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Capitolo 7

August 10 2004 at 11:27 AM
marirana  (Login marirana)


Response to [Buffy/Angel, AU, PG-13, Romance] La scelta dell'anima *Disclaimer*

 
Capitolo 7

L’imponente orologio dello studio risuonò cinque tocchi.
Quello era un posto totalmente estraneo al resto della casa e dell’arredamento.
Il mobilio, antico e curato in ogni particolare, era di un marrone scuro e opaco.
La libreria correva a giro lungo tutta la parete, ed era ricolma di tomi antichi, saggi filosofici e letteratura americana e straniera.
Era la stanza preferita del vecchio signor Whitam;
il padre di Spike si rifugiava dentro il suo studio per ore, e vi rimaneva assorto nei suoi pensieri.
Era anche il luogo più gradito ad Angel, quando veniva a trovare il suo migliore amico, da piccolo, per le vacanze.
Si sedeva e ascoltava per ore le letture di Leopardi, Shakespeare, Apuleio, Dostoevskij, dalla viva voce di un coinvolto Fletcher Whitam.
Spike aveva sempre saltato questi momenti.
Lui preferiva rifugiarsi nella musica, e quella camera quasi lo soffocava, lo faceva sentire piccolo.
Adesso si trovava lì.
Stranamente, di tutte le camere della sua villa, aveva scelto lo studio del padre, e non sapeva perché.
Si era svegliato da poco, con un’emicrania martellante, e accanto a lui, nel suo letto, aveva incontrato con lo sguardo il corpo nudo di Willow.
In un attimo tutto affiorava alla mente.
Aveva fatto l’amore con lei, ed era stato meraviglioso.
Dolcezza, passione, scambio, desiderio.
La luce filtrava dalle imposte, timidamente, e creava dei giochi sulla pelle di lei, che pareva prezioso alabastro.
Il suo viso era la pace.
Quello non era un corpo…era un’anima!
Si era unito all’essenza stessa di lei, il sesso era un’altra cosa, aveva dei limiti…ma quella notte nessun limite era stato posto tra loro.
Perché era successo?
Si era ripromesso che mai più avrebbe amato, mai più avrebbe sofferto, per nessuna…non ne avrebbe avuto la forza.
Perché era stato così stupido?
Eppure se lo era ripetuto mille volte di stare lontano da lei!
Il suo cuore pazzo aveva avvertito il chiaro segnale di pericolo negli occhi di Willow, grandi e profondi…nei suoi capelli rossi e selvaggi, tanti fili di rubino bagnati di luce…nel suo modo di guardarlo e di parlargli, aperto e diretto, senza fantasmi.
Rapidamente aveva indossato dei pantaloni, cercati alla rinfusa, e una maglietta di cotone nero.
Doveva uscire da quella stanza, e subito!
Doveva immediatamente scappare da lei, perché se quella donna si fosse svegliata, anche solo per un attimo, e lo avesse guardato, lui non sarebbe più stato in grado di ragionare, di fermarsi, di pensare.
L’avrebbe presa di nuovo, ancora una volta, e sarebbe stata la capitolazione.
Doveva andare, doveva!
Lo studio era il primo posto a cui aveva pensato, se fosse stato fortunato Angel poteva già essersi svegliato e magari avrebbe potuto trovarlo lì.
Il locale, invece, era vuoto.
Poco male, aveva comunque trovato un rifugio.




Willow aprì lentamente gli occhi.
Mentre il sonno lasciava il suo corpo, dolcemente, la sua mente riportava a galla i giochi della notte appena passata tra le braccia di un uomo, che era certa, amava.
Un sorriso involontario apparve sul suo viso, illuminandola tutta.
Lei amava Spike. Adesso lo sapeva.
Chissà cosa provava lui.
Questo non le era ancora stato rivelato, ma dentro di sé sapeva che non poteva essere diverso da quello che provava lei.
La notte comune li aveva uniti più di quanto avesse mai potuto immaginare, e non poteva essere una cosa che aveva sentito solo lei, non poteva.
Non c’era nessuno nella camera, era sola.
Si alzò di scatto dal letto, e si avvolse nel lenzuolo, sfilandolo dal materasso.
Si avvicinò alla porta del bagno, tremante, piena di speranza: forse lui era lì dentro.
Un colpo, due colpi, niente.
Spike non c’era, non era lì con lei, non si era svegliata tra le sue braccia, come invece si era addormentata.
Un senso di incompletezza la pervase tutta.
Forse Spike era uscito perché era tardi, in fondo lui era il padrone di casa e doveva assistere gli altri ospiti.
Nonostante queste spiegazioni che la sua mente trovava con sollecitudine, il suo cuore aveva paura.
E se lui non l’amava?
Se si era pentito di essere stato con lei ed era scappato, cosa avrebbe fatto?
Passò una mano tra i capelli, snodandoli, e si rivestì, meccanicamente.
Sperò che Buffy non si fosse accorta che non era rientrata in camera loro.
Doveva fare presto…non sarebbe stata in grado di dare alcuna spiegazione, non ora.
Aveva appena da poco sfilato l’abito rosso e chiuso la porta del bagno dietro di sé, che Buffy apriva gli occhi, sbadigliando.
Doveva essere tardissimo.
Il sole che entrava nella stanza dalla finestra lasciata aperta, era basso e stanco, e sembrava che il cielo imbrunisse.
Aveva davvero dormito così tanto?
Guardò l’orologio a pendolo che poggiava sul lato sinistro della cassettiera e lesse: le cinque.




Angel non aveva dormito.
Il suo rigirarsi nel letto, agitato e nervoso, aveva una spiegazione ovvia, e più lui pensava a Buffy e a quello che Lindsay aveva lasciato intendere, più si rabbuiava e si strofinava le mani, torturandole.
Darla aveva tentato di sedurlo, perdendo la battaglia.
Il suo uomo era troppo strano, ultimamente.
Forse era annoiato.
Aveva letto da qualche parte che statisticamente l’uomo perdeva l’interesse sessuale per la compagna quando il rapporto durava da molto, soprattutto se il lavoro lo impegnava particolarmente.
Aveva poca importanza, lei lo avrebbe sposato.
Sempre secondo quella statistica, il matrimonio nei primi anni avrebbe ravvivato la coppia, ovviamente andando a scemare di nuovo col tempo, ma ci sarebbero state altre cose da fare: occuparsi dei figli, delle riunioni per il bridge, fissare le partite a golf per Angel, e comprargli i sigari, magari.
Darla era la crema dello snobismo newyorkese, e ne era compiaciuta.
Angel, dopo l’ennesimo, infausto pensiero, decise di lasciare il letto, che sentiva freddo e vuoto, per raggiungere gli altri.
Forse si erano già svegliati ed erano tutti insieme, di sotto.
Era ovvio che voleva vedere lei, ma questo “gli altri” consolava la sua mente stanca, dandogli l’illusione che forse il suo cuore non era ancora del tutto irrecuperabile.
Accese il telefonino.
Il display azzurro segnava le cinque.




Cordelia e Xander erano usciti dalla loro camera proprio in quel momento, quando si imbatterono in Angel, sulle scale.
Il ragazzo fece le veci dell’amico assente, e li pregò di accomodarsi in camera da pranzo, nonostante le loro proteste: avrebbe provveduto a recuperare qualcosa da mangiare.
Dopo aver preparato uova e bacon a sufficienza per tutti, uscì fuori, nella spiaggia.
Cordelia era salita in camera delle sue amiche, per svegliarle, e Xander, che aveva ricevuto una chiamata di lavoro, si era allontanato nel salotto per dare qualche direttiva che non poteva essere rimandata.
Una fresca brezza marina lo investì in pieno.
Lo spettacolo del sole che si baciava col mare era meraviglioso, e lo aveva sempre incantato, da bambino, quando si sedeva a piedi nudi sulla sabbia, guardandolo morire in festa.
In effetti il magnetismo della scena riusciva a rapirlo anche ora che era un adulto.
Strinse gli occhi, come ferito, e dopo averli riaperti, lentamente, mise a fuoco un punto lontano, d’avanti a lui.
I capelli miele sbattevano al vento, assecondandolo nel movimento, docili.
Si avvicinò a lei, schiarendo la gola con un colpo di tosse, per non spaventarla, e le si sedette accanto.
Buffy aveva i piedi scoperti, che incontravano l’acqua salata e fredda.
Le scarpe basse erano state abbandonate a qualche metro dalla battigia, disordinatamente.
Indossava un maglione bianco e candido, di lana, che le avvolgeva anche il collo, come a proteggerla.
I jeans erano girati sui polpacci, per non bagnarsi, e il suo corpo era piegato, portando il peso sulle ginocchia, dove aveva posato una guancia.
<< Adoro il tramonto. Mi da pace.
Il sole sembra morire, è vero, ma so che domani risorge.
Mi piace pensare che tutte le cose siano così:
che muoiano, ma mai del tutto, e che rinascano con una nuova luce>>
- si girò a guardarlo, poi sorrise –
<< la mia è deformazione professionale Angel, perdonami>>.
<< In realtà la penso come te>>,
rispose Angel, continuando a guardare l’orizzonte.
Lo sentiva così distante!
<< E’ stata una bellissima serata, non trovi?>>
- nel momento stesso in cui pronunciò la frase, Buffy pensò subito al bacio, e arrossendo al pensiero che quelle parole potessero essere interpretate da Angel come un riferimento a quel momento che avevano condiviso, si affrettò ad aggiungere –
<< Mi sono molto divertita…davvero! Spike è fortissimo, come sempre del resto.
Mi sarebbe piaciuto che anche Riley fosse stato qui con tutti noi, e anche Dawn e Rupert…hanno davvero perso molto>>.
Il ragazzo accusò il colpo.
Buffy avrebbe voluto Riley accanto, era normale, ma sentirlo dalla stessa voce di lei lo tagliava in due.
Di certo non poteva pretendere nulla, questo era stato chiaro sin dall’inizio.
Non c’era bisogno di ripeterlo a se stesso per l’ennesima volta, eppure doveva farlo, doveva ricordarlo al suo cuore che, testardo, andava per la sua strada e faceva percorsi pericolosi.
Come sempre, quando si ritrovavano insieme, una gioia sottile e ristoratrice li riempiva interamente.
Le ansie che divoravano entrambi per non potersi avere, toccare, erano lenite da questo balsamo consolatore.
Stavano in silenzio, assaporando il piacere dello stare insieme, fianco a fianco, e la gioia li pervadeva.
Ridevano e scherzavano, punzecchiandosi e giocando, e la gioia li pervadeva.
Parlavano dell’infanzia di Angel, delle montagne irlandesi, di Joyce premurosa e attenta, di amicizie che duravano da una vita, di tristi ricordi, di sogni e speranze…e la gioia li pervadeva.
Doveva essere passato molto tempo da quando si erano trovati, su quella spiaggia, perché Cordelia e Xander erano usciti a cercarli, seguiti di qualche passo da Willow.
<< Buffy, sei qui!>>
- proruppe Xander, affannato –
<< ha chiamato Riley dall’Iowa, voleva salutarti>>
- vedendo che l’amica si era messa in piedi, senza farla parlare, continuò -
<< Non occorre che rientri, ha detto che ti richiama stasera. Stava per uscire con i suoi>>.
<< Grazie Xan>>
- rispose Buffy.
Poi, all’indirizzo della ragazza rossa che era rimasta piuttosto indietro, sulla sabbia asciutta -
<< Willow, e tu che fai lì, in disparte, silenziosa?>>
<< Cerco di assumere la posa più comoda per dormire in piedi, senza cadere…ovviamente però facendo finta di ascoltarvi>>,
sbiascicò lei, coinvolgendo tutti in una allegra risata.
<< Ah, è così?! Tu ti prendi gioco di noi!>>,
urlò Buffy, e dopo essersi chinata sulla battigia, lanciò in direzione dell’amica della sabbia bagnata che aveva velocemente appallottolato.
<< Non posso credere che tu lo abbia fatto veramente…>>,
esclamò Willow, con voce bassa e sguardo minaccioso, cercando in tutti i modi di non ridere.
<< Ok signore, abbiamo scherzato>>
- si intromise Angel, andando verso Willow e mettendosi di fronte a Buffy, che nel frattempo si era abbassata di nuovo. Poi, guardando prima l’una e poi l’altra –
<< Adesso ragioniamo, con calma.
Tu Will, non vuoi essere veramente arrabbiata, e a voler essere del tutto sincero, questa sabbia ti dona…e tu Buff, non stai per lanciarle di nuov…>>
- non riuscì a completare la frase, che la pallina lo investì in pieno.
Guardò Buffy, poi il resto della truppa, e inclinando il capo a confermare, mentre la bocca si apriva in un sorrisetto cattivissimo, dichiarò –
<< Ok, perfetto.
La guerra è ufficialmente aperta!>>,
e si lanciò su Buffy.
Spike si era avvicinato agli amici giusto in tempo per veder iniziare il massacro ed essere colpito, a sua volta, da una palla vagante lanciata da Xander.
Questo era stato più che sufficiente per gridare alla vendetta.
La sabbia volava da tutte le parti, e mentre Xander e Spike avevano fatto comunella ai danni di Cordelia e Willow, che rispondevano al fuoco, Angel aveva atterrato Buffy.
Messosi a cavalcioni su di lei e bloccandole il corpo, si stava divertendo a cospargerla interamente di sabbia.
Quando poi l’aveva lasciata e si era rifugiato dietro a Spike, la ragazza lo aveva raggiunto e con un rapido gesto gli aveva infilato un grosso quantitativo di terra bagnata dentro la maglietta.
Erano tutti inguardabili ormai, ma non riuscivano a smettere di ridere.
I vestiti erano sdruciti e sporchi, i capelli un groviglio irriconoscibile, ma i loro visi erano il ritratto della spensieratezza.
Erano tutti tornati bambini, e avevano lasciato da parte i problemi e le preoccupazioni.
Era una sensazione molto bella.
Darla, in piedi dietro la grande vetrata della sua camera, osservava la scena.
<< Forse la situazione ha preso una piega sbagliata, Darla>>,
- esclamò Drusilla, accanto a lei, nascosta dai tendaggi, e intenta, al pari dell’amica, a guardare in direzione della spiaggia con uno sguardo tra l’attonito e l’irato –
<< ho come l’impressione che queste “borghesucce da quattro soldi”, per parafrasarti, siano più furbe di quel che avevamo considerato>>.
<< Ti assicuro che non avranno vita facile, mia cara>>,
rispose la bionda, mentre con la mano stringeva a pugno un lembo della tenda.




<< Si è fatto buio, dovremmo rientrare>>
- propose Spike, malvolentieri –
<< e andarci a rendere presentabili per la cena.
Non posso credere di essere stato io a dirlo, tra tutti.
Se addirittura trovo spazio per essere io il più giudizioso, credo proprio che voi stiate davvero messi male>>,
e per l’ennesima volta, scoppiarono a ridere tutti assieme.
Correndo e strattonandosi, arrivarono finalmente in casa.
Buffy aprì la porta della sua camera, seguita da Willow, mentre Angel le superava per raggiungere la propria:
<< Angel…buon anno!>>,
esclamò in un soffio, guardandolo intensamente.
<< Buon anno, Buff…>>,
fu la risposta del ragazzo, ancora più rarefatta e dolce di quella di lei.

 
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