Cordelia era esultante.
“Vinto di nuovo, Spike! Paga!”
Il vampiro fissò le carte allibito. “Per tutti i…Come diavolo hai fatto? Ma vuoi fare l’attrice o il biscazziere?”
“Al momento voglio solo i cinque dollari che mi devi. Te l’avevo detto di lasciar perdere, e credimi: sei fortunato che Marianne si stia preparando, o finivi in mutande!”
“Te l’ ha insegnato lei a giocare a poker?”
“Tra un demone e l’altro. Tornando a quei cinque dollari…”
“Ecco, al momento sarei un po’ sfornito…ti basta un pagherò? Guarda che ti puoi fidare, sono un demone d’onore!”
“Sì, ‘Il Padrino parte demoniaca’…” sbuffò mordace. “Ci dovrei pure credere?”
“Mi stai dando del bugiardo?” si inalberò il vampiro.
Cordelia lo guardò con fare innocente. “Chi, io? E quando mai?”
“Anche se fosse, avrebbe ragione.”
Faith si era avvicinata per sentire la discussione, con in mano una mela pressoché ridotta ad un torsolo.
“Con questo che vuoi dire, bruna?”
La risposta venne sotto forma di due mani che lo afferrarono e ribaltarono, e prima che potesse reagire tre dita si infilarono con destrezza nella tasca posteriore dei suoi pantaloni, per riemergerne vittoriose con una banconota stropicciata.
“Cinque dollari esatti. Te n’eri dimenticato?”
“Uff! Ci sono troppe donne manesche in questa casa! Giusto un pazzo come Angel può riuscirci a vivere!”
“Vivere è un termine forte, Spike, non ti sembra?” Vinta finalmente la lotta con lo smoking, Angel aveva l’aria entusiasta di chi si appresta al martirio.
Cordelia invece vedeva evidentemente la situazione da un punto di vista del tutto diverso. Più…pratico. “Fiuu-fiuuu!” fischiò, squadrandolo da capo a piedi. “Lo vedi che quando ti impegni riesci a non sembrare un aspirante uomo invisibile? Adesso mi chiedo solo se sarai tu a dover proteggere la virtù di Dru e Mari, o piuttosto loro a proteggere la tua.”
“Cordelia…”
La ragazza capì al volo che aria tirava. “D’accordo, capo! Senti? Bussano, devo proprio andare!”
“Ciao, Cordelia, Angel è ancora qui?” Willow entrò senza sapere cosa sperare.
“Fosse per me ci resterei volentieri. Ciao, Willow, che succede?”
“Ti devo parlare. Posso?”
“Ma certo.”
“In privato.”
Angel sembrò sorpreso. “D’accordo, possiamo andare in cucina. Se arrivano Drusilla e Mari, dite che aspettino, o meglio, che vadano pure senza aspettarmi.”
“Credi che funzionerebbe?”
“No, Cordy, ma tentare non costa niente. Vieni, Willow.”
Ovviamente, visto che era pur sempre casa di Angel, anche la cucina avrebbe potuto contenere un piccolo esercito. Ma andava bene così, le mancava già abbastanza l’aria.
“Vuoi sederti?” Sempre premuroso.
“Sì, grazie. Vedi…non è facile da dire…”
“E’ successo qualcosa? Buffy? Sunnydale?”
“No! No, non è successo niente, non preoccuparti…è che io, sì, insomma, volevo…-(Tara, aiutami!)- volevo chiederti scusa.”
Dalla faccia che aveva fatto sembrava che lo avesse schiaffeggiato. Era il ritratto dello stupore.
“Chiedermi…scusa? E perché? Tu non mi hai fatto niente di cui debba scusarti.”
“Non adesso, ma in passato sì. Dopo…dopo Angelus noi non ti abbiamo più considerato come prima, non ti siamo stati amici, nonostante quello che facevi per noi. Non abbiamo saputo capire quello che passavi, non ci abbiamo neppure provato. Quando te ne sei andato, e dopo, abbiamo fatto finta di niente. Non ci siamo comportati bene, e mi dispiace.”
“Non ne hai motivo. Dopotutto avevate le vostre ragioni per tenermi a distanza. Dopo tutto quello che vi avevo fatto…”
“No, Angel, non eri tu! E noi lo sapevamo! E sapevamo quello che dovevi aver passato e star passando. Invece di capirti abbiamo pensato solo a noi stessi, e abbiamo sbagliato. Ti chiedo scusa.”
“Io non ho mai cercato di facilitarvi le cose, forse perché, potendo, avrei fatto lo stesso. E capire quello che ho dentro è difficile anche per me. Voi cercavate solo di fare quello che vi sembrava più giusto, ammesso che non lo fosse, e non ci si deve mai scusare per questo.”
“Ma non era giusto!”
“Chi può dirlo? Willow, tu hai vent’anni, io ne ho circa duecentotrenta in più, e ancora dividere giusto e ingiusto non mi riesce facile. Forse abbiamo sbagliato tutti, forse avevamo tutti ragione. Di sicuro ognuno aveva le sue ragioni, buone quanto quelle degli altri.”
“Dovevo immaginarlo che sarebbe finita così. Uno viene a scusarsi con te e alla fine sei tu che ti scusi con lui…” Sorrise. “Amici davvero, allora? Almeno provarci?”
“Sicuro, Willow. E grazie per quello che hai detto, è stato gentile da parte tua.”
“Te lo dovevo. E ringrazia Tara, forse senza di lei avrei continuato a stare zitta. Come vanno le cose, qui?” Era meglio cambiare argomento, se non si voleva scivolare nel patetico. Però aveva fatto bene a parlargli! Ora si sentiva più leggera.
“Sto aspettando di finire all’inferno di nuovo. Non conosci qualche incantesimo che possa evitarlo?”
“Non credo. Coraggio, non sarà così male.”
“Questo è vero: sarà peggio. Quasi peggio che cantare al Caritas.”
“Tu…canti??” Quello proprio non se l’aspettava.
Angel sembrava volersi nascondere. “Solo quando sono costretto, e malissimo. Per cui ti proibisco di divulgare la notizia, lo sanno già troppe persone più del necessario, vale a dire nessuno.”
“Le mie labbra sono sigillate, fidati.”
“Ti ringrazio. Torniamo di là?”
“Sicuro. Non vorrai far aspettare le ragazze?”
Spike, Faith e Cordelia stavano friggendo dalla curiosità, e non vedevano l’ora di dar la stura alle domande. Tuttavia, nell’attimo in cui tiravano il fiato prima di aprire il fuoco, vennero preceduti. “Allora? Come sto?”
Incorniciata dal vano della porta, Marianne appariva come una statua classica, fatta d’avorio ed ebano. L’avorio era quello del suo viso e delle braccia nude, l’ebano degli occhi e dei capelli, tirati indietro e raccolti ordinatamente sulla nuca in un nodo semplicissimo ed elegante, che facendo risaltare occhi e zigomi accentuava la già notevole somiglianza col fratello.
Neri erano anche il vestito lungo, dalla scollatura quadrata e aderente fino alla parte superiore delle gambe, dove scendeva come una impalpabile cascata di tessuto, le perline che lo decoravano, le scarpe, la borsetta, la stola leggera drappeggiata intorno alle sue spalle e i monili che aveva indosso: onice, giaietto, ossidiana, ematite…tutte le possibili varietà di nero erano presenti, fino a dare vita e movimento a quell’apparentemente uniforme massa di nero. Elegante, semplice e composta, Marianne aveva la perfezione serena e invincibile di chi è conscio del proprio fascino e potere, e non sente il bisogno di dimostrarlo.
La statua si animò, avanzando con grazia verso Angel, fino a compiere un giro su sé stessa di fronte a lui, sorridendo. “Allora, fratellino…” Alzò un sopracciglio. “Che ne pensi? Ti farò sfigurare?”
Angel le rivolse un sorriso obliquo. “Vuoi il parere dell’uomo o quello del fratello?”
“Quello che vuoi, non ho preferenze.”
“Entrambi sono d’accordo nel dire che stai più che bene: sei splendida come sempre, sorellina, farai una bellissima figura.”
I complimenti gli fruttarono un rapido bacio sulla guancia. “Grazie, Angel. Come bugiardo sei sempre stato pessimo, ecco perché mi fido sempre del tuo parere, anche se la moda non è il tuo forte.”
“Allora perché lo fai?”
“Perché anche senza volerlo hai buongusto. E poi faccio affidamento sul tuo occhio da artista: hai sempre avuto un dono per le belle immagini. La mia spero sia soddisfacente.”
“Te l’ ho detto, sei splendida. Drusilla?”
“Eccomi, chiedo scusa per il ritardo. E’ molto?”
Un angelo. Nonostante tutto, quella fu la prima associazione che s’affacciò alla mente di Spike alla vista della sua ex ragazza. Se Marianne incarnava la notte, Drusilla, nel suo accollato abito dalle maniche lunghe e vaporose, di un azzurro delicato che, attraverso un’incredibile gamma di toni, sfumava fin quasi nel bianco, era la luce del giorno che poteva solo ricordare, il cielo di primavera che da vivo era capace di soffermarsi a guardare per ore. Anche lei si diresse verso Angel per farsi ammirare, la camminata eterea e leggera, i capelli lasciati sciolti e stirati che le ondeggiavano intorno al viso ad ogni passo. Era davvero la stessa ragazza che lo aveva praticamente steso quella mattina? Ne fu certo solo quando lei lo oltrepassò, mostrandogli le spalle: il retro del vestito era di un nero lucente, striato da brillanti fiamme rosse che dall’orlo salivano fino a lambire la distesa di pelle candida della sua schiena, lasciata scoperta da un’ampia e profonda scollatura. Inferno e paradiso nello stesso abito…nella stessa donna…Si ritrovò a chiedersi perché non si fosse vestita così quando stavano insieme e a rimpiangere che ora che lo faceva la loro storia fosse ormai acqua passata.
“Allora, Spike? Pensi ancora di non venire con noi?”
- Sorellina, che stai pensando? E’ un’altra delle tue trovate? –
- Tu lascia fare a me e non preoccuparti: è un test. –
“Venire con voi io?? Mai! Neanche per sogno! Non mi interessa un accidente del teatro, della gente che ci va e…”
“Ok, ok, abbiamo capito! Non c’è bisogno che ti scaldi tanto…”
“Io non mi sto scaldando! Dico solo..”
“Che non vuoi venire con noi, d’accordo, non c’è problema”
- Ha risposto un po’ troppo in fretta, non ti pare? E tutta questa foga non è normale, fratellino. –
- Da Spike non mi aspetto la normalità da un pezzo, Mari. Ma è evidente che per te significa qualcosa: cosa, di preciso? –
- Prova un po’ a indovinare…Anzi, lascia perdere, per certe cose sei un vero disastro. –
“Va bene, noi andiamo o faremo tardi. Se ci sono problemi, il mio cellulare è acceso anche se silenzioso. Ma per il vostro stesso bene vi consiglio di chiamare solo se i problemi sono davvero grossi, altrimenti io ve ne creerò di molto peggiori. Ricevuto?”
“Forte e chiaro, Mari. Divertitevi, cercate di tenerlo fuori il più possibile e non perdetelo di vista: che io sappia, sarebbe capace di trovare guai anche in un asilo infantile durante l’ora della pennichella pomeridiana, figuriamoci a teatro! E non fategli salvare nessuno, specie se donna, bruna, attrice e carogna: conoscete i precedenti.” le istruì Cordelia.
“Sì, mamma, terremo d’occhio noi il frugoletto. Altre raccomandazioni? Come non accettare caramelle dagli sconosciuti?”
“No, credo che mi fiderò della vostra maturità.”
“Bontà tua, Cordy! Dal canto vostro voi cercate di essere ancora tutti vivi e in buona salute quando torniamo, ok?”
“Veramente io volevo allenarmi un po’ con Spike…” Il broncio adorabile di Faith era senza dubbio il presagio di una tempesta, almeno per un certo vampiro.
“E io avevo in programma un altro paio di partitine a poker con lui: se continua così quel vestito da Melvin’s domani è nel mio armadio!” annunciò Cordelia con un sorriso smagliante.
“Ci fideremo anche noi della vostra maturità…e del buonsenso di Spike perché non si imbarchi in attività suicide per lui o il suo portafogli. Willow, che ci fai qui?”
“Dovevo parlare con Angel, adesso vado: in Tv trasmettono ‘Shakespeare in love’, e io e Buffy abbiamo bisogno di distrarci. Un po’ di sano romanticismo è quello che fa al caso nostro.”
“Ok, ci vediamo. Ciao- ciao!”
Mentre si dirigevano all’auto, Drusilla non riuscì a trattenersi. “Perché hai chiesto a Spike di venire con noi? Non mi sembrava ti fosse così simpatico.”
Marianne si esibì nel suo miglior sorriso da furbastra: “Tu perché ti sei messa quel vestito?”
“Perché ne avevo voglia. Non ti piace?”
“Sì, stai benissimo. Ma diciamo che anch’io l’ ho fatto perché ne avevo voglia. E volevo verificare una cosa.”
“Cosa?”
“La stessa che volevi verificare tu vestendoti così: io non sono Angel, Dru, e nemmeno Spike. Non puoi fregarmi.”
Le due ragazze scoppiarono a ridere, proprio nel momento in cui Angel fermava l’auto davanti a loro.
- Fratellino, te l’avevo detto che stasera sarebbe stata una serata interessante! Peccato che tu non sappia quanto! -
….Maledette luci.
E maledetta cacciatrice.
Come aveva osato avvicinarsi a lui?
Lui era solo suo, suo!
E prima o poi se lo sarebbe ripreso, in un modo o nell’altro.
Sarebbe stato bello vederlo piangere sul cadavere di quella piccola sgualdrina…
Senza di lei, lui sarebbe tornato…
Maledetto o no, sarebbe tornato dove apparteneva, a chi apparteneva…
La cacciatrice si stava nascondendo.
Forse non le andava di combattere?
Di morire?
Visto che era quello che sarebbe successo, era un vero peccato.
Tanto valeva che si divertisse.
Almeno però avrebbe potuto collaborare!
Se non altro far divertire lei…
“Avanti, Buffy. Non è da te scappare…”
No! Quel dolore…il cuore!
Ma chi? Chi aveva potuto? Non i mocciosi, erano troppo lontani…quel ruggito…
Oh no!
No, non lui! Non poteva!
Quegli occhi scuri, quel viso d’angelo scolpito dalle luci e dalle ombre…il suo ragazzo così giovane e dolce…il suo demonio prediletto…
L’aveva uccisa.
Lui.
Per quella…insignificante ragazzina.
Ma perché? Perché?
“Angel…” ……
“No!!” Darla spalancò gli occhi di scatto, l’eco del suo grido ancora nell’aria.
Di nuovo…era successo un’altra volta…
Ogni volta che cercava di concentrarsi veniva sommersa da quelle sensazioni, da quei ricordi.
Lui l’aveva uccisa. L’aveva respinta.
Ed era tutta colpa di quella Buffy.
Ormai aveva capito che quell’anima maledetta era troppo ben radicata per sperare di smuoverla, anche se ancora non riusciva a capire cosa potesse dargli quella che non potesse dargli lei.
Se rivoleva il suo ragazzo doveva ricorrere ad altri mezzi.
Un po’ meno usuali…
“Due giorni. Soltanto due giorni e poi sarò di nuovo tra le tue braccia, Angelus. E una volta eliminati quegli scocciatori nessuno potrà fermarci o dividerci di nuovo.”
< …e il suo nome sarà: Viola. > La figuretta bionda si allontanava lungo la spiaggia senza fine, accompagnata dalla musica, finché l’unica cosa distinguibile in quella distesa di sabbia non fu il suo vestito rosso cupo. Titoli di coda.
“E’ stato magnifico, vero, Buffy?” Willow, da brava romantica, aveva gli occhi lucidi al pensiero di una storia così poetica e sfortunata.
“Lei lo era di sicuro. Due occhi…dei capelli…delle…”
“Xander! Parlavo del film.”
“Eddai! Dovresti pensarla come me anche tu.”
Strozzarlo o no? Per un secondo la prima ipotesi non le sembrò da scartare. Peccato che non avesse abbastanza forza. “Il fatto che sia gay non vuol dire che sbavi dietro ad ogni ragazza che vedo, se permetti. E comunque parlavo del film, non di chi lo interpreta.”
Smontare Xander non era così facile. “Il film? D’accordo, ecco che ne dico: non era male, ma è troppo tragico! Vuoi mettere con un comico o un film d’azione? Shakespeare che tira fuori un mitra, fa secco quel pomposo imbecille e si cucca la pupa: questo è spettacolo!”
Ma diceva sul serio? Conoscendolo non c’era nemmeno da chiederselo, sicuramente sì. “Senza offesa per il tuo talento di sceneggiatore, ma preferisco la versione originale. Senza contare che nell’epoca elisabettiana non esistevano i mitra. Tu che dici, Buffy?”
Per tutto il film, anche se non aveva staccato gli occhi dallo schermo, Buffy era sembrata come immersa in un’altra realtà, da cui sembrò scuotersi all’improvviso. “Oh? Ah, sì: bello, molto bello.”
“Ti prego, controllati! Il tuo entusiasmo ci travolge!”
“Scusa, Xander, è solo…” Buffy si sgomitolò dal letto e si diresse alla finestra. Per la seconda volta in poche ore il suo sguardo tornò a vagare tra le luci di quella che era stata la sua città. Buffo come le sembrasse distante, ora… “E’ solo che forse non è stata una buona idea vedere quel film. Di innamorati che devono lasciarsi è già abbastanza piena la realtà per trovarseli anche nei film.”
“William e Viola hanno dovuto farlo perché entrambi erano sposati.”
“E perché appartenevano a due classi diverse. Mi viene da ridere, a pensarci: William e Viola, Romeo e Giulietta…che ne sanno loro di divisioni e differenze? Almeno loro erano della stessa razza.”
Willow e Xander si scambiarono un’occhiata: sapevano entrambi a quale coppia in particolare si stesse riferendo la loro amica. In più Willow cercava anche di telegrafare al ragazzo un disperato invito a tenere per sé qualsiasi cosa gli stesse passando per la mente. Invito che andò miseramente sprecato.
“Ho la sensazione che presto finiremo nell’autobiografico…Ok, affrontiamo la questione virilmente e senza paura: Buffy, Angel ti ha mollata, ricordi? Si è rifatto una vita o come diavolo vuoi chiamarla e gli va alla grande. A che scopo continuare a tormentarsi? Prendi esempio, piuttosto: ricomincia daccapo, mettiti con qualcuno e vivi felice!”
“Non è facile come sembra a dirlo. Non si tratta di ‘volere’, si tratta di ‘potere’.”
“Tu non ci provi neanche, ammettilo. Prendi Riley: non l’ hai guardato neanche una volta senza dispiacerti che non fosse Angel. Non c’è di che stupirsi se si sentiva un rimpiazzo.”
Se Xander fosse stato più perspicace, avrebbe capito che Buffy non avrebbe apprezzato un simile intervento. “Piantala, Xander!” lo apostrofò, gli occhi serrati e velenosi. “Che mi risulti non sei dentro la mia testa né dentro il mio cuore, quindi non pensare di sapere ciò che provo o perché faccio qualcosa. E in fatto di relazioni sentimentali tu sei l’ultimo a poter salire in cattedra, visti i tuoi precedenti: Willow ti è venuta dietro per anni senza che tu te ne accorgessi, sei caduto ai piedi di una mantide che non ti ha ucciso per un pelo, di una mummia inca assassina, sei andato a letto con Faith per caso e anche con Anya il tutto non è certo iniziato all’insegna del grande amore! Per non parlare di quello che hai fatto a Cordelia! Quindi fammi il piacere di tenerti i tuoi preziosi consigli per te!”
Il conflitto era alle porte, e si preannunciava sanguinoso: pensavano per caso di risparmiare a Darla la fatica di trucidarli? Fortunatamente il gong li anticipò: “Adesso basta, ragazzi, state esagerando!! Xander, tu non hai mai sopportato Angel, e sappiamo tutti il perché. Quindi non sei obiettivo, e lo sai anche tu. E tu, Buffy, sai benissimo che Xander è preoccupato per te, come tutti: può dire cose molto sgradevoli, è vero, ma non è un buon motivo per farlo anche tu. Adesso chiedetevi scusa e smettetela di fare i bambini.” Con le braccia e le gambe incrociati, il mento alzato e lo sguardo severo, Willow aveva un’aria di indiscussa autorità, e agli altri due non rimase che chinare il capo come due marmocchi sorpresi a litigarsi un’automobilina.
“Ok. Scusa, Xander. Non volevo dirti veramente quelle cose, è solo che avere di nuovo a che fare con Angel mi mette i nervi allo scoperto, e così me la prendo con tutti. E forse su Riley hai ragione tu, forse pensavo che stare con lui mi avrebbe aiutata a dimenticare prima Angel. Non lo so.”
“D’accordo, ho capito: con te, Angel è più che mai un argomento tabù. Comunque ti chiedo scusa, non avevo il diritto di giudicare le tue azioni. In fondo è vero, non so quello che provi, quindi non posso dire se quello che fai è giusto o sbagliato.”
Il sospiro di sollievo di Willow rischiò di trasformarsi in un tornado. Ma non era ancora il momento di rilassarsi. “Bene, adesso che siete di nuovo amici possiamo andare a nanna. Xander, buonanotte.”
“In altre parole volete fare due chiacchiere tra ragazze. Chiaro. Ok, buonanotte, sogni d’oro e tutto il resto. Ci vediamo domani, ammesso che ci arriviamo vivi”
“Avanti, Xander, più ottimista! Dov’è finito il tuo umorismo?”
“Devo averlo lasciato nell’ex sotterraneo di Darla, in bocca a qualcuno dei suoi amichetti. Ciao…” Era evidente che la recente lite non era stata smaltita del tutto, almeno da Xander, che strisciò fuori dalla porta strascicando i piedi, il morale molto probabilmente sotto di essi.
“Di che vuoi parlare?”
“Prova a indovinare.”
“Angel… Dovevo aspettarmelo. D’accordo, Will, senti questa: io posso anche ammettere di amarlo ancora, ma chi ti dice, anzi, chi mi dice che lui ami ancora me? Nessuno. Con ogni probabilità si è effettivamente rifatto una vita, in cui io appartengo solo al passato, per cui la domanda è: anche se lo amo, e lo ammetto, a cosa serve?”
“Potresti dirglielo.”
“Non servirebbe. Io sono sempre la cacciatrice, e un’umana, e lui è sempre un vampiro.”
“La cosa ti crea problemi?” Onestamente, sarebbe stata una novità.
“Non lo so, a lui li crea di sicuro. Ma poi scusa, mi sembrava che tu dicessi che aveva fatto bene ad andarsene. Hai cambiato idea?”
“Ho pensato parecchio ai vecchi tempi, in questi giorni, e ho capito che se Angel è più felice qui e adesso di quanto non fosse con noi a Sunnydale forse vuol dire che abbiamo fatto degli errori, con lui. Mettere il vampiro prima dell’anima umana è stato il più grosso. Così sono andata da lui e gli ho chiesto scusa, stasera. Abbiamo parlato un po’ e ci siamo chiariti, come puoi immaginare anche tu è stato fin troppo comprensivo, avrebbe voluto farsi carico di tutte le responsabilità come suo solito, e io mi sono sentita un po’ meglio. Forse dovresti farlo anche tu: parlargli, intendo.”
“Non saprei che dirgli, non è come stendersi sul lettino dell’analista. E se mi dicesse di no, che è finita, che ama un’altra…io non ho idea di cosa farei. Forse non sarebbe neanche giusto. Forse sarei l’egoista che dice Cordelia: lui adesso sembra così felice, così sereno, a suo agio…Forse gli farei solo del male a voler riportare tutto com’era prima. Forse lui non lo vuole.”
“Finché non provi non lo saprai.” La voce della ragionevolezza, come sempre inascoltata.
“Allora non lo saprò mai. Will, io ho paura. Non voglio sentirmi dire di nuovo che non vuole stare con me. Se non gli chiedo niente potrò continuare a sperare che avrebbe risposto di sì.”
“Non preferiresti che te lo dicesse davvero?”
“Ho più paura che dica di no . Un’illusione piacevole è meglio di una realtà sgradevole. E di rischi ne corro già a sufficienza ogni notte per cercarmene altri.”
“ ‘Mio signore, questi umani: sono proprio sciocchi e vani!’ E’ inutile, Shakespeare era un genio!”
“E’ vero, sorellina, con quella frase ha colto perfettamente la follia insita nella vita, l’assurdo di cui…” Lo spettacolo che gli si parò davanti gli fece morire le parole in gola.
“Di cui vediamo un magnifico esempio, volevi dire?” gli giunse come servizievole suggerimento da parte della sorella.
“Benarrivati! Passato una bella serata? Vi prego, vi prego, salvatemi!” Spike, con addosso solo uno sgargiante paio di boxer color corallo, balzò in piedi e corse loro incontro…solo per sentirsi tele-scaraventato oltre il divano in meno di un secondo.
“Rivestiti, scostumato! Ti sembra questo il modo di stare in una casa piena di ragazze?” Marianne sembrava l’unica a non essere troppo stupita.
“Fosse per me no, ma si dà il caso che i miei vestiti mi siano stati ignobilmente depredati da due delle suddette ragazze! E io li rivoglio! Subito!! Lo sapete quanto costano i vestiti al giorno d’oggi?!” L’esclamazione iniziale si era progressivamente trasformata in un ululato che avrebbe fatto invidia ad un licantropo affamato.
Finalmente i nuovi arrivati notarono Faith che sfoggiava una maglietta nera che le faceva da vestito e un soprabito di pelle appoggiato sulle spalle. Di fronte a lei, Cordelia mescolava impassibile un mazzo di carte con addosso una camicia rossa sospettosamente familiare. Per non parlare del fagotto nero dietro la sua schiena, che quasi certamente conteneva il resto di quello che non indossava Spike.
Drusilla sembrò tornare alla realtà, miracolosamente non ridendo. Squadrò il suo ex da capo a piedi, sogghignò quando ebbe tutta l’aria di rituffarsi oltre il divano e infine si rivolse tranquillamente alle accusate: “I boxer pensate di lasciarglieli o gli devo portare un lenzuolo? A proposito, Spike, carini. Molto sobri, soprattutto: nuovi?”
“Sicuro, anzi, mi sono fatto derubare di tutto solo perché tu potessi ammirarli!” Oltre ai vestiti, Spike doveva aver perso anche il senso dell’umorismo per cui era noto. E anche la calma era sulla buona strada.
“Grazie del pensiero, ma non ce n’era decisamente bisogno.” Al contrario, Drusilla faceva onore alla leggendaria flemma inglese: nella sua voce non c’era una nota che non fosse accuratamente sotto controllo.
“Scusate l’interruzione…” Anche Angel aveva ritrovato l’uso della parola. “Ma se non è di troppo disturbo potremmo sapere che è successo qui?”
“Ma niente, Angel…Non avevamo niente da fare, io per fortuna non ho avuto neanche mezza visione, ci annoiavamo e così abbiamo fatto qualche partitina a poker…A un certo punto Spike è rimasto a secco e, da gentiluomo, ha deciso di saldare comunque i debiti di gioco, tutto qui…Allora: un’altra partita?” La faccia tosta di Cordelia era davvero ai massimi livelli.
L’ululato di Spike virò al ruggito, anche se il suo volto era ancora umano. “Ma certo, e stavolta che vorreste prendermi? Il sangue, magari? Perché quella è l’unica cosa che mi è rimasta, al momento!”
“No, no, Spike…” Con un paletto in mano, Faith non sarebbe stata più eloquente: i suoi occhi dicevano ‘cacciatrice allo stato puro’. “Se non sbaglio hai ancora qualcosa, lì sotto…Non eri tu che avevi proposto lo strip poker? Drusilla, porta pure quel lenzuolo che dicevi.”
“Ma neanche morto per la seconda volta! Ho chiuso con voi due! Se voglio farmi spennare vado in una bisca! E ridatemi i miei vestiti, sono gli unici che ho!!”
“Appunto, potrebbe essere l’occasione buona per rinnovare il guardaroba!”
“Non considero chi è stato per tutto questo tempo con la divisa del carcere un arbitro del buongusto! E poi a me piacciono i miei vestiti!”
“Sono nostri, te li abbiamo vinti onestamente!”
“Ma per favore! Siete peggio di due bari professionisti!”
“Lo sai? Detto da te è quasi un complimento!”
“Basta così!” Quella litigata ping-pong li stava cominciando a tirare scemi. “Spike, se hanno giocato pulito o no non fa differenza: se sì sei un imbranato, se no sei un pollo. In un caso o nell’altro i vestiti li hai persi. Al massimo possiamo vedere cosa darti: certo non quelli di Angel, non avete esattamente le stessa misura.”
“Se è per questo nemmeno tu, sorellina. Visto che siamo in tema, potrei riavere il maglione grigio che ti sei presa quattro giorni fa?”
“Perché? E’ così comodo…dai, lasciamelo ancora un po’, eh?” Come se non sapesse che Angel non le avrebbe mai detto di no . “E poi adesso dobbiamo pensare a Spike, non possiamo mica lasciarlo così.”
“Perché no?”
“Non sarebbe dignitoso perfino per lui, Faith. Però…Spike, se non sbaglio, tu come taglia dovresti essere vicino alla mia.”
“Ehi, un attimo! Vuoi dire che dovrei mettermi dei vestiti tuoi?!?”
“Tranquillo, non intendo darti una mini leopardata…anche perché starebbe malissimo coi tuoi capelli…dico solo che pantaloni e maglie un po’ larghi potrebbero andarti bene.”
“E tu ne avresti? Ti conosco appena e potrei già chiamarti Regina dell’Aderente!”
“Come hai detto tu, mi conosci appena: quando si ha un fratello che fa una vita come quella del mio, gli abiti comodi sono essenziali.”
“Potrei provare…e per le scarpe? Due sandaletti col tacco a spillo?”
“Se proprio ci tieni…ma purtroppo credo che me li sformeresti. Ragazze, non potete ridargli almeno quelle? Tanto a voi sono larghe.”
“Neanche per sogno!”
“Sono nostre, adesso!”
“No problem, forse a casa mia ne ho un paio che potrebbero andargli…Sono state dimenticate nel corso di un saluto un po’ tempestoso, sapete com’è…”
“Calma un momento, bellezza! Sei andata a letto con qualcuno??”
“Sono una donna libera, no? Non che prima facesse chissà quale differenza, ma adesso, a maggior ragione, perché non dovrei? Per essere un novellino era così sexi…”
“Ri-calma un altro po’! E l’anima?”
“L’anima cosa?”
“Come ‘l’anima cosa’! La tua anima! Ti ricordi? Angel, Buffy, sesso, anima che fa puff? Perché la tua è ancora al suo posto?”
“Forse perché ‘sono andata a letto’ con qualcuno, non ho ‘fatto l’amore’ con qualcuno. Carino quanto vuoi, ma non era certo l’amore della mia non-vita, ammesso che esista, e senza amore l’anima non corre rischi.”
“Stupendo! Quindi non solo sei andata a letto con qualcuno, ma l’ hai fatto addirittura tanto per fare! Che razza di…”
“Non ti consiglio di finire la frase, Spike. L’ ho fatto perché lo volevo e lo voleva anche lui. Punto e basta. Non ti devo nessuna spiegazione. E, visto che ne parliamo, non mi sembra che con quella…aspetta…ah sì, Harmony… tu sia andato oltre il sesso puro e semplice. O sbaglio? Prediche del genere, quindi, potrei accettarle al massimo da Angel, anche se lui ha abbastanza buon senso da farsi i fatti suoi, ma se vengono da te ci posso solo fare su una bella risata. Se vuoi scusarmi, vado a prenderti quelle scarpe.” Da come sbatté la porta, non ci voleva un genio per capire che Drusilla era un tantino innervosita.
- Tutto sommato temo più un’esplosione di quei due che lo specchio di Darla. –
- Sono d’accordo. Per cui, se vogliamo evitare una strage domestica, non ci resta che disporci su due fronti: a te Dru, a me Spike. –
- Auguri, Mari. Farlo ragionare sarà un’impresa ardua. –
- Non se si sa dove andare a parare. Avanti, fila. –
“Allora, Dru ha portato le scarpe e abbiamo visto che ti vanno bene. Il problema è il resto. Qualche preferenza?”
“Maglietta e pantaloni neri, camicia rossa e soprabito di pelle nera, eccole le mie preferenze!”
“D’accordo. E a parte quello?”
“Ma dammi un po’ quello che ti pare…” Spike si lasciò affondare sospirando nel letto della ragazza, vuoto visto che Faith si stava giocando a carte con Cordy i vestiti che gli avevano fregato.
“Serata no, eh? Non ti va di parlarne?”
“Di cosa? Di due arpie che mi hanno ridotto letteralmente in mutande?”
“Guarda il lato positivo: hai avuto l’occasione di far vedere quel tuo fisicaccio.” Marianne conosceva i suoi polli, e per una che riusciva a far ridere perfino Angel, tirare su Spike era uno scherzo. Come volevasi dimostrare, infatti, presto l’espressione incavolata e menefreghista si spianò nel consueto sorriso ironico.
“Lo sa tuo fratello che stai cercando di sedurmi?”
“Non ha proprio niente da sapere, dolente di deluderti. E sbaglierò ma ho la sensazione che preferiresti che te l’avesse detto un’altra. Non necessariamente Buffy.”
“Che vorresti dire?” Il riccio cercava di chiudersi. Fatica sprecata, ci voleva ben altro.
“Che hai avuto una cotta per Buffy, esattamente come un adolescente che è stato piantato si becca una cotta per chi non lo nota neanche di striscio, ma che questa cotta sia in fase di raffreddamento.”
“Ah sì? E come fai a dirlo, sapientona? Per l’inferno, sei uguale a tuo fratello! La stessa aria da
so-tutto-io!”
“Direi più da so-abbastanza-io. Guarda che è comprensibile, Dru non è certo meno carina di Buffy.”
“Si può sapere che c’entra Dru? E’ finita. Chiuso. Andata.”
“Peccato. Fareste una bella coppia, secondo me.” Le punture di spillo non funzionavano, chissà se una stoccata…
Funzionò alla grande.
“Non è vero?!” esplose Spike. “Siamo stati insieme per più di un secolo, ed eravamo anche felici! Accidenti a me e a quando sono voluto andare a Sunnydale, quella città ci ha solo procurato guai!”
Il ghiaccio era rotto. Adesso poteva parlare sul serio. Ma prima una fondamentale domanda. “Allora non sei innamorato di Buffy?” Sarebbe stato sincero? Per il suo bene sperava di sì.
“Ma certo che lo sono!” Come non detto. “O almeno credo…” Già meglio. Almeno con sé stesso era ancora onesto. “Non lo so…E’ tutta colpa di questo casino dell’anima! Da quando ce l’ ha, Dru è diventata un’altra, peggio di Angel! Non capisco più chi sia, cosa pensi, cosa ci sia della ragazza che conoscevo, in lei. E a volte vorrei scoprirlo, tutto qui.”
“Qualcuno ti direbbe che ‘amore è scoprirsi a vicenda’, ma sta’ tranquillo, le massime da cioccolatini mandano fuori dai gangheri anche me. Piuttosto, vuoi la mia opinione spassionata? Non rispondere, te la do lo stesso. Tu hai la fissa delle donne che non puoi avere. Era così in vita, a quanto ne so, e con la morte le cose non sono cambiate. Quando Dru era pazza, prima c’era Angelus, poi la sua stessa pazzia te ne precludeva comunque una parte. Lei ti ha mollato ed è stata la volta di Buffy, forse c’entra anche la tua rivalità con Angel, il complesso d’inferiorità per Angelus o che so io, in ogni caso ti sei innamorato della cacciatrice sapendo di non poter averla. Adesso Dru è cambiata, è forte, e all’occorrenza ti tratta male: risultato, ti torna a piacere, e fossi in te lo ammetterei onestamente.”
“A te o a lei?” Non aveva nemmeno cercato di negare niente, doveva davvero essere ridotto allo stremo delle forze, almeno morali.
“Comincia da te stesso, poi se ne può parlare.” Non sapeva ancora se lo stava facendo per Drusilla, per lui o per che altro. Andando per logica, avrebbe dovuto infischiarsene, di guai sentimentali le bastavano ampiamente quelli di suo fratello. Però non poteva fare a meno di intromettersi pure in quelli, sarà che erano meno tragici e irrimediabili…
“Ammesso che lo ammetta, e non l’ ho ammesso, a te che importa?”
“Se lo ammetti ti consiglio di renderne partecipe anche lei, altrimenti sto zitta.” Niente era più lontano dalle sue intenzioni, ma non c’era bisogno di dirlo anche a lui.
“Ne ho già prese abbastanza da Buffy per volerne ancora. E anche Dru non sembra entusiasta di me.”
“Sai com’è, Spike…noi donne tendiamo a reagire male quando il nostro ex si offre di ridurci in cenere in omaggio al suo nuovo amore. E poi tu di che ti lamenti? Guarda che combina Darla a mio fratello! Te la cavi anche con poco, da’ retta a me. Poi fa’ quello che ti pare. Toh, mettiti questa.” Da un cassetto tirò fuori una maglia e gliela lanciò.
Spike la guardò schifato. “Grigio topo? No, grazie. Mi illividisce la pelle.”
“Sei morto, bello, mi sembra il minimo. Ok, proviamone un’altra.” Si rimise a frugare nell’armadio, borbottando a sé stessa e a lui. “Nero no, che non vuoi assomigliare ad Angel…rosso troppo vivace…verde polvere sembri il fratello di quel cretino di Riley…marrone? Fa’ un po’ vedere…Un colore caldo, s’intona ai capelli, ti dà dei bei riflessi dorati all’incarnato…Perfetto, sei a posto.”
“Dici?” Un altro? Ma esisteva un uomo un po’ sicuro di sé anche se innamorato o diventavano necessariamente tutti dei bambini?
“Dico, dico. A Dru piacerà, se è questo che vuoi sapere.”
“Non mi interessa se le piace! A lei non interessa se piace a me.” Che dicevamo, dei bambini?
“Come no! Infatti quel vestito di stasera se l’è messo per me. Certo che si dice di Angel, ma anche tu non scherzi…”
“Che vorresti dire? Mi ha preso a calci fino a stamattina!”
“Spike, adesso è lei che controlla il gioco. Di conseguenza è libera di comportarsi come le pare e piace: adeguati e cerca di capire le regole. Poi potrai eventualmente cominciare a fare le tue mosse, ma per adesso puoi solo cercare di arrivare alla prossima tappa.”
“E sarebbe, grande saggia?”
“Metaforicamente, sopravvivere al pandemonio che farà Darla e poi occuparti dei tuoi guai sentimentali. Praticamente, venire qui e infilarti le scarpe: almeno, se Dru ti schiaccia un piede ti farai meno male.”
Aveva esagerato?
In tutta onestà, Drusilla doveva ammettere di essere stata tutt’altro che tenera, con Spike.
Anzi, se perfino Angel aveva preso le sue difese, doveva proprio esserci andata pesante.
Non lo faceva di proposito, o almeno non del tutto, anzi, forse in fondo a quel cuore che non batteva, da qualche parte si dispiaceva del suo comportamento nei confronti di quel poveraccio che era finito in un mondo del genere per colpa sua, del suo senso di solitudine, del suo disperato bisogno di avere qualcuno con sé.
Ma tutto questo era molto in fondo e accuratamente chiuso a chiave.
E lei preferiva stare in superficie, dove non appena vedeva, sentiva o pensava a Spike, le venivano in mente parole dure e taglienti come rasoi, fredde come gli inverni della sua città natale.
In qualche modo le mancava quel freddo, nel perenne tepore californiano.
Era veramente fastidioso il tepore, quell’uniforme, sempiterno tepore. Non il caldo tropicale del Brasile, non il vento gelido del nord. Una via di mezzo piatta e monotona.
Lei ne aveva abbastanza della monotonia.
Per tutta la sua vita era stata subordinata a qualcuno: prima alla paura, di sé stessa, del suo potere, di Dio e del Diavolo, e della sua famiglia che la sentiva diversa e strana. Poi alla follia, ad Angelus, e poi a Spike, che teoricamente si prendeva cura di lei, che forse lei poteva in qualche modo controllare, ma da cui dipendeva troppo. Infine era stata Darla la leader, tra loro due.
Adesso era forte, sana, e non aveva bisogno di nessuno.
Stava con Angel, Marianne e gli altri perché le piacevano loro e quello che facevano, perché le sembrava giusto, perché voleva loro bene.
Ma non dipendeva da loro.
Se avesse voluto, avrebbe potuto andarsene e cavarsela benissimo da sola, anche se di sicuro le sarebbe mancata moltissimo quella che considerava come una vera e propria famiglia.
Ecco perché restava con loro.
Era legata a loro, verissimo, ma non ne dipendeva.
Era alla pari con tutti, subordinata a nessuno.
Perfino la qualifica di capo di Angel era più che altro un modo di avere un punto a cui fare riferimento nel caos quotidiano delle loro esistenze che non un ruolo a cui si dovesse portare rispetto e obbedire, anche se in genere lo si faceva, visto che di solito aveva delle buone idee.
Lo si faceva quasi tutti, per lo meno: Marianne infatti non avrebbe mai nemmeno pensato al poter ricevere ordini dal fratello, figurarsi obbedirgli.
Né il fratello si sarebbe mai sognato di darglieli, gli ordini. Il capo meno autoritario che ci fosse…Angelus doveva avere le convulsioni…
Il punto fondamentale era che lei faceva qualcosa, tutto, perché lo voleva.
La volontà era il suo unico motore.
Ne era stata pressoché priva per troppo tempo, ridotta praticamente ad una eterna bambinetta, per sottovalutare l’entità del suo valore.
E rivedere Spike le ricordava costantemente quel periodo spento e amorfo, senza gioia e vivacità.
Lei non era più quella bambina. Era una donna, adesso.
Faceva quello che voleva, diceva quello che voleva e stava con chi voleva.
Senza aver bisogno di nessuno.
Era esaltante vedere Spike prenderne coscienza.
Il suo sbalordimento, la sua evidente confusione e difficoltà nel far coincidere le due diverse immagini di lei, tutto questo le scorreva nelle vene, veloce, inebriandola quanto poteva fare una sorsata di sangue fresco.
In qualche modo le piaceva ancora, quel casinista ossigenato, e magari insieme si sarebbero anche potuti divertire…se lei fosse riuscita a non scaricargli addosso l’odio per quella che lei era stata e il risentimento per quello che lui era stato pronto a farle per quella biondina (a proposito, ma quella stava al mondo solo per rompere le scatole? Tutti i casini di cui fosse a conoscenza avevano lei come epicentro!).
Dopodiché avrebbe dovuto fargli entrare in quella testa dura che se si riavvicinavano era solo una sua decisione. Se lo rivoleva se lo sarebbe ripreso, d’accordo, ma sarebbe stata lei a condurre il gioco, lei a stabilire regole e mosse. E lei a segnare la fine e decretare il vincitore.
Spike l’avrebbe avuta se lei lo avesse voluto.
Se la voleva poteva averla, ma solo alle sue condizioni.
Chissà se stava iniziando a capirlo…
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