Capitolo 1August 10 2004 at 11:19 AM | marirana (Login marirana) |
Response to [Buffy/Angel, AU, PG-13, Romance] La scelta dell'anima *Disclaimer* |
| Capitolo 1
Quella notte non era riuscita a dormire.
Era la prima volta che doveva testimoniare come perito di parte, e non si sentiva pronta.
Lei amava la sua professione, l'aveva fortemente voluta.
Aveva scelto psicologia e si era laureata a pieni voti. Adorava il contatto con gli altri, il rapporto medico/paziente, la complicità che si veniva a creare.
Adesso però le sembrava di tradire tutto questo.
Doveva andare in tribunale e dare una sua fredda analisi dei fatti: non importava se lei non era l'analista di quella donna accusata di omicidio.
Era stata nominata dal procuratore e doveva limitarsi a dare un suo giudizio dopo qualche sporadica e inutile seduta con la signorina Portland.
Buffy sentiva la testa pesante.
Il caffè aveva probabilmente peggiorato la situazione, anche perché aveva completamente ignorato le ciambelle che Rupert aveva preparato quella mattina per lei e per Dawn.
Il caro, vecchio Rupert Giles: il padre che avrebbe sempre voluto avere e che per fortuna, a quindici anni, era entrato nella sua vita, quando i suoi avevano divorziato e lei, la sorellina e la madre, erano andate via da Los Angeles per trasferirsi a Sunnydale.
Il signor Giles era stato il suo professore di letteratura inglese per gli ultimi tre anni di liceo.
Britannico per nascita, per aspetto e per modi, egli era un uomo mite, generoso, sempre pronto a consigliarla e a trasmetterle, attraverso la poesia e la lettura, la pace e l'equilibrio che lui stesso aveva acquisito per sè.
Frequentando spesso la sua casa, si era innamorato, ricambiato, della madre di lei, Joyce Summers, e l'aveva resa felice come mai prima di allora.
Purtroppo però, la morte aveva bussato alla loro porta, portandosi via Joyce per un tumore al cervello, pochi anni più tardi, e lasciando un velo di tristezza che nemmeno il tempo avrebbe potuto dissolvere.
Era comunque rimasto a vivere con le ragazze, che reputava figlie sue, e in tutto e per tutto il suo affetto per loro era quello di un padre premuroso e amorevole, che le amava e non faceva loro mancare nulla.
Quando Buffy si era trasferita a New York per andare al college, anche Rupert e Dawn l'avevano seguita, ed erano ormai passati 8 anni dacché vivevano nella grande mela.
Un botto la distolse dal pensiero della signorina Portland: aveva tamponato e non si era nemmeno accorta di essere salita in macchina per andare a deporre!
Chiuse lo sportello e guardò l'altra vettura.
Una donna sui trent'anni si stava vistosamente agitando mentre indicava il posteriore della sua BMW sufficientemente rovinata:
<< Ma non ha visto che entravo in retromarcia?>>
<< Sinceramente no, sono mortificata!>>,
rispose Buffy, sporgendosi per vedere meglio il paraurti totalmente ammaccato.
<< Beh, farà bene ad esserlo! E farà bene ad essere assicurata!!!>>,
tuonò la donna, senza nemmeno degnarla di uno sguardo.
<< Non c'è bisogno che ti alteri così, Lilah>>
- riecheggiò una voce maschile, profonda, con un inflessione leggermente diversa -
<< la signorina ha già detto di essere mortificata>>.
Un uomo alto era sceso dall'altro lato della macchina tedesca.
Aveva capelli e occhi scuri, spalle larghe, e un sorriso dolce che contrastava col suo sguardo misterioso.
Indossava un completo grigio, molto formale, e teneva in mano un cellulare.
<< Angel Liam Malahide>>,
proseguì in direzione della ragazza, porgendole la mano.
<< Buffy Ann Summers>>,
rispose lei, timidamente, contraccambiando la stretta.
Il suo battito era accelerato, l'urto l'aveva spaventata, e si sentiva tremendamente in colpa.
Forse era già in ritardo per l'udienza e non poteva fare altro che lasciare il suo biglietto da visita e dire loro di sentirsi telefonicamente dopo.
Lilah Morgan prese il cartoncino in malo modo e si allontanò.
Buffy la guardò, e per una frazione di secondo incrociò lo sguardo dell'uomo, ma fu solo un breve attimo perché girò i tacchi e andò via anche lei, correndo.
Bel modo di cominciare la giornata, c'erano già due persone a New York che non la sopportavano alle 9 del mattino!
Finalmente riuscì a trovare l'aula, ed entrò.
Non era grande come se l'era aspettata, ma sentì ugualmente un senso di vuoto.
La signorina Portland stava seduta assieme ai suoi legali, e aveva uno sguardo perso in mille pensieri che sapevano di nulla.
A Buffy si strinse il cuore.
La sua attenzione però fu attirata presto da qualcos'altro.
Gli avvocati della difesa erano di spalle e stavano mettendo delle carte sul tavolo, ma questo gli bastò per riconoscerli, visto che li avevi visti bene, e alla luce del sole, solo dieci minuti prima: Lilah Morgan ed Angel Malahide.
Era perfetto, se aveva pensato di aver cominciato bene la giornata, non poteva certo dire che non l'avrebbe finita ancora meglio!
Quando arrivò il suo turno di andare a deporre, il procuratore le diede una pacca sulla spalla, incoraggiandola:
<< Signorina Summers, stia tranquilla, lei sta solo svolgendo il suo compito>>,
esclamò l'uomo, sorridendo gentilmente.
<< Lo so signor Whitam, è che non ho mai deposto prima d'ora, e la giuria mi mette un po' d'ansia>>,
rispose lei, restituendo il sorriso.
Angel la guardò salire al banco degli imputati e la fissò negli occhi.
Erano verdi e scintillanti, due piccoli tesori che trasmettevano la sua paura e il suo disagio.
I suoi lunghi capelli color miele le cadevano morbidamente sulle spalle e sulla schiena, avvolgendola.
Indossava un vestito grigio perla, accollato e austero, che la faceva sembrare inaccessibile, con i bordi neri che richiamavano le scarpe alte, delle chanel di pelle.
Era rimasto di stucco quando si era accorto che la ragazza appena incontrata al parcheggio era il perito di parte dell'accusa.
Sembrava così piccola, così indifesa.
Invece era una donna in carriera, una libera professionista, ed ora stava lì d'avanti a lui, e ricambiava il suo sguardo: era pronta per ascoltare le sue domande.
Le ore trascorsero veloci, e la seduta fu rimandata all'indomani.
Buffy era finalmente libera, il suo compito era finito, non sarebbe più dovuta tornare.
Con uno sguardo triste guardò l'imputata che continuava a roteare gli occhi sognante.
Si avvicinò a Lilah ed Angel per discutere dell'incidente della mattina, seguita dal procuratore che le reggeva il cappotto.
<< Signorina Morgan, a proposito di quanto successo...>> proruppe Buffy, a voce bassa.
<< Si si, giusto...l'incidente. Direi che lei può fornirmi gli estremi della sua assicurazione e siamo in perfetto accordo>>,
rispose Lilah, continuando a mettere le carte nella sua borsa, senza guardarla.
Il procuratore si girò di scatto da Buffy a Lilah, e poi di nuovo a Buffy:
<< Avete avuto un incidente? Ma questo è incredibile!!! Signorina Summers, è stata fortunata che Lilah non l'abbia graffiata per la rabbia, la sua macchina per lei è una cosa preziosissima>>,
e scoppiò in una sonora risata.
<< Oh Spike ti prego, sii serio...vuoi che la signorina Summers conosca tutti i difetti degli avvocati e soprattutto tutte le loro manie?>>,
Angel aveva sorriso all'amico e stava mettendo il cappotto.
Spike parve folgorato e continuò:
<< E' giusto!!!! Questa è un'ottima idea...facciamo conoscere alla signorina Summers perché si parla così male della nostra categoria...viene a pranzo con noi? E se accetta, possiamo darci del tu? La sua parte in questo processo è finita, non occorrono altri formalismi>>.
Buffy sorrise e prontamente accettò, annuendo col capo.
Il ristorante era molto carino e informale.
Buffy piano piano stava ritornando se stessa, ora che lo stress si stava sciogliendo e la compagnia era abbastanza piacevole, se si escludeva la signorina Morgan.
La donna infatti continuava a trattarla con sgarbo, e i suoi modi erano manchevoli anche dei rudimenti elementari della buona educazione.
Buffy però non ci faceva più caso.
La discussione con i due accompagnatori era molto allegra e serena, e lei aveva cominciato a sorridere più spesso.
Anche Spike rideva.
La sua risata riecheggiava per la sala, ed era cristallina e limpida. Si vedeva che era una persona molto aperta e cordiale.
Era molto amico di Angel, anzi era il suo più grande amico.
Si conoscevano da bambini, ed erano stati assieme anche al college; poi l'uno aveva intrapreso la carriera di procuratore, e l'altro era diventato il socio di uno degli studi legali più in vista della grande città, a soli trentadue anni.
Angel aveva origini irlandesi.
I suoi genitori, infatti, erano emigrati da quella terra quando lui non era ancora nato, e si erano trasferiti in America, dove avevano costruito la loro fortuna, permettendo al figlio di avere il meglio dalla vita.
Nonostante questo, però, Angel non era mai stato veramente felice.
I suoi rapporti col padre non erano mai stati buoni.
Il signor Malahide, sin da quando Angel era bambino, voleva che il figlio intraprendesse la sua stessa carriera nella legge, e così era stato.
Il ragazzo aveva dovuto rinunciare al suo sogno di diventare un artista; infatti, dopo aver seguito molti corsi di arte al college, improvvisamente si era iscritto alla facoltà di legge, laureandosi con il massimo dei voti.
La madre, invece, lo adorava, e gli dimostrava ogni giorno quanto fosse orgogliosa di lui.
Buffy si girava spesso a guardarlo, non poteva farne a meno.
Era indubbiamente uno degli uomini più affascinanti che avesse mai incontrato, e riflettendo su questo punto si chiese se una ragazza fidanzata da così tanti anni si potesse permettere di pensare questo di un altro uomo.
Angel era magnetico.
Ogni fibra di lui trasudava fascino e mistero.
Il suo sguardo era catalizzante e la faceva sentire stranamente molle e debole.
Ripeté a se stessa che le sue erano semplici constatazioni obiettive: quello era un sorriso magico...quello era uno sguardo dove chiunque avrebbe potuto perdersi...quella era una voce musicale e melodiosa...e tutto questo era la pura e semplice evidenza dei fatti.
Sorrise tra sè e sè.
Era proprio una brava psicologa, sapeva far credere ciò che voleva anche a se stessa, e ciò che adesso voleva credere era che non c'era nulla di male nel trovare piacevole un altro uomo.
Quando si alzarono dal tavolo, il giovane avvocato prontamente la aiutò a mettere il cappotto.
La sua galanteria sapeva d'altri tempi e Buffy ne fu piacevolmente sorpresa.
Il cellulare vibrò e la borsetta si mosse sulla sedia.
La ragazza si scusò, e allontanandosi, rispose al telefono.
Era la sua migliore amica, Willow, che la chiamava per sapere come era andata in tribunale.
Buffy la rassicurò spiegandole che era andato tutto liscio, più o meno, e che nel pomeriggio sarebbe passata da lei.
<< Scusatemi, era la mia migliore amica, in ansia per me>>
- esclamò avvicinandosi al resto del quartetto -
<< è piacevole essere trattata ancora come una bambina che va al suo primo giorno di scuola, e ad essere sincera stamattina lo ero davvero>>.
<< Ce ne siamo accorti...non trovi anche tu Angel?>>,
rispose acidamente Lilah.
Il ragazzo lasciò cadere la domanda retorica e sorrise a Buffy:
<< l'infanzia è il periodo più bello, e le coccole che si ricevono lo sono ancora di più>>.
Buffy era estasiata, non poteva credere di aver sentito quelle parole, e dette con una tale dolcezza, da un uomo che avrebbe potuto essere abbastanza cinico e pieno di sè, e che, invece, non lo era.
Si separarono al parcheggio del tribunale. Buffy aveva lasciato lì la sua automobile.
Prima dei saluti, Spike diede alla ragazza dei biglietti per il concerto di un gruppo rock che si sarebbe esibito in un locale di New York proprio quel fine settimana: Buffy accettò prontamente, avrebbe portato tutti i suoi amici.
Angel la guardò salire in macchina, allacciare la cintura di sicurezza e dare uno sguardo allo specchietto retrovisore: quella ragazza aveva qualcosa che lui non riusciva a spiegarsi, una specie di trasparenza che la rendeva amabile e bellissima ai suoi occhi, o forse, semplicemente, era la ragazza più dolce che avesse mai conosciuto, in tutta la sua vita.
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