(I PARTE)
AUTRICE: Francyroma
PERIODO: 3 serie di Buffy. Dopo "Enimies" ed "Earshot". Riferimenti alle varie serie di Angel.
RIASSUNTO: Se in "Enimies" Angel non avvesse finto e fosse tornato ad essere davvero Angelus? Certo, si sarebbe preso Buffy. Joss a rinunciato, per affari, a seguire questo sviluppo della storia, io no...
DISCLAIMER : I personaggi non sono di mia invenzione, ma appartengono a Joss Whendon e alle emittenti televisive americane WB e UPN.
DEDICATO: A tutti coloro che non accetteranno mai la fine dell'amore tra Buffy ed Angel/us.
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Buffy scattò a sedere sul letto. I capelli biondi, lunghi fino alle spalle sembravano formare un casco naturale, talmente erano incollati al suo viso grazie al sudore che l’impregnava. La ragazza s’alzò, dirigendosi in bagno. Attenta a non svegliare la madre che dormiva nell’altra stanza, accese la luce per guardarsi allo specchio. Sembrava reduce da una catastrofe. Neppure i continui pericoli nati dalla presenza della bocca dell’inferno a Sunnydale, l’avevano mai ridotta così. I suoi immensi occhi azzurri dilatati, le regalavano un espressione da “capuccetto rosso smarrita nel bosco”. Il viso pallido, tirato. Le labbra bianche e tremanti. Un sudore freddo le imperlava la fronte. Non poteva continuare così, pensò, chinandosi sul lavandino per sciacquarsi la faccia. Lo sognava ogni notte. Angel veniva in camera sua. Entrava velocemente, saltando dalla finestra, mentre lei, dritta in piedi, lo fissava. Indovinando i suoi pensieri, la stringeva forte a se, mormorandole che lui non l’avrebbe mai tradita, non poteva, lei era il suo amore, la sua vita…Buffy gli appoggiava la testa sul petto, lasciandosi coccolare e guidare verso il letto. Lì sedevano entrambi, scambiandosi baci e carezze, mentre Buffy raccontava dell’ultima battuta inventata da Xander, al cui nome Angel non poteva trattenere una smorfia, o dell’ennesima, geniale, trovata di Willow. Poi, i baci diventavano più profondi, le mani più esigenti…Buffy tentava di protestare. “No, non possiamo…Ricordati, ti prego…La maledizione…” Inutile. Niente poteva impedire ai due amanti di togliersi vicendevolmente gli abiti di dosso, mordendo e leccando ogni lembo della loro pelle che si liberava. Nulla poteva fermare Angel dal penetrare con dolcezza mista a decisione, la sua compagna, spingendo e ritraendosi finche non la sentiva tremare, sotto di se, per il troppo piacere che rischiava di farla esplodere. Solo quando riposavano esausti, l’uno sopra all’altra, il vampiro prorompeva in quella risata sardonica che possedeva il potere di gelare Buffy all’istante. –Non non imparerai proprio mai.- la schermiva, fissandola in volto con i suoi occhi scuri, prima dolci come la cioccolata, ora brillanti di crudeltà. –Anche questa volta non è per te- continuava lui, prendendole il viso tra le mani, –scusa Buff’, è per Faith. Quale altro dono sarebbe più perfetto del tuo cadavere, per suggellare la nostra unione?- La feriva un’ultima volta, prima di berla fino all’ultima goccia. A questo punto, Buffy si svegliava. Dopo essersi rinfrescata, s’accovacciò di nuovo sotto le coperte. Sembrava una bambina impaurita. Dannazione! Anche dopo aver chiarito le cose con Angel, quando aveva tentato di leggergli nel pensiero, non riusciva a tranquillizzarsi. “Faceva finta. Non è ridiventato Angelus. Recitava.” Si ripeteva. “No.” Interveniva subito una vocina dispettosa. “Sai che era lui. Ti ha graziata. Poteva farti ciò che voleva, ma ti ha lasciata andare. Per questa volta. Solo per un’ultima volta.” Buffy si coprì il volto con le mani.
Fuori, nell’ombra, seduta sulla grondaia di casa Summers, accanto al cornicione della finestra da cui la cacciatrice era solita rientrare in camera sua quando tornava dalle ronde notturne, una figura scura s’appoggio contro il muro bianco. I suoi capelli castani erano tagliati corti, con una frangia a spazzola che lasciava completamente libera l’ampia fronte. Gli occhi marroni erano resi quasi neri da una sorta d’eccitazione che il loro possessore sembrava provare in quel momento. Il ragazzo pareva giovane, sui ventisei o ventisette anni. Nessuno gli avrebbe mai attribuito i 244 anni che in realtà possedeva. Sembrava un angelo. Solo il lungo cappotto nero che in quel momento, pareva avvolgerlo interamente, come un lugubre guscio e il sorriso di maligna soddisfazione che gli incurvò le labbra potevano, ad un attento esame, lasciar intuire qualcosa circa il carattere profondamente malvagio della sua natura . Ad un certo punto, bisbigliò: - presto, amore. Presto.- promise enigmaticamente fissando un immaginario punto lontano, nella notte.
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-Mio Dio! Buffy…Ma… - Willow fissò l’amica sbalordita. I suoi occhi verdi esprimevano una preoccupazione sincera.
-Cosa?- Replico lei, fingendo di cadere dalle nuvole. –Bè…- iniziò l’amica con un residuo dell’insicurezza che per anni l’aveva caratterizzata. Stavano camminando lungo il corridoio, per raggiungere i loro armadietti, stressate dall’ultima ora di lezione. –Hai un aspetto spaventoso- trovò il coraggio di dire Willow. –Non hai dormito stanotte?-
- Mmm…Non molto- ammise Buffy.
-Come mai? Guai?- Indagò l’amica.
-No, ho fatto un incubo…- continuò esitante la cacciatrice.
-Un incubo? Un sogno premonitore?- Willow, ora, la guardava appertamente, con crescente apprensione.
-N-no- esitò Buffy. –No, tranquilla. Solo un brutto sogno.-
-Bè…Potresti lo stesso parlarne a Giles.-
-Willow!- fece Buffy sorridendo, per apparire spensierata. – Giles è il mio osservatore, non il mio psichiatra. Fidati, non gli interesserebbe.-
-O.k.- Assentì la rossa, tornando allegra. – A volte sono un po’ troppo apprensiva, lo ammetto. Con questa storia di Faith e del Sindaco, però…Con l’Ascensione imminente…-
- C’è da diventare pazzi, eh?- Rise Buffy, prendendo l’amica sotto braccio. – Per evitarlo…- Le propose con aria simpaticamente complice, - perché non mi dici se ci sono novità tra te e Oz?-
- Oh, si!- S’illuminò Willow, annuendo energicamente, tanto da scuotere i capelli che portava tagliati in un caschetto lungo fino alle spalle. Chiacchierando allegramente, s’avviarono verso la biblioteca.
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Quella notte, quando i suoi sogni la svegliarono, Buffy si sentì più fiacca del solito. La tensione le stava mangiando le energie. Forse, riflettè, tutto ciò era un trucco del Sindaco e di Faith. Un altro mago, assoldato da loro, le provocava queste dolorose visioni notturne per neutralizzarla e dare all’altra cacciatrice l’occasione per ucciderla più facilmente. Istintivamente, però, senza chiedersi il motivo, scartò l’idea. Maledizione! Buffy si premette le tempie con le mani aperte. “Non posso” pensò, vicina al pianto. “Se lo dico a Giles e agli altri, faranno del male ad Angel…O mi costringeranno a farglielo…” A quel pensiero, i ricordi di quando l’aveva ucciso l’anno scorso, riaffiorarono più nitidi che mai provocandole una lancinante fitta al petto. Buffy strinse gli occhi, lasciando scivolare giù le lacrime e aumentò la pressione con le mani. “No!” urlò mentalmente. “Anche se fosse tornato ad essere il mostro di un tempo…No! Mi rifiuto!”. Faceva troppo male. Dopo un istante, s’impose di calmarsi. Doveva riprendere il controllo di se. Indagare, se necessario, da sola. Respirò più volte profondamente, ad occhi chiusi. Liberò la testa dalla stretta che l’imprigionava, lasciandosi andare contro lo stipite della porta. Quando il suo cuore tornò a battere normalmente, aprì gli occhi. Avviandosi verso la propria camera, passò di fronte a quella della madre. Il letto vuoto accentuò il suo senso di solitudine. Joyce era partita quella mattina per Los Angeles, dopo averla accompagnata a scuola. – Starò via un mese – Le aveva annunciato. – Sai, voglio rinnovare gli articoli che offre la galleria. Devo scegliere ed acquistare pezzi nuovi, incontrarmi con gli artisti e via dicendo.- Buffy aveva sorriso, cercando di nascondere l’irriquetezza che la notizia le provocava. – Bene. Beata te che respirerai aria nuova. –
- Perché non vieni con me- aveva proposto la donna. Buffy aveva sorriso ancora, questa volta tristemente. –Sai che non posso – Le ricordò.
- Buffy – l’aveva chiamata la madre, fermando la macchina davanti al liceo e girandosi a guardarla seria in volto.
-Voglio che tu mi prometta di stare attenta. – Joyce la fissava negli occhi. – Oddio! – Aveva esclamato, poi, abbracciandola d’impeto. Buffy l’aveva stretta, sorridendo con tenerezza. – Sta tranquilla- l’aveva consolata, staccandosi dolcemente da lei. –Sono la cacciatrice. Posseggo super poteri, lo sai. Inoltre, ho i miei amici. –
- Lo so, ma…- aveva protestato la madre. – Aaah! Forse non dovrei partire… -
- Vai mamma!- L’esortò energicamente, Buffy. – Vai e divertiti.- continuò abbassando la voce. – Io starò bene. – L’aveva baciata sulla guancia ed era scesa dalla macchina. La madre l’aveva guardata rincuorata , poi era partita. Adesso davanti alla stanza vuota, Buffy si sentì smarrita. -Mamma. - Bisbigliò sotto voce. –Mamma.- ripeté.
Avvertì la presenza di qualcuno nella propria camera, appena varcò la soglia. Stranamente, il suo istinto anti vampiro pizzicava, ma non tanto da allarmarla. D’improvviso, si rese conto di conoscere molto bene il visitatore. – Angel?- Chiamò, lasciando vagare lo sguardo per l’intera stanza. Pur essendo biologicamente viva, possedeva tutti i poteri dei vampiri. Ciò significava vedere bene al buio. Alla fine, lo trovò. Stava seduto sul davanzale della finestra. Le braccia conserte davanti al petto, teneva una sigaretta in mano e ogni tanto portava alla bocca, aspirandone piene boccate. Se fosse stato vivo, ciò l’avrebbe ucciso. – Angel- ripeté nuovamente Buffy, mentre un brutto presentimento la spingeva ad accendere la luce, con lo stesso stato d'animo dei bambini, quando volevano scacciare l’orco cattivo che sospettavano abitare in qualche angolo scuro delle proprie camere.
Lui la fissò, piegando le labbra in un sorrisetto sardonico. Poi si raddrizzò, spegnendo meticolosamente la sigaretta sul davanzale. –Cavolo- si lamentò, mentre alzava le sopraciglia, voltandosi a guardarla. – Voi donne ci passereste più d’una vita in bagno. – concluse, infilando le mani nelle tasche del lungo cappotto nero che indossava. La cacciatrice si sentì invadere dalla nausea. –Angelus- riuscì solo ad articolare.
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