ok. Angel?”
“Marianne lo ha aiutato a nutrirsi, quindi fra pochi minuti sarà in piedi. Cordelia e Gunn sono appena tornati e si stanno occupando di Faith.” A quel nome notò un’ombra passare negli occhi della sua migliore amica. “E’ successo qualcosa? Avete litigato? Non ascoltarla, lo sai che…”
“Lo ama.”
Willow aggrottò le sopracciglia fin quasi a farle toccare fra loro: “Lo ama? Che significa? Chi è innamorato di chi? C’è qualcosa che non so, per caso?”
“Faith è innamorata di Angel, è chiaro adesso? Quella puttana pazza e omicida è innamorata del mio…ex.”
In un altro momento Willow si sarebbe soffermata a riflettere che probabilmente ex non era la parola che Buffy intendeva usare realmente, ma in quel momento era troppo occupata a non stramazzare per la sorpresa per badare a cose simili. Le sua sopracciglia schizzarono verso l’alto, raggiungendo quasi l’attaccatura dei capelli. “Scusa, non ho capito. FAITH sarebbe innamorata di…ANGEL??? Ommioddio, e tu come lo sai?”
“Perché me l’ ha detto lei. Ti rendi conto? Quella piccola carogna ha avuto la faccia tosta di dirmi in faccia che è innamorata di lui! Non che non l’avessi capito, no, era chiaro, ma…” Finalmente si girò a guardarla in viso. Aveva quasi la stessa espressione di quando le aveva riferito la decisione di Angel di andarsene. “Ma…sentirglielo dire…E’ stato tremendo. Non…non lo dimenticherò mai.” Prese un respiro. Non aveva intenzione di mettersi a piangere, anche se Dio solo sapeva se non ne sentisse il bisogno.
“Beh, dopotutto che fosse attratta da lui lo sapevamo, lo abbiamo anche sfruttato per sapere i piani del sindaco per l’Ascensione…” Si rese conto troppo tardi che ricordare quella sceneggiata che l’aveva tanto scossa era l’ultima cosa di cui Buffy avesse bisogno. Al contrario, lei non sembrò farci caso.
“Ma è diverso! Will, non sto parlando di attrazione, quella sarebbe ovvia, io sto parlando di amore! Capisci? A- m- o- r- e . Ti è più chiaro, adesso? E sai la cosa peggiore? Che è vero. Non si tratta di attrazione, libidine, o altro, ma di amore. Faith è innamorata sul serio. Non pensavo ne fosse capace.”
“Se è per questo, io non lo credo ancora.”
“Non si dà il proprio sangue a qualcuno solo per attrazione, Will. Lo so meglio di chiunque altro.”
“Allora…pensi che sia una cosa seria?”
“Sì, ne sono sicura. L’ ho vista mentre lo diceva, e per quanto possa sembrare assurdo ho capito che era sincera.” Si voltò bruscamente. “E non lo sopporto! Non sopporto l’idea che lo ami! Lei non può amarlo! Non è capace di amare! Ho sempre pensato che fosse così e invece adesso…adesso mi viene a dire che è innamorata di lui…”
“Cosa pensi di fare?”
“Cosa pensi che potrei fare? Niente. Non posso fare niente. Teoricamente non posso nemmeno stare male, non ne ho motivo. Ricordi? Vite separate, non abbiamo niente a che fare…”
“Buffy, adesso mi ascolti tu, ok? Lo sa il cielo se quella storia tra voi non vi ha ferito entrambi, e onestamente, quando se n’è andato, ho dovuto ammettere che non aveva torto a dire che avevi diritto ad una vita più normale, anche se mi rendo conto che una strega gay non è la più adatta a parlare di normalità. E mi sembrava che tu fossi d’accordo con me, non è vero? Con Riley è finita male, ma non per colpa tua: insomma chi poteva immaginare che avrebbe fatto una cosa come…quello che ha fatto? E se poi non è stato in grado di affrontare le conseguenze e ha preferito andarsene…beh, sono fatti suoi, anche se è ovvio che ti abbia fatto soffrire. Ma è anche vero che, anche se di certo non mi piace ammetterlo, non ho potuto fare a meno di notare che per lui non hai sofferto come per Angel. Te l’ ho già chiesto e non mi hai risposto, Buffy, adesso sii sincera: tu sei ancora innamorata di Angel, vero?”
“Io non lo so.”
“Sì che lo sai, Buffy, non mentirmi.”
“E va bene, sì! Sì, maledizione, sì! E non sopporto che Faith lo ami! Lei non può averlo!”
“Dolente di contraddirti, principessina,” l’apostrofò qualcuno dalla porta. “ma questo non è amore. A casa mia si chiama solo smania di possesso. E credimi, ne so qualcosa.”


Adesso ne aveva proprio piene le scatole.
Passi che Buffy era capace di ridurre il cuore di Angel in polvere senza bisogno di nessun paletto, che se per sbaglio era sereno gli bastava posare lo sguardo sulla sua foto per ripiombare nella depressione più nera, che se aveva passato momenti in cui era poco più di uno straccio era solo per colpa sua, ma a tutto c’era un limite.
La sopportazione di Cordelia aveva abbondantemente oltrepassato il proprio.
Da quando Marianne aveva invaso la vita del fratello come un ciclone, Angel era diventato quasi un’altra persona, era meno cupo, meno triste, lo si poteva vedere chiacchierare (lui!) con la sorella, ridere, scherzare, litigare anche, come una persona normale.
Non che all’inizio non avesse avuto delle riserve sulla nuova arrivata ma, tralasciando che le aveva salvato la pelle un paio di volte, le sarebbe bastato vedere come faceva sentire il fratello grazie alla sua semplice presenza, per adorarla.
Poi era arrivata Drusilla, a farle compagnia con le visioni, e infine Faith, che era riuscita a fare ciò che quasi tutti, tranne Angel, avevano creduto impossibile e che ora gli aveva dato il suo sangue.
Era come se a poco a poco, intorno ad Angel, si stesse formando la famiglia che meritava di avere, un microcosmo di pazzi che aveva in comune il fatto di voler bene al più pazzo di tutti loro.
E che lei potesse essere dannata se avrebbe lasciato che quella maledetta biondina rovinasse la sua famiglia in generale e Angel in particolare!
Lui aveva avuto fiducia in lei, aveva guardato oltre la sua bella faccia, si era preoccupato di chi fosse realmente. Si era scordato della ragazzina vanitosa e frivola che aveva cercato di rimorchiarlo e si era preso cura della giovane donna ferita. L’aveva fatta piangere sulla sua spalla dopo la morte di Doyle e le aveva perdonato le cose orribili che gli aveva detto mentre era a pezzi per l’influenza di Darla, quando l’aveva abbandonato mentre gli sarebbe dovuta stare accanto. L’aveva ascoltata, consolata e capita, le era stato vicino quando lei pensava che nessuno l’avrebbe fatto, e aveva sopportato le sue frecciate e stupidaggini.
Fosse stata sua sorella come lo era Marianne, non avrebbe potuto fare di più, per lei.
Fosse stato suo fratello, non avrebbe potuto volergli più bene.
E se la cara Buffy aveva intenzione di giocare ancora col suo cuore, allora avrebbe prima dovuto vedersela con lei.


“Cordelia, se hai voglia di discutere ti avverto che non sono dell’umore adatto.”
“Ottimo, Buffy, vuol dire che abbiamo qualcosa in comune.” replicò l’altra, avanzando. “Perché, vedi, nemmeno io sono dell’umore giusto per ascoltare le tue idiozie. Sono una delle varie cose che ho lasciato a Sunnydale che non mi mancano.”
“Strano, potrei dire la stessa cosa di te.”
“E che potresti dire riguardo ad Angel? Che è ancora tuo? Che guai a chi gli mette gli occhi addosso? Che nessuna lo ama come te? Svegliati, tesoro, tu non lo ami. Perché se lo amassi ti augureresti che potesse trovare qualcuna con cui stare bene, ti preoccuperesti della sua felicità. Invece tutto quello che sai fare è imprecare perché te lo senti sfuggire dalla presa. Ti sembra che lui si sia comportato così quando ti sei infilata nel letto di Parker? O in quello del tuo caro soldatino scemo, Riley? O pensi che a lui non importasse? E’ questo ciò che pensi? Gli importava eccome, invece, ha sofferto come un cane, se vuoi saperlo, solo che, guarda un po’, si preoccupava più della tua felicità che del suo dolore. Magari avrebbe fatto meglio a cambiare scala di priorità, ma lo sai com’è fatto…o almeno dovresti saperlo.”
“Cordelia, smettila! Come puoi dire queste cose? Buffy…”
“Oh, per una buona volta, Willow, stanne fuori!” scattò irritata. “Per una buona volta piantala di giustificarla e lascia che ci parliamo senza prenderci in giro! Tu neanche sai di cosa sto parlando!”
“Anche Buffy è stata male, cosa credi? Tu non hai il diritto di…”
“Di cosa? Di dirle in faccia che è un’egoista? Che mentre qui Angel ancora un po’ e si ammazzava da quanto stava male, lei a casa saltava da un letto a un altro? Che ogni volta che l’ ha visto l’ ha trattato come una pezza da piedi? Che l’amava, certo, l’amava tanto, ma cercare di capirlo mai, cercare di mettersi nei suoi panni, di fargli dire cos’aveva dentro, di aiutarlo coi suoi problemi - che fidati, non sono pochi – neanche una volta? Che il tempo di rifarsi il trucco e uscire col ragazzo di turno l’aveva ma intanto a Angel non una telefonata, almeno a sentire se era ancora vivo? E’ questo che non devo dire? Beh, carina, mi dispiace ma è ora che la tua amichetta si svegli e si decida a crescere non solo fisicamente! Così magari capirà anche che Angel non è un orsacchiotto che deve sempre essere lì quando hai bisogno di coccole e che poi butti in un angolo e te ne dimentichi!”
“Sta’ zitta!! E’ stato lui a buttarmi in un angolo! Lui a lasciarmi!!”
“Certo, piccola, e sai perché l’ ha fatto? Perché è un idiota. Un idiota innamorato che ha il brutto vizio di pensare agli altri prima che a sé stesso. Perché, guarda un po’ che strano, lui ci teneva a te, e voleva che fossi felice, che avessi tutto ciò che lui non poteva darti e che tu non mancavi mai di sbattergli in faccia che volevi: una vita normale! Ma, notizia straordinaria, non potevi avere tutto e così ha deciso ancora di accontentarti, come ha sempre fatto, e ha scelto per te, perché avessi ciò che volevi, strafregandosene di sé e dei propri sentimenti! E anziché ringraziarlo tutto quello che sei capace di fare è venire qui a reclamarlo, come se fosse una tua esclusiva proprietà!”
“Tu non capisci, non hai mai capito.”
“No, è vero, non ho mai capito che cosa vedesse Angel in te, ma ho sempre capito una cosa: che non lo meritavi!” ribatté aspra Cordelia. “E non lo meriti neanche adesso! Lui per te ha rinunciato a tutto, tu a niente! Ma quel che ha fatto lo ha fatto di sua volontà, non perché è tuo, chiaro? Lui non è tuo, non è di nessuno, è di sé stesso e basta! E se hai intenzione di rovinargli la vita di nuovo con la tua insensibilità proprio adesso che la situazione sta migliorando, ti consiglio di non provarci nemmeno, se non vuoi che ti cavi gli occhi! E ti assicuro che ne sarei capace, dovessi pure sciuparmi lo smalto!”
Cordelia ormai era senza fiato, sentiva di star definitivamente perdendo il controllo, e anche se le sarebbe piaciuto mollare una bella sberla in faccia a quella mocciosetta frignante che si pretendeva dovesse salvare il mondo, sapeva anche che Angel non glielo avrebbe mai perdonato. Scartata l’ipotesi migliore non le restava che girare i tacchi e andarsene, prima di cambiare idea. Aveva già aperto la porta quando si voltò a fissare le due ragazze pietrificate dalla sua sfuriata. “Sai, Buffy, potrai anche essere la cacciatrice, potrai essere un’eroina, potrai aver salvato il mondo e tutto il resto…ma per me sei solo una perdente.” E non lo aveva mai detto con più convinzione, nemmeno quando era ancora la reginetta del liceo e non sapeva ancora chi fosse davvero quella biondina che finiva sempre nei guai.
A giudicare dalla faccia che aveva fatto Buffy doveva averlo capito anche lei.
Bene, forse dopotutto aveva fatto bene ad accantonare l’idea della sberla: quell’ultima frecciata era stata molto più soddisfacente, oltre che efficace.
Sbatté la porta e si recò a controllare come procedesse la trasfusione di Faith.
Cominciava a starle simpatica, quella ragazza…

 
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