“Vorrei tanto sapere perché finiamo sempre in un cimitero o in qualche posto altrettanto lugubre.” A dispetto di questa sua affermazione, però, Spike sembrava decisamente a suo agio, mentre si accendeva l’ennesima sigaretta seduto su una lapide.
“Spike, in teoria noi in un cimitero dovremmo esserci in maniera permanente da secoli. E poi non l’abbiamo certo deciso noi che il rito debba avvenire proprio qui.”
“Vero, ma perché non c’è nessuno? Se Darla vuole attivare lo specchio deve venire qui, anzi, avrebbe già dovuto esserci.” Willow era molto perplessa. “I calcoli erano giusti, il punto è questo. A meno che non abbia cambiato idea…”
Marianne ed Angel si scambiarono uno sguardo interrogativo, per poi uscirsene simultaneamente con un “No!” a dir poco granitico. Angel continuò: “Conosco Darla, quando ha deciso una cosa non è il tipo che torna indietro. Verrà qui e cercherà di portare a compimento il rito, ne sono sicuro.”
“Allora come mai non è qui?” Buffy e il resto del gruppo si avvicinarono, di ritorno da una perlustrazione infruttuosa nei dintorni.
“Non lo so, e non mi piace…Che è successo, Faith?” La ragazza era appena arrivata, un po’ ansante e con un paletto in mano. Un paletto con sopra tracce di polvere.
“Scusate il ritardo, ma un paio di simpaticoni insistevano per tenermi compagnia e ho dovuto liberarmene. Una ragazza non può stare in pace nemmeno in un cimitero!”
“Hai avuto problemi? Hai visto qualcosa?”
“No a entrambe le domande. Non ho neanche provato a farli parlare, erano solo due novellini che volevano riempirsi la pancia, niente a che fare con Darla. Qui?”
“Niente. Eppure il rito deve avvenire stasera, per forza.”
- Mari, hai anche tu questa sensazione? –
- Come se avessimo trascurato qualcosa? Sì… -
- Già, più ci penso e più mi sembra strano che Darla non sia qui, ci deve essere qualcosa a cui non abbiamo pensato. Cosa, mi chiedo? –
- Non lo so…e sai un’altra cosa? Ho una spiacevole impressione di futilità. Come se non potessimo fare niente per impedire quello che accadrà. Mi piace sempre meno, questa faccenda…E non sappiamo ancora quello che potrebbe succedere se Darla riuscisse ad attivare lo specchio… -
“Angel…” La voce di Drusilla si intromise nel loro dialogo telepatico. “Che facciamo? Non possiamo aspettare, dobbiamo riuscire ad interrompere il rito, oppure chissà cosa…” La frase le venne bruscamente troncata da un improvviso tremare della terra.
“Ehi! Ma che diavolo…”
Alla prima scossa ne seguì subito un’altra, poi una terza e così via, sempre aumentando l’intensità.
“Ma cos’è, un terremoto?”
“No, non credo siamo così fortunati! Potrebbe essere…”
“Un momento, guardate! Quella cripta!”
Istintivamente tutti si volsero nella direzione indicata da Cordelia, e i loro sguardi incontrarono un tempietto bianco, miracolosamente fermo e intatto, che si ergeva come uno scoglio in tutto quel tremare, come ignaro o indifferente ad esso.
“Che cosa? Ma come…”
- Angel! Una cripta! I sotterranei! –
- Dannazione, ecco a cosa non avevamo pensato! Queste scosse vogliono dire che il rito sta avvenendo! Darla ci ha fregato! –
“Avanti, muoviamoci, dobbiamo raggiungerla!”
Le scosse resero più difficile quella che normalmente sarebbe stata solo una breve corsa, tuttavia poco dopo, divelta la porta con la telecinesi, l’intero gruppo era all’interno dell’edificio.
“Non capisco, perché questo è immobile?”
“E’ l’occhio del ciclone, Buffy. Per questo il terremoto non lo tocca. Sotto di noi, Darla sta attivando lo specchio.” Le rispose Angel, mentre saggiava i muri della costruzione imitato dalla sorella.
“Come sotto di noi?”
“I nostri calcoli erano errati. Abbiamo dato per scontato che il rito dovesse avvenire per forza sulla superficie, e invece si può svolgere anche nel sottosuolo, perpendicolare al punto esatto della superficie. Il problema, adesso, è trovare il passaggio per arrivarci.”
“Aspetta un secondo! Guarda un po’ quello!”
‘Quello’ era una statua, rappresentante un angelo che brandiva una torcia e pronto a spiccare il volo, situata in un angolo del piccolo tempio.
“E allora?”
“Fratellino? E’ un angelo.” Dal tono di Marianne si poteva supporre che si stesse rivolgendo ad un bambino. “Capisci? An-ge-lo. Ti fa venire in mente niente? A me sì…e anche al nostro riverito Sire, scommetterei.”
“Vuoi dire che è quello la chiave per il passaggio?”
“Perché no? E’ il genere di cose che Darla trova divertente. E bisogna ammettere che è quantomeno indicato…Vediamo un po’…non si sposta, non si gira…” Marianne continuava ad esaminare la statua, senza ricavarci niente.
“Prova un po’ con la torcia.” suggerì Spike.
“La torcia? Ok, vediamo…” Appena la ragazza lo toccò, il marmo scolpito ruotò su sé stesso e al medesimo istante uno dei sarcofagi di pietra fece lo stesso, mettendo allo scoperto una scala di ferro che scendeva nella terra.
“Bell’idea, Spike. Vedi che quando t’impegni…”
“Ragazzi…” Drusilla, che si era affacciata alla soglia, aveva un’aria preoccupata. “Non sentite niente?”
“No, niente. Perché?”
“Perché speravo di sbagliarmi. Fuori le scosse sono cessate, e non è un buon segno: il rito deve essere terminato. Che si fa?”
Dopo qualche istante di silenzio, Marianne prese la parola. “Si scende e andiamo a trovare Darla e suoi ospiti, chiunque siano.”
Pochi minuti dopo erano nell’ennesimo tunnel sotterraneo, ad ascoltare il chiacchiericcio instancabile di Xander e Spike, che tentavano entrambi di convincerli a lasciar perdere quella missione suicida, incontro a qualcosa che nemmeno si sapeva cosa fosse, e di tornarsene a casa, totalmente inascoltati.
“Sentite, ma perché dobbiamo farlo? Magari Darla ha semplicemente evocato uno gnomo e due folletti per farle compagnia.”
“Ti sembra il suo stile, Spike?” domandò Angel.
“E poi il nostro testo diceva che si sarebbe scatenato un grande pericolo.” puntualizzò Willow. “Uno gnomo e due folletti non corrispondono molto a questa descrizione.”
“Ok, allora diciamo che ha evocato un demone grosso, brutto, cattivo e sessualmente molto attivo. Dovrà pur divertirsi anche lei, no?” chiese Spike.
“Non collima con l’idea di pericolo.” lo liquidò la strega, ascoltandolo a malapena.
“E poi che t’importa?” intervenne Faith. “In quel caso le facciamo le congratulazioni e ce ne torniamo a casa a giocare a carte, ti va bene, biondino?”
“Le carte no, bella, ho già dato.”
“Vero, e poi questi vestiti sono miei, per cui è meglio che non ci provi neanche, a giocarteli.”
Inutile dire che quest’affermazione di Marianne non sfuggì alle orecchie di Xander. “Hai addosso i vestiti di una ragazza, Spike? L’ ho sempre saputo che prima o poi avresti trovato il tuo vero io!”
“Ehi, marmocchio, modera i termini e rispetta quelli più grandi di te! Ti ricordo che se non ti ho ancora aperto la gola è solo perché sarei io a farmi più male, è chiaro? Ma potrei anche decidere che ne vale la pena…”
Sarebbero andati avanti a discutere ancora per un pezzo ma, nel bel mezzo del battibecco, Marianne lanciò loro un’occhiata da immobilizzarli, letteralmente, una volta tanto: le loro bocche si richiusero con uno schiocco secco e, per quanti sforzi facessero, restarono chiuse.
“Pensate di starvene buoni, adesso?”
Interpretando i gesti e i mugolii emessi dai due come una risposta affermativa, la ragazza mollò la presa mentale. “Bene. Cominciavo ad averne abbastanza.”
“Sorellina, ci siamo!”
Davanti a loro c’era una porta di ferro, identica a quella che chiudeva il sotterraneo che avevano visitato in precedenza.
“Ok, magari adesso mi date dell’idiota come al solito così io mi arrabbio e finiamo col fare a pugni tra di noi, visto che alcuni di voi posso ancora picchiarli senza conseguenze ma…io stavolta preferirei un’entrata più silenziosa.”
“Come vuoi. Può anche essere la volta buona che hai avuto un’idea sensata. Stavolta faremo un lavoro di precisione, il che vuol dire che la responsabilità è tutta tua, fratellone.”
“Che vuoi dire, scusa?”
“Ecco, Buffy, tecnicamente io sono migliore ad emettere grandi quantità di potere, mentre Angel è più bravo a controllarlo. Se vuoi un paragone, che forse è più chiaro, io sono una granata: molti danni e poca accuratezza per l’obiettivo; Angel è un fucile di precisione: meno dispersione e dritto al bersaglio. Per questo dobbiamo lavorare insieme, in modo di completarci. Adesso occorre la precisione, per cui il controllo e la prevalenza andranno ad Angel. Allora, sei pronto?”
“Pronto. Qua la mano, ci sarà bisogno di potenza, anche.”
Entrambi si rivolsero alla porta, i loro occhi ridotti a fessure baluginanti di riflessi rossastri, e dopo pochi secondi la porta si piegò in avanti, pronta a cadere. Tuttavia in quel momento si bloccò a mezz’aria, venendo poi depositata a terra silenziosamente. Un’occhiata ai cardini bastò a rivelare che erano stati completamente fusi.
“Li avete liquefatti?” La voce di Willow non era del tutto priva di timore.
“Meglio di un laser, eh?” le rispose orgogliosamente Marianne. “In effetti, con un po’ d’impegno, possiamo arrivare anche a dodicimila gradi di calore circoscritto, almeno stando ai test che ci ha fatto Karin, quindi…”
“Karin? Sarebbe?”
“Una nostra amica, ne parliamo un’altra volta, ok?”
“Oh no, parlatene pure anche adesso.” Dalle ombra a un angolo della grande sala in cui si trovavano, venne una voce ben nota, falsamente dolce e sorridente. Darla era appoggiata al muro, un braccio lasciato pendere e la mano dell’altro intrecciata fra i capelli, un sorriso di sufficienza che le attraversava il volto. “Non credo che poi ne avrete di nuovo l’opportunità.” terminò.
“Ah sì?” Buffy, al solito, si era fatta avanti con aria di sfida. “Perché, saresti tu ad impedircelo? Spiacente di deluderti, Boccoli d’oro, ma fra un paio di secondi sarai di nuovo quello che devi essere: cenere. E a proposito: coi vestiti andiamo già meglio, sai, lo stile collegiale non ti donava proprio, ma coi capelli sei sempre un disastro. Ti prego, non darmi il nome del tuo parrucchiere!”
“Cala le arie, tesoro, non sei stata tu ad incenerirmi, l’ultima volta che ci siamo viste: senza di Angel ci saresti rimasta tu, su quel pavimento. E in ogni caso è a me che dispiace deluderti, mia cara idiota, ma di te non potrebbe importarcene di meno.”
“Importarvene, hai detto? E di chi parli, oltre a te?” Anche Drusilla era avanzata, mettendosi al fianco di Marianne, mentre Faith prendeva posto accanto ad Angel.
“La piccola traditrice è tornata a casa? E se non sbaglio lì c’è quel che resta della tua già patetica creatura…Salute, Spike, come va con il tuo giocattolino? Sempre impotente, in tutti i sensi?” Si spostò lentamente verso il centro della stanza, con movimenti lenti e aggraziati. Avvicinò le dita di una mano alle labbra, ridendo lievemente. “Davvero, che bella riunione di famiglia! Ci siamo proprio tutti…Marianne, bambina mia, non sai quanto sia contenta di averti creato: doveva essere solo uno scherzetto, e invece, in qualche modo, sei ancora migliore di tuo fratello. L’anima non ti ha cambiato molto, eh? Ho sentito parlare tanto di te, sotto tanti nomi, nel corso dei secoli…il Maestro era pronto a offrirti un posto alla sua corte, pensa. Che effetto fa doversi comportare da brava bambina quando non lo si è? Devi proprio volergli bene, a quel tuo noioso fratellino, vero? Sì, avrei decisamente dovuto dedicarti più tempo, ma cerca di capirmi, Angelus era molto più interessante…E pensare che tutto quel che ne resta è solo una sua copia sbiadita…ma non fa niente, presto non dovrò più sopportare questa fastidiosa presenza!” concluse velenosamente.
“Sul serio?” Marianne non sembrava particolarmente colpita dai propositi del suo sire. “E come farai, di grazia? Ti ricordo che potrei ridurti in cenere in questo stesso instante!”
“Me, forse…ma non ho mai detto che sarei stata io a distruggervi. Questo è un piacere che spetta a qualcun altro, ma in fondo è giusto così. Sono loro ad averne più diritto.” Si spostò ancora, verso un altro angolo della sala, dove, osservando attentamente, si potevano scorgere delle figure nell’ombra. “Vedete…” continuò. “Non sono stata molto precisa, prima, parlando di famiglia…la nostra piccola riunione non può considerarsi al completo, senza di loro. Angel, Marianne…permettetemi di presentarvi coloro che finalmente vi uccideranno…Lo sapevate di avere dei gemelli?”
Su quelle parole un paio di torce fiammeggiarono simultaneamente, illuminando del tutto quell’angolo buio. Al centro, inquadrato fra le torce, stava il grande specchio di Xian-Djokur, la superficie vitrea racchiusa dalla cornice completamente nera. Ma subito ad attirare l’attenzione di tutti furono le due figure dapprima sedute ai suoi lati su due specie di troni e che poi si erano alzate al seguito dell’accensione delle torce, tenendo comunque la testa bassa a nascondere il volto. Erano un ragazzo e una ragazza, ugualmente alti e atletici, dai capelli scuri, vestiti allo stesso modo, completamente in pelle nera: gli stivali, i pantaloni, perfino le magliette sembravano fatte di quel materiale, che creava un contrasto netto con la loro pelle pallidissima. Finalmente sollevarono il viso, i profondi occhi scuri subito scintillanti alla luce dei fuochi alle loro spalle. Ma quello che fece rabbrividire tutti fu il vedere che i lineamenti di quei due erano identici a quelli di Angel e Marianne, fin nei minimi dettagli, e che erano contratti in una smorfia crudele.
Nel silenzio generale, Darla si avvicinò al sosia di Angel, passandogli un braccio intorno alla vita e appoggiandogli la testa su una spalla, fissando ironicamente il gruppo ancora senza parole. “Che c’è, ragazzi? Mai sentito parlare di doppelganger?”
- Voglio essere io la prima a dirlo, fratello: siamo fregati. Totalmente, assolutamente fregati. -
“Non credo ci sia bisogno di darvi spiegazioni, ma temo che i vostri amichetti umani non siano molto ferrati sull’argomento.” continuò Darla. “I doppelganger sono doppioni perfetti di una persona, nonché opposti perfetti. Nel nostro caso, o meglio nel vostro, sono puri demoni. In parole povere,” concluse sorridendo ancora di più “vi presento Angelus finalmente libero da quella sciocca maledizione.” Si rivolse alle figure al suo fianco. “Sono tutti vostri. Sapete benissimo cosa fare.”
“Non c’è bisogno che tu dica niente” rispose la Marianne diabolica. “Sarà un piacere.”
Subito lei ed Angelus si slanciarono all’attacco, ciascuno contro il proprio gemello. Angel e la sorella si prepararono a fronteggiarli, gridando a Faith e Drusilla di occuparsi di Darla e agli altri di pensare allo specchio.
“Salute, mia cara!” disse Marianne all’altra sé stessa, che le era arrivata di fronte. “Come devo chiamarti? Sorella? Gemella? Brutta copia?”
“Marika andrà benissimo. Non è così che ti sei fatta chiamare, anche?” le rispose quella, sferrandole un calcio al viso che Marianne non fece in tempo a parare.
Tuttavia si rialzò subito, schivando un altro attacco. “Non male. Ma dovrai fare di meglio.”
“Io non ci giurerei.”
Nel frattempo, Angel ed Angelus non erano in condizioni diversi. Il demone sembrava il più forte e ogni colpo di Angel veniva schivato o parato con estrema facilità, senza sforzo.
Ringraziando la telepatia, i fratelli ne approfittarono per il punto della situazione, pur continuando a combattere.
- Anche tu non riesci a colpirlo? –
- No, e in compenso lui riesce a colpirmi benissimo. E’ come… -
- Prova a dire che è come combattere contro uno specchio e ti ammazzo io prima di lui. Uah! Questo c’è andato vicino! –
- Fammi parlare. E’ come se sapessero già le mosse che faremo, anticipano le nostre intenzioni. –
- Andando per logica c’era da aspettarselo. Tecnicamente quelli siamo noi. –
- Ma noi non possiamo anticipare loro. –
- La vita è ingiusta, non lo sapevi? Perfino per i morti. –
Mentre i quattro al centro della stanza cercavano di ammazzarsi a vicenda, Darla era riuscita a trascinarsi dietro in un corridoio Drusilla e Faith, allontanandole dal resto del gruppo.
Adocchiando una sbarra di ferro fissata di traverso sulle loro teste, a Faith venne un’idea. Con un salto si aggrappò alla sbarra e, dopo un volteggio, la mollò, atterrando addosso a Darla e bloccandola al suolo.
“Adesso facciamo quattro chiacchiere, bionda.”
“Spiacente, non sono interessata.” sibilò quella di rimando, prima di graffiarle il viso e respingerla con un calcio. La sua libertà fu però di breve durata, perché Drusilla la bloccò nuovamente al suolo.
“Guarda, guarda…” cantilenò allora in tono di scherno. “La micina ha tirato fuori gli artigli…”
“Non sai quanto. Adesso dicci come distruggere quello specchio.”
“Fammi pensare…oh, guarda: non ne ho idea. E anche se l’avessi dubito che la verrei a dire a voi. Ma perché invece di perdere tempo con me non tornate alla sala centrale? Almeno, con un po’ di fortuna, potrete morire assieme ai vostri cari.”
“Cosa ti fa credere che moriranno, puttana?” chiese Faith.
“Oh-ho! Ma che parole grosse da una persona così giovane! E per di più da un tale ricettacolo di purezza e virtù! Non ci sono dubbi che moriranno, tesoro, l’anima rende notoriamente deboli. Non possono vincere contro due puri demoni.”
“Strano, a me l’anima ha fatto bene.” ribatté Drusilla.
“Tu sei un caso a parte, mia cara. Loro…finiranno come devono finire: in cenere.”
“E sarà anche come finirai tu, se non parli.”
“Al tuo posto ci penserei: la polvere è molto poco loquace, Dru.”
“Tu lo sei già adesso, per quello che c’interessa. Tanto vale che mi levi una soddisfazione.”
“Avanti, diamoci un taglio!” sbottò Faith. Spinse via Drusilla e, dopo averla afferrata per il collo, sbatté Darla contro il muro. “O parli, o muori per l’ennesima volta.”
“Ne sei proprio sicura?”
“Attenta, Faith!”
Al grido di Drusilla, la cacciatrice era istintivamente balzata di lato e la lama del Kuhdron che le era arrivato alle spalle le mancò la testa, ficcandosi invece nel cuore di Darla.
“Imbecille…” fece in tempo a dire la vampira prima di finire in cenere.
“Oh merda…”
Drusilla non ebbe una reazione misurata come quella di Faith e urlò al Kuhdron, semi-instupidito dall’aver ucciso la propria padrona: “Per una volta sono d’accordo con Darla, razza d’imbecille! Tu e le tue lame! Ma non potevi mirare più in basso, sottospecie di bestione ipernutrito?! Come pensi che possiamo interrogarla adesso, buono a nulla?! Sempre tra i piedi quando non devi!”
Investito dalla rabbia della vampira, il demone sembrò risvegliarsi dal suo stato di intorpidimento. E sfortunatamente per le due il ringhio che emise non sembrava annunciare che si fosse svegliato sul piede giusto. Semmai su quello di guerra.
“Sai, secondo me si è offeso.”
“Dici? In effetti…Beh, sei tu la cacciatrice: è tutto tuo.”
“Mio? Perché mio? Sei stata tu a…”
Un ruggito ancora più furibondo del precedente e una rapida visione di quel che sembrava un tosaerba vivente e sull’alterato diretto verso di loro come un toro scatenato troncò la discussione.
“Insieme?”
“Direi proprio di sì!”
“Beh, che aspettiamo? Andiamo!”
“No, Faith, ho un’idea! Resta lì!”
“Coosa? Guarda che io non sono mai morta, prima! Tu puoi averci fatto l’abitudine, ma io..”
“Ancora un attimo. Ancora…Adesso! Salta!”
Le ragazze scansarono il Kuhdron all’ultimo secondo e questi, trascinato dal proprio slancio, finì la corsa contro il muro. Una delle lame vi rimase conficcata e per liberarsi dovette reciderla, lasciandola lì.
“Avanti, bello, sono qui!” Capita l’idea di Drusilla, Faith si preparava a distrarre il demone. Aiutata in questo dal suo furore, non fece fatica ad attirare su di sé tutta l’attenzione, ne fece però molta di più per riuscire a non farsi affettare: era stata costretta ad afferrarsi alle lame delle braccia per eseguire una rovesciata e calciarlo al mento, quando una di quelle delle gambe le aprì uno squarcio nel polpaccio, facendola rovinare a terra.
Il Kuhdron incombeva su di lei. “Il gioco è finito.”
“Sono d’accordo.” Disse una voce alle sue spalle, pochi secondi prima che una nuova lama gli spuntasse addosso, quest’ultima sfortunatamente in corrispondenza del cuore.
Immaginando di vedersi crollare addosso a peso letteralmente morto quel King Kong demoniaco, Faith si portò fuori tiro con una capriola all’indietro, ma non ce ne fu bisogno: trafitto dalla sua stessa lama, che Drusilla gli aveva conficcato in corpo, il demone si ridusse ad una vasta pozza melmosa verde acido.
“Che schifo! Ma non possono incenerirsi tutti come fate voi vampiri?”
“C’è chi è educato e chi no…Bleah! In effetti è piuttosto disgustoso.”
“Per non parlare del casino in cui…”
“Ragazze, state bene?” Spike era saltato fuori dal nulla, apparentemente preoccupato per la loro sorte. Tuttavia le due non sembrarono particolarmente commosse dal suo interessamento.
“Meno male, è arrivata la cavalleria! In ritardo come al solito…” Drusilla abbandonò la lama e l’oltrepassò, preparandosi a ripercorrere il corridoio in senso opposto.
“Comunque stiamo alla grande, a parte il fatto che Mr Affettatutto ha fatto fuori Darla troppo presto e noi abbiamo dovuto far fuori lui, in modo che ora non abbiamo neanche mezza idea su come rompere quello specchio. Magari se arrivavi prima eravamo messi meglio…” rincarò la dose Faith.
“Allora, ti muovi? Dobbiamo andare a dare una mano agli altri.”
Spike si concesse di attendere qualche dignitoso secondo prima di seguirle. “Sapete, sto iniziando a rivalutare Angel. Se riesce a sopportare voi due e tutti quegli altri matti vuol dire che è più tosto di quel che credevo. Se il suo gemello cattivo non lo polverizza, ricordatemi di fargli i complimenti.”
- Ok, Angel, ammettiamolo: siamo nei guai. Questi due sono tosti! –
- Lo dici solo perché stai combattendo contro te stessa. –
- Non mi sembra proprio il caso di cominciare a fare lo spiritoso adesso, tra tutti i momenti che potevi scegliere! –
- Va bene, ti va una proposta? Basta con le scazzottate. Usiamo i nostri poteri e vediamo come se la cavano. –
- Affare fatto! E mi raccomando: meno controllo e più potenza! –
I due schivarono un attacco in contemporanea, gettandosi di lato fino ad affiancarsi l’uno all’altra. In un lampo intrecciarono le mani e rilasciarono l’onda d’urto della telecinesi, con la maggior potenza a loro disposizione.
Ma i cloni non si mossero di un millimetro.
“Spiacente, ragazzi.” sogghignò Angelus. “Con noi non funziona.”
- Che cosa?! Non è possibile! –
- Angel…sto usando il potere al massimo, eppure…non riesco a muoverli…Che significa? –
- Non lo so, ma…aspetta, ho capito! La stanno usando anche loro! Hanno capito che volevamo far ricorso alla telecinesi e ci stanno mandando contro un’onda pari alla nostra. Siamo in stallo. –
- E se noi smettiamo d’usarla, allora la loro ci travolgerà. –
- Esatto. Quindi tienti pronta a saltare. –
- Ok. Adesso! –
Rotolarono nuovamente, sentendo l’onda sfiorarli e passare oltre, infrangendosi contro il muro e frantumandolo.
“Che fate, belli? Non vi va di giocare?”
“Sicuro che ci va, Marika.” rispose Marianne. “Solo che pensiamo di farlo secondo le nostre regole: voi perdete, noi vinciamo.”
“E come contate di riuscirci?”
“Beh, se proprio insisti…”
- Vediamo un po’ se ho ragione: cambio, fratello! –
Con una ruota, la ragazza si riportò accanto ad Angel, rotolò sulla sua schiena e si ritrovò di fronte ad Angelus. “Ciao, fratellino!” E gli sferrò un calcio al viso. Colto apparentemente di sorpresa, il demone non riuscì a pararlo, venendone scaraventato all’indietro.
- Afferrato il messaggio, Angel? –
- Lui può prevedere le mie mosse, ma non le tue. E scommetto che lo stesso vale per lei –
- Ben detto. Cerchiamo di ristabilire un qualche equilibrio! –
Il combattimento riprese, questa volta con uguali risultati da ambo le parti. Anche se, col cambio di avversari, la situazione era più equa, la forza dei contendenti era più o meno alla pari.
Marika aveva appena schivato un destro allo stomaco e Marianne si stava rialzando dopo essere stata gettata a terra, quando Spike, Drusilla e Faith tornarono sulla scena.
“Decidete voi come prenderla, ma…Darla è morta. Senza dire niente di utile. Il Kuhdron l’ ha fatta fuori e le fanciulle, qui, hanno fatto fuori lui. Che si fa?”
“Magari se veniste a darci una mano non sarebbe male!”
In quell’istante Angelus e Marika si voltarono per un attimo verso di loro, lanciandoli violentemente contro un muro. I tre si abbatterono al suolo, privi di sensi.
“Niente da fare. Questa partita ce la giochiamo fra di noi.”
“E non preoccupatevi per Darla. Se quel bestione non ci avesse anticipato, poi ce ne saremmo occupati noi.”
Nel frattempo, la situazione era calda anche in un certo angolo della stanza.
“Maledizione, Wesley! Possibile che tu non riesca a capire come romperlo?!”
“Cordelia, ci sto provando! Ma in quei libri non si accennava a niente che potesse distruggerlo: nemmeno i suoi creatori ci sono riusciti…”
“Willow, tu non conosci qualche incantesimo…qualcosa che possa…”
“Purtroppo no, Buffy. Non saprei neanche da che parte cominciare, è un artefatto troppo potente. E in ogni caso direi che abbiamo problemi più gravi. O di sicuro più urgenti. Come la mettiamo con quei due?” Accennò alla lotta in corso.
“Onestamente? Non ne ho idea. In ogni caso io provo ad aiutare Angel e sua sorella.” Stava già per correre nella loro direzione quando Cordelia la bloccò.
“Sicuro, e cosa pensi di fare? Farti mettere KO come Drusilla, Faith e Spike? Avanti, ragiona! Angelus non è uno zuccherino, e la parte negativa di Marianne non sarà molto migliore: aggiungi la telecinesi e la pirocinesi e non do un soldo bucato per la tua pelle.”
“E allora cosa vuoi fare? Lasciare che se la cavino da soli? Magari rimettendoci la ‘loro’ pelle?”
“Dico soltanto che così sono alla pari, e noi non abbiamo la minima possibilità di cambiare le cose. Dobbiamo cercare di…far pendere la bilancia…dalla nostra…Oh, cielo, mi è venuta un’idea!” Il viso le si illuminò di colpo. “Wes, questo è pur sempre uno specchio, no? Quindi si può fondere.”
“Dipende. Ci vorrebbero delle temperature eccezionalmente alte per distruggere la magia che lo compone. Nemmeno Angel e Mari riuscirebbero a produrle.”
“Non da soli, forse. Sai farlo funzionare?”
“Beh, il pentacolo di Rendjor c’è ancora, e tutto il resto anche, le correnti dovrebbero essere ancora presenti…ma scusa, tutto questo che c’entra? Noi non vogliamo attivarlo, vogliamo distruggerlo.”
“Ed è quello che faremo. Ci serve solo un piccolo aiuto. Allora, puoi attivarlo o no?”
“Non lo so, mi occorre il testo del rituale e poi…sullo specchio c’è qualcosa…sembra sangue…”
“Ma sì, certo! Il sangue di Angel e Marianne! Le ferite che gli ha fatto il Kuhdron! Probabilmente occorreva il loro sangue.”
“Ho sentito parlare di sangue? Il sangue di chi?” Spike e le ragazze avevano riacquistato conoscenza e, intelligentemente, si erano riuniti al gruppo.
“Lascia perdere. Forse ho capito cosa vuoi fare, Cordelia.” disse Willow. “Ma sarà pericoloso. E poi come lo prendiamo il sangue che ci serve?”
“Non sai far levitare le matite? Riuscirai a farlo anche con qualcosa di tagliente, no?”
“E se usassi direttamente un paletto? Della serie: inceneriamoli e via?”
“Lo brucerebbero immediatamente, no. Dru e Wes, cercate in quella stanza che sembra piena di scartoffie, magari trovate quel testo. Willow, tu e Xander cercate qualcosa di appuntito. Noialtri restiamo qui e speriamo che i nostri continuino a cavarsela.”
Stranamente, nessuno ribatté agli ordini che venivano dati dall’ultima persona da cui se li potevano aspettare. Anzi, tutti si affrettarono ad eseguire gli incarichi ricevuti. Solo Xander si voltò un momento prima di andarsene. “Sai, Cordy? Non ti ho mai vista come stratega autoritaria.”
“Oh, lavorare con Angel fa quest’effetto, a una ragazza. E adesso muoviti, ne riparliamo dopo aver rispedito gli ospiti al mittente!”
“Adesso mi sono stancato, ‘sorellina’. Vediamo di farla finita!” Così dicendo, Angelus sferrò un nuovo attacco, con un calcio in pieno stomaco seguito da un colpo al viso, abbastanza forte da ribaltare Marianne a terra. Stava per avventarsi di nuovo su di lei, ma la ragazza lo respinse, facendo forza sulle mani fino a compiere una ruota all’indietro, colpendolo alla faccia con le gambe.
“Sono d’accordo con te… ‘fratellino’. Però che ne diresti di essere tu a crepare?” replicò ansante.
“No, grazie. Il piacere lo lascerò a te.”
“Tutto bene, Mari?” chiese Angel. In quel momento Marika si lanciò di nuovo contro di lui: afferrandola per le braccia, la rovesciò. Prima che potesse colpirla di nuovo, però, lei si portò fuori tiro e fece partire un calcio, ruotando su sé stessa, e anche se riuscì ad evitare che lo colpisse in volto lo ricevette alla spalla.
“Tutto ok, credo. Non…” Improvvisamente tacque, passando alla comunicazione telepatica.
- Angel! Hai notato? –
- Cosa? Attenta! –
- Visto! Uff! Lei non gli ha chiesto come stava. Non si preoccupano per l’altro! –
- Tra loro non c’è alcun legame, è vero. Anche in questo sono il nostro contrario. –
- Non capisci? Non possono leggere entrambe le nostre menti, e le loro non sono legate. Se noi uniamo le nostre… -
La sua frase venne troncata da due lampi argentati che si dirigevano sibilando verso di loro. Anche i doppi li avevano avvertiti e si voltarono allo stesso istante, bloccandoli a mezz’aria.
Due pugnali galleggiavano immobili a mezz’aria.
“Cosa pensavi di fare, piccola strega? Il metallo non ci può ferire davvero.”
Anche se lo sforzo doveva costarle parecchio, Willow faceva del suo meglio per non farsi respingere dalle menti dei demoni. “Può fare abbastanza, per quel che mi riguarda.”
- Mari, credo di avere un’idea di quello che vogliono fare, anche se non ho chiaro il perché. Dobbiamo ferirli con quei pugnali. –
- E come facciamo? L’ hai visto, prima, siamo alla pari. –
- Ma adesso c’è anche Willow in gioco: l’equilibrio è rotto, e a nostro favore. –
Non aveva finito di dirlo che i pugnali, guidati dalla telecinesi dei doppelganger, invertirono la loro direzione, puntando contro Willow. Stavano per colpirla quando all’improvviso fecero un nuovo scarto, tornando verso i loro bersagli originari: il tiro alla fune tra menti diverse ricominciò, ma stavolta in campo c’era anche un altro giocatore, non all’altezza degli altri ma capace di costituire la piccola differenza che fa conseguire la vittoria.
Le lame, fino a poco prima sospese vibranti nell’aria, scattarono verso i demoni, lasciando una sottile striscia rossa sulle loro guance.
“Willow! Eccoti i pugnali! Qualunque cosa vogliate fare, fatela alla svelta!” Marianne lanciò le armi a tutta velocità, facendoli finire proprio nelle mani della ragazza. Questa, appena ricevutali, corse dal resto del gruppo.
“Stupida ragazzina! Cosa credi di fare?!” Marika doveva aver intuito l’obiettivo dei ragazzi, e ovviamente non le piaceva per niente. Tuttavia, approfittando che per una frazione di secondo l’attenzione sua e di Angelus era focalizzata sulla giovane strega, Angel e Marianne li anticiparono, scagliando i loro doppi contro il muro.
Il tempo sufficiente perché Willow si mettesse fuori tiro.
“Niente da fare. Come avete detto prima, questa partita la giochiamo solo fra noi.”
Intanto, nell’angolo dello specchio…
“Ragazzi, ecco il sangue! E io ho tre anni di vita in meno!”
“Se Wes non ce la fa, sarà già molto se ne avremo anche solo tre minuti, di vita!”
“Complimenti, Cordy: sempre ottimista…”
“Diciamo che conosco i miei polli: Angelus da solo è una calamità naturale, ma col demone di Marianne in circolazione siamo fregati in modo assoluto.”
“Non ti do torto, basta solo vedere com’è pure con l’anima…Il testo del rito?”
“Eccolo. Drusilla è riuscita a trovarlo.” Buffy tese a Wesley e Willow una pergamena.
“Ok, grazie. Tutti gli altri strumenti? Non voglio aver rischiato per niente.”
“A posto, credo. Adesso bisogna vedere se le forze sono ancora abbastanza potenti.”
“Lo vedremo subito, Wes.” Gli fece coraggio Cordelia. “Da qui siamo nella mani tue e di Willow. E noi…incroceremo le dita.”
“Mari, no!!”
Angelus ce l’aveva fatta: aveva bloccato Marianne al suolo ed era pronto a spaccarle il collo. Sfortunatamente, anche Marika scelse quel momento per farsi cogliere fuori guardia, ed Angel ne approfittò per scagliarla contro il proprio doppio, facendolo ruzzolare da addosso la sorella.
“Tutto bene?” le chiese, aiutandola a rialzarsi.
“Una meraviglia! Ma…”
“Ma non durerà.” Entrambi i doppelganger si erano ripresi, l’espressione sui loro visi una di puro odio e furia.
- Angel… hanno ragione…sono sfinita…sono forti quanto noi, è impossibile andare ancora avanti così… -
- Lo so, anch’io comincio a stancarmi…Marika è pur sempre te, le mie possibili mosse le conosce anche senza leggermi il pensiero…-
- Idem per me. Che si fa? –
- I casi sono due: o cerchiamo di allentare il controllo sui nostri demoni e lasciamo che prendano il sopravvento per un po’…potrebbero riuscire a cambiare la situazione, ma poi sarà difficile riuscire a riassoggettarli…o facciamo quello che dicevi prima e uniamo del tutto le nostre menti…dovrebbe confonderli e forse di più…-
- Per me va bene tutto, ma considerando in che rapporti sei col tuo coinquilino voterei per la seconda, e non perché è stata un’idea mia…Al fianco destro, attento! –
- Grazie! Pronta, allora? Non sarà per molto, ma cerchiamo almeno di guadagnare tempo! –
Marianne non rispose: invece allentò il più possibile la presa sulla propria mente, abbattendo quante più barriere possibili e lasciandola libera di espandersi, vagare, cercare la propria metà, la propria gemella. Ramificazioni mentali si allargarono da entrambi, come un ventaglio, come dei rami, intrecciandosi, fondendosi. Sentirono nuovi sensi e pensieri invadere i loro esseri, finché la matrice comune si ricompose, ricreando la condizione di partenza, la mente originale in cui non avevano bisogno di pensare o trasmettersi pensieri, perché tutto era così limpido e immediato da non essercene bisogno.
Quella mente che ora guidava entrambi sapeva già cosa occorreva fare, senza alcuna sorta di elaborazione, e sotto il suo impulso attaccarono nuovamente, l’uno con l’agilità dell’altra e l’altra con la forza del fratello, i punti di forza condivisi e quelli deboli annullati.
La lotta riprese vigore, una lotta in apparenza fa quattro persone che erano ciascuna il riflesso delle altre tre, ma guardando più attentamente si poteva notare che i riflessi autentici erano solo due: due ragazzi dai movimenti identici, in ogni calcio, pugno e schivata.
I demoni arretrarono bruscamente di fronte a quell’aggressione, confusi e incapaci di reagire a due avversari che combattevano in perfetta sincronia.
Per pochi minuti sembrò che Angel e Marianne dovessero vincere la lotta coi loro doppi diabolici, ma in seguito questi si riorganizzarono. Realmente astuti come demoni quali erano, compresero che una simile tattica non poteva funzionare con nemici che attaccassero in modo completamente diverso l’uno dall’altro e cominciarono a lasciarsi guidare solo dall’immaginazione e dall’istinto, improvvisando, e così facendo ribaltarono di nuovo a loro favore la situazione.
Il cambio di stile dei loro avversari costrinse i fratelli a modificare il proprio, cosicché slegarono nuovamente la connessione mentale che avevano instaurato, tornando ad essere due entità distinte.
Erano ormai rassegnati a ricominciare un lotta infruttuosa quando le voci di Wesley e Willow, alzatesi improvvisamente, invasero la sala, catturando l’attenzione di tutti e quattro i contendenti.
“…e per il raddoppio e per l’annullamento
per il sangue ed il destino
per ciò che potrebbe e per ciò che è
il riflesso prenda corpo e il contrario abbia vita
gli opposti si fronteggino, si ribalti la realtà,
lo specchio si faccia porta e lo spirito sia verità.
Il cielo precipiti in mare e il mare s’innalzi al cielo
finché nulla sia dovuto e la forza conquistata,
uguale contro uguale e bene contro male
il cerchio si spacchi e rimanga una metà.”
Con le ultime loro parole i Rendjor brillarono di un’intensissima luce verde, altri oggetti emisero lampi di vario genere, e al centro dello specchio, ancora nero, si formò un luminoso punto argentato. Continuò ad aumentare di grandezza, diventando largo quanto un pugno e poi snodandosi in una spirale sempre più ampia, finché l’intera superficie nera non divenne luminosa e splendente. Un duplice lampo verde e argento venne emanato dai Rendjor e dallo specchio, talmente potente da risultare accecante. Quando tutti riaprirono gli occhi, davanti allo specchio si stavano rialzando da terra un ragazzo e una ragazza vestiti in rosso e nero e dai capelli scuri. Una volta che furono in piedi si videro i loro occhi color cioccolata e gli zigomi pronunciati.
“Sapete una cosa?” chiese Spike. “Sto cominciando a stancarmi di quelle facce.”
“Salute, fratellini e sorelline.” disse il nuovo doppio di Marianne. “Credo che questa situazione non piaccia a nessuno, quindi vediamo di sbrigarci.”
- Doppelganger dei doppelganger? Vale a dire… -
- Come noi, Mari. –
“Sono certo che a voi farebbe molto comodo.” rispose Angelus. “Il momento propizio al rito è passato da un pezzo, e la traccia di forze occulte che è rimasta non può essere sufficiente a mantenervi incarnati a lungo. In altre parole, fra poco sparirete.”
“Sicuro.” ribatté il suo nuovo doppio. “Ma in questo poco tempo si possono fare molte cose. Distruggere voi, ad esempio.”
L’eco delle sue parole era ancora nell’aria che Angelus e Marika venivano scagliati attraverso la stanza. Entrambi si ripresero in fretta, rialzarono i visi e il gruppo che era avanzato dietro i nuovi arrivati poté vedere i loro occhi stringersi impercettibilmente mentre anch’essi facevano appello ai loro poteri. Ma gli obiettivi non si mossero minimamente.
“Le nostre forze sono in equilibrio, non lo ricordate? Quindi potete anche darci un taglio.”
“Passare gli ultimi momenti di non-vita che vi restano in questo modo non è molto costruttivo.”
“Pensate di batterci? I nostri poteri sono alla pari, l’avete appena detto.” ringhiò Marika.
“Oh, sì. Ma qui non siamo due contro due. Siamo quattro contro due.”
Parlando, si erano avvicinati ad Angel e Marianne.
“Se usiamo tutti e quattro assieme la pirocinesi non riusciranno a respingerci.” comprese Marianne.
“Esattamente. Allora, che si fa?”
“E lo chiedi pure? Pensavo fossi uguale a mio fratello…Avanti, vediamo di riscaldare l’ambiente! E voi,” sibilò ai doppelganger. “potete preparavi a levare le tende.”
Tutte e quattro le loro menti si spalancarono di colpo, rilasciando ognuna la propria forza distruttrice. Perfino i ragazzi lontani ebbero l’impressione di poter avvertire il calore rovente che veniva liberato. Per un istante videro un accenno di sorpresa sui volti dei quattro, come se Angelus e Marika stessero opponendo resistenza. Ma fu solo una frazione di secondo: investiti in pieno da quell’onda infuocata, i doppelganger esplosero letteralmente, senza neppure lasciare ceneri sul pavimento. La temperatura elevatissima doveva aver distrutto anche quelle.
“Ehi! Ma come, è già finito tutto?? Tutto ‘sto casino…e poi arrivano questi qua e in due secondi festa finita? Ma come finale fa schifo!” frignò Spike.
“Notizia sconvolgente per te, biondino: questo non è un film. Troppa tivù di recente, eh?”
“Magari, Faith! No, è proprio lui che è così, di suo.” Drusilla scosse la testa, rassegnata. “Spike, tesoruccio caro…posso farti gentilmente notare che se non era per ‘questi qua’ in cenere potevamo finirci noi? E, non so tu, ma io starei benissimo così.” miagolò con una vocina schifosamente dolce e smaccatamente falsa.
Il doppio di Marianne scoppiò a ridere. “Tranquillo, Spike. Temo che lo spettacolo non sia ancora finito. Tanto per dire, dobbiamo ancora distruggere quell’accidente di specchio.”
“Sante parole, sorella. Ma credo che tutti abbiamo un’idea di come farlo.” rispose Marianne, passando un braccio attorno alle spalle della gemella e dirigendosi con lei verso lo specchio. Entrambe si volsero verso i fratelli. “Allora, volete venire?” chiesero assieme.
Angel e il suo doppio si scambiarono occhiate da martiri, per poi raggiungerle davanti all’artefatto.
“Se ce la fanno, mi autorizzo a farmi da sola le congratulazioni per un mese. Ho avuto il colpo di genio del secolo!” sentirono dire a Cordelia.
“Siamo proprio sicuri di volerlo distruggere? Voglio dire, come pezzo d’arredamento non è poi male. E questo ci salverebbe dall’autocompiacimento di Cordy.” chiese Marianne.
“Ehi! Starai scherzando!”
“Su cosa? Non ci salverebbe?”
“Parlavo del suo essere un pezzo d’arredamento decente. Ti prego, è assolutamente out!”
“Scusate, potreste discutere di decorazione d’interni dopo che l’avremo distrutto? Poi potrete decidere se disperarvi o festeggiare.”
“Ok, ok…come vuoi, fratellino. Mettiamoci all’opera!”
Xander chiese spiegazioni: “Ma non è impossibile rompere quel coso? Che pensate di fare?”
“Fonderlo, Xander, fonderlo. Non ci eri ancora arrivato?” rispose Cordelia.
“Ma pensate di riuscirci? Voglio dire, ci avranno già provato prima, no?”
“Probabile. Ma noi non utilizzeremo un fuoco normale. E non siamo soli.” disse Angel, accennando ai doppi che erano rimasti fuori dalla discussione, fino a quel momento.
“Io ed Angel da soli” proseguì Marianne. “probabilmente non ce la faremmo, ma in quattro possiamo produrre una temperatura ‘non proprio naturale’ sufficiente a fonderlo del tutto, magia compresa.”
“Bene, basta così.” esclamò il doppio della vampira. “Non so quanto tempo resta a me e mio fratello, ma temo non sia molto. Perciò è meglio che ci sbrighiamo.”
“Hai ragione. Voi allontanatevi: il calore tende a disperdersi e qui ce ne sarà parecchio. Potreste far fatica a sopportarlo.”
I ragazzi si affrettarono a prendere posto all’estremità opposta della stanza, accanto alla porta. I vampiri si volsero allo specchio, concentrandosi nuovamente e prendendosi per mano a due a due. L’aria della stanza cominciò a farsi irrespirabile, come una fornace, ma lo specchi restava intatto.
“Ehi, Fantastici Quattro! Vedete d’impegnarvi! O è troppo tosto, per voi?”
Diplomaticamente, per un tacito accordo si scelse di ignorare l’ennesimo commento di Spike. E il fatto che Drusilla tappasse prontamente la bocca del linguacciuto vampiro aiutò abbastanza.
I quattro continuarono a fissare lo specchio, senza batter ciglio, l’aria che si sprigionava intorno a loro sempre più incandescente. All’improvviso un rogo infuocato avvolse lo specchio, crepitando furiosamente. Dopo pochi secondi sparì, come se fosse stato assorbito, risucchiato all’interno dell’oggetto, la cui superficie e cornice divennero effettivamente rossastre, come se lingue di fuoco si muovessero al loro interno. Le striature rosse e oro continuarono ad avvolgersi all’interno dello specchio, sempre più velocemente, come una folle danza di serpenti. Una nuova luce rossa coprì l’oggetto e, quando si fu dissipata, a terra c’era solo una piramide di polvere cristallina. Il calore nella stanza era insostenibile.
“Che ne facciamo di quella polvere? Può essere pericolosa.”
“Spargerla al vento o in mare non mi sembra una buona idea, non sappiamo cosa potrebbe fare. E tenerla non mi attira molto.”
“Riproviamo col fuoco?”
“Riproviamo.”
Di nuovo i loro poteri sembrarono non funzionare, inizialmente, e di nuovo il fuoco avvolse dal nulla la polvere. Quando le fiamme cessarono, parte era stata distrutta, ma parte era rimasta.
“Ok, io mi arrendo. Che cavolo dobbiamo fare per levarcela dai piedi?”
“Andatevene.”
Marianne fissò interdetta la gemella, che in tutta risposta sollevò una mano: era quasi trasparente.
“Non possiamo restare incarnati ancora a lungo, presto spariremo. E lo stesso farà ciò che avremo con noi. Prenderemo quella polvere e, se tutto va bene, finiremo tutti nel nulla.”
“Potete portarvi pure loro?” A placcare Spike stavolta fu Faith.
Angel non era del tutto sicuro. “Pensate che funzionerà?”
“Non mi pare che ci siano idee migliori.” gli rispose il suo doppio. “Adesso andatevene, non è piacevole veder sparire voi stessi. E quest’esperienza l’avete già vissuta, non vi serve il bis.”
- Non mi piace l’idea di lasciarli qui in attesa di sparire. –
- Nemmeno tu vorresti compagnia, Mari. E nemmeno io. Loro sono noi, ricordi? –
“Come volete. Beh…che si dice ad un’altra versione di te che sta per sparire? Buona fortuna?”
“O magari: ‘Vedi di non tornare’…Ma grazie del pensiero, sorella. Adesso fuori dai piedi: ci sono momenti in cui si vuole un po’ d’intimità, e finire nell’oblio è uno di quelli. Inoltre fra poco è l’alba, è meglio che ve ne andiate a casa.”
“Vero. Le fogne non sono la mia via preferita.”
“Vorrei anche vedere: non ci sono vetrine o locali!” Entrambe le ragazze scoppiarono a ridere, per poi abbracciarsi.
“Mi dispiace che dobbiate sparire, davvero.”
“Figurati a noi, sorella…Ma di casini ne fate già a sufficienza tu e tuo fratello, fidati. Il mondo non è pronto per avere delle vostre copie in libertà.”
- Non c’è dubbio, Mari: quella sei decisamente tu. –
Angel e il suo doppio, più sobri, si limitarono a stringersi la mano. Non avevano bisogno di dirsi nulla di più.
“Avanti, Marianne, andiamo. Non resta molto tempo.” I doppi, infatti, erano diventati ancora più pallidi e inconsistenti.
La vampira prese la mano che il fratello le offriva, lanciò un’ultima occhiata a quei loro riflessi senza specchio e lo seguì fuori dalla stanza. Il resto del gruppo li imitò alla svelta e presto nella ex base di Darla rimasero solo due figure sempre più evanescenti.
“Ok, ci siamo. Vediamo almeno di non andarcene da soli.” Sotto lo sguardo della ragazza i minuscoli cristalli che componevano quella polvere si depositarono sulle mani tese sue e del fratello.
“Hai paura, sorellina?”
“Solo una fifa dannata, nient’altro. Perché, si vede?”
“Per chi ti conosce sì.”
“Bene. Almeno fra poco non dovrò più preoccuparmene.”
Insieme si sedettero a terra, vicini, e attesero in silenzio la loro fine.
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