--

 index  

Capitolo VII

October 22 2003 at 1:18 PM
Alkja  (Login Alkja)


Response to LA RIUNIONE - completata

 

“Di nuovo: perché siamo venuti qui?”
“Avanti, Xander! Il Caritas ti piacerà, vedrai, è l’unico posto in cui puoi trovare dei tipi più fuori di te. Unico avvertimento per tutti, gente: non fate caso a Lorne, il proprietario. E’ un po’ sbalestrato ma è un tipo in gamba, se ci si mette.”
“Scusa, Cordy, esattamente che vuoi dire per ‘sbalestrato’?”
“Diciamo che un momento puoi legittimamente avere la tentazione di fargli il test del palloncino e quello dopo sembra un maestro zen. Ma tutto sommato non è il peggio che trovi in giro.”
“Angel e sua sorella come mai non vengono?”
“Boh. Hanno detto che restavano a casa…comunque non preoccuparti per Angel, lo terrà d’occhio Mari: ultimamente è migliorato, ma non diventerà mai un tipo da festa, ormai ci abbiamo rinunciato. Almeno, con Mari nei paraggi non starà troppo a rimuginare.”
“Ah, capisco.” In realtà non capiva affatto, chissà perché ma avrebbe preferito saperlo lì con lei. Per quanto odiasse riconoscerlo, da quando aveva ammesso di amarlo ancora si trovava a sentirsi di nuovo la sedicenne che era stata, innamorata e possessiva, che dovunque fosse non si sentiva a suo agio finché non aveva la certezza che ci fosse anche lui. Proprio vero che l’amore fa fare, e provare, solo stupidaggini.
Non erano ancora entrati che davanti a loro si presentò l’essere più strano che avessero mai visto. Un demone verde e cornuto, con gli occhi rossi, dopotutto non era ancora niente di eccezionale, per loro, ma un demone come sopra inguainato in uno psichedelico insieme di giacca in lamé dorato, camicia azzurro brillante e pantaloni rosso disperato era tutta un’altra storia! In ogni caso quello doveva essere il suo stile solito, visto che il gruppo di Los Angeles non sembrava particolarmente sorpreso. Solo Drusilla sollevò un sopracciglio critico: “Bel completino, Lorne. Mai avuto, in un momento di euforia alcolica, la tentazione di qualcosa un po’ meno vistoso?”
La strana creatura sembrò sconvolta quasi in maniera comica. “Drusilla, mia cara, i colori sono una delle meraviglie della natura, dopo di te, naturalmente! Sarebbe un delitto non render loro omaggio!”
“Se lo dici tu…Loro sono dei nostri amici, pensi che riusciremo a sederci da qualche parte?”
“Sarei disposto io stesso a farti da sgabello, ma venite, stasera è destino che sia sfortunato, c’è posto.”
Li guidò fino ad un angolo pieno di sedie e sgabelli intorno a tre tavolini rotondi avvicinati fra loro. Sul palco cantava una ragazza dai lunghi capelli neri, lisci, e i lineamenti orientali.
“Uao! ‘Goodnight moon’! E’ una delle mie canzoni preferite.”
“E’ brava. Ma chi è? Mi sembra una faccia nuova.”
“Si chiama Yeral, una giovane Naga molto dotata e un’anima ferita. Penso che dovrebbe fare una visita al tuo capo, Cordelia.”
“Guarda, adesso non è proprio il caso, ne riparliamo un’altra volta, ok?”
“Scusa un momento, verdino!” Spike si inserì nella conversazione con la solita eleganza. “Hai detto Naga? Gli uomini-biscia? Però! Le ultime generazioni sono migliorate!” esclamò studiando la ragazza sul palco.
“Che vuoi dire, scusa?” chiese Willow.
“I Naga sono come le sirene delle favole, rossa, solo che invece che di pesce la coda ce l’ hanno di serpente, e in genere neanche il disopra è un granché. Ah, a proposito, mangiano carne umana. E’ per questo che sembra che in passato noi e loro non andassimo molto d’accordo.”
“I vampiri hanno ucciso i Naga, e i Naga hanno ucciso i vampiri, per secoli. Ma ora i Naga sono pacifici e le lotte sono finite.” Il tono di Lorne grondava pacata sicurezza, e tutti capirono a che si riferiva Cordelia parlando di lui.
“Ok, ok, mettetevi comodi. Lorne, ti devo parlare.” Drusilla l’afferrò per un braccio e li piantò lì a districarsi per decidere chi doveva sedersi dove.
“Senti, ho un favore da chiederti. Mi dovresti leggere una certa anima…non preoccuparti, sul palco la spingo io, tu devi solo dirmi riguardo a una certa cosa, e acqua, o qualsiasi altra cosa si usi nel tuo mondo, in bocca con gli altri, lei inclusa, ok? Consideralo un favore per un amico.”


Marianne stava dormendo.
Come aveva fatto tante volte da piccola, appoggiata al petto del fratello, con un suo braccio a cingerle le spalle.
Bella, forte Marianne. Un uragano in movimento, dalla lingua pronta come le mani. Che travolgeva tutto con la sua allegria e la sua rabbia. Nel sonno la sua forza si addolciva, velandola di una quiete infinita, rivestendola di un’opaca dolcezza da bambola.
Per Angel tornava ad essere la sua piccola, indifesa sorellina, la metà mancante della sua anima, l’essere a lui più vicino, che l’aveva accompagnato per anni, nel bene e nel male.
Ogni volta che la guardava dormire gli veniva una botta d’amore, d’affetto caldo e cristallino, per quella creatura che lui aveva ucciso e che invece gli voleva bene nonostante tutto.
E insieme all’affetto c’era un’ondata di vergogna.
Era colpa sua, se lei era diventata una vampira, era stato lui ad ucciderla. Poteva ancora sentire le proprie zanne perforarle il collo, il suo sangue scorrergli in gola…Anche se Darla aveva completato l’opera, era stato lui ad iniziarla. E la sua anima, la punizione peggiore per un vampiro, anche se lei riusciva a gestirla forse meglio di lui, era anch’essa colpa sua, le era stata inflitta solo perché i Kalderash avevano capito, chissà come, che era sua sorella.
Avrebbe dovuto soffrire per tutto questo, e invece, ben in fondo al suo cuore, sepolta sotto il senso di colpa, c’era anche la gioia.
Di poterla vedere, sentire. Di essere preso in giro da lei, di poter avvertire il vibrare della sua mente, di poterle parlare, poterla abbracciare.
Poter riavere accanto a sé sua sorella.
Era ingiusto essere felice per una cosa simile, ma….
“Perché?”
Marianne si era svegliata e lo fissava con quegli occhi immensi che sapeva essere identici ai suoi. “Perché non dovresti essere felice di riavermi con te? Io lo sono. Mi sei mancato, fratellone, tanto. Lo sai che divisi non possiamo starci.”
“Perché tu sia qui con me sono morte delle persone. Gente innocente. Ed è colpa mia.”
“Non provarci.” Gli diede un colpetto giocoso sul petto. “Se è colpa tua se ho ucciso delle persone, allora la tua colpa è colpa di Darla, la sua è del Maestro e così via. Se è così siamo tutti innocenti, la colpa è del primo vampiro, quello che ha dato inizio a tutto. No, non regge. E non sto neanche a ripeterti per minimo la millesima volta che al massimo se vuoi trovare un colpevole puoi dire Angelus, non certo te.”
“Forse, Mari. Resta il fatto che ti ho uccisa.”
“Lui mi ha uccisa. E poi non preoccuparti, non sono il tipo che se la prende per delle piccolezze! Ah-ha! Ti ho visto, hai sorriso!” Si era levata a sedere di scatto.
Angel tentò debolmente di negare. “Non è vero, non l’avrei mai fatto!”
“Brutto bugiardo antipatico!” Il tono annunciava senza ombra di dubbi che aveva deciso di giocare, di tornare ragazzina. Prima che potesse replicare, gli arrivò in faccia una cuscinata. “Coraggio, fratellone, difenditi!”
“Avanti, Mari, non mi sembra il caso…” Un’altra cuscinata gli impedì di finire la frase.
“E su, vivi un po’!” Un’altra. “O almeno sii meno morto!” Un’altra. “Divertiti, per una volta!” Un’altra.
“E va bene, l’ hai voluto tu.” Afferrato l’altro cuscino, Angel sferrò un veloce contrattacco. Tentando di respingerlo, Marianne si alzò in ginocchio, e in quel momento un colpo alla pancia la fece ruzzolare giù dal letto.
“Uah! Non vale, tu sei più forte!”
“E da quando? Fino a poche ora fa mi sembrava fossimo perfettamente alla pari.”
“Beh, fa niente, come non detto.” Recuperò il proprio cuscino e tornò a raggomitolarsi accanto a lui, di nuovo tranquilla. “Posso chiederti una cosa?”
“Me la chiederesti comunque, quindi tanto vale che ti dica di sì. Di che si tratta?”
“Affari di cuore. Non fare quella faccia, non sto parlando di Buffy. Senti, secondo te Spike e Dru si rimetteranno insieme?”
“Onestamente non lo so proprio. Di sicuro dipenderà da Drusilla. A proposito, come mai non sei voluta uscire con lei e gli altri, ieri sera?”
“Ho preferito star qui a far compagnia al mio fratellone. Tutto quel punzecchiarsi a vicenda è stressante, dopo un po’, ogni tanto ci vuole una tranquilla serata in famiglia. E col casino che ci dovrà essere stasera chissà se ne avremo mai un’altra.”
“Da quando sei diventata tu la pessimista di famiglia?”
“Non lo so, sarai tu che mi hai contagiato. Dì un po’, e Buffy?”
“Avevi detto che non volevi parlare di Buffy.” Il tentativo non era male, e con qualcun altro avrebbe funzionato. Peccato che si trattasse di sua sorella.
“Prima. Adesso sì, e non pensare di cambiare discorso come sempre. E poi scusa, altrimenti perché ti sorriderebbe la prospettiva di un riavvicinamento fra Spike e Dru? Per correre il rischio di ritrovartelo come vicino di stanza se si trasferisce qui? Te lo dico io, sei contento che in quel caso non ronzerà più intorno alla tua bella, ecco perché.”
“Buffy ha bisogno di un ragazzo normale.”
“Sua madre aveva bisogno che stesse con un ragazzo normale, e anche qui non era molto coerente, visto che ha chiesto a te di andartene ma invitava Spike a mangiare i biscottini. Era una rompiscatole che non ti ha mai sopportato, la sua unica fortuna è stata di schiattare prima che io potessi metterle le mani addosso – e non fare quella faccia, parlo seriamente! Sarei capace di cercare di resuscitarla solo per farle un certo discorsetto e poi rispedirla da dove è venuta nel modo, o nei modi, più doloroso possibile, e senza il minimo rimorso, puoi giurarci! – e se hai fatto quello che hai fatto come ti aveva chiesto è stato solo perché quella non-dico-cosa ha fatto il colpaccio di dirti qualcosa di cui ti accusavi già da solo, punto e basta! E in ogni caso, fratellino del mio cuore,” aveva assunto il suo tono più dolce e innocente, ancora più pericoloso e insidioso della sfuriata precedente. “se sei tanto convinto che Buffy debba stare con un ragazzo normale, perché non hai esultato sapendola con quel coso, Finn? A parte il quoziente intellettivo pari a quello di un tonno in scatola, quello era di sicuro normale. Pure troppo, a dirla tutta.”
Per quanto gli apprezzamenti sul conto di Riley Finn da parte di sua sorella fossero assai gustosi, Angel preferì comportarsi dignitosamente. Anche perché c’era già Marianne a insultarlo per due, e non solo in quel momento: in effetti, denigrare quel poveraccio era uno degli sport preferiti in quella casa, al punto che perfino lui, talvolta, ne aveva pietà. “Non mi piaceva. Nient’altro.”
“Il 99% degli esseri razionali è d’accordo con te in quest’antipatia, me compresa, ma continui a non darmela a bere. Tu non avresti accettato e non accetterai mai nessuno al suo fianco.”
“Può darsi. Ho detto che lei ha bisogno di stare con qualcuno che possa darle una vita normale, non che sarei stato felice di vederla con questo qualcuno. Non ho mentito.”
“Finalmente lo ammetti!” Perché, gli aveva lasciato molte possibilità? “Dai, a questo punto ti manca solo di ammettere chiaro e tondo che la ami ancora. Allora? Non vuoi fare questo piccolo, insignificante favore alla tua dolce sorellina?” Ci mancavano solo le fusa e poi la rassomiglianza con un gatto sarebbe stata perfetta.
“Potrei, ma non so dove mi porterebbe una simile affermazione.”
“Tu dillo, il resto a suo tempo. Avanti, tanto lo sanno tutti che è così.”
“Tutti chi?”
“Tutti-tutti. Tranne lei, ovviamente. Guarda che non ci riesci a sviarmi: e su, dillo…”
“E va bene, d’accordo, hai vinto: la amo ancora, contenta? Ho risolto qualcosa, adesso? Io e lei non possiamo stare insieme, e non sto parlando solo della maledizione, a che serve ricordare di amarla? Come se lo potessi dimenticare, poi…” Una lunga pausa fece seguito a questo sfogo improvviso, ma Marianne non se ne preoccupò troppo: le vibrazioni del fratello erano quelle dell’amarezza, non della collera. Sapeva che non ce l’aveva con lei per avergli estorto quella confessione, anche solo perché era troppo occupato ad avercela con sé stesso per averla fatta. “Ehi, fratellone, niente crisi depressive, ok?” Gli arruffò i capelli, sorridendo. “Senti, mi dispiace, non volevo buttarti giù. E’ che non mi piace saperti qui a negare la realtà invece di affrontarla. Non è vero che non potete stare insieme, ne sono sicura, dipende solo da voi, da quanto lo volete.”
“E da quanto non vogliamo far soffrire gli altri. Io e Buffy insieme abbiamo provocato solo disastri, a noi stessi e a tutti quanti. E sono stati più che sufficienti.”
Per qualche minuto nella stanza regnò il silenzio più assoluto, uno di quei momenti in cui le menti e i cuori dei due si aprivano completamente, senza parole, e cercavano di sanare le rispettive ferite, dandosi forza a vicenda.
Poi la porta si aprì, “Ciao, ragazzi!”, e una Drusilla traboccante di energia, in una camicia nera che le arrivava alle ginocchia, saltava allegramente sul letto.
“E tu che ci fai, qui?”
“Crisi di solitudine e attacco di ‘sindrome da rompiscatole’. E poi dovevo venire a fare rapporto, da brava spia.”
“Puoi spiegarti meglio? E come mai hai addosso una mia camicia? Credevo che fosse Mari l’unica a saccheggiare il mio guardaroba.”
“Vero, ma io saccheggio il suo. Questa l’ ho trovata lì, è comodissima, il mio pigiama preferito.”
“Grazie di avermelo detto, almeno posso smettere di sperare che mi venga restituita. Pensate di lasciarmi qualcosa, nell’armadio, o devo aspettarmi di ritrovarmelo vuoto da un momento all’altro? In ogni caso, cos’è questa storia della spia? Che hai combinato?”
“Beh, ecco…non è niente, solo un piccolo favore che Mari mi ha chiesto di farle, tutto qui…” Le due ragazze si scambiarono uno sguardo apparentemente all’insegna della più assoluta innocenza, il che accrebbe i sospetti di Angel.
“Mari da sola è già da tenere d’occhio, ma voi due assieme preannunciate una catastrofe. Avanti, di che si tratta?”
- Ecco perché non sei voluta andare anche tu! Ti eri messa d’accordo con Dru perché ti riferisse tutto! –
- Eddai, non te la prendere! Mica ti ho mentito: semplicemente, visto che potevo contare su Dru, ho preferito star qui a farti compagnia. Non essere così acido… -
“Ok, Dru, spara. Altrimenti chi se lo leva dai piedi..”
“Come vuoi. Allora, Lorne è stato grande: sulle prime erano un po’ perplessi sulle sue facoltà mentali - difficile dar loro torto – ma poi è piaciuto a tutti. Per la cronaca, il completino di stasera era un mix oro, turchese e rosso elettrico: nella norma, si può dire.”
“Siete andati al Caritas?” Forse era lui a non ragionare bene, ma un posto frequentato da demoni era l’ultimo che avrebbe preso in considerazione per portarci due cacciatrici, specie Buffy, e una banda di gente che in genere i demoni li concepiva praticamente solo defunti, senza pensar troppo alla loro effettiva pericolosità, e che essendo umani non erano soggetti all’incantesimo di protezione che era attivo sul locale. Per un attimo si chiese se fosse il caso di chiamare Lorne per informarsi di possibili danni, poi la risposta di Drusilla lo tranquillizzò in proposito.
“Sicuro, si sono divertiti tutti. E sapere che lì dentro non solo lui, ma nessun demone può usare la violenza su nessuno, ha fatto molto bene al morale di Spike.”
“Taglia, Dru, non è per avere un bollettino dell’autostima di Spike che ti ho chiesto di tenermi informata. Allora? Ha cantato?”
“Non è la prossima Streisand o Liza Minelli, e nemmeno Anastacia, per stare al passo coi tempi, ma sì, ha cantato.”
“Beh? Qual è il responso del nostro Mr Basilico preferito?”
“Non sto a riferirti parola per parola perché ti verrebbe un mal di testa gemello del mio, ma il succo è che avevamo ragione su tutta la linea: cotta, stracotta e piena di paura fino in cima ai ricci della sua nuova acconciatura. Tra parentesi, secondo me sta meglio coi capelli lisci, così s’invecchia: visto che a differenza di noi non ha l’eterna giovinezza, perché vuol farsi del male? Discorso look, a volte è peggio di me quand’ero pazza.”
“Sì, sì, so che vuoi dire. Tornando a noi, Occhi-di-rubino ha dispensato anche qualche saggio consiglio?”
“Con un sacco di battute sulle agenzie matrimoniali che mi hanno quasi fatto cambiare idea sull’umorismo di Spike, ma lo ha fatto. Tradotto dovrebbe essere, se non ho capito male, che possono girarci attorno quanto vogliono che tanto le cose non cambieranno. Quindi, o si decidono e fanno qualcosa, o altrimenti sono fatti loro. Nessuno può impedir loro nulla, dipende solo da loro. E ringraziami per averti risparmiato le immagini cripto-slang che ha usato per arrivare a questo semplice concetto.”
“Ragazze, scusate un attimo. Non oso neanche immaginare di che state parlando perché qualsiasi cosa sia non mi piacerà, quindi, tanto per sapere, mi potreste solo dire se avete in mente qualcosa?”
“Oh sì, Angel, altroché se ce l’abbiamo…” Sguardo d’intesa fra le due, la mano di Drusilla che scivola furtiva verso un certo cuscino dimenticato e… “Sai di che si tratta? Divertirci!”
“All’attacco, Dru!!”
La ripresa delle ostilità, accompagnata dalle grida esultanti delle ragazze, riuscì a svegliare Faith, che, una volta arrivata e concluso che nessuno stava venendo massacrato, fece una puntatina in camera di Marianne, ancora provvisoriamente sua, per procurarsi un’arma, e si unì subito alla mischia. Di lì a poco Cordelia la seguì coi cuscini del divano e quando finalmente anche Wesley e Spike si decisero a controllare che stava succedendo, la battaglia era ormai in pieno svolgimento.

 
 Respond to this message   
Create your own forum at Network54
 Copyright © 1999-2008 Network54. All rights reserved.   Terms of Use   Privacy Statement  

Le serie TV "Buffy tVS" e "Angel tS" sono creazioni originali di Joss Whedon. I diritti appartengono alla 20th Century Fox e agli aventi diritto. I diritti per l'Italia appartengono alla 20th Century Fox Italia. Le fanfic presenti in questo forum non sono state scritte a scopo di lucro.