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Capitolo V

October 22 2003 at 1:13 PM
Alkja  (Login Alkja)


Response to LA RIUNIONE - completata

 

Fronte corrugata, labbra serrate, sguardo poco convinto.
“Te lo assicuro, Mari, sto bene.”
Nessuna reazione. Continuava ad osservarlo.
“Avanti, non fare così. Il sangue di Faith ha funzionato perfettamente, sono guarito. Mi passi quella camicia?” L’indumento gli volò in mano. “Grazie. Lei come sta?”
“Ha finito la trasfusione poco fa. Nessun problema. Sei sicuro di aver recuperato del tutto le forze?”
“Assolutamente sicuro, sorellina, è andata così anche l’altra volta. Ah, prima mi è sembrato di sentire qualcuno alzare la voce. E’ successo qualcosa?”
‘Buffy ha avuto una crisi semi-isterica e Cordelia le ha dato della puttana egoista. A parte questo, niente.’…no, probabilmente non era esattamente la risposta che Angel avrebbe voluto sentire.
“No, niente.”
“In altre parole, non me lo vuoi dire. D’accordo. Ma smettila di preoccuparti, o almeno controllati: sento la testa che mi vibra, con tutto quello che trasmetti.”
“Ok, ok, come vuoi.” Lo seguì alla porta. “In fondo sei solo quasi morto un’altra volta, perché mai dovrei essere preoccupata? In fondo Darla starà macchinando un’altra carognata in cui avrai un ruolo fondamentale, ma che importa?” Improvvisamente si ritrovò avvolta in un abbraccio solido e affettuoso. Si appoggiò al petto del fratello, passandogli le braccia attorno alla vita. Aveva sempre adorato essere abbracciata da lui, le trasmetteva sempre così tanto calore…perfino adesso che erano entrambi morti…
“Va meglio, adesso?” Angel si scostò da lei e le passò una mano tra i capelli scompigliati.
“Solo se mi prometti che starai attento. Sarai un rompiscatole ma sei l’unico fratello che ho. Non voglio perderti.”
“Non mi perderai, te lo prometto. Ma tu non preoccuparti. Qualsiasi cosa succeda saremo insieme, no?”
“Sì, e allora niente ci farà del male.” Le loro vecchie frasi di quando erano bambini, alle prese con un padre despota e brutale e una madre che era solo un’ombra muta e pallida. Oltre due secoli, da allora…e quelle frasi infantili non avevano perso nulla del loro potere consolatorio, della loro capacità di infondere speranza. Per qualche istante si poteva ancora credere che finché si era insieme niente di male avrebbe potuto realmente accadere…
“Ehi, gente! Siamo tornati!” Quella voce allegra ed eccitata, esplosa all’improvviso, li fece uscire dai ricordi e tornare alla realtà.
“Drusilla sembra su di giri, devono aver trovato qualcosa. Andiamo?”
“Certo.”
Alla spicciolata, chi da una parte, chi dall’altra, si riunirono tutti per sentire il risultato delle indagini. Per ultima, sorretta da Gunn, giunse una Faith pallida e con un polso vistosamente fasciato.
“Faith…e quello cos’è?”
“Niente di grave. Diciamo che ho saldato un certo debito. Piuttosto, voi che avete trovato?”
“Veramente, ‘io’ ho trovato. Se aspettavamo il cervellone…”
“Drusilla, ti ricordo che sono stato io a capire cosa esattamente tu avessi trovato. Se così non fosse stato, adesso…”
“E piantala, Wes! Non abbiamo a disposizione tutta l’eternità, qui, o almeno non tutti quanti. Vuoi venire al punto prima che mi vengano i capelli bianchi?”
“D’accordo, Cordelia, ci arrivo subito. Apparentemente l’intero sotterraneo è stato svuotato di qualsiasi cosa contenesse, tuttavia Drusilla è riuscita a recuperare una scheggia di un qualche cristallo, evidentemente staccatasi nel trambusto del trasloco. Se posso fare ipotesi, propenderei per considerarlo proveniente da un particolare tipo di cristallo, il Rendjor. E qui iniziano i problemi. A quanto ricordo, i cristalli Rendjor, peraltro estremamente rari e difficili da procurarsi, sono utilizzati in riti in cui ci si propone di evocare e far incarnare determinate entità, generalmente assai potenti. Possiamo quindi supporre che sia proprio questo, lo scopo di Darla.”
“Ok, Wes, stiamo per avere ospiti.” riassunse Marianne. “Sappiamo anche quali?”
“Sfortunatamente no, credo che per questo occorreranno ulteriori ricerche. Il campo è alquanto vasto.”
“Capito. Il che significa che tu, il fratellino e Dru andrete a rinchiudervi nel vostro mondo di libri. Noi esseri comuni possiamo esservi utili?”
“Non dare fuoco alla casa e non ammazzare nessuno, sorellina, sarà già abbastanza. Al massimo, Willow può chiamare Giles e riferirgli le novità, potrebbe scoprire qualcosa anche lui.”
“Certo, lo farò. Ah, dopo potrei venire anch’io ad aiutarvi? Sai che me la cavo, con le ricerche.”
“Sicuro, grazie. Tu come strega non sai nulla?”
“Purtroppo no, mi spiace. Forse, Tara…chiederò qualcosa.” La rossa si diresse al telefono e gli altri sparirono a caccia di risposte.
Nella stanza non si respirava certamente un’atmosfera rilassante. Cordelia ribolliva ancora di rabbia, Buffy era persa nella sua depressione e Faith non si era mai sentita più in imbarazzo per quello che aveva fatto. Marianne era semisdraiata su una poltrona, con un auricolare del walkman nell’orecchio, e osservava evidentemente divertita i tre uomini che non nascondevano di sentirsi totalmente fuori posto.…
Tic- tac, tic- tac, tic- tac, tic- tac…
Il tempo passava, Willow aveva raggiunto i colleghi nelle ricerche, Spike aveva convinto Xander a giocare a poker e vinceva barando vergognosamente. Cordelia e Buffy erano trincerate ognuna dietro una rivista, mentre Faith, ancora esausta, si era assopita.
Più in generale, si stagnava. L’apatia e la demoralizzazione avevano preso il sopravvento. Tant’è che, quando si sentì bussare alla porta, dal momento che Gunn aveva raggiunto certi amici suoi per una battuta di caccia nei quartieri bassi, solo Marianne sembrò interessata ad appurare di chi si trattasse.
Gli altri la sentirono salutare il visitatore con molto calore e poco dopo dall’ingresso si levarono due risate femminili. Quasi subito Marianne fu di ritorno, ma al suo fianco camminava decisa una giovane donna dai capelli biondi. Era vestita con un certo gusto, con dei pantaloni neri e un maglioncino aderente, azzurro chiaro come i suoi occhi. Una borsa nera le pendeva dalla spalla destra, sopra la giacca in pelle rosa che indossava.
Dopo appena un’occhiata alla nuova venuta, Cordelia aveva lasciato cadere a terra la rivista ed era balzata in piedi, come se la poltrona fosse stata disseminata di spilli. La sua faccia era il ritratto dello stupore. “Kate? Che ti è successo? Niente camicie incolori e felpe sformate? Stai male o hai solo avuto un’illuminazione divina che ti ha fatto ricordare che sei una donna? Oh, ci sono! Hai un appuntamento con un super-fusto milionario, è così?”
Le labbra della donna, appena velate di lucidalabbra, unico segno di trucco nel suo viso acqua e sapone, si piegarono in un sorriso. “No, Cordelia, mi dispiace ma l’unico appuntamento che ho in vista è quello con una doccia calda e un letto comodo, e non immagini quanto ne abbia voglia, dopo tutto il lavoro che ho dovuto fare per voi! A proposito, Angel?” Il tono si addolcì impercettibilmente, nel pronunciare quel nome.
“Sta facendo delle ricerche. Arriva subito, gli ho detto che sei qui.”
In quel momento lo sguardo di Kate si concesse una panoramica della stanza, registrando senza particolare interesse o curiosità i suoi vari occupanti, finché non si posò su Buffy: si ricordava di quella biondina, e l’animosità insita nel suo carattere fece nuovamente capolino, stendendo una patina di gelo sui suoi occhi già color ghiaccio. La ragazza ricambiò fino all’ultima briciola di astio: anche lei non aveva dimenticato.
Appellandosi ad ogni singola oncia del suo autocontrollo, ancora saldo nonostante i colpi subiti, fece scivolare oltre il suo sguardo, incontrando il corpo di Faith raggomitolato nel sonno. “A quanto sembra, la pecorella smarrita ha trovato in fretta un ovile accogliente.” sorrise.
“Perché, ne dubitavi?”
“Conoscendovi, no.” dovette riconoscere.
“Ciao, Kate, va tutto bene?”
“Ciao, Angel. Certo, perché non dovrebbe?” La voce le tremava solo un po’ a ricordare il periodo ancora troppo recente in cui andava tutto fuorché bene. Un periodo che senza di lui non sarebbe finito, tranne che in una tomba. “Vi ho portato le informazioni che mi avevate chiesto.” proseguì, frugando nella borsa e traendone fuori un floppy disk e un fascicolo sottile. “Qui c’è tutto quello che sono riuscita a trovare sul dottor Branwell, per adesso. Forse riuscirò a procurarvi qualcos’altro, ma per il momento dovrete accontentarvi. Anche recuperare questo poco non è stato facile, quel tipo è più sfuggente di un’anguilla e più blindato di Fort Knox.”
“Normale, per un cliente della Wolfram & Hart. Grazie dell’aiuto, Kate, ci sarà molto utile.”
“Di niente. Serve altro?” Non sapeva nemmeno lei se voleva scappare via di corsa o piantare le tende lì, a fissare quegli oceani color cioccolata che erano i suoi occhi.
“No, hai già fatto fin troppo. Grazie, Kate.” Ma perché aveva la dannata abitudine di ripetere il suo nome ogni volta che le parlava? E perché il suo cuore aveva l’altrettanta dannata abitudine di fare una capriola ogni volta che lo ripeteva?
“Figurati. Allora…ci vediamo, Angel. Ciao, ragazze, e tenetela d’occhio.” concluse, riferendosi a Faith.
“Non mancheremo, ma sta’ tranquilla: è a posto. Ciao, ci si vede in giro.”
“Ehi, aspetta un attimo! Non vorrai andartene via così?! Angel, non hai niente da dirle?” Cordelia, ovviamente.
“Niente da…dirle? E che cosa?”
“E’ inutile, sei un caso disperato!” sospirò la ragazza. “Ad esempio che ne diresti di dare un’occhiata ai suoi vestiti che per una volta sono degni di questo nome? O di notare che, forse per la prima volta in vita sua, appare come la donna che si presume sia? O magari di farle i complimenti per come sta, dopo aver lasciato perdere il penoso tentativo di travestirsi da uomo?”
Angel sembrò perplesso. Fissò Cordelia, sbirciò la sorella come a chiedere aiuto e infine si decise ad osservare Kate, come se cercasse di capire cosa ci fosse che non andasse e che cosa ci si aspettasse da lui.
Marianne faticò a trattenere la risata esplosiva che le vibrava in gola: sembrava un bambino chiamato alla lavagna senza aver studiato!
Dal canto suo, Kate pensò di essere sul punto di andare a fuoco mentre la percorreva da capo a piedi con quel suo sguardo tenero e incerto. Sapeva quanto fosse difficile parlare, per lui, specie quando veniva messo di fronte a situazioni imbarazzanti come quella, e ogni volta che lei ci si trovava coinvolta non poteva fare a meno di chiedersi se lo stesso viso di ragazzo che aveva davanti era davvero quello di chi aveva massacrato migliaia di persone innocenti, aveva reso pazza una ragazza inglese col dono delle visioni, era stato ad un passo da mandare letteralmente il mondo all’inferno o anche solo del guerriero capace di mozzare la testa ad un demone senza battere ciglio. Le maturava dentro una gran voglia di piangere, in quei momenti, mista all’irrefrenabile istinto di stringerlo forte a sé e non lasciarlo fino alla fine dei tempi, fino a far sparire il suo dolore, fino a che entrambi non avessero più niente da desiderare.
Ma perché, perché non parlava? Stava davvero così male?
Lo sapeva, non avrebbe dovuto vestirsi in quel modo!
“Certo che sta bene, Cordelia…” Angel sembrava non aver la minima idea del significato della domanda. “Sta sempre bene.” La sua voce aveva un’inflessione da ‘Mi sembrava ovvio, perché me l’ hai chiesto?’, e Kate si diede dell’idiota: possibile che non l’avesse ancora capito?
Angel era l’ultima persona al mondo del cui giudizio dovesse preoccuparsi, un maglione infeltrito o una camicia di alta sartoria per lui erano esattamente la stessa cosa. Non guardava gli abiti, ma la persona che li indossava.
E un tipo del genere si ritrovava circondato da tre, ora forse quattro, ragazze che ogni giorno o quasi erano vestite sempre con qualcosa di nuovo!
Che fosse un’altra clausola alla sua maledizione?
Una qualche legge del contrappasso?
Non riuscì davvero a impedirsi di sorridere. Un sorriso a metà tra quello indulgente di una madre di fronte ad una marachella del figlio e quello della donna che ha appena realizzato di aver fatto l’ennesima cretinata.
“Grazie, Angel.”


Ma per l’inferno!!
Tutte a lui! Tutte!
Ma che diavolo aveva di tanto irresistibile?
Il fascino dello sfigato?
Considerò l’ipotesi, la voltò, la rivoltò e la scartò: non poteva essere, altrimenti lui stesso avrebbe lasciato interi sciami di vittime al suo passaggio!
Senza falsa modestia, in quanto a sfiga, specie con le donne, lui era decisamente imbattibile, sia considerando la vita che la morte!
Bene o male, Spike se l’era sempre chiesto, anche se avrebbe preferito ammirare il sole del mezzogiorno in pieno Sahara piuttosto che ammetterlo, perfino con sé stesso.
Stavolta però la curiosità aveva prevalso sull’orgoglio.
Anche perché…che orgoglio poteva avere, a quel punto…
Finalmente si era deciso a sciogliere il mistero: che cavolo ci faceva, Angel, alle donne?
Poteva ancora capire Angelus: il fascino del male, del bastardo a tutto tondo, della carogna senza appello e tutte quelle storie lì…Non spiegava perché, in passato, quando lo aveva ancora anche lui, Drusilla gli avesse concesso i suoi favori solo quando non concedeva tutto il resto al suo Sire, ma spiegava tutte le altre. Che era sempre meglio che niente.
Angelus…quanto lo aveva odiato…
Lo aveva odiato tanto quanto lo aveva ammirato, tanto quanto lo aveva invidiato.
Perché non aveva dubbi. Perché era forte. Perché era rispettato.
Perché era tutto ciò che lui aveva sempre voluto essere senza riuscirci.
Perché era il padre o il fratello maggiore che aveva desiderato senza poter avere.
E che non aveva nemmeno allora.
Così Spike aveva deciso di far finta di niente.
Di comportarsi come se lo fosse, un padre o un fratello egoista e crudele.
Se non poteva avere il suo affetto, la sua ammirazione o anche solo il suo rispetto, allora avrebbe avuto il suo disprezzo e il suo odio.
Si sarebbe fatto picchiare e umiliare, e ancora l’avrebbe fatto infuriare e abbassarsi al suo livello.
Decenni passati in quella maniera stupida e inutile.
Decenni ad essere solo il secondo.
Faceva male, inutile negarlo.
Lui voleva essere il primo, il migliore, quello superiore a tutti, il più famoso, temuto e rispettato. Voleva essere tutto quello che non era stato da vivo, e non gli interessava se lo voleva per sé stesso, Drusilla o Angelus.
Lo voleva e basta.
E non riusciva ad esserlo.
Nemmeno dopo che il primo si era levato dai piedi.
Perché dopo di lui era arrivato un altro primo.
Con la stessa faccia ma con un’anima in più.
Quell’anima che di nuovo lo aveva reso secondo.
Ecco quello che non capiva. Quello che non accettava.
Passi essere il secondo di Angelus…poteva rompere, e rompeva, ma tutto sommato era un rospo che si riusciva ad ingoiare. Anche se al momento lo stagno nel suo stomaco doveva esporre il cartello ‘Tutto esaurito’!
Ma il secondo di Angel….quello poi no!
Poteva tradire Angelus, cercare di farlo fuori, di spedirlo all’inferno e quant’altro, ma se lo faceva era solo perché avrebbe dato l’anima che per fortuna non aveva per essere al suo posto! Un motivo c’era, e pure buono.
Ma nemmeno tra un migliaio di secoli avrebbe voluto essere come Angel, come quel depresso cronico che di sicuro sarebbe stato più a suo agio in un eremo su un monte che in una metropoli come Los Angeles, che tanto non si godeva!
E invece doveva essere anche il suo secondo!
Che fosse stato maledetto anche lui senza che se ne fosse accorto?
O magari semplicemente la sua era una sfiga genetica, per dirla nel linguaggio del tempo?
Inutile, il problema in questione non era lui. Era Angel.
Prendersi in giro non serviva a niente: Buffy lo amava ancora.
E lo sapevano praticamente tutti tranne il diretto interessato.
Spike personalmente lo sapeva da sempre.
Non che ci avesse fatto l’abitudine, ma insomma…almeno era un passo avanti agli altri.
Quello che aveva appreso solo quella sera, tramite un accurato lavoro di ficcanaso, era altro, ed era stato sufficiente a fargli ringraziare il destino di averlo privato, se non del cuore, almeno del battito cardiaco. In caso contrario avrebbe temuto seriamente per le sue coronarie!
La brunetta innamorata di Angel…
Miss Fuori di Testa che si trasformava in fatina buona ad opera del novello salvatore dell’umanità.
Che si costituiva, stava in galera senza farla diventare un cimitero e usciva con un cuoricino nuovo, splendente, accuratamente purificato e che batteva per il suo eroe non-morto.
Che sacrificava il suo sangue per salvargli la vita, o ciò che ne rimaneva: che romantico!
Un’altra cacciatrice che perdeva la testa per Mr Depressione del nuovo millennio…
Non una, due! Due cacciatrici a innamorarsi di lui!
Che fosse per bilanciare le due che lui, Spike, aveva ucciso?
Uno le ammazzava, l’altro le faceva innamorare?
No, passi il soprannaturale, ma quella era fantascienza…e detto da uno che aveva un chip in testa non era poco!
Chi altro c’era?
Darla…ma quella voleva Angelus, e non potendo averlo voleva far fuori il gemello buono…no, lei poteva lasciarla perdere.
Kate…oh-ho! Bocconcino prelibato, la bionda appena uscita! La seconda rivelazione della serata! Donna di ghiaccio che si scioglie quasi sul pavimento sotto uno sguardo del tenebroso! Che probabilmente cambia look solo per lui e ormai soccombe alla tachicardia di fronte ad un complimento che quello non si era neanche accorto di fare! Tipo difficile da conquistare, ma abbattuta anche lei! Ah, le donne…
Innamorate no, ma Drusilla e Cordelia avrebbero forse dato un braccio, per Angel.
Onestamente aveva quasi avuto la tentazione di scollare l’orecchio dalla porta dove si trovava, a pochi centimetri da quello di Marianne, per entrare ad applaudire la ragazza, durante quella sua magistrale tirata…dopo essersi auto-convinto a non squarciarle la gola per come stava trattando Buffy: dopotutto era Miss Liceo ad avere ragione, aveva ancora abbastanza spina dorsale da ammetterlo. E dal canto suo, lui le aveva detto pure di peggio.
A Drusilla non voleva neanche pensare. Se voleva un mal di testa gigante bastava il chip a procurarglielo, non aveva bisogno di cercarselo. Cos’era rimasto della sua principessa debole e pazza in quella creatura vibrante di forza ed energia? Da dove venivano quella risata cristallina, quell’intelligenza, quella vivacità, quella sicurezza, quella…sì, anche quella bellezza nuova, luminosa e decisa…?
Come aveva fatto a cambiarla tanto, Angel?
E lei, perché era cambiata?
Lei come Faith…
Ultima ma non meno importante, la cara sorellina.
Finché lei era nei paraggi, meglio calmare i suoi bollenti spiriti nei confronti del fratellone.
Finire in cenere non era uno dei suoi obiettivi più prossimi.
Però doveva ammettere che anche a lui sarebbe piaciuto avere una sorella così, che gli volesse sempre bene e si preoccupasse per lui. Che non lo lasciasse solo a rompersi la testa, che gli stesse accanto, che lo facesse stare bene.
Che gli rompesse anche le scatole o con la quale litigare.
Forse era davvero ora che si decidesse a crescere…
Ma che poteva farci se non gli piaceva stare solo?
Era così sbagliato volere al proprio fianco qualcuno che gli volesse bene al di là di tutto, che non lo piantasse come poteva fare una ragazza? Era sbagliato volere una sorella?
Beh, lui l’avrebbe voluta.
E invece l’aveva Angel. Tanto per cambiare.
Ora, per tornare al punto, lasciando perdere le ultime tre che non ne erano certamente innamorate, Marianne per ovvi motivi, Cordelia perché troppo amici e Drusilla…meglio per lei che non lo fosse…ne restavano comunque altre tre a struggersi per l’angioletto.
Il che lo riportava alla domanda iniziale: perché Angel? Che aveva di tanto speciale?
A quanto ricordava del proprio aspetto non gli sembrava di essere meno bello di lui.
Aveva anche più senso dell’umorismo di lui.
Ed era un vampiro proprio come lui.
Quindi, perché alle donne non faceva lo stesso effetto che faceva lui?
Che fosse la sua povera, piccola, patetica anima tormentata? Che suscitasse l’istinto materno?
E perché allora il suo chip non inteneriva nessuna? Non faceva mica meno male!
Invece le donne lo ignoravano, almeno quanto…quanto Angel ignorava loro!
Eccola, l’illuminazione che cercava!
Era un dato di fatto!
Ci si sarebbe giocato mezza eternità!
Effettivamente, a parte Buffy (ma lei era un caso a sé stante), era probabile che il buon vecchio Angel non pensasse ad una ragazza in quel modo neanche per sbaglio, preso com’era da quella sua santa missione, dall’espiazione!
Tombola! Ce l’aveva fatta, finalmente!
Svelato l’arcano!
Per attirare le donne doveva solo ignorarle e concentrarsi su altro, non vederle neanche o quasi! Allora sarebbero arrivate come api al miele!
D’allora in poi, le donne, specie Buffy, erano bandite dai suoi pensieri!
Era una decisione irrevocabile!
Peccato che, conoscendosi, sapesse benissimo che due secondi dopo sarebbe stato daccapo…


“Arrivo! Arrivo! Ma che diavolo…Gunn! Ma ti ha morso una tarantola?”
“Scusa, Cordy, non ho tempo: Angel è di là?”
“Dove vuoi che sia? Stanno ancora…”
“Devo dargli una cosa, ne parliamo dopo!”
“Sì, ma…ehi!” Cordelia stava ancora scuotendo stranita la testa quando venne raggiunta da Marianne.
“Era Gunn o un missile terra-aria che gli somigliava, quello che mi è appena schizzato davanti?”
“Dovrebbe essere Gunn, ma temo che il suo cervello l’abbia perso mentre correva. Dice che deve dare qualcosa ad Angel…”
- Sorellina, forse ci siamo! –
“Mari, cosa…”
“Zitta! E’ Angel!”
- Cosa ti ha portato Gunn? -
- Un messaggio, con un indizio. Forse sappiamo il piano di Darla. –
- Perché, era suo, il messaggio? Le lettere d’amore non sono più di moda? –
- Non è mai stata il tipo, e adesso sarebbero fuori luogo. Comunque non è stata lei a mandarmi il biglietto. –
- Qualcuno dei suoi che ha deciso di cambiare bandiera? –
- Qualcuna che non vedeva l’ora di metterle i bastoni tra le ruote. –
- Allora mi sa che ho capito di chi si tratta. Ti fidi di lei? –
- Trattandosi di mettere nei guai Darla, sì. Conosci anche tu che rapporti ci sono fra di loro. –
- Ok, che vuol fare il nostro Sire? –
- Stiamo venendo a spiegarvelo, abbi pazienza. E non aspettarti granché: abbiamo fatto dei passi avanti, ma c’è ancora una grossa incognita. Sfortunatamente quella principale. –
- Perché la cosa non mi sorprende? -
“Perché sei intelligente, sorellina.”
Un buon numero di sguardi virarono alla confusione, a quell’uscita improvvisa e apparentemente senza senso.
“Tranquilli, non è uscito di senno: stavamo parlando tra di noi e mi ha risposto a voce, succede. Allora, Angel, fuori il rospo.”
“Mentre era a caccia, Gunn ha avuto un’incontro particolare: una ragazza l’ ha fermato e gli ha detto di portarmi un messaggio, dicendo che riguardava Darla e il suo piano, e che era importante. Dalla descrizione della ragazza e dal tono del biglietto direi che si è trattato di Manuela.”
“Quella cara ragazza! Tipetto focoso, eh? Così, alla fine è ricorsa al tradimento puro e semplice. Mi piace.” dichiarò Spike con convinzione.
“Buon per te, Spike, perché non la inviti ad uscire? Solo che lei non è pazza come lo ero io, per cui è probabile che ti mandi a spasso. Ma dimenticavo, tu ci sei abituato…” sfotté Drusilla.
“Fine round, voi due! Angel, continua.”
“Lasciando perdere enigmi e ricerche di ogni genere, siamo riusciti a interpretare le informazioni di Manuela. Non sappiamo come, probabilmente attraverso la W&H, ma Darla si è procurata un potentissimo artefatto, lo Specchio di Xian-Djokur. Si dice che lo specchio sia frutto degli esperimenti di una setta di maghi o stregoni dell’antica Cina, dediti a tentativi di creare delle porte su differenti realtà. Pare però che uno di questi esperimenti andò male, portando alla creazione dello specchio. Dopo averlo studiato ed essersi accorti della sua pericolosità, in seguito all’uso fattone da alcuni traditori dell’ordine, decisero di nasconderlo, non essendo apparentemente in grado di distruggerlo, e se ne persero le tracce, anche se è citato in vari testi antichi. A quanto sembra, Darla l’ ha recuperato.”
“Credo sia il discorso più lungo che ti abbia sentito fare da un po’ di tempo a questa parte, fratello. Veniamo al punto: a che diavolo serve quello specchio?”
“Non lo sappiamo.”
Anche senza leggere i pensieri degli altri, Angel aveva una chiara idea di cosa stessero pensando: le loro espressioni erano molto eloquenti.
“Dimmi che stai scherzando.”
“Purtroppo no . Conosciamo alcuni elementi del rito che si appresta a compiere Darla e sappiamo anche quando e dove avrà luogo. Ma non abbiamo la minima idea di quali effetti avrà l’attivazione dello specchio.”
“Nessuna?”
“Nessuna, Mari. Nei libri non c’è scritto niente in proposito, almeno in quelli che abbiamo noi.”
“D’accordo, possiamo farne a meno.” intervenne Buffy. “Darla deve compiere il suo cavolo di rito in un preciso momento, no? Se noi prima riusciamo a scoprire dov’è e a soffiarle lo specchio, oppure a distruggerlo in qualche modo, non dovremo più preoccuparci del suo possibile utilizzo, no?”
“No, mi spiace. Lo specchio è protetto dalla stessa magia che l’ ha creato e una volta che lo si possiede è possibile usarla per legarlo a sé. Trovare Darla è quasi impossibile in una città come Los Angeles, e considerando gli agganci che ha. Fino al rito non possiamo fare niente.”
“Come fino al rito?”
“Dru, cos’è che hai trovato, esattamente?”
“Dunque, Angel, come hai detto prima, è possibile rivolgere la magia dello specchio per proteggerlo e vincolarlo. Finché questa magia è attiva lo specchio è impossibile da distruggere, ammesso che lo sia in qualche modo, e contemporaneamente, essendo legato a Darla, protegge anche lei.” spiegò la vampira. “Ma quando il rito avverrà, tutta l’energia magica dovrà servire alla riuscita del rito stesso, così lo specchio e Darla resteranno slegati e privi di protezione. Dovremo agire allora, un istante dopo la perdita di protezione e un istante prima dell’inizio del rito, che una volta cominciato non si potrà fermare. Saremo sul filo dei secondi.”
“Ma che bello! Domanda: come facciamo a fare tutto questo se non sappiamo dov’è Darla?”
“Però sappiamo dove sarà. Il rito deve avvenire in un punto preciso, una zona di confluenza di…”
“Taglia, angelo! Di sermoni e conferenze ne fa già abbastanza Giles! Tradurre, prego: non siamo tutti topi di biblioteca, qui.” invitò Spike.
“Cosa di cui dovremmo essere grati, visto che le tue precedenti escursioni in campo letterario hanno prodotto solo delle poesie, se così vogliamo chiamarle, talmente orrende da suscitare l’impulso di strapparsi le orecchie e gli occhi, pur di evitare una tortura simile!” rimbeccò la sua ex.
“Ehi! Allora avevi detto che ti piacevano!” protestò il vampiro ossigenato.
“A parte che allora ero pazza, ero anche una brava bugiarda: non mi avrai creduto veramente, spero! Beata ingenuità…” sospirò Drusilla, levando gli occhi al cielo.
“Dateci un taglio, litigherete più tardi! Fratellone, ignorali e continua.”
“La confluenza di correnti mistiche particolari, unite ad un’adeguata posizione di stelle e pianeti, attiverà un pentacolo di Rendjor, che unito allo specchio e al rito consentirà di richiamare quello che Darla vuol richiamare.”
“E noi sappiamo dove si trova questa confluenza?”
“Sì, Willow è riuscita a calcolare il punto esatto.”
“E quando succederà il tutto?”
“Fra tre giorni,”
“E fino ad allora non possiamo far niente se non aspettare, giusto?”
“Giusto.”
“E anche allora dovremo solo interrompere il rito, non dobbiamo prepararci in modo particolare, esatto?”
Cominciava a chiedersi se fosse il caso di insospettirsi. “Teoricamente sì. Mari, dove vuoi arrivare, di preciso?”
Il sorriso radioso della sorella confermò ciò che pensava. “A dire che per tre giorni stiamo in pace e che domani sera io e Dru non dobbiamo rinunciare al teatro. E tu ovviamente ti ricordi di averci promesso di venire con noi, non è vero, fratellino caro?”
“Ma ti sembra il momento?!” Non si accorse di aver inconsciamente alzato il tono. La sua voce sembrava anche più acuta del dovuto. “Darla sta macchinando qualcosa di cui non sappiamo ancora niente, dobbiamo esaminare le informazioni di Kate su Branwell, la W&H potrebbe fare chissà cosa e…”
“E domani sera c’è una prima di ‘Sogno di una notte di mezza estate’,” tagliò corto Drusilla. “alla quale parteciperà un mucchio di bella gente e alla quale tu hai promesso di accompagnarci, in cambio di esserci occupate di quel gruppo di novellini isterici che banchettavano a barboni, mentre tu eri impegnato a salvare il mondo in generale e la testa fresca di parrucchiere di Cordelia in particolare. Non vorrai mancare alla parola data, Angel?”
“No, Dru, dico solo…”
“Che sarai felice di accompagnarci, vero, mio Sire?”
“Che non feriresti mai i sentimenti di due fragili ragazze, vero, fratellone?”
Con due paia di occhi scuri come la notte che lo fissavano con un’espressione sapientemente in bilico tra l’assoluta serietà, la minaccia, la presa in giro e l’implorazione, Angel ebbe la netta sensazione di essere in trappola, più che se fosse stato di nuovo davanti alla bocca aperta di Achatla, pronta a spedirlo un’altra volta all’inferno.
Per un lungo momento rimpianse di avere l’anima, o almeno che fosse come era e che loro lo sapessero quanto lui, sfruttandone i punti deboli senza pietà.
Ma perché non riusciva mai a dir loro di no?
Tentò disperatamente di trovare una via di fuga, sebbene sapesse che sperarci equivaleva a sperare di non ustionarsi toccando una croce: “Sentite, ragazze, non è che non voglia venire con voi…” Non sapeva che si potesse mettere tanto scetticismo e sarcasmo in due sguardi assolutamente identici. “Ma lo sapete che a me la folla…Perché non ci andate con qualcun altro? Willow, ad esempio, o Wesley. Perché non Spike? Lui adora stare in mezzo alla gente!”
“Ma che ti sei impazzito?! Io non faccio la baby sitter a nessuno, specialmente a quelle due! Che ci vadano da sole, sono grandi abbastanza!”
“Sta’ tranquillo che con te meno ci stiamo e meglio stiamo! Ti ho sopportato un secolo, è stato più che sufficiente, grazie!”
“Calma, Dru: Angel stava solo scherzando…VERO??”
- Prova a dire di no, fratello, e dico a Buffy tutto quello che ho visto nella tua testa, specie su di lei. Ivi compreso un certo giorno che non è esistito… -
- Questo è un ricatto, lo sai? –
- Non ho mai cercato di negarlo, anzi. –
“D’accordo, Mari, avete vinto. Vengo con voi…” si arrese.
“Hurrà! Grazie tante, fratellino!” esclamò Marianne piroettando su sé stessa entusiasmata.
“Sì, Angel, grazie tante, sei un tesoro!” trillò Drusilla, precipitandosi ad abbracciare il suo Sire.
“E piantatela di cinguettare, voi due! Capirai che roba, il teatro…” sbuffò Spike.
“Detta da uno che guarda ‘Passioni’, la cosa non mi tocca molto. Benvenuto nel mondo di chi ha un cervello, e che non si diverte a rubare mutandine altrui o a fare sesso con un robot!”
“DRU!!!”


Niente. Non potevano fare niente se non aspettare.
Per tre giorni avrebbero avuto le mani legate.
Come se non fossero già abbattuti a sufficienza!
“Bene, signori, come diceva Omero, “spunta l’aurora dalla dita di rosa”, e meno poeticamente per noi poveri vampiri è ora di andare a nanna.” annunciò Marianne alzandosi. “Quindi…arrivederci!”
“Momento! E io?”
“Tu ti metti una coperta addosso e ti levi dai piedi, Spike. Dru non è l’unica a non essere entusiasta della tua presenza. Senza contare che l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che tu ed Angel litighiate come sicuramente finireste per fare in caso di convivenza forzata.”
“Mi buttereste fuori a finire in cenere??”
Gli altri tre vampiri si scambiarono delle occhiate molto significative. Oltre che molto tentate.
“D’accordo, non rispondete! Il vecchio Spike se ne va incontro al suo destino: un mucchietto di cenere per colpa di tre egoisti insensibili perfino ai propri simili!” esclamò Spike con aria drammatica.
“Tu faresti lo stesso con noi!” rispose Drusilla, per niente impressionata. “O devo proprio ricordarti che l’ultima volta che ci siamo visti eri pronto a ficcarmi un paletto in cuore senza tanti problemi?”
“Sai, Spike, secondo me avevi sbagliato indirizzo: non dovevi fare il poeta, ma l’attore. Guarda, come attore tragico avevi un futuro!” rincarò Marianne con enfasi.
“D’accordo, resta.”
Tutti si voltarono a fissare Angel come se avesse due teste.
“Ti spiace ripetere?” si accertò Spike.
“Personalmente preferirei evitarlo, ma è anche vero che potremmo aver bisogno di te. Trovati un posto dove dormire e non saccheggiarci il frigorifero: le nostre scorte cominciano a calare.”
“Sicuro, vecchio mio! Non darò fastidio a un’anima, viva o morta.”
“E ti aspetti che ci crediamo? Vedi solo di non sbagliare cacciatrice e infilarti nel letto di Faith, ha bisogno di riposare. Andiamo, Angel. Ci vediamo, Dru. Ragazzi…” Così dicendo, Marianne si allontanò, spingendo davanti a sé il fratello. Faith, dopo un’occhiata all’altro ospite, li seguì e il resto della banda sparì poco dopo, lasciando a confrontarsi Spike e Drusilla.
“Beh, che vuoi?” Fissare Drusilla negli occhi non era mai stato facile, ma almeno prima poteva provare tenerezza alla vista delle scintille di follia che balenavano in quegli abissi neri: lei aveva bisogno di lui! Ora era sana e forte, e gli occhi che lo scrutavano erano freddi e ironici. Lo mettevano a disagio: doveva essere quello che provava una persona al cospetto di un mostro che indossava il viso e il corpo di un suo caro, un momento prima di sentirsi affondare le zanne nel collo. Una spiacevole sensazione che tutto non fosse uguale a prima. Un vago sentore di estraneità. Chi era quella che gli stava di fronte?
“Io niente. Sei tu che volevi qualcosa. E l’ hai ottenuta. Adesso non lamentarti, ‘io’ qui sono a casa mia.” Alzò entrambe le braccia, stiracchiandosi languidamente. “Beh, è tardi, e io sono stanca. Ti consiglio quel divano, è comodissimo. E magari ricordati di non aprire le tende. A più tardi.”
“Dove vai?”
“Nella mia stanza, anzi, nelle mie stanze. Ho pur detto che sto un paio di porte più in là: qui, strettamente parlando, abitano solo Angel e Mari, anche se io ci sono più che a casa mia. Perché? Hai bisogno di qualcuno che ti rimbocchi le coperte e ti canti la ninna nanna?”
“Ma va’ all’inferno!” Non aveva neanche finito di dirlo che ebbe l’impressione di essere travolto da un tir. Quando riaprì gli occhi si ritrovò sul divano, la testa schiantata sullo schienale, una mano di Drusilla che gli serrava la gola e un suo ginocchio premuto in un punto delicato per un uomo. I loro visi erano a pochi centimetri di distanza, ma a giudicare dall’espressione su quello della ragazza non era certo un bacio quello che ci sarebbe scappato.
Semmai un collo rotto. Probabilmente il suo.
“Invito sbagliato, piccolo mio!” gli sibilò all’orecchio attraverso le zanne.
A quell’epiteto Spike reagì cercando di attaccarla a sua volta, solo per sentirsi fulmineamente afferrare e stritolare il polso, e aumentare la pressione alla gola e al bacino. Dannazione! Ma come faceva ad essere così forte?!
“Non si parla della corda in casa dell’impiccato…e non si manda nessuno all’inferno in casa di qualcuno che ci è finito per secoli! Mi sono spiegata? Altrimenti sarà un piacere accompagnarti all’uscita.”
“Dimenticavo. Il povero, piccolo Angel…ve lo coccolate sempre, vero?”
“Cerchiamo solo di evitare che qualche incosciente lo faccia stare peggio di quanto non stia già, è il minimo che si merita, anche se l’argomento in discussione riguarda solo quel po’ d’educazione che non ti farebbe male imparare. Queste sono le regole: se non ti vanno bene, quella è la porta. Accomodati e rifatti l’abbronzatura, basta solo che non ti aspetti che qualcuno pianga sulle tue ceneri!”
“Veramente…credo che resterò. Ho la pelle delicata, non vorrei scottarmi.”
“Allora regolati di conseguenza.” Mollò la presa e gli voltò le spalle, per voltarsi dopo pochi passi, il viso di nuovo umano. “E per quanto riguarda la mia forza, da cui sembri tanto sorpreso…Angel mi ha permesso di bere un po’ del suo sangue per irrobustirmi: ha funzionato bene, non ti pare? Del resto è molto potente, fortificato dagli anni e dalla sua discendenza: da Darla e, tramite lei, dal Maestro. Pensaci, Spike. Ci si vede.”


“Tara…posso chiederti una cosa?”
“Certo, Willow, qualsiasi cosa. Solo che…”
“Che cosa?”
“Non abbiamo trovato niente sullo specchio. Anya dice che ne ha sentito parlare, ma non ricorda cosa le hanno detto.”
“Ah, capisco. Non fa niente, non si tratta di quello.”
“E allora di che cosa? Sembri molto triste…è successo qualcosa che non mi hai detto?”
“No, non proprio. E’ solo che…Secondo te io sono un’egoista? Perché è così che mi sento adesso. Tremendamente egoista e tremendamente in colpa.”
“Egoista? Willow, perché dici così? Tu sei la persona più bella che abbia mai conosciuto. Non ti sei mai comportata da egoista, tu pensi sempre agli altri.”
“Ti ringrazio, ma non è vero. Ho capito di aver fatto del male ad una persona, una che non lo meritava affatto, e adesso non so come rimediare. E sto ancora peggio per il fatto che invece lui non ha fatto mai pesare niente a me o agli altri.”
“Lui, hai detto? Si tratta di Xander? Avete litigato?”
“No, Xander non c’entra. Sto parlando di Angel.”
“Il vostro amico di Los Angeles? L’ex ragazzo di Buffy? Willow, se vi sta aiutando vuol dire che vi considera degli amici. Non puoi avergli fatto niente di male.”
“Lo so che ci considera degli amici, è proprio questo, il punto! Che non lo meritiamo! Vedi…ti ho raccontato di lui, ricordi? Di lui e Buffy, intendo.”
“Sì, certo. Vuoi dire di…Angelus, esatto?”
“Esatto. Stasera è successo qualcosa che mi ha fatto capire molte cose. Buffy ha scoperto che c’è un’altra ragazza innamorata di Angel, Faith ad essere esatti, e…non l’ ha presa bene, ovviamente. Neanch’io ne sono entusiasta, anche se per altri motivi. Mentre ne stavamo parlando è entrata Cordelia, tu non la conosci, è una nostra amica e lavora con Angel, e lei e Buffy hanno avuto una discussione, o meglio, lei ha urlato a Buffy una quantità di cose. Cose per niente carine, quasi tutte su lei ed Angel. Il succo era che Buffy sia sempre stata un’egoista, nei suoi confronti. Io ho difeso Buffy, era mio dovere, ma…ma adesso mi chiedo se non avesse ragione Cordelia.” ammise Willow di malavoglia.
Tara, saggiamente, non disse nulla, sentendo che c’era di più.
“Non lo so su Angel e Buffy, ma in generale…ho la brutta sensazione che non avesse torto.” riprese Willow dopo una breve pausa. “Conosco Angel da molto tempo, ma non so niente di lui, o quasi. Per noi è sempre stato prima ‘il ragazzo di Buffy’, poi ‘il pazzo omicida’, ‘il possibile pazzo omicida di nuovo’ e infine ‘il possibile pazzo omicida di nuovo che ci siamo lasciati alle spalle’. Ogni volta che lo vedevamo, gli ultimi tempi, pensavamo sì a Buffy, ma soprattutto ad Angelus, non glielo abbiamo mai perdonato! Non abbiamo mai visto o considerato lui come una persona con tanto di sentimenti, pensieri e tutto il resto, ma solo in rapporto a Buffy o al suo demone! E questa è una cosa orribile da fare! E l’ ho fatta io, sempre!” continuò accalorandosi. “Ho pensato a me o a come poteva stare Buffy, ai suoi sentimenti, ma non ho mai pensato a come si sentiva lui! A perché dicesse o facesse qualcosa! Perfino quando se n’è andato io ho accettato quello che aveva fatto perché mi sembrava giusto, ho consolato Buffy e tutto, ma non ho pensato a perché l’avesse fatto o a come stesse a lasciarla, anche se sapevo che per lui non era certo facile! E lui mi aveva anche salvato la vita! Ma che razza di persona sono, me lo puoi dire?” chiese quasi singhiozzando. “E adesso lui ci aiuta come se niente fosse e io…io sto male perché sento di non meritarlo, dopo il modo in cui l’abbiamo trattato, capisci?”
Tara capiva benissimo come doveva sentirsi la sua ragazza: quando si è sempre cercato di comportarsi bene, pensare di aver fatto torto a qualcuno può essere un colpo duro da assorbire. “Willow, da come me ne hai parlato, Angel sembra una brava persona. Perché non dovrebbe aiutarvi? Probabilmente ha capito che non volevate affatto ferirlo: eravate solo spaventati, è normale.”
“Ma non è giusto! Lo sapevamo che non aveva colpa di quello che era successo! Non aveva il controllo del suo corpo!”
“Eravate solo giovani e spaventati, Willow, e lui lo sa.” cercò di confortarla. “Ma questo non ti fa stare meglio, vero?”
“No, per niente. Essere giovani non autorizza ad essere crudeli…E poi…vederlo qui, con la sorella, Cordelia e gli altri…è cambiato, è più sereno…non siamo stati dei buoni amici, per lui, anche se lui ha sempre fatto in modo di aiutarci.”
“E questo ti rende triste.”
“Sì, molto. Hai ragione, è una brava persona. E io l’ ho trattato male senza motivo.”
“Se lo pensi davvero, allora cerca di rimediare.” suggerì dolcemente.
“Ma come, Tara? E’ questo che non so! Non si può rimediare al male fatto!”
“Certo che puoi, Willow. Non c’è niente di irreparabile.”
“E cosa devo fare, Tara?”
“Scusarti con lui. Solo questo. Digli quello che hai detto a me, quello che senti dentro. Se pensi che sia la cosa giusta e di doverlo fare, allora fallo. Parlagli sinceramente. Lui capirà quello che provi.”
“Pensi che mi perdonerà?” chiese ancora incerta.
“Da quello che mi hai raccontato, ne sono sicura. E Buffy? Come sta?”
“Non bene. Lo ama ancora, ma non sa che pensare. Soprattutto di sé stessa. Vorrei aiutarla, ma non posso: è una cosa fra loro due, non ti sembra?”
“Certo. Stalle vicina come sempre, e andrà tutto bene.” la incoraggiò.
“Lo pensi davvero?”
“Davvero. Ti senti meglio, ora?”
“Sì, grazie del consiglio. Ti amo.”
“Ti amo anch’io. Dormi bene.”
Avrebbe dormito benissimo, adesso ne aveva la certezza.
Tara sarebbe stata con lei.

 
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