| Capitolo IXOctober 22 2003 at 1:22 PM | Alkja (Login Alkja) |
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“Non vi pare che manchi qualcuno?”
“Certo che manca qualcuno, Will. Angel, sua sorella, Drusilla, Cordelia e Faith. La domanda è: perché?” rispose Buffy.
Si era deciso di tenere i festeggiamenti al Caritas, e quella sera il karaoke bar era davvero pieno. Buffy rimpiangeva che Giles non fosse presente: sarebbe stato delusissimo di essersi perso una tale occasione per studiare tutte quelle diverse specie di demoni.
Non ne era sicura, ma le era sembrato di vedere una ragazza con una lunga coda da pavone… E ovviamente Lorne da solo avrebbe richiesto anni di studio…
Certo, non tutti erano stati d’accordo nel ritrovarsi lì. Xander aveva espresso a gran voce il suo parere contrario ma Cordelia l’aveva avuta vinta, dichiarando che, per quanto potesse sembrare assurdo all’apparenza, con l’incantesimo anti-violenza attivo sul Caritas quello era il luogo in cui era più improbabile finire nei guai e rovinarsi la serata. Il ragionamento era stato supportato da tutto il gruppo di Los Angeles (più Faith, che a quel che pareva si era divertita in occasione della loro prima visita al locale) e Cordelia si era goduta quella piccola vittoria sul suo ex.
“Dici che Angel e Marianne abbiano deciso di non venire?” ipotizzò Willow. “In fondo per loro è stata una lotta particolarmente dura…”
“Quel rompiscatole di Angel è sopravvissuto all’inferno, sopravvivrà anche a questo, rossa!”
“Il solito insensibile…”
“E chi lo dice?” si difese Spike. “Io sono estremamente sensibile, tesoro, dipende solo a cosa.”
“Croci, acqua santa, luce solare…” elencò Xander ghignando.
“E poi dicono male del mio umorismo! Veramente pensavo più a qualcosa…come…per tutti i diavoli, che spettacolo!”
Insieme al vampiro tutti gli avventori si erano voltati verso l’ingresso, ammutoliti. Ed effettivamente erano giustificati.
I ritardatari erano arrivati. E in grande stile.
Angel era al centro del gruppo, vestito di nero come sempre tranne che per la camicia blu.
Le ragazze erano disposte a coppie ad entrambi i lati, e le loro mises curatissime spiegavano perfettamente il ritardo accumulato.
All’immediata sinistra del vampiro bruno c’era Cordelia, radiosa come sempre in un top e minigonna blu scuro, una giacca bianca e i sandali dai lacci che s’intrecciavano fin quasi alle ginocchia. Aveva una borsa di pelle su una spalla e scuoteva il caschetto ridendo.
Accanto a lei, altrettanto allegra, Drusilla si stava sistemando lo scialle leggero color lavanda che copriva il suo insieme viola, un top e una lunga gonna con spacchi ai fianchi. Un nastro viola chiaro tratteneva all’indietro parte dei sui capelli per il resto lasciati sciolti e arricciati, e una piccola borsetta in tinta quadrata e ricamata, dalla lunga tracolla di corda, le batteva ritmicamente il fianco al tempo dei tacchi alti delle sue scarpe con laccetto.
Dall’altro lato di Angel, Marianne era semplicemente sensazionale. Top e calzoncini rosso fuoco, per lei, in contrasto agli stivali alti e a stiletto di lucida pelle nera, un microzaino uguale e un lungo soprabito a rete altrettanto nero. Ma quello che colpiva di più erano le tantissime e minute treccine afro in cui era stata acconciata la sua lunga chioma.
Di fianco alla vampira Faith appariva invece piuttosto incerta e insicura di sé, con le mani nelle tasche del giubbotto di pelle azzurra, uguale al marsupio e agli stivaletti pitonati che accompagnavano i pantaloni e il top verde smeraldo che indossava. I capelli erano stati raccolti all’indietro, ma alcune ciocche erano riuscite a sfuggire, spiovendole attorno al viso.
Nel complesso, variazioni su uno stesso tema con l’aggiunta di un tocco personale, che rendevano ciascuna ragazza uno schianto a sé stante.
“Non riesco a credere di dire una cosa simile e negherò di averlo detto, in futuro, ma in questo momento darei qualunque cosa per essere al posto di Angel…” mormorò Spike mangiandosi con gli occhi la vista che gli si presentava.
I cinque, dopo essere stati brevemente fermati da Lorne in uno dei suoi caleidoscopici completi, si erano liberati, raggiungendo il loro tavolo.
Ad un tavolo d’angolo lontano, Manuela levò il bicchiere per salutarli, intercettando lo sguardo di Angel e rivolgendogli un sorriso carico di sottintesi.
Buffy fu lieta di notare che l’unica risposta di Angel fu un cortese cenno del capo.
“Salve, gente! Già iniziato a bere?” Marianne era evidentemente su di giri.
“Trattenere Spike è stata dura, ma ci siamo riusciti.” rispose Buffy.
“Ottimo! In questo caso possiamo brindare tutti assieme, non appena Lorne arriva coi beveraggi.”
“Alla vittoria?”
“Meglio!” esclamò la vampira, passando un braccio attorno alle spalle di Faith, seduta accanto a lei e che sembrò ancora più imbarazzata. “Ho l’onore e il piacere di presentarvi l’ultima aggiunta all’equipaggio dell’Angel Investigazioni: da esattamente un’ora e tredici minuti, Faith fa ufficialmente parte della banda!”
“Si accettano condoglianze.” mormorò l’interessata. “Non so ancora come mi abbiate convinta.”
“Con l’offerta di alloggio gratis e la prospettiva di essere pagata per fare ciò che tanto faresti comunque: dare la caccia a vampiri, demoni e co.” replicò Marianne, con un sorriso che lasciava intendere che ci fosse sotto dell’altro.
“Lo sapevo che doveva esserci un buon motivo…” Faith ricambiò lo stesso sorriso complice.
“Beh, direi che le va meglio che a te, bionda.” disse Spike all’altra cacciatrice, sogghignando. “Tu rischi la pelle comunque e non ci ricavi neanche un soldo!”
“Ho ragione a dire che il mondo cospira contro di me…” sospirò Buffy melodrammaticamente.
“Se non altro tu resti fedele allo scopo della tua chiamata.” intervenne Willow con un’occhiata significativa a Faith. “Nessuno ha mai detto che si debba lucrare su una missione, specie una come la tua. Con che faccia puoi chiedere a qualcuno di pagarti perché gli hai salvato la vita? E’ immorale!”
“E’ sensato, Willow.” ribatté Cordelia. “E se non fosse per il fatto che sei gay e per una certa maledizione, ti consiglierei di uscire con Angel, avete lo stesso modo assurdo di pensare. Se per farti curare devi pagare, perché non farlo per liberarti di qualche demone o schifezza varia? Comunque non tutti sono casi di vita o di morte.”
“E…lucrare?” domandò Drusilla con aria di commiserazione. “Al massimo si comprerà qualcosa da mettersi. Con certe tariffe non si corre certo il rischio di arricchirsi…”
“Amici, turisti in visita e luci della mia vita, ecco i vostri drink!” proclamò un Lorne coloratissimo e praticamente piroettante dall’entusiasmo. “Ramon ha dato il massimo per dei campioni come voi. Immagino di non dover chiedere per chi siano i Bloody Mary Special, vero?”
“A dire la verità, Lorney caro,” miagolò Marianne. “potrebbero esserci problemi. Non ci crederai ma anche le cacciatrici si sono messe a bere sangue: sai, le aiuta a identificarsi con le loro prede e le rende ancora più efficienti…”
Il demone sospirò comicamente, iniziando a distribuire le ordinazioni. “Ecco, io comincio a credere che ci sia speranza a questo mondo e poi tu te ne esci con qualcosa che grida a centinaia di miglia di chi sei sorella…Sarà una caratteristica di famiglia?”
“Uno la cui battuta migliore è costituita dal proprio guardaroba farebbe meglio a tacere.” rimbeccò prontamente la vampira, ancora sorridente. “Molla i bicchieri e torna ai tuoi clienti, ci sono già abbastanza donne attorno a mio fratello senza che ti ci metti anche tu.”
Lorne sgranò gli occhi comicamente, portandosi una mano al petto con aria ferita. “Tesoro, lo sai che il mio cuore appartiene solo a te!”
“Tenuto conto di dove è situato realmente non credo di volerlo, grazie.” rispose Marianne al demone che si allontanava. Felice di aver avuto l’ultima parola, scoppiò a ridere, scuotendo la testa come d’abitudine.
“Ehi, occhio alla chioma! O rischi d’accecarmi!” esclamò Faith, scostandosi prudentemente.
“Bella pettinatura, però.” commentò Willow. “Ci devi aver messo un sacco di tempo a fartela, con dei capelli lunghi e folti come i tuoi…”
La vampira rise di nuovo. “Molto meno di quanto credi, grazie all’aiuto di mio fratello. La telecinesi si dimostra utile in un mucchio di campi, e questo è un ottimo esercizio, per noi.”
Varie occhiate incredule di diressero equamente verso di lei ed Angel.
“Vuoi dire che tutte queste belle treccine te le ha fatte Angel?” Xander sembrava lottare per non scoppiare a ridere all’idea.
“Per metà lui per metà io, inserendomi nella sua vista: a volte non avere un riflesso è una vera piaga…Comunque, dobbiamo pur tenerci in allenamento, specie per quanto riguarda la precisione, se non vogliamo creare casini, no? A volte Angel disegna con la telecinesi…o combattiamo con dei pugnali alla stessa maniera…Sono modi come altri.” spiegò alzando le spalle.
“Sicuro…” Faith bevve un altro sorso dal suo drink.
“Sei certa che sia il caso di bere?” le chiese Wesley. “Sei uscita da poco e…”
“Relax, Wes. Reggo bene l’alcool, e qui ce n’è meno che nel tuo bicchiere. E poi non mi risulta che sia tu il boss…” sorrise felinamente.
“A proposito, non dovrebbe essere così? Avevo sentito che c’era stato uno scambio di consegne.” domandò Willow.
“Ho rimesso le cose a posto io.” rispose Marianne. “Quando mi sono aggregata ho detto molto semplicemente a Wes che non avevo la benché minima intenzione di essere sottoposta a lui, e lui ha risposto che se battevo Angel mi avrebbe ceduto la carica di capo.”
“E tu l’ hai battuto?”
“Nah, siamo alla pari, lo sapete. Diciamo che ho avuto la sua collaborazione.” disse, strizzando l’occhio al fratello.
“Avete barato?” chiese incredula la strega.
“Non potevo certo combattere davvero contro mia sorella subito dopo averla ritrovata, non trovi?” chiese a sua volta Angel, ricambiando la strizzata d’occhio alla suddetta sorella.
“Una volta avuto il potere l’ ho passato ad Angel.” concluse Marianne. “Io non sono tagliata per il comando. Troppe responsabilità, per una simpatizzante anarchica come me.”
“Ah sì? Avrei pensato che ti piacesse stare al di sopra degli altri…” disse Spike.
“Dipende dall’occasione…” rispose la vampira con un sorriso malizioso.
Magnifico!
Non bastava che Drusilla fosse semplicemente favolosa, quella sera?
Non bastava che, per qualche motivo, gli apparisse ancora più affascinante di quanto lo era stata per oltre un secolo?
Non bastava che accanto a lei si sentisse più imbranato perfino di quando era stato un poeta sfigato dal cuor di melassa?
No, certo che no!
Ci si doveva mettere pure quella stramaledetta sorella di Angel a mettergli in testa idee che sarebbe stato più salutare non avere ma che comunque insistevano a ronzarci senza sosta!
E come ciliegina sulla torta il suo Sire continuava a lanciargli occhiate indecifrabili, sorridendo enigmaticamente.
Era più che abbastanza per far uscire di senno un povero vampiro!
Specie uno ormonalmente instabile come lui!
Infine, più quella serata andava avanti più aveva la sensazione che ci si aspettasse qualcosa da lui, che lo tenessero d’occhio in attesa di una sua mossa.
Solo che lui non aveva idea di cosa si trattasse.
“Avanti, Spike…perché quella faccia scura? Ti hanno perfino restituito il tuo amato spolverino…”
Il sussurrio roco del suo Sire all’orecchio lo fece quasi schizzare fuori dalla propria pelle.
“Ma ovviamente non gli è passato per la mente di restituirmi anche i vestiti.” rispose, sperando di suonare il più normale possibile. “Me ne sono dovuti comprare di nuovi…”
“Uguali a quelli vecchi…”
“E allora? Ci sono abituato.” si difese. “Mi piace proiettare sempre la stessa immagine di me.”
“E quale sarebbe questa immagine così preziosa? Il grande vampiro sexi e cattivo?”
Spike sentì i propri jeans farsi più stretti a quell’ennesimo, seducente sussurro.
“Ah…ecco, no…cioè…”
Oddio, il suo William interiore stava tornando alla luce! Fra pochi secondi si sarebbe sentito rivolgere l‘inevitabile “inferiore”: forse, se era fortunato, avrebbero aspettato che se ne fosse andato con la coda tra le gambe per scoppiare a sghignazzare.
La sua paranoia, per una volta, era in errore.
“Oh, per amor del cielo, dacci un taglio e andiamo a ballare!” sospirò esasperata Drusilla, afferrandolo per una mano e trascinandolo verso il ridotto spazio in cui un’altra mezza dozzina di coppie variamente assortite stava ballando lentamente.
Il vampiro ebbe brevemente il tempo di notare sul palco la Naga che aveva già visto in occasione della loro precedente visita al locale, prima che le braccia della compagna attorno al collo spazzassero via ogni possibile pensiero.
Ma perché aveva dovuto usare un profumo così dolce…inebriante…
E perché l’odorato dei vampiri doveva essere così sviluppato?
Tentò eroicamente di iniziare una conversazione. “Come mai questa improvvisa voglia di ballare con me? Avevo l’impressione di non esserti particolarmente gradito.”
Lo sguardo profondo di Drusilla era ancora più devastante di sotto in su, attraverso le folte ciglia. “Avevo la sensazione che magari tu volessi dirmi qualcosa. Mi sbagliavo?”
“Qualcosa? Che cosa?” Spike si concesse qualche ulteriore momento di panico: aveva capito esattamente l’effetto che gli faceva? Pensando ai propri pantaloni e al fatto che Drusilla non era idiota, il panico aumentò ancora.
“Dimmelo tu. Io un’idea me la sono fatta…” mormorò, premendosi provocatoriamente contro di lui. Se ne era accorta eccome… “ma non sarebbe male sentirtelo dire…”
“Dru…” Straordinario come tre lettere potessero strangolare perfino chi non respirava, come lui.
“Avanti, Spike, devi solo dirlo… Consideralo un modo per farti perdonare di aver cercato di incenerirmi…” lo incoraggiò Drusilla, senza smettere di fissarlo.
In seguito, Spike avrebbe continuato a sostenere che Drusilla lo aveva ipnotizzato senza che lui se ne accorgesse, perché altrimenti mai e poi mai l’avrebbe baciata.
Drusilla si sarebbe limitata a rimarcare che per uno in stato di ipnosi era sembrato eccezionalmente presente.
“Sei sempre stato più bravo a fare che a dire…” mormorò infine la vampira non appena ebbe le labbra libere.
“Non è una delle mie qualità che preferivi?” rispose il compagno, chinandosi a catturarle di nuovo.
Fortunatamente il vampiro ossigenato non poté sentire i commenti che ebbero luogo al tavolo che avevano lasciato.
Com’era prevedibile fu Marianne, che se lo aspettava, a far notare agli altri ciò che stava accadendo.
“Fratellinooo…” chiamò soave. “Ti ricordi la nostra scommessina? Dà un’occhiata da quella parte…” invitò.
Angel si voltò obbediente, vide Spike e Drusilla incollati e nascose la testa fra le mani. “Ti prego, dimmi che è un incubo.”
La sorella gli posò una mano sulla spalla. “Spiacente, fratello. Temo che ti dovrai abituare all’idea di avere di nuovo a che fare con Spike, e quotidianamente.”
“Dici che…”
“Conoscendo Dru? Dico che è un bene che, visto che siamo morti, i nostri siano tutti accordi informali. Altrimenti dovremmo preparare un altro contratto.” Aggrottò la fronte, pensosa. “Con anche Spike non assume un po’ l’aspetto di un’attività di famiglia?” rifletté.
“Ci sono altre tue creature in circolazione, per caso?” s’informò prudentemente Gunn.
“No, direi di no. Per fortuna.”
“E se Penn aveva creato qualcuno?” chiese Cordelia, vagamente preoccupata.
“Non credo l’abbia fatto. E, nel caso, io non l’ ho mai conosciuto, non fa parte della famiglia.”
“Famiglia un tantino atipica…” rifletté la ragazza.
“Chi è questo Penn?” domandò Faith.
“Uno vampirizzato da Angelus che abbiamo incrociato tempo fa. Lascialo perdere, tanto è polvere.” liquidò la questione Cordelia. “Piuttosto, dobbiamo proprio tenerci Spike?”
“Temo di sì, Cordy. E credimi, nessuno lo vorrebbe meno di me.”
“Perché? Non è dei nostri? Hai detto che non morde più.” gli ricordò Gunn.
“Questo non lo rende automaticamente buono, Gunn.” rispose Wesley. “Spike non uccide perché non può farlo, non ha scelta. Ma un chip non è un’anima.”
“E ancora di più non vuol dire che lui ed Angel adesso siano amiconi. O che lo saranno mai.” rimarcò Marianne.
“O che io mi sia scordata di quello che ha fatto quand’è venuto qui per quell’accidente di anello…” mormorò Cordelia minacciosamente.
“Perché? Che ha fatto?” chiese Buffy, all’oscuro di tutto.
“Oh, niente di particolare…l’ ha solo torturato per averlo!” esclamò sarcastica l’ex cheerleader, accennando a Angel.
“Cosa?!”
“Tecnicamente non è stato Spike, ma Marcus.” puntualizzò Angel, sperando di distrarle abbastanza da evitare grane.
“Che era stato assunto appositamente da Spike!” ribatté Cordelia, rifiutandosi di lasciarsi portare fuori strada. “Io non mi fido lo stesso. Non voglio trovarti ancora in quello stato…”
“Tranquilla, non ce lo troverai. Spike ha un buon istinto di autoconservazione.” disse Marianne. “E sono sicura che capisce cosa rischia se dovesse farsi venire una trovata del genere. Giusto, Faith?”
“Giusto, sorella.” sorrise la cacciatrice. “L’unico problema sarebbe decidere a chi tocca massacrarlo. E credo che anche Drusilla sarebbe pronta a concorrere.”
“E su questa nota di affetto, buona volontà e buoni propositi… Cin cin! Al nuovo membro dell’Angel Investigazioni…anche se lui ancora non lo sa!” rise la vampira, alzando il bicchiere assieme a tutti gli altri.
E così se ne stavano andando, rifletteva Buffy la sera dopo.
Con un membro in meno dell’equipaggio.
Spike aveva deciso, come tutti sapevano già ben prima di lui, di rimanere a Los Angeles. Si prospettavano tempi interessanti per gli inquilini dell’Hyperion.
Aveva detto che sarebbe tornato poi a prendere le sue cose dalla cripta.
Faceva un effetto strano, pensare di tornare senza di lui.
O di non ritrovarselo tra i piedi all’improvviso durante una ronda in uno dei tanti cimiteri di Sunnydale.
La verità era che, bene o male, più o meno controvoglia, alla fine si erano tutti abituati a lui.
Anche se era un sollievo non doversi più preoccupare per quella sua cotta per lei.
E se non altro aveva promesso di telefonare per dare lui la notizia a Dawn.
Dawn…già, Dawn…
Dawn e la promessa che le aveva estorto…
Si erano recati tutti all’Hyperion, dove stavano venendo messe a punto le stanze per Faith e Spike, che ormai erano evidentemente destinati a rimanere.
Buffy si fermò ad osservare la scena.
Spike si stava lamentando con Drusilla, dicendo di non capire perché doveva avere una stanza propria invece di dividere semplicemente la sua, al che la vampira ribatté prontamente che quando le avesse rotto le scatole e lei l’avesse sbattuto fuori dal proprio letto, com’era inevitabile che prima o poi succedesse, almeno non avrebbe dovuto dormire su un qualche divano. Spike ritorse che lei non lo amava e Drusilla rimbeccò che doveva solo augurarselo se non voleva svegliarsi con accanto una demone folle.
Da un’altra parte Faith e Cordelia stavano discutendo di decorazione d’interni e arredamento, proclamando a gran voce le loro opinioni discordanti su come dovesse risultare la camera della cacciatrice, mentre Gunn puliva impassibile una doppia ascia e ad una scrivania Wesley cercava di leggere un grosso libro, prendere appunti in merito e bere una tazza di caffè, il tutto contemporaneamente.
Davanti a un tavolino, Angel e Marianne stavano giocando a scacchi, servendosi della telecinesi per spostare i vari pezzi.
“Ditemi voi se questa non è una commovente scenetta di vita domestica…” commentò Xander.
Tutti i residenti si zittirono e si voltarono verso di loro.
Buffy non aveva mai ricevuto più chiaramente l’impressione di essere un’estranea.
Perché Xander, pur intendendo scherzare, aveva ragione: la scena davanti a loro aveva un inequivocabile sapore di quotidianità familiare, compresi i battibecchi che iniziavano e finivano con le stessa facilità tra l’indifferenza benevola e divertita degli astanti.
Era straordinario il senso di famiglia che si provava, specie se si considerava che Spike e Faith si erano appena aggregati al gruppo.
“Ciao, noi…saremmo venuti a salutarvi.” disse Buffy esitante. Le sembrava quasi di doversi scusare per quella loro intrusione, anche se perfettamente aspettata.
“E a riprendervi Spike, magari?” suggerì Cordelia speranzosa.
“Sono appena arrivato e già mi vuoi buttare fuori?” protestò l’interessato.
“Ragazzi, cogliete un suggerimento e filatevela: sono capaci di andare avanti per almeno mezz’ora…” rise Marianne. “Comunque, grazie per essere passati. Felice ritorno alla Bocca dell’Inferno!”
“Giusto, la cara vecchia Sunnyhell… che emozione rivedere i suoi dodici cimiteri!”
“Vedi il lato positivo, Buffy: almeno non incoccerai più in Spike, adesso.” le ricordò Xander.
“Umani ingrati…e io che vi ho aiutati…” borbottò il vampiro.
Drusilla prese in mano la situazione. “Hai ragione, Spike, sei un povero, piccolo incompreso. Adesso, da bravo, dì ciao e andiamo a occuparci della tua stanza, d’accordo? Ciao - ciao!” E scomparve tirandoselo dietro, scuotendo la testa.
“Ricordati di telefonare a Dawn!” riuscì a gridargli dietro Buffy tra le risate.
Sì, erano una famiglia, dovette riconoscere.
Durante i saluti di rito era evidente.
Mentre si scambiavano le ultime battute, le ultime frasi, chi li avesse visti avrebbe pensato ad una famiglia che salutava gli amici passati a trovarli per una breve vacanza.
Anche il loro nucleo di Sunnydale era così unito?
Non era sicura di sì.
Erano amici, certo…ma famiglia?
Avrebbero avuto quell’aria, quell’atmosfera?
Avevano quell’unione così implicita e naturale?
Di nuovo, non era sicura di sì.
“A che stai pensando?”
Angel.
Non si era accorta di essere rimasta sola o di essere andata in giardino. Si chiese brevemente dove fossero gli altri.
“Willow e Xander sono andati alla macchina.” rispose il vampiro come leggendole nel pensiero. “Gli altri sono sparsi in giro, probabilmente a discutere su questo o quello.” Esitò un momento. “Willow ha detto che dovevi darmi qualcosa, così mi ha mandato a cercarti.”
Willow.
Ovviamente la sua amica non le avrebbe permesso di svignarsela impunita.
“Ah, ecco…a dire la verità è qualcosa che ho promesso a Dawn…lo sai che le manchi, vero? Insomma, quando sono venuta qui mi ha chiesto di…se potevo…Oh, al diavolo!”
In un unico respiro aveva finito la frase, colmato i due passi che li separavano e premuto le labbra sulla sua guancia.
Pelle liscia, morbida e fresca contro la sua bocca.
Profumo di muschio e spezie a invaderle i sensi.
E la stessa elettricità attraverso il corpo.
Non era cambiato. Non era cambiato niente.
Si scostò appena, lo stretto necessario perché lui girasse il capo e si potessero guardare negli occhi.
“Da parte di Dawn.” mormorò.
Solo da parte di Dawn?
Ok, e da parte tua?
La sua coscienza la beffeggiava.
Oh, doppio al diavolo!
Non appena lo ebbe baciato sulle labbra, Buffy si rese conto di aver commesso un errore.
Lei stava per andarsene!
Non stavano più insieme!
Ma Angel la stava baciando e ogni suo senso le diceva di smetterla di pensare, di sentire e basta, la riportava indietro ai suoi sedici anni, a quando era felice e innamorata, a quando aveva la certezza che in ogni ombra lui l’aspettava, con i suoi baci e il suo profumo, e lei non era la cacciatrice ma solo Buffy e se solo lui avesse continuato a baciarla allora il tempo poteva restare fermo e il resto del mondo chiuso fuori…
“Spero che non fosse anche questo da parte di Dawn…”
Cosa?
Non si stavano più baciando!
Ma allora perché il suo corpo era ancora elettrizzato, vivo, presente come non ricordava da tempo?
Perché la testa non le si schiariva?
“No, quello…credo fosse da parte della sua idiota di sorella maggiore…” rispose con gli occhi accuratamente a terra.
“Capisco. E ti dispiacerebbe fare ancora una volta da messaggera?”
Buffy drizzò le orecchie: non voleva certo dire… No, vero?
Prima che potesse dire una parola, Angel si era già chinato su di lei, a posarle un bacio impalpabile sulla guancia.
“Dì a Dawn che anche lei mi manca. E’ una ragazzina incredibilmente straordinaria.”
E poi le sue labbra furono di nuovo sulle sue.
E di nuovo quella scarica esaltante lungo il suo corpo, quel sentirsi leggera, stordita, invincibile, protetta, amata, capita, in pace, viva, unica…
Era quasi troppo, faceva paura e l’aveva quasi scordato, e si sarebbe ritratta se tutto il suo essere non avesse improvvisamente ricordato, non avesse ricordato quel sapore, quella sensazione, quell’odore…non avesse ricordato com’era, essere baciata da lui…e cosa e quanto significava…
Quando Angel interruppe il bacio, istintivamente cercò di riattirarlo a sé. Lui eluse il suo tentativo, carezzandole le labbra con un pollice.
“Questo, invece, è per la sua ancora più straordinaria sorella maggiore. Non hai idea di quanto mi manchi…” mormorò il vampiro contro la sua bocca.
“Allora, forse potrebbe tornare a trovarti…”
“La prossima Apocalisse?”
Rimase interdetta. Perché dire una cosa simile? Pensava che le loro uniche occasioni d’incontro fossero quelle causate dal dovere?
Che potessero stare insieme solo combattendo?
Per un momento ne fu ferita.
Prima di riconoscere che era vero.
“La prossima Apocalisse.” sorrise triste.
“Partita?”
Angel si voltò, sorpreso di non aver sentito nessuno avvicinarsi.
Appoggiata allo stipite della porta-finestra che dava sul giardino, Marianne lo guardava attentamente, a braccia incrociate.
“Partita.” confermò.
La sorella gli si avvicinò con grazia sovrannaturale. La lunga camicia da notte rossa le frusciava contro le gambe, mossa dal vento leggero. Era già pronta per andare a dormire. In effetti riusciva a sentire l’alba avvicinarsi: era davvero rimasto là fuori tutta la notte?
“Partita da ore.” aggiunse, come se occorresse precisarlo. Forse era un tentativo di autoconvincersi.
“Ma per te è stato un attimo fa.” indovinò correttamente lei. “Ne vuoi parlare?”
Scosse la testa. “No, non credo. Ma non ce n’è bisogno. Non con te.”
Marianne annuì. “Canali aperti, allora?”
“Canali aperti.”
Avrebbe lasciato alla sorella libero accesso ai suoi sogni e alla sua mente, durante il sonno. Era l’unico modo per raccontarsi: certe emozioni e sentimenti non potevano essere espressi a parole.
Non ne erano ancora state inventate di adatte. In nessuna lingua.
Si chinò sulla ragazza, posandole un lieve bacio sulla guancia, come aveva fatto poche ore prima con un’altra. “Dormi bene, sorellina.”
La vampira inarcò un sopracciglio. “Non…‘Riposa in pace’? Avrei pensato fosse più adatto.”
Angel sospirò. “Mari…”
“Sto scherzando, su!” Rise, la chioma scura che le danzava lungo la schiena. “Buon sonno anche a te, fratellone.” augurò ricambiando il bacio. Corse leggera all’interno, fermandosi e voltandosi oltre la soglia. “Angel…Buffy è andata via, ma noi siamo ancora qui. Tutti noi. La tua famiglia è ancora con te.”
“Lo so.”
Cos’altro poteva dire? Anche in questo caso le parole erano inadeguate.
Niente di quello che sentiva poteva essere racchiuso in qualcosa con il suo significato e la sua bella definizione fornita a chiunque aprisse un dizionario.
Niente poteva esprimere quanto amasse sua sorella, quanto le fosse grato e quanto si sentisse immeritevole del suo affetto e comprensione in quel momento…
“Allora muoviti a venire dentro, non ti vogliamo in cenere!”
L’ordine brusco di Marianne lo riscosse in tempo per vedere un lembo di seta rossa girare un angolo e scomparire.
- Già il tuo cuore è messo abbastanza male di suo…-
Soffocò l’impulso di ridere al borbottio telepatico che aveva captato, insicuro sul fatto che fosse stato pensato o meno per essere sentito.
Dopotutto era la verità.
Il suo cuore era decisamente messo male.
Ma forse avrebbe potuto migliorare.
La sua famiglia l’avrebbe aiutato.
Doveva solo permettere loro di farlo.
Rientrò in casa, tuffandosi fra le ombre sicure un attimo prima che l’alba sorgesse in tutto il suo splendore.
E per una volta non rimpianse di non poter assistere a quello spettacolo.
Fine
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