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Capitolo 9

August 10 2004 at 11:30 AM
marirana  (Login marirana)


Response to [Buffy/Angel, AU, PG-13, Romance] La scelta dell'anima *Disclaimer*

 
Capitolo 9

Sembrava che la cucina fosse stata colpita da un urugano impazzito.
Il tavolo era pieno di farina e uova impastate a formare granelli morbidi e appiccicosi.
Pezzi di frutta per la macedonia, insalata tagliata, tocchetti di pasta fresca e pezzi di pomodoro erano sparsi ovunque.
Buffy si era svegliata prestissimo quella mattina, voleva che tutto fosse perfetto, impeccabile.
Riley stava atterrando proprio in quel momento con il volo dall’Iowa, e Rupert si era offerto di andarlo a prendere all’aeroporto, visto che lei era alla prese con i fornelli.
Ma non era questo il vero motivo della sua eccitazione e del suo bisogno di riuscire al meglio.
Angel sarebbe venuto a cena da lei, quella sera.
In effetti era una cena tra amici, tra tutti loro:
oltre a Rupert e Dawn, ci sarebbero stati appunto Riley, Willow, Cordelia e Xan, e assieme ad Angel sarebbe arrivato anche Spike, e lei sperava di no, Darla.
Il campanello aveva suonato.
Era impossibile che Giles e il suo ragazzo fossero già arrivati, e poi, comunque, non avrebbero avuto di certo bisogno di suonare.
Sicuramente doveva trattarsi di qualche venditore porta a porta che avrebbe voluto propinarle l’ultima novità in fatto di elettrodomestici da cucina…peccato che lei era veramente negata, e l’unica cosa che davvero le serviva era un corso base su “come cucinare le uova al tegamino”, altro che pasta fatta in casa!
Aprì velocemente girando la maniglia tonda con l’incavo dell’avambraccio, in qualche modo; le sue mani erano pasticciate di farina.

<< Angel???>>,
urlò sorpresa, mentre l’espressione del ragazzo andava cambiando da stupita a divertita.
<< Buffy, mio Dio…sei…sei…>>
- esclamò il ragazzo, non riuscendo a trattenere una risatina -
<< beh, ecco…sei incredibile!>>.
Il viso della ragazza era impiastricciato di farina.
Doveva essersi portata le mani sul volto mentre era intenta a cucinare, senza rendersene conto, ottenendo un risultato davvero comico.
<< Non hai mai visto una donna col grembiule Angel?
Sai, a volte le donne cucinano…seriamente voglio dire.
Niente di confezionato e precotto, tutto fatto con le manine…e ci vuole il grembiule!>>,
sbraitò Buffy, dandogli un leggero buffetto sul braccio.
<< Ti dona moltissimo, davvero.
Sei graziosissima, Buff>>
- rispose Angel, guardandola con occhi affettuosi –
<< è solo che hai della farina proprio qui>>
- continuò, mentre con le dita toglieva il bianco dal naso della ragazza –
<< qui…e anche qui>>,
concluse, pulendole dolcemente prima le guance e poi il mento, con un carezzevole tocco.
Buffy si sentì avvampare, e non per la vergogna di essersi presentata in quello stato.
Le mani di Angel la stavano, in un certo senso, accarezzando.
Quante volte aveva sognato quelle mani su di lei ogni notte da quando lo aveva conosciuto?
Era una sensazione piacevole che la riempiva di calore, di tenerezza.
<< Oh santo cielo!
Ecco perché non dovrei mai cucinare io…sono un disastro!>>
- la sua voce era stridula mentre volava d’avanti allo specchio, all’ingresso –
<< e comunque, tu non sei autorizzato a ridere, guarda che ti sento!!>>.
Angel guardava rapito il riflesso di lei nello specchio ovale e lavorato.
Aveva una pelle così morbida…così unica…
Ogni parte di quella piccola ragazza a pochi passi da lui aveva qualcosa di speciale, e gli animava i sensi.
Buffy si riassettò e sfilò il grembiule, adagiandolo su una sedia.
Invitò Angel a sedersi sul divano e gli chiese se poteva offrirgli qualcosa.
<< No grazie Buff, sto bene così.
Scusami se sono piombato a casa tua senza preavviso, ma non volevo delegare Spike per dirti che questa sera non posso essere qui a cena, purtroppo.
Volevo scusarmi di persona.
Uno dei miei soci ha indetto una riunione a cui non posso proprio mancare, e l’ho saputo solo ora.
Certo, avrei potuto chiamarti…ma non ho il tuo numero…avrei dovuto cercarlo sull’elenco in effetti, solo che passavo di qua e allora…>>,
Angel si stava arrampicando, ma le mani scivolavano.
Sicuramente non stava dando un’ottima impressione di sé:
era un avvocato e non sapeva inventare una buona scusa per non farle capire che era andato da lei di persona proprio perché voleva vederla!
Era veramente in balia dei sentimenti, la sua ragione faceva acqua da tutte le parti.
Quando il padre di Darla gli aveva comunicato che avrebbero dovuto vedersi, quella sera, era quasi esploso dalla rabbia.
Erano giorni che non vedeva la sua Buff, ma si era consolato nell’attesa di quel Venerdì e del momento in cui sarebbe andato a cena da lei, per godere della sua compagnia, anche se doveva dividerla con gli altri, e per poterla guardare, anche se doveva farlo di nascosto, come un ladro…
Invece, per la seconda volta in pochi giorni, il socio più anziano del suo studio lo allontanava da lei.
Se solo avesse saputo che in tutto questo c’era lo zampino di Darla!
Buffy si rattristò moltissimo.
Aveva preparato tutto per lui, inutilmente a questo punto.
Angel non avrebbe potuto apprezzare i suoi sforzi in cucina, non sarebbe venuto.
Però, ad un tratto, accanto alla tristezza, si affacciò anche una consapevolezza nuova, che sul momento non aveva afferrato:
Angel le aveva detto che passava da quelle parti…ma lui viveva in un loft nel cuore di Manhattan, e anche lo studio legale si trovava lì, mentre la sua casa era in periferia!
Questo voleva dire che era venuto per lei, per vederla!
Cercò di ricomporsi per non far trasparire dal viso la sua piacevole sorpresa a questa scoperta:
<< Va bene, vorrà dire che adesso dovrai assaggiare almeno la macedonia con la panna>>,
e così dicendo si precipitò in cucina a preparare una coppetta per Angel.
Seduti sul divano a ridere e a prendersi in giro, come sempre, ogni tanto si bloccavano a guardarsi, in silenzio, come bloccati da una forza superiore e muta.
Poi si destavano dal languido torpore che aveva invaso le loro membra, e ricominciavano a parlare, a fatica.
I flash del bacio a Capodanno invadevano le loro menti, abbagliandoli e shockandoli come era accaduto la prima volta, e un senso di bisogno li faceva annaspare, come se stessero annegando.
<< Ho portato una cosa per Dawn>>
- esclamò il ragazzo, prendendo una maglietta del suo college, ripiegata con cura, dalla valigetta –
<< spero che le faccia piacere averla, e spero anche che sia di buon augurio per il suo ingresso ad Harvard>>,
continuò, porgendola a Buffy.
<< Oh Angel, sei stato carinissimo!
Sono sicura che Dawn la adorerà, ma non dovevi disturbarti>>,
rispose Buffy, ringraziandolo di cuore, mentre la sua mano, involontariamente, toccò quella di lui.
Tutto rimase immobile attorno a loro, in religioso silenzio.
Due tocchi sincronizzati e avvinti, però, potevano chiaramente udirsi: il loro cuori battevano forte, e volevano scappare dal petto, per rincorrersi e trovarsi.
Una forza magnetica li stava attirando l’uno verso l’altra, pericolosamente, inesorabilmente, quando la porta del retro si aprì e si udì una voce:
<< Buffy…sono tornato!>>





Willow era così nervosa da rasentare l’isterismo.
Era scappata da Long Island per raccogliere i cocci di se stessa, ma l’impresa non gli era riuscita molto bene.
Spike era lì, nella sua stessa stanza, e stava duettando con Rupert, che suonava la chitarra acustica.
Le loro voci si miscelavano perfettamente, e ascoltarli era un piacere per tutti.
A lei, però, pareva di soffocare.
Il nodo alla gola, invece di sciogliersi, si era via via ingigantito, col passare dei giorni, e il fatto di tenersi tutto dentro e di non avere una valvola di sfogo aveva enormemente peggiorato la situazione.
Spike era lì, e lei poteva palpare, in maniera inequivocabile, il dolore che provava dentro.
Non solo non aveva dimenticato nulla, ma l’amore per lui era cresciuto esponenzialmente, proprio perché nelle ore che aveva vissuto separata da quel corpo aveva preso coscienza di quanto gli mancasse, e di quanto ormai si fosse insidiato dentro al suo cuore.
Era una situazione intollerabile, inaccettabile.
Lui si era preso il suo cuore e lo aveva buttato per aria, polverizzandolo.
Aveva fatto l’amore con lei, donandogli tutto se stesso e ricevendo in egual misura, per poi dimenticare tutto e andare con un’altra.
O forse sarebbe stato meglio dire che era stata lei a fare l’amore con lui…lui aveva preso, come si fa nel sesso senza sentimenti, e poi era andato con l’unica donna che veramente amava, Drusilla.
Se l’avessero uccisa, dilaniata, squarciata, lacerata, le avrebbero fatto meno male.
Spike era arrivato per le diciannove e l’aveva trovata lì, bellissima e radiosa, come sempre.
Aveva raccolto i capelli con due codine che la rendevano una tenera bambina ai suoi occhi.
Lui adorava i suoi capelli, erano il suo marchio di riconoscimento e unicità.
In effetti, adorava tutto di lei, doveva ammetterlo.
Dio, quanto gli era mancata!
Da quando aveva preso consapevolezza dei reali sentimenti che lo legavano a quella splendida donna, Spike non riusciva più a contenerli.
Finalmente, quella sera, le avrebbe parlato, anzi avrebbe lasciato che fosse il suo cuore a farlo.
<< Ehi, rossa…facciamo due passi?
Ho finito le sigarette e pensavo che avresti potuto accompagnarmi in un distributore automatico qui vicino>>,
le chiese ad alta voce, per attirare la sua attenzione.
Willow, infatti, era al di là dell’arco che separava il salotto dall’ingresso, e stava chiacchierando con Cordelia.
La ragazza si sentì morire.
Era arrivato il momento di parlare con lui, seriamente, a quattr’occhi, e mettere fine a quest’incresciosa situazione che si era venuta a creare fra loro:
<< Si usciamo Spike, ho bisogno anch’io di un po’ d’aria fredda>>.
Le strade erano deserte, a eccezione di qualche macchina sporadica che attraversava la strada larga e illuminata, alla loro destra.
Erano entrambi sulle spine e agitati, e non sapevano come cominciare a parlare, a dire ciò che sentivano dentro.
Non era facile.
<< Will, io…>>
<< Spike, io…>>
- pronunciarono contemporaneamente –
<< no ti prego, fammi parlare per prima, o non credo che sarò più in grado di farlo, dopo>>,
continuò la ragazza, quasi implorando.
Spike annuì con la testa, sorridendole, mentre con la mano le toccava una spalla, in un gesto affettuoso e amichevole.
Willow doveva parlare, ora, subito, perché se lo avesse fatto lui, se avesse sentito da quella bocca che loro erano solo amici, che per lui stare con lei non aveva significato nulla, sarebbe probabilmente scoppiata in un pianto dirotto, e questo non poteva permetterlo, assolutamente:
<< E’ stato un errore, un grandissimo errore, me ne rendo conto.
Quella sera eravamo un po’ su di giri…lo champagne era veramente buono, non ti sei risparmiato.
Siamo due adulti, Spike, e possiamo affrontare questo sbaglio nel modo migliore.
Certo, fare del sesso non è stato proprio salutare per la nostra amicizia.
Voglio dire, non è nei miei programmi andare a letto coi miei amici, ma quella sera è successo.
Ci sarebbero mille motivazioni da addurre a nostra discolpa, ma per questo ci penserai tu, sei tu l’uomo di legge!
Io mi limiterò a dirti che da parte mia l’episodio è già stato archiviato, e senza problemi.
Non voglio rovinare nulla tra noi…tra te, Buffy e gli altri.
Non devi quindi sentirti in imbarazzo a stare con me nella stessa stanza, così come farò io.
Spero che per te sia lo stesso>>.
Aveva parlato senza guardarlo.
Stava martoriando il muretto di un recinto, leggermente rovinato, e gli dava il profilo.
Le orecchie di Spike avevano recepito il suono della voce di lei, ma non avevano ascoltato nulla.
“ E’ stato un errore, un grandissimo errore…” rimbombava nella sua testa, devastandolo, martoriandolo, senza pietà.
Willow non lo amava.
Era stata tra le sue braccia, aveva dato e avuto piacere, ma non lo amava.
Una pugnalata nel petto, dritta al cuore, lo avrebbe ucciso sul colpo…invece questo era indubbiamente peggio, una lunga, atroce agonia che lo avrebbe nuovamente rigettato nel baratro della disperazione e della solitudine.
Ancora una volta qualcuno rifiutava il suo cuore, ma stavolta era anche peggio.
Drusilla non aveva qualità umane, era una ragazza viziata e senza coscienza.
Willow, invece, era l’essenza stessa dei buoni sentimenti e di tutto quello che lui aveva da sempre cercato in una donna.
Sapere che lei non lo amava era il dolore più grande che avesse mai provato:
<< E’ stato un grandissimo errore…>>,
sussurrò piano, a se stesso, quasi incredulo, mentre si girava e ritornava indietro, ma Willow lo sentì ugualmente, e una lacrima solitaria e ribelle rigò il suo viso.

 
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